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Il piacere

By Gabriele D'Annunzio

(354)

| Others | 9788811365662

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Book Description

Il poeta-pittore Andrea Sperelli, protagonista del romanzo, è il primo alterego di D'Annunzio, e il più significativo: incarna una raffinata sensibilità,carica di civiltà e di corruzione, scettica e cinica, che agisce seco Continue

Il poeta-pittore Andrea Sperelli, protagonista del romanzo, è il primo alterego di D'Annunzio, e il più significativo: incarna una raffinata sensibilità,carica di civiltà e di corruzione, scettica e cinica, che agisce secondol'istanza estetica di vivere per il piacere e paga un duro scotto per la suaresa incondizionata ai sensi. Libro apparentemente senza azione, dove tuttosembra accadere nella mente del protagonista, modernamente sospesa traaspettazione e memoria, "Il piacere" ha una svolta narrativa cruciale nellapsus mentale e linguistico del protagonista che, mentre abbraccia la donnavirtuosa e dolente che ha sedotto, pensa alla perduta e appassionata amantefinendo per pronunciare il nome sbagliato.

475 Reviews

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    Pedante il libro ed il protagonista, la cui superficialità è tanto drammatica, da far quasi pena. Certo, il libro va inserito in quello che è il contesto del decadentismo, con i suoi pro ed i suoi contro; ma ciò non rende più sopportabile Andrea, nè ...(continue)

    Pedante il libro ed il protagonista, la cui superficialità è tanto drammatica, da far quasi pena. Certo, il libro va inserito in quello che è il contesto del decadentismo, con i suoi pro ed i suoi contro; ma ciò non rende più sopportabile Andrea, nè il libro meno pesante.
    Sperelli potrei quasi definirlo, nella prima parte del libro, uno zerbino, della bella Elena. Gli basta un unico sguardo per sentirsi conquistati dalla vedova e poco più per immaginarla nel suo letto. C'è da dire che il tragitto dall'immaginazione all'atto è davvero molto breve.
    Il contesto aristocratico che descrive vede nei rapporti illeciti, gran parte del suo piacere. E Andrea stesso, una volta partita Elena, non fa altro che saltare da un letto ad un altro, come una cavalletta impazzita. Senza sentimento, senza nessuna reale partecipazione, che non sia quella fisica. Giunge addirittura a raccogliere il guanto di sfida di un ex amante di Donna Ippolita, che lui al momento svogliatamente corteggia, solo per superficiale piacere. Perchè lui stesso è consapevole di non desiderarla realmente e del dolore che arreca a quel vecchio amante scartato. Addirittura trova tra sè stesso e l'uomo una certa similitudine, rammentando le pene ha patito, a causa di Elena. Tuttavia questo non lo ferma, nè gli impedisce di continuare a prendere tutto ciò che vuole, nè lo rende meno concentrato su sè stesso.

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    Manu Shinalia said on Sep 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    consistenza teoretica e umana: riparliamone.
    abilità tecnica: 100000+.

    [su questa edizione: mi spiegate che c'azzecca Tamara de Lempicka in copertina?]

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    JSRitchie said on Aug 29, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ne Il piacere, riassumendo brutalmente, il Vate alterna una prosa estremamente gradevole e scorrevole a parti stracolme d'infiorettature retoriche, cariche di una ricerca eccessiva e quasi ossessiva di una pomposità fine a se stessa. Ci si ris ...(continue)

    Ne Il piacere, riassumendo brutalmente, il Vate alterna una prosa estremamente gradevole e scorrevole a parti stracolme d'infiorettature retoriche, cariche di una ricerca eccessiva e quasi ossessiva di una pomposità fine a se stessa. Ci si rischia di perdere nell'inutile ginepraio di ostentati riferimenti letterari ed artistici che appesantiscono soltanto la lettura, che attraversa, per il resto personaggi ben caratterizzati ed una trama mai banale.

    Al netto del suo stile spesso tediosamente ampolloso, -che d'altra parte, altro non è che il suo marchio, la sua firma-, bisogna considerare Il piacere per quello che è, l'opera di un genio.

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    Happyviolet! said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

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    Andrea Sperelli, un "inutile figo"

    Grazie a “Ad alta voce” ho comprato questo classico, che, se non avessi sentito per alcune parti su Radio 3, dubito che avrei mai acquistato. E invece si è rivelato un autentico piacere, se si prende un po’ la misura della gran pompa lessicale di D’A ...(continue)

    Grazie a “Ad alta voce” ho comprato questo classico, che, se non avessi sentito per alcune parti su Radio 3, dubito che avrei mai acquistato. E invece si è rivelato un autentico piacere, se si prende un po’ la misura della gran pompa lessicale di D’Annunzio, talvolta quasi ai limiti del ridicolo .. anzi, a me è parso addirittura che in taluni punti la prosa sia più fluida e più bella, quasi come se lo scrittore, più ispirato e dimentico del rigido controllo delle forme, sia riuscito in quei punti ad avere finalmente una scrittura più naturale e più autentica… magari ho sognato.
    Tant’è… si è comunque rivelata una gran bella lettura, certamente di grandissima potenza descrittiva, sontuosa (non tanto per lo stile, persino esagerato appunto, quanto piuttosto per la ricchezza) nelle raffigurazioni degli ambienti, degli scorci, degli arredamenti, … dei vestitiiiiii - ahhh, i vestiti! - ….ma sopra tutto di Roma, protagonista su tutti. Potenza narrativa pari ad alcuni maestri del cinema (davanti a questo tipo di scrittura vengono sempre in mente film come Il Gattopardo, L’età dell’innocenza…). E naturalmente pagine di - ancor oggi - vibrante erotismo, la passione descritta in modo intramontabile, poiché davvero i sentimenti umani nella loro forza non cambiano mai.
    Questo sarebbe già di gran lunga sufficiente, ma ho trovato anche – inaspettata – estremamente profonda e interessante la descrizione psicologica del protagonista, vacuo e raffinato – un “inutile figo”, lo descriverebbe efficacemente mio figlio Tancredi – che nella sua cangiante, acuta e dolorosa autoconsapevolezza non può non far riferimento alla, ancor giovane tra l’altro, biografia dello scrittore. In questo aspetto tra l'altro mi ha vagamente ricordato, anche se personaggio radicalmente opposto, gli alti e bassi di Arturo Bandini, anch'essi descritti con potenza e onestà assai rare.
    Per concludere, confesso, sig. D’Annunzio, d’aver vissuto anni di pregiudizi nei suoi confronti, ma ora mi ha completamente convinta e naturalmente è sempre assai piacevole scoprire un uomo che sappia sorprenderti.

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    Nicoletta Mrs. Hats said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

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    Attraverso la narrazione solenne dell’autore si è immersi nel mondo di una Roma aristocratica di fine ottocento; un mondo chiuso in sé stesso, ostinatamente superbo e fiero di sé, lontano dalla borghesia e privo di valori solidi, destinato all’autodi ...(continue)

    Attraverso la narrazione solenne dell’autore si è immersi nel mondo di una Roma aristocratica di fine ottocento; un mondo chiuso in sé stesso, ostinatamente superbo e fiero di sé, lontano dalla borghesia e privo di valori solidi, destinato all’autodistruzione.
    Andrea Sperelli, il protagonista della storia, è il perfetto modello del nobile decadente, dedito al culto di ogni forma di bellezza e vanità; una specie di dandy, un esteta sulla stessa linea di A ritroso di Huysmans e del Dorian Gray di Wilde.
    D’Annunzio, con stile enfatico, solenne, dignitoso e ricercato, rappresenta le azioni, gli oggetti, le sensazioni provate dal protagonista come dettagli non secondari di un’esistenza in continua tensione verso la perfezione, vissuta nell’incessante tentativo di appagare ogni desiderio e qualsivoglia piacere. Anche il linguaggio scritto sembra cessare la semplice funzione di mezzo comunicativo e diventa elemento integrante di questa ricerca estetica. Le descrizioni dei luoghi, della natura, dei colori e dei profumi, su cui D'Annunzio si sofferma puntualmente, ne sono la prova più evidente, così come le numerose e travagliate vicende amorose di Sperelli, lontane dall'essere guidate da reali sentimenti, offrono la visione di un'esistenza vacua, condotta al solo scopo di soddisfare i sensi, e saranno per il giovane la vera causa dello sgretolarsi di ogni sogno. E non è un caso che sin dalla frase d'inizio del romanzo, “L'anno moriva, assai dolcemente”, entrata ormai nella memoria collettiva, si percepisca subito l'idea di una fine; non repentina, ma una lenta, quasi impercettibile, nobile decadenza.
    Tutti questi elementi fanno de Il piacere il miglior risultato della produzione dannunziana più strettamente legata alla fase edonistica.

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    Daria49 said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

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    Se dicessi che potrei usarlo come carta da culo sarebbe ancora un complimento troppo grande.

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    LeMani said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

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