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Il partigiano Johnny

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili Letteratura; 179)

4.1
(2402)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 527 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806134701 | Isbn-13: 9788806134709 | Data di pubblicazione: 

Contributi: Dante Isella

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Johnny, la Resistenza e le Langhe sono i tre protagonisti a pari titolo di questo romanzo, trovato tra le carte di Fenoglio dopo la morte. Cronaca della guerra partigiana, epopea antieroica in cui l'autore proietta la propria esperienza in una visione drammatica, Il partigiano Johnny rivela un significato umano che va ben aldilà di quello storico-politico. Dalla formazione delle prime bande fino all'estate del '44 e alla presa di Alba seguiamo l'odissea di Johnny e dei suoi compagni fra gli ozi forzati nei casali, le imboscate contro gli automezzi fascisti, le puntate per giustiziare una spia in pianura, le battaglie campali, i rapporti tra le varie formazioni ribelli.
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  • 5

    "E pensò che un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull'ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l'importante: ...continua

    "E pensò che un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull'ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l'importante: che ne restasse sempre uno."

    nobiltà e miserie, vittorie e sconfitte, gioie e morti, piccinerie e grandezze, tradimenti e pavidità.
    nonostante tutto e proprio per tutto questo, a 70 anni di distanza... Ora e sempre Resistenza."

    ha scritto il 

  • 0

    Lettura difficile ma meritevole

    La lettura non è facile, a causa di una narrazione che spesso è ripetitiva e lenta. Questo difetto è però controbilanciato da una scriitura eccezionale per il continuo uso di anglicismi e neologismi, ...continua

    La lettura non è facile, a causa di una narrazione che spesso è ripetitiva e lenta. Questo difetto è però controbilanciato da una scriitura eccezionale per il continuo uso di anglicismi e neologismi, e per la storia eccezionale che viene raccontata, cioè la storia dei partigiani nelle Langhe.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi rincresce sempre lasciare a metà la lettura di un libro e mi costa molto farlo. In questo caso ho superato la metà, ma la narrazione procede in modo troppo lento e faticoso per me. Ci sono certamen ...continua

    Mi rincresce sempre lasciare a metà la lettura di un libro e mi costa molto farlo. In questo caso ho superato la metà, ma la narrazione procede in modo troppo lento e faticoso per me. Ci sono certamente pagine o brani di grande intensità, ma nel complesso, con tutto l'interesse per il tema, sono stata sopraffatta dalla stanchezza. Se l'altro 'Dioscuro' della Resistenza, Meneghello con 'I piccoli maestri', mi ha avvinto, Fenoglio, di cui pure ho apprezzato altri libri ('La malora', 'Una questione privata' etc.) qui mi ha stroncato. Alla lunga, anche l'impasto linguistico di italiano reinventato e di (brutto) inglese, che sulle prime sorprende, finisce con non reggere. Peccato, perché l'antiretorica di Fenoglio e la sua scelta di raccontare la Resistenza come epopea eroica e cenciosa al tempo stesso mi avevano fatto ben sperare.

    ha scritto il 

  • 0

    Premetto che è forse il libro più difficile che abbia letto. Fenoglio stira la lingua italiana, inventa continui neologismi, inserisce costantemente pezzi di inglese parlato, usa le forme grammaticali ...continua

    Premetto che è forse il libro più difficile che abbia letto. Fenoglio stira la lingua italiana, inventa continui neologismi, inserisce costantemente pezzi di inglese parlato, usa le forme grammaticali inglesi tradotte letteralmente in italiano, fa largo uso del cosiddetto itanglish.
    Detto ciò l’uso dell’inglese (di cui Fenoglio era padrone), è funzionale, oltre ad essere il tratto distintivo di Johnny, anche a definire l’elemento identitario del partigiano colto e borghese che guarda alla cultura british come antagonista alle bande nere fasciste e alla tragedia italiana. Gli inglesi, gli alleati anglo americani come obiettivo di libertà.
    La storia è complessa e difficile (se possibile complicata dalle dispute sui manoscritti postumi presentati in più versioni) e narra della scelta etica, quasi un bisogno fisico, di salire i montagna di un Johnny reduce dallo sbandamento del regio esercito dopo l’8 settembre. Johnny si fa partigiano incontrando prima le brigate “Rosse” – i comunisti, quelli del settore sbagliato della parte giusta – e poi aggregandosi alle brigate “Azzurre” – i badogliani-. È una storia di guerra, di violenza soprattutto psicologica e morale. È una storia di lotta contro una natura feroce (il freddo, la neve, la fame, la fatica fisica) ma contribuisce a nasconderlo e consentirgli di sopravvivere. È una storia di isolamento e di paura –la popolazione simpatizza ma sta morendo di fame e ha paura delle rappresaglie-. Johnny non è un guerriero ma non si tira indietro quando c’è da combattere e comandare altri uomini. Johnny, sempre con un atteggiamento disilluso e pessimistico arriva a 2 mesi dalla Liberazione, momento nel quale romanzo fa intuire la sua morte in azione.
    Siamo vicini al 70° anniversario della Liberazione e la lettura, impegnativa ed impegnata, de Il partigiano Johnny aiuta a ristabilire il clima giusto, eroico ma umanissimo, etico più che politico di quell'evento straordinario che fu la Resistenza al nazi fascismo. Uno sforzo che vale la pena di fare o rifare!

    ha scritto il 

  • 1

    Mi aspettavo di meglio.

    Dalla trama la storia pareva interessante, ma purtroppo ha iniziato ad annoiarmi fin da subito, e dopo averla tirata avanti un po' l'ho abbandonato.
    Forse un giorno riproverò a leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo ma ci vogliono tempo e concentrazione per leggerlo, basta distrarsi per un capoverso e si perde il filo, è un concentrato con lo spessore di un mattone.
    Fenoglio usa l’italiano sen ...continua

    Un libro bellissimo ma ci vogliono tempo e concentrazione per leggerlo, basta distrarsi per un capoverso e si perde il filo, è un concentrato con lo spessore di un mattone.
    Fenoglio usa l’italiano senza risparmio impiegando per aggettivi e participi forme non comuni se non addirittura inventate per l’occasione. Lo usa senza sprechi, non c’è una parola di troppo, spremendo significato persino dagli avverbi o, a volte, dall’assenza di una parola dove invece te l’aspetteresti.
    Peccato per l’inglese (che non conosco per niente) che lui utilizza fraseggiandolo qua e là in mezzo all’italiano: ho provato ad usare un traduttore ma era troppo rallentante per un libro già tanto impegnativo e comunque conoscere il significato delle frasi inglesi non credo sia sufficiente a carpire l’effetto voluto dall’autore.
    Se lo iniziate e vi viene la tentazione di abbandonarlo non mollate, la seconda parte è un capolavoro, vi renderà partecipi del lungo e straziante inverno dei partigiani che precedette la primavera del '45.

    ha scritto il 

  • 4

    Fenoglio a Calvino: "Adesso ti dirò una cosa che tu non crederai: io prima scrivo in inglese e poi traduco in italiano"

    Ed è andata proprio così, e così si spiega com'è nato questo testo incredibile ed unico.
    Fenoglio era uno che quando pensava, pensava bilingue e quando scriveva, pure: fatto insolito per una seconda l ...continua

    Ed è andata proprio così, e così si spiega com'è nato questo testo incredibile ed unico.
    Fenoglio era uno che quando pensava, pensava bilingue e quando scriveva, pure: fatto insolito per una seconda lingua appresa al ginnasio, (anzi terza dopo il piemontese lingua madre e l'italiano lingua acquisita), ma certe parole, frasi e strutture proprio gli suonavano meglio in inglese e gli venivano prima in quest'altra lingua: as a result, un testo che trasuda anglofilia da tutti i pori. It's easy che succeda if you love questa lingua, you switch modalità quite naturally.
    It goes without saying che per me è stata una pacchia scoprire e leggere questo libro; nel mio piccolo io, amateur translator a tempo perso, ma not a waste of time, faccio queste cose da sempre - certo, le mie sono ridicole in confronto - but finding someone che ha osato tanto e l'ha osato per 480 pagine con quest'esito, è stato un vero trip, indeed. Anche perché, quel'inglese lì, è tutt'altro che basic.

    Sono rimasta spiazzata, sorpresa ed abbagliata da questa meravigliosa sperimentazione, dall'inventiva, dalla creatività e l'originalità di questa scrittura trasgressiva, libera e fuori dai canoni, che ubriaca con i suoi frequenti fantasiosi apporti dal piemontese, dal francese e dal latino oltre ai calchi dell'inglese e ai neologismi:
    "Il pomeriggio e la sera precipitarono, niagaricamente"; ed ancora: "Glanced murderously alle paesane agguattate ed esterrefatte alle loro lilliput-windows and strode into command."; "la neve era femminilmente cedevole all'affondo e maschilmente ostile al risollievo"- giusto per dare l'idea...
    - innegabilmente ostica e faticosissima, con le parole come i carrelli delle montagne russe, ma estremamente stimolante ed inebriante: "Erano le 4 p.m. e Johnny stava sulle alte colline, funeree nella coltre della neve senza più barbagli, come corrotta dall'incipiente dusk da chiazzante lebbra arsenicale " - non c'è dizionario che tenga, qui devi usare il cervello, ti devi ingegnare: creativo lui, creativo tu;
    - spesso non ti descrive le cose, le evinci: "Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra".
    Ti dà degli imput, più che altro; quello che sta succedendo te lo lascia intuire: da un groviglio vorticoso di pensieri, lentamente ti si formano delle immagini nella testa che emergono come in una vecchia Polaroid, e sono quelle giuste, la trama prende corpo e la storia va avanti.

    Non a caso, riferendosi alla sua fluidità, l'hanno chiamata lingua 'magmatica': definizione quanto mai azzeccata, considerando anche il senso che dà di una vera e propria 'fusione' delle due grammatiche.
    Certe frasi 'suonano' a tal punto che ripeterle ad alta voce procura un senso di piacere che definirei 'musicale': "Le note affogarono nel vento rapinoso, atterrarono ciecamente in qualche anfratto, sotto il peso della coscienza della loro stessa insensatezza...".

    Fenoglio è uno da leggere, ma è soprattutto uno da studiare, perché si capisce che questa non è la semplice passione di un provinciale che vuole darsi un tono esterofilo, c'è molto di più sotto, ed è stato interessantissimo scoprirlo.
    Bisogna dedicargli molto tempo e pazienza, (era dall'ultimo Bolano e da Anna Karenina che non ci mettevo più un mese a finire un libro), ma chi ama queste due lingue ed ha il gusto e la passione per il mondo ed il meccanismo del inguaggio in genere e ne subisce il fascino, ne verrà certamente conquistato, e a chi ama scrivere gli si spalancherà un universo inaspettato.

    Last but not least c'è la storia, e La Storia.

    Grazie ad Attilio Coco who drove me to it.

    ha scritto il 

  • 5

    Onore a questo artista della parola scritta, che, come un acrobata, muovendosi con disinvoltura nella lingua italiana e inglese, inventando termini e aggettivazioni, giocando con verbi e avverbi, col ...continua

    Onore a questo artista della parola scritta, che, come un acrobata, muovendosi con disinvoltura nella lingua italiana e inglese, inventando termini e aggettivazioni, giocando con verbi e avverbi, col latino e il piemontese, il greco e il francese, ci rende immagini assolutamente perfette della sua esperienza di partigiano nelle Langhe.

    Un libro intenso ed emozionante, eccezionale nella sua originalità.

    ha scritto il 

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