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Il passeggero inglese

Di

Editore: Bompiani

4.1
(29)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 484 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845252485 | Isbn-13: 9788845252488 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
È il 1857, a Londra, e il capitano Kewley, pur di sfuggire a una condanna per contrabbando, accetta di seguire il geologo dilettante Wilson in Tasmania, dove lo scienziato crede, con l'aiuto di una piccola spedizione, di poter trovare le prove dell'esistenza scientifica dell'Eden biblico. Comincia così un'avventura che porterà il capitano in una terra inospitale e selvaggia, dove fra ribellioni, ammutinamenti ed episodi di sangue la vita di ognuno verrà sconvolta in maniera imprevedibile.
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  • 3

    Babel on the rocks*

    Il passeggero inglese (titolo chissà perché tradotto al singolare, rispetto al The English Passengers dell’originale ben più coerente con la trama …) è un romanzo bizzarro, ispirato dall’ambizioso pro ...continua

    Il passeggero inglese (titolo chissà perché tradotto al singolare, rispetto al The English Passengers dell’originale ben più coerente con la trama …) è un romanzo bizzarro, ispirato dall’ambizioso proposito dell’autore di destreggiarsi contemporaneamente su vari livelli:
    - una polifonia di voci di innumerevoli personaggi, tutti narranti in prima persona, espressione di svariate nazioni, popoli, religioni, addirittura razze;
    - un complicato romanzo di avventure che va letteralmente in capo al mondo e si sviluppa nel corso di decenni soprattutto nella Terra di Van Diemen, alias Tasmania;
    - un’analisi critica dell’approccio pseudo scientifico alla differenziazione e discriminazione razziale e del rapporto fra religione e tribalismo.

    Quasi inevitabile che il romanzo non riesca a soddisfare gli ambiziosi e molteplici intenti, risultandone una specie di Babele a (troppi) strati sovrapposti con alcuni espedienti poco riusciti (soprattutto la parlata fastidiosamente sgrammaticata da parte di uno dei protagonisti che dovrebbe riprodurre l’inglese maccheronico di un aborigeno autodidatta…!) e finisca per smarrirsi nel labirinto ideato dall’autore.

    Ciò nonostante si individuano spunti di interesse che alimentano la narrazione e fanno pensare che selezionando meglio i temi da porre in primo piano ne sarebbe risultato un romanzo di adeguato spessore: ad esempio il rapporto fra i rituali cattolici (portati all’eccesso e quasi alla caricatura nel personaggio del Reverendo Wilson ma sostenuti con più credibile fervore da altri personaggi “bianchi”) e i rituali aborigeni meritava maggiore e migliore sviluppo narrativo. Così come all’inverso la parte finale sulla nave, con ammutinamenti e naufragi, finisce per banalizzare il tutto al ruolo di brutta copia posticcia di un romanzo di avventure marine (siamo del resto in pieno ‘800).

    Tirate le somme, il libro di Kneale mantiene un accettabile livello di interesse nel lettore, diverte con l’accumulo di avventure più o meno plausibili ma spesso dotate di humour e inventiva, merita che lo si porti a termine superando qualche sbadiglio malandrino.

    *è il nome di un cocktail a base di Kahlua e Vodka che non c’entra niente con la storia, ma mi è sembrato assonante al romanzo, nella sua ricostruzione (Babel) e nel suo ineluttabile destino (rocks)!

    ha scritto il