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Il più mancino dei tiri

Di

Editore: Mondadori

3.8
(137)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 125 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804556439 | Isbn-13: 9788804556435 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Una serie di ritratti di grandi campioni del calcio, italiani e non, a partiredal grande Mario Corso, il "piede sinistro di Dio", e da una delle sue miticheazioni che, come sempre, si concluderà con "il più mancino dei tiri", il piùbeffardo, anarchico, eretico dei gol. Un campo di calcio che riassume etrasfigura una stagione di storia italiana in cui si mette in scena una sortadi teatrino nazionale i cui protagonisti sono i divi del pallone, ma non solo:oltre a Corso, Suarez, Rivera, Riva, anche Andreotti e Fanfani, Togliatti eNenni, Gadda e Mina, Gimondi e Romano Prodi.
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  • 4

    Andante, allegro con brio

    Parlare con ironia di calcio, politica e di cio' che ti passa per la testa senza schema, senza un fine e farlo bene.
    Ecco come definirei questo libro di Berselli.

    ha scritto il 

  • 4

    Che bello essere un intellettuale e non sentirsi tale...

    Un libro da lasciar correre, senza aver paura di non capirci niente. Ammirato dalla freschezza della scrittura, mi sono sintonizzato nel corso delle pagine, godendo infine di un testo di formidabile intelligenza e ironia.
    Impossibile per me cogliere tutti i riferimenti e i continui rimandi ...continua

    Un libro da lasciar correre, senza aver paura di non capirci niente. Ammirato dalla freschezza della scrittura, mi sono sintonizzato nel corso delle pagine, godendo infine di un testo di formidabile intelligenza e ironia.
    Impossibile per me cogliere tutti i riferimenti e i continui rimandi intellettuali. Ma il libro non perde la sua godibilità perché Berselli non si atteggia e non si innalza certo a grande pensatore. Anzi, sorride di sé e, facendolo, si fa gioco dei fondamentalisti del pensiero “alto”, così lontani dalla realtà e dall’interesse della gente.
    Siamo sul confine, tra il saggio e la parodia del saggio.
    La difficoltà di collocazione rimane un valore e un pregio sia per il libro che per il suo autore, ancora troppo poco ricordato e rimpianto.

    ha scritto il 

  • 4

    Tiri mancini

    La bravura di Berselli nel tracciare lo spaccato di un'epoca è notevole. Caro Berselli, si sente la tua mancanza in questo mondo dove gente come Minzolini, Fede o Mimun osa definirsi "giornalista".

    ha scritto il 

  • 0

    Non mi rompete i coglioni.

    " Vecchio, stanco, ossessionato dal sospetto di un oscuro malvolere altrui, Carlo Emilio Gadda ricevette un cartoncino d’invito della casa editrice Einaudi. Era una comunicazione anonima, spedita sulla base di un indirizzario standard, che ne sollecitava la presenza a non so quale insignificante ...continua

    " Vecchio, stanco, ossessionato dal sospetto di un oscuro malvolere altrui, Carlo Emilio Gadda ricevette un cartoncino d’invito della casa editrice Einaudi. Era una comunicazione anonima, spedita sulla base di un indirizzario standard, che ne sollecitava la presenza a non so quale insignificante dibattito sulla letteratura. Ma l'Ingegnere non poteva credere all'imparziale e cieca automaticità degli uffici di relazioni esterne. "Perché hanno invitato proprio me?", si chiedeva. "Non ci vado. Potrei incontrare Tizio, che mi vuole male, o Caio, che detesto." Gli umori atrabiliari di Gadda erano imperscrutabili. Sottili e distruttive nevrosi traevano nutrimento dai misteri indicibili della vita quotidiana. "Ma se non ci vado - ragionava inquieto fra sé e sé - noteranno la mia assenza. Penseranno a uno sgarbo." Si macerava: "Gli invierò una missiva comunicando che sono malato". Eppure: "Qualcuno potrebbe smentire la mia giustificazione, e ci farei la figura del maleducato, del bugiardo!". Dopo una settimana di torture psicologiche, di ripensamenti, di colossali argomenti via via perfezionati ma alla fine respinti per qualche insopprimibile vizio logico, di scuse sempre più tortuose immaginate e accantonate con crescente disperazione, al colmo di una sofferenza ansiosa che gli levava ogni altro pensiero, l'Ingegnere afferrò carta e penna, preparò la busta indirizzata a Giulio Einaudi editore, proprio lui, via Umberto Biancamano 1, Torino, e scrisse il biglietto definitivo: "Non mi rompete i coglioni. Carlo Emilio Gadda".

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro "troppo" intelligente

    Interessante. Ma troppi sono i riferimenti a persone, fatti ed episodi che fanno parte di un'Italia (oramai) andata e che non conosco. Sicché troppe volte mi sono trovato a chiedermi, Ma dove vuole andare a parare?

    ha scritto il 

  • 4

    un libro dedicato al piacere del ricordo e all'uso della memoria, senza cedimenti reducisti.
    Una scrittura piacevole, divertente, a tratti irriverente

    e per fortuna non c'è nulla dei favolosi anni sessanta di Little Tony o Orietta berti

    ha scritto il 

  • 5

    Un piccolo gioiello, un grande assolo tambureggiante ed improvvisato di parole ed immagini, ricordi ed ironie malinconiche. Sempre sul filo. Ci mancherai Edmondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libercolo elegante, colto, scorrevole, ironico. Un'operetta con molte facce: lo spaccato di un'Italia 'bon ton' che non c'è più ma anche grandi svolazzi sulla 'poesia' che vive dietro e dentro il calcio e i suoi protagonisti, e poi politica, costume, spettacolo, filosofia..
    Consiglia ...continua

    Un bel libercolo elegante, colto, scorrevole, ironico. Un'operetta con molte facce: lo spaccato di un'Italia 'bon ton' che non c'è più ma anche grandi svolazzi sulla 'poesia' che vive dietro e dentro il calcio e i suoi protagonisti, e poi politica, costume, spettacolo, filosofia..
    Consigliato ai nostalgici e agli amanti dell'arte varia applicata alla letteratura.

    ha scritto il