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Il piacere

By Gabriele D'Annunzio

(4544)

| Others | 9788811365662

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Book Description

Il poeta-pittore Andrea Sperelli, protagonista del romanzo, è il primo alterego di D'Annunzio, e il più significativo: incarna una raffinata sensibilità,carica di civiltà e di corruzione, scettica e cinica, che agisce secondol'istanza estetica di vivere per il piacere e pContinue

Il poeta-pittore Andrea Sperelli, protagonista del romanzo, è il primo alterego di D'Annunzio, e il più significativo: incarna una raffinata sensibilità,carica di civiltà e di corruzione, scettica e cinica, che agisce secondol'istanza estetica di vivere per il piacere e paga un duro scotto per la suaresa incondizionata ai sensi. Libro apparentemente senza azione, dove tuttosembra accadere nella mente del protagonista, modernamente sospesa traaspettazione e memoria, "Il piacere" ha una svolta narrativa cruciale nellapsus mentale e linguistico del protagonista che, mentre abbraccia la donnavirtuosa e dolente che ha sedotto, pensa alla perduta e appassionata amantefinendo per pronunciare il nome sbagliato.

Critics

  • Il piacere

    La trama e le recensioni di Il piacere, romanzo di Gabriele D'Annunzio. Andrea Sperelli non è il semplice protagonista di un romanzo, è qualcosa di più: il rappresentante di un modo di vivere "unico e inimitabile", l'esteta, colui che vuole vivere la ... (read full critics)

    Qlibri published on Tue, 30 Nov 2010

17 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    "Il verso è tutto. Nella imitazion della Natura nessun istrumento d'arte è più vivo, agile, acuto, vario, multiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della dera, più sottile d'un fluido, più vibrante d'una corda, più luminoso di una gemma, più fragra ... (continue)

    "Il verso è tutto. Nella imitazion della Natura nessun istrumento d'arte è più vivo, agile, acuto, vario, multiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della dera, più sottile d'un fluido, più vibrante d'una corda, più luminoso di una gemma, più fragrante d'un fiore, più tagliente d'una spada, più flessibile d'un virgulto, più carezzevole d'un murmure, più terribile d'un tuono, il verso è tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l'indefinibile e dire l'ineffabile; può abbracciare l'illimitato e penetrare l'abisso; può avere dimensioni d'eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l'oltramirabile; può inebrarie come un vino, rapire come un'estasi; può nel tempo medesimo posseder il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo; può, infine, raggiungere l'Assoluto"

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    Blueberry said on Dec 11, 2011 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Bisogna dargliene atto: almeno con gli incipit ci sapeva fare, il gaglioffo.

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    Fosca said on Jan 18, 2012 | 2 feedbacks

  • *** This comment contains spoilers! ***

    Gabriele D'Annunzio... non fa per me!

    Ho comprato questo romanzo perché a scuola abbiamo studiato la vita e le opere di Gabriele D'Annunzio e m'incuriosiva tanto perché in molti, sotto certi aspetti, lo definivano una sorta di "Wilde italiano". No, ora ho capito che WILDE è uno solo, unico e inimitabile. Il resto è solamente FAKE.
    Dunqu ... (continue)

    Ho comprato questo romanzo perché a scuola abbiamo studiato la vita e le opere di Gabriele D'Annunzio e m'incuriosiva tanto perché in molti, sotto certi aspetti, lo definivano una sorta di "Wilde italiano". No, ora ho capito che WILDE è uno solo, unico e inimitabile. Il resto è solamente FAKE.
    Dunque, tornando al romanzo, lo scrittore inizia a scriverlo nel 1888, nel pieno della sua crisi da "esteta" (infatti, per chi non lo sapesse, D'Annunzio credeva ormai che l'esteta di fronte alla società fosse piccolo e insignificante, nei prossimi romanzi si servirà della figura del superuomo "presa" per certi versi dalla teoria dell'oltreuomo di Nietzsche): la storia racconta i disegi del giovane aristocratico Andrea Sperelli, un banale alter-ego del signor D'Annunzio (dico banale perché in TUTTE le sue opere l'autore descrive se stesso nel protagonista) che non sa cosa gli riserva il futuro e non sa se il futuro sarà generoso con lui da riservargli fortuna e denaro. Si trova di fronte a un bivio: deve scegliere di sposare una donna, o Elena Muti (la donna porpora) che possiede charme, fascino, carisma e un incredibile sex-appeal per intenderci, poi c'è Maria Ferres, la donna pura, una fanciulla che non è mai stata sfiorata e non ha mai avuto rapporti (sono abbastanza schietta eh?).
    Genericamente, Andrea crede che la donna più adatta a lui sia proprio Elena Muti, ma logicamente crede che sposare la bella e pura Maria Ferres lo aiuterà economicamente: quindi che fa? Dieci punti a chi indovina?
    Sposa la Ferres e intanto cerca di respingere Elena, anche se non ci riesce. Così non solo Sperelli ha una moglie, ma ha anche un'amante (applauso)... abbastanza scontato. Però, un giorno, nel bel mezzo di una situazione scottante con Maria, Andrea pronuncia per sbaglio il nome di Elena, l'amore porcellino... e così Maria Ferres lo lascia in mezzo a una strada.
    Andrea, a questo punto, va da Elena ma scopre che quest'ultima è scappata con un uomo di buona tasca ma indegno di averla perché avido e melenso. Allora verso la fine del libro, il protagonista delinea un ritratto perfetto di se stesso e di Elena, la donna che lo ha lasciato, e, per capirci meglio, dice che "in fondo Elena non era un granché e che se lo ha tradito per un uomo così rivoltante allora vivrà una vita triste e sessualmente poco attiva": nel ritratto di Elena, però, Andrea vede anche il suo riflesso. E capisce ce lui è l'altra metà dell'anima della donna e che anche lui è destinato a una vita triste... solo che non avrà nessuno al suo fianco, sarà completamente solo.

    Non è il primo romanzo di D'Annunzio in cui il protagonista ne esce sconfitto, in un modo o nell'altro... D'Annunzio è sempre stato un tipo catastrofico (ad esempio, prendete d'esempio "Il Trionfo della Morte" e "Le vergini delle Rocce"), però... che cavolo di linguaggio!! E' così lento, pieno di periodi lunghi tre righi, pieno di aggettivi, subordinate... una palla vera e propria. Oltretutto trovo inutili gli interventi dello scrittore nel bel mezzo del romanzo, come se volesse criticare Andrea Sperelli... ma se si fosse trovato nella stessa situazione, a mio parere, anche lui avrebbe fatto le stesse cose. Non diciamo baggianate!
    Non è per niente un Wilde italiano, perché c'è una bella differenza fra i due stili. Wilde è il migliore, non c'è paragone.

    2/5

    Alla prossima recensione!

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    Laura Buffa said on Feb 7, 2012 | Add your feedback

  • Il piacere...di averlo finito....

    Se sul D'Annunzio poeta posso solo tessere elogi, sul D'Annunzio narratore ho poco di buono da dire.Romanzo i una noia mortale, scrittura a mio parere logora e pesante.Decisamente non il mio genere...

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    H. P. Lovecraft said on Jan 28, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

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