Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

Di

Editore: Adelphi

3.9
(5223)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 178 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8845915913 | Isbn-13: 9788845915918 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Traduttore: Carlo Brera

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
"Il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimicinquecentomila anni. Detto così alla buona, è il racconto comico della scoperta e dell'uso, da parte di una famiglia di uomini estremamente primitivi, di alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via. È anche un modo di ricordarci che i problemi del progresso non sono cominciati con l'era atomica, ma con l'esigenza di cucinare senza essere cucinati e di mangiare senza essere mangiati." (Dalla presentazione di Terry Pratchett)
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  • 2

    Doveva essere il romanzo più divertente (uh, che iperbole) mai scritto, ma più di qualche sorriso nelle parti più ironiche non strappa. Il resto è noia. Simpatico quanto inutile viaggio nell'evoluzion ...continua

    Doveva essere il romanzo più divertente (uh, che iperbole) mai scritto, ma più di qualche sorriso nelle parti più ironiche non strappa. Il resto è noia. Simpatico quanto inutile viaggio nell'evoluzione dalla scimmia all'uomo, per dare un senso più profondo alle nemmeno 200 pagine potrei trovare facili analogie con il mondo in cui viviamo ora (fede nella scienza, progresso, evoluzione/involuzione, si stava meglio quando si stava peggio), ma questo ben che non mi farebbe ridere...

    ha scritto il 

  • 4

    "Il più grande uomo del pleistocene" ha un doppio livello di lettura: da un lato ci sono le avventure di un gruppo di uomini preistorici alla scoperta del mondo e, sotto la guida di un capo-orda parti ...continua

    "Il più grande uomo del pleistocene" ha un doppio livello di lettura: da un lato ci sono le avventure di un gruppo di uomini preistorici alla scoperta del mondo e, sotto la guida di un capo-orda particolarmente visionario, dei primi passi nella tecnologia e la scienza. Il racconto è divertente, reso ancora più ironico dal linguaggio forbito e intellettuale adoperato dai personaggi, che disquisiscono di filosofia sciorinando conoscenze tecniche, storiche e geografiche totalmente anacronistiche.

    Ma esiste anche un secondo livello di lettura, nel quale la discussione sui pro e i contro dell'utilizzo del fuoco si rivela una metafora dei dubbi e le domande che l'umanità si poneva nei primi anni dell'era atomica, nel periodo in cui cioè il libro è stato scritto. Il messaggio dell'autore è chiaro: non si può frenare il progresso, quello che oggi sembra pericoloso, domani diventerà uno strumento d'uso quotidiano, e rifiutandolo ci comporteremmo come degli scimmioni che preferiscono restare sugli alberi anziché raccogliere la sfida del futuro.

    Che dire? Quasi sessant'anni dopo il messaggio è ancora abbastanza attuale anche se l'ottimismo positivista degli anni del boom è stato sostituito da un giustificato catastrofismo ecologista e l'entusiasmo del capo-orda ha abbandonato anche i più accesi tecnocrati.

    Per il resto rimane un libro carino, divertente, godibile, che si chiude forse in una maniera un po' brusca. A questo proposito ci sarà sicuramente una chiave di lettura per spiegare la svolta finale: io non credo di averla colta fino in fondo ma boh, non modifica il giudizio complessivo sul romanzo che è e resta tutto sommato buono.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' lento, dal romanzo più divertente degli ultimi 500.000 anni mi aspettavo un po' più di ritmo. Comunque è molto breve e alla fine si legge piacevolmente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo strepitoso, schizzato in cima alla classifica delle letture annuali.
    L'autore immagina una comunità di uomini primitivi dotati della facoltà di pensiero di un uomo moderno. Ne vengono fuori ...continua

    Un romanzo strepitoso, schizzato in cima alla classifica delle letture annuali.
    L'autore immagina una comunità di uomini primitivi dotati della facoltà di pensiero di un uomo moderno. Ne vengono fuori delle frasi e dei ragionamenti spassosissimi. Il libro oltre che divertente è istruttivo e spinge ad immaginare come vivevano i nostri progenitori, quando TUTTO doveva ancora essere scoperto e inventato.
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Una divertente idea di fondo portata bene avanti

    E se gli uomini scimmia preistorici avessero affrontato le più grandi rivoluzioni della loro epoca (il fuoco, la caccia eccetera) con cognizione di causa, sapendo qual'era il loro posto nella storia? ...continua

    E se gli uomini scimmia preistorici avessero affrontato le più grandi rivoluzioni della loro epoca (il fuoco, la caccia eccetera) con cognizione di causa, sapendo qual'era il loro posto nella storia? Da questa semplice idea viene fuori un gradevole libro sci-fi (difficile poterlo catalogare altrimenti), in cui il più classico British Humor la fa da padrone.
    I dialoghi anacronistici sono contemporaneamente il punto di forza e di debolezza del libro, che risulterà più o meno interessante a seconda del tipo di lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il racconto ironico (divertente è eccessivo) dell'evoluzione umana nel corso del Pleistocene partendo dalla discesa dagli alberi, a cui i conservatori come lo zio Vania non vogliono rinunciare per ...continua

    E' il racconto ironico (divertente è eccessivo) dell'evoluzione umana nel corso del Pleistocene partendo dalla discesa dagli alberi, a cui i conservatori come lo zio Vania non vogliono rinunciare per non rovinare l'equilibrio della natura, passando per l'acquisita capacità di creare il fuoco e quindi tutte le conseguenti modifiche che hanno portato al Neolitico. Il protagonista, Edward, è l'innovatore, l'uomo paleolitico proiettato verso il futuro che si esprime come un professore di Oxford e che per nulla al mondo rinuncerebbe al progresso.
    La trama, condita con British humour e con anacronismi lessicali che strappano il sorriso, è in realtà il pretesto per indurre ad una riflessione sull'uso che l'uomo fa o può fare del progresso

    "Miei cari fate che il vostro motto sia di lasciare il mondo un po' migliore di come l'avete trovato e di dare ai vostri figli condizioni di partenza un po' migliori di quelle che avete avuto voi. Non contate sugli altri. Vivete come se l'intero futuro dell'umanità dipendesse dal vostro impegno; in fondo, potrebbe anche darsi! Sono tempi critici, questi, molto critici. La padronanza del fuoco non è che un inizio; devono esserci pensiero, pianificazione, organizzazione, per poter edificare su queste fondamenta. Dopo le scienze naturali, le scienze sociali!(..) Pensateci miei cari!Dubito che vivrò tanto a lungo, ma voi, forse, potrete vederla...la gloriosa età dell'oro, ricompensa di tutte le nostre fatiche: essere umani, essere finalmente Homo sapiens!"

    ha scritto il 

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