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Il parco di Puškin

Di

Editore: Sellerio (La memoria; 622)

3.9
(162)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838919941 | Isbn-13: 9788838919947 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Laura Salmon

Genere: Biography , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Anarchico, vagabondo, individualista, solidale con ogni eversione solitaria: le narrazioni di Dovlatov posseggono un'incantevole forza di immedesimazione per il lettore. Voce narrante e protagonista insieme di storie che hanno l'inconfondibile marchio del vissuto, la prosa rapida e classica di Dovlatov dà un "ordine lirico" - è stato detto - a un caos naturale. E trascina in viaggi, lungo il percorso di una trama, in un mondo popolato di umoristi naturali, che esprimono la totale insensatezza esistenziale, la casualità che stringe nel paradosso ogni genere di personalità: siano essi i confusi emigrati ex dissidenti, siano gli stralunati ubriaconi, mezzi intellettuali mezzi barboni, suoi amici nell'URSS anni settanta, come in questo romanzo.
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  • 4

    Molto alcool, molti spostati, pittori senza valore e scrittori senza lettori, un espatrio (della moglie e della figlia del narratore).


    Il tutto in una zona di turismo culturale (i luoghi di Puskin: i russi amano i poeti) in cui sembrano scarseggiare gli uomini. Anche se quelli disponibili ...continua

    Molto alcool, molti spostati, pittori senza valore e scrittori senza lettori, un espatrio (della moglie e della figlia del narratore).

    Il tutto in una zona di turismo culturale (i luoghi di Puskin: i russi amano i poeti) in cui sembrano scarseggiare gli uomini. Anche se quelli disponibili non sembrano guadagnarci granché. Questi nipotini di Oblomov vivono in un mondo marginale, l’unico che sembra possa accoglierli nel loro rifiuto esistenziale.

    Mai correggere una lettera o una virgola o l'etichetta o la lingua. La data di lettura? ad anobii non gliene frega nulla. Corregge sempre la data del commento.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro sui generis, per uno scrittore singolare: “anarchico, vagabondo, individualista, solidale con ogni eversione solitaria”, emigrato negli Stati Uniti ma con il cuore nel suo paese di nascita.Il parco di Puskin non è soltanto un affresco molto colorito e realistico dell’Unione Sovietica neg ...continua

    Un libro sui generis, per uno scrittore singolare: “anarchico, vagabondo, individualista, solidale con ogni eversione solitaria”, emigrato negli Stati Uniti ma con il cuore nel suo paese di nascita.Il parco di Puskin non è soltanto un affresco molto colorito e realistico dell’Unione Sovietica negli anni settanta (simbolicamente identificabile in un parco culturale dedicato al poeta immortale che personifica l’animo dei russi); è principalmente la rappresentazione dell’assurdità e insensatezza del mondo, incarnate in una galleria di personaggi sgangherati, per lo più intellettuali ubriaconi tediati e oppressi dal disagio esistenziale, che cercano di vincere con la vodka, mentre il protagonista, uno scrittore fallito che nessuno in Russia vuole pubblicare, trova rifugio all’insensatezza della vita nello scrivere: “vivere è impossibile. O si vive o si scrive. O la parola o l’azione..”. Ma non si pensi che i toni siano malinconici e pesanti come la cappa che pesa sopra le teste di questa umanità contraddittoria e vagabonda, tutt’altro: l’umorismo di Dovlatov rende le pagine del libro un inno al fallimento, una presa in giro alla sfortuna, per cui nel corso della lettura si sorride con pena. Sintomo di un grande scrittore, peccato sia poco conosciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Il lettore D.

    I russi debosciati e talentuosi di un tempo.


    Sempre in esilio, sempre solidali con ogni eversione solitaria.


    Ironici come sono capaci di esserlo solo gli inermi.
    Precari in tutto ciò che accade.


    Le persone ti scivoleranno accanto severe e indifferenti come i giorna ...continua

    I russi debosciati e talentuosi di un tempo.

    Sempre in esilio, sempre solidali con ogni eversione solitaria.

    Ironici come sono capaci di esserlo solo gli inermi. Precari in tutto ciò che accade.

    Le persone ti scivoleranno accanto severe e indifferenti come i giornali del mattino. Difficilmente vedrai qualcuno di loro marcato dalla genialità (e il genio non si contrappone alla follia, ma alla mediocrità) Vogliono stare tutti uniti nel gruppo. Perché anche un genio avrà bisogno di amici. E ditemi quanti sono gli amici disposti a riconoscere un amico genio. Destino ingrato, tempo strisciante.

    Continuerai a indicare come castano il tuo colore di capelli sulla carta d’identità, finché un estraneo non svelerà la verità e lo modificherà in grigio. Chi ti incontrerà dopo tanti anni ti domanderà per strada se per caso non hai con te un litro di latte. - Non ci crederai ma non ce l’ho, risponderai.

    A un certo punto avrai voglia di leggere un gran libro. Ma solo uno su un milione lo è. Magari le capacità di scriverlo le hai tu. Avresti potuto non averle. Allora scrivilo, un capolavoro, se ci riesci. Anche se non ti pubblicheranno, anche se non stamperanno quello che scriverai. Anche se non ti accetteranno in loro compagnia. Nella loro cricca banditesca. Ma è davvero questo il traguardo a cui aspiravi quando buttavi giù le tue prime parole da lettore e da scrittore? No, non lo è. Avrai una decina di lettori. C’è da sperare che diventino anche meno. Evoca nel lettore uno sconvolgimento interiore. A uno solo, a un unico lettore esistente.

    Attenzione: Dovlatov può generare dipendenza (cit)

    ha scritto il 

  • 4

    Il parco che dà il titolo al libro è quello dove il protagonista (alter ego dell'autore) svolge una breve esperienza di guida turistica.La sua descrizione è la parte più divertente del libro dove fioccano le stoccate contro il sistema sovietico e la tetragonia di certi suoi rappresentanti.La seco ...continua

    Il parco che dà il titolo al libro è quello dove il protagonista (alter ego dell'autore) svolge una breve esperienza di guida turistica.La sua descrizione è la parte più divertente del libro dove fioccano le stoccate contro il sistema sovietico e la tetragonia di certi suoi rappresentanti.La seconda parte invece è incentrata sul rapporto con la moglie che sta per espatriare (storia vera) e il tono si fa più riflessivo e meno ironico.E ora, sotto con un altro Dovlatov..

    ha scritto il 

  • 3

    Difficile dare un voto a questo libro, è scritto bene, ma il soggetto non mi è piaciuto, non amo i personaggi distruttivi che si compiacciono del loro lasciarsi andare progressivo che si rotolano pagina dopo pagina nel descrivere la loro compiaciuta autodistruzione. Una buona metà del libro di oc ...continua

    Difficile dare un voto a questo libro, è scritto bene, ma il soggetto non mi è piaciuto, non amo i personaggi distruttivi che si compiacciono del loro lasciarsi andare progressivo che si rotolano pagina dopo pagina nel descrivere la loro compiaciuta autodistruzione. Una buona metà del libro di occupa di questo. l'altra metà fa un ritratto lucido , ironico, sottile ma allo stesso tempo pietoso della personaggi che popolano la società russa negli anni 80. Poveri diavoli, ubriaconi, donne volitive spesso incattivite e dure, scrittori frustrati, intellettuali che guidano autobus e impiegati del KGB che cercano di redimere , con le buone gli sbandati. Non so se leggerò altri libri di questo autore non perchè non valga ma perchè temo che tratti ancora della sua autodistruzione compiaciuta.

    ha scritto il 

  • 4

    Umorismo malinconico

    Primo felice contatto con Dovlatov, favorito da altre recensioni su anobii. Primo e sicuramente non ultimo. Uno scrittore dissidente si allontana dalla moglie e dalla figlia in un estremo tentativo di risolvere i problemi coniugali e trova lavoro nel parco museo tematico dedicato a Puskin. Qui in ...continua

    Primo felice contatto con Dovlatov, favorito da altre recensioni su anobii. Primo e sicuramente non ultimo. Uno scrittore dissidente si allontana dalla moglie e dalla figlia in un estremo tentativo di risolvere i problemi coniugali e trova lavoro nel parco museo tematico dedicato a Puskin. Qui incontra una serie di personaggi bizzarri come l’alcolista razzista che gli affitta la casa, l’uomo che ha letto tutti i libri ed è dotato di una cultura enciclopedica ma è schiavo della propria abulia, un altro scrittore fallito che nasconde la propria mediocrità dietro la presunta censura che ha subito. Addirittura un funzionario del Kgb che si scopre una vena paternalista e arriva a consigliare al protagonista di andare all’estero. Poi arriva la moglie che annuncia di lasciare l’Urss per andare a Chicago approfittando degli spazi che si sono aperti per l’emigrazione. E qui la storia cambia registro. Perché fino a quel momento il tono usato dal narratore è umoristico e dissacratorio, sicuramente eversivo nella Russia comunista, antiretorico nella franchezza con cui descrive con poche frasi i vari personaggi del libro. Lasciando spazio, dopo l’annuncio della moglie, alla vena malinconica che percorre sotto traccia tutto il testo, una specie di dichiarazione poetica esistenziale, sull’insensatezza della vita e sull’incapacità di gestire il rapporto con le altre persone in un regime ottuso e spietato come quello in cui ha vissuto fino all’esilio l’autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla fine della lettura non sapevo decidere se il libro mi fosse piaciuto o meno...
    Ho notato subito che era un interessante racconto di vita sovietica ed anche il modo di raccontare era particolare, ma mi sfuggiva qualcosa. Poi leggendo le note alla traduzione ho capito quello che è successo: ha ...continua

    Alla fine della lettura non sapevo decidere se il libro mi fosse piaciuto o meno... Ho notato subito che era un interessante racconto di vita sovietica ed anche il modo di raccontare era particolare, ma mi sfuggiva qualcosa. Poi leggendo le note alla traduzione ho capito quello che è successo: hanno "occidentalizzato" tante parole e tante espressioni russe rendendo il libro, a mio avviso, incompleto. La cosa mi ha adirato non poco: quando leggo un libro tra le tante cose mi piace anche imparare, venire a conoscenza di particolari di vita che mi permettono di comprendere il Paese di cui si parla nel libro e poco importa se alcune cose sono lontane dal mio mondo...anzi! Completa ed interessante invece la nota di postfazione di Laura Salmon che ha dato senso a tutto il libro e mi ha permesso di valutarlo in modo positivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Sellerio che non sia un Camilleri? Questa è una semi-novità per la mia libreria! L’avvicinamento a Sergej Dovlatov è frutto dei commenti entusiastici raccolti in internet e, tra tutte le sue opere, questa mi è sembrata quella maggiormente apprezzata quindi… Presa, letta ed ora eccomi a comment ...continua

    Un Sellerio che non sia un Camilleri? Questa è una semi-novità per la mia libreria! L’avvicinamento a Sergej Dovlatov è frutto dei commenti entusiastici raccolti in internet e, tra tutte le sue opere, questa mi è sembrata quella maggiormente apprezzata quindi… Presa, letta ed ora eccomi a commentarla.

    Non avevo la più pallida idea di cosa avrei incontrato in questa lettura; non conoscevo minimamente lo stile di Dovlatov, l’ambientazione e la collocazione temporale che avrei incontrato. Quindi, semplificando, un vero incontro al buio!

    Spicca una forte bizzarria, a tratti ho percepito lo strepitio e la tanto amata confusione che anima alcuni racconti di Bulgakov, c’è il grigiore e la rigidità del regime sovietico acceso, qua e là, da qualche colpo di umoristica luce. Un’andatura divertente, spensierata, quasi come si fosse nel bel mezzo di una divertente escursione tra amici.

    E’ una passeggiata nel divertimento, nella leggerezza, nell’ironia ma contemporaneamente, nel grottesco, nella tristezza, nella separazione e nella disillusione. Sogni rincorsi che non si avverano, rapporti matrimoniali conflittuali, la chiusura e la tetraggine del totalitarismo, l’oblio per allontanare lo spettro dell’insuccesso, il “non riuscire” ed il procrastinare sperando che sia il tempo a sostituirci nel ruolo di risolutore dei nostri problemi.

    Su tutto questo, però, domina la vodka e, più in generale, le bevande alcoliche. Alcool ed ubriachezza sono tra i principali protagonisti del libro; la loro presenza è costante, opprimente, salvifica e condannatrice. L’ebbrezza è compagna di vita, sollievo, sostegno per superare difficoltà altrimenti invalicabili ma generatrice stessa di tali ostacoli, sa essere distruttiva, alienante, angosciante. La vodka scivola per tutto il libro schiavizzando e plasmando ogni personaggio e diventando merce di scambio oltreché sovrana direttrice di qualsiasi accadimento o rapporto umano.

    Un’opera, quindi, che nasconde differenti chiavi di lettura; che dietro ad un costante e pittoresco umorismo permette di entrare in contatto con un’opprimente drammaticità, la durezza dell’esistenza umana, l’amarezza e la difficoltà della vita, l’oblio ed il penoso vortice dell’insuccesso, la dipendenza e l’obnubilamento.

    Forse non il libro indimenticabile; certamente non l’indiscutibile capolavoro che mi ero immaginato leggendo le opinioni in giro per la rete ma non posso che considerarlo una lettura interessante e di spessore. Un Dovlatov, mia nuova scoperta letteraria, che con assoluta maestria riesce ad unire umorismo e drammaticità regalando personaggi sfaccettati ed una divertente teatralità.

    ha scritto il 

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