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Il piacere

By Gabriele D'Annunzio

(43)

| Paperback | 9788824700429

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Book Description

Pubblicato nel 1889, questo romanzo affonda le proprie radici nella società decadente di fine secolo. Ambientato a Roma, narra gli amori e le avventure mondane del giovane Andrea Sperelli. Poeta, pittore, ma soprattutto raffinato artefice di piacere, Continue

Pubblicato nel 1889, questo romanzo affonda le proprie radici nella società decadente di fine secolo. Ambientato a Roma, narra gli amori e le avventure mondane del giovane Andrea Sperelli. Poeta, pittore, ma soprattutto raffinato artefice di piacere, Andrea è però tormentato dal ricordo di una relazione complicata, troncata bruscamente, che non riesce a dimenticare.

477 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ne Il piacere, riassumendo brutalmente, il Vate alterna una prosa estremamente gradevole e scorrevole a parti stracolme d'infiorettature retoriche, cariche di una ricerca eccessiva e quasi ossessiva di una pomposità fine a se stessa. Ci si ris ...(continue)

    Ne Il piacere, riassumendo brutalmente, il Vate alterna una prosa estremamente gradevole e scorrevole a parti stracolme d'infiorettature retoriche, cariche di una ricerca eccessiva e quasi ossessiva di una pomposità fine a se stessa. Ci si rischia di perdere nell'inutile ginepraio di ostentati riferimenti letterari ed artistici che appesantiscono soltanto la lettura, che attraversa, per il resto personaggi ben caratterizzati ed una trama mai banale.

    Al netto del suo stile spesso tediosamente ampolloso, -che d'altra parte, altro non è che il suo marchio, la sua firma-, bisogna considerare Il piacere per quello che è, l'opera di un genio.

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    Happyviolet! said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

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    Andrea Sperelli, un "inutile figo"

    Grazie a “Ad alta voce” ho comprato questo classico, che, se non avessi sentito per alcune parti su Radio 3, dubito che avrei mai acquistato. E invece si è rivelato un autentico piacere, se si prende un po’ la misura della gran pompa lessicale di D’A ...(continue)

    Grazie a “Ad alta voce” ho comprato questo classico, che, se non avessi sentito per alcune parti su Radio 3, dubito che avrei mai acquistato. E invece si è rivelato un autentico piacere, se si prende un po’ la misura della gran pompa lessicale di D’Annunzio, talvolta quasi ai limiti del ridicolo .. anzi, a me è parso addirittura che in taluni punti la prosa sia più fluida e più bella, quasi come se lo scrittore, più ispirato e dimentico del rigido controllo delle forme, sia riuscito in quei punti ad avere finalmente una scrittura più naturale e più autentica… magari ho sognato.
    Tant’è… si è comunque rivelata una gran bella lettura, certamente di grandissima potenza descrittiva, sontuosa (non tanto per lo stile, persino esagerato appunto, quanto piuttosto per la ricchezza) nelle raffigurazioni degli ambienti, degli scorci, degli arredamenti, … dei vestitiiiiii - ahhh, i vestiti! - ….ma sopra tutto di Roma, protagonista su tutti. Potenza narrativa pari ad alcuni maestri del cinema (davanti a questo tipo di scrittura vengono sempre in mente film come Il Gattopardo, L’età dell’innocenza…). E naturalmente pagine di - ancor oggi - vibrante erotismo, la passione descritta in modo intramontabile, poiché davvero i sentimenti umani nella loro forza non cambiano mai.
    Questo sarebbe già di gran lunga sufficiente, ma ho trovato anche – inaspettata – estremamente profonda e interessante la descrizione psicologica del protagonista, vacuo e raffinato – un “inutile figo”, lo descriverebbe efficacemente mio figlio Tancredi – che nella sua cangiante, acuta e dolorosa autoconsapevolezza non può non far riferimento alla, ancor giovane tra l’altro, biografia dello scrittore. In questo aspetto tra l'altro mi ha vagamente ricordato, anche se personaggio radicalmente opposto, gli alti e bassi di Arturo Bandini, anch'essi descritti con potenza e onestà assai rare.
    Per concludere, confesso, sig. D’Annunzio, d’aver vissuto anni di pregiudizi nei suoi confronti, ma ora mi ha completamente convinta e naturalmente è sempre assai piacevole scoprire un uomo che sappia sorprenderti.

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    Nicoletta Mrs. Hats said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

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    Attraverso la narrazione solenne dell’autore si è immersi nel mondo di una Roma aristocratica di fine ottocento; un mondo chiuso in sé stesso, ostinatamente superbo e fiero di sé, lontano dalla borghesia e privo di valori solidi, destinato all’autodi ...(continue)

    Attraverso la narrazione solenne dell’autore si è immersi nel mondo di una Roma aristocratica di fine ottocento; un mondo chiuso in sé stesso, ostinatamente superbo e fiero di sé, lontano dalla borghesia e privo di valori solidi, destinato all’autodistruzione.
    Andrea Sperelli, il protagonista della storia, è il perfetto modello del nobile decadente, dedito al culto di ogni forma di bellezza e vanità; una specie di dandy, un esteta sulla stessa linea di A ritroso di Huysmans e del Dorian Gray di Wilde.
    D’Annunzio, con stile enfatico, solenne, dignitoso e ricercato, rappresenta le azioni, gli oggetti, le sensazioni provate dal protagonista come dettagli non secondari di un’esistenza in continua tensione verso la perfezione, vissuta nell’incessante tentativo di appagare ogni desiderio e qualsivoglia piacere. Anche il linguaggio scritto sembra cessare la semplice funzione di mezzo comunicativo e diventa elemento integrante di questa ricerca estetica. Le descrizioni dei luoghi, della natura, dei colori e dei profumi, su cui D'Annunzio si sofferma puntualmente, ne sono la prova più evidente, così come le numerose e travagliate vicende amorose di Sperelli, lontane dall'essere guidate da reali sentimenti, offrono la visione di un'esistenza vacua, condotta al solo scopo di soddisfare i sensi, e saranno per il giovane la vera causa dello sgretolarsi di ogni sogno. E non è un caso che sin dalla frase d'inizio del romanzo, “L'anno moriva, assai dolcemente”, entrata ormai nella memoria collettiva, si percepisca subito l'idea di una fine; non repentina, ma una lenta, quasi impercettibile, nobile decadenza.
    Tutti questi elementi fanno de Il piacere il miglior risultato della produzione dannunziana più strettamente legata alla fase edonistica.

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    Daria49 said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

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    Se dicessi che potrei usarlo come carta da culo sarebbe ancora un complimento troppo grande.

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    LeMani said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Andrea Sperelli:"Il Conte delle nevi" brrrrrrrrr!!!Freddo glaciale!!!

    Una bella storia, raccontata bene, che rapisce ed affascina, ma priva di passione, di slancio e di coinvolgimento...la definizione più esatta credo sia: "asettica" e “misurata”!!!
    E' come se a separare Andrea da Elena, da Maria e da tutte le altre ci ...(continue)

    Una bella storia, raccontata bene, che rapisce ed affascina, ma priva di passione, di slancio e di coinvolgimento...la definizione più esatta credo sia: "asettica" e “misurata”!!!
    E' come se a separare Andrea da Elena, da Maria e da tutte le altre ci fosse una lastra di cristallo...stanno insieme, conversano, passeggiano,indulgono nei piaceri del corpo ma è come se in realtà non le “toccasse”mai, è come se non riuscisse neanche a sfiorarle…veramente frustrante!!!
    Andrea non ama col cuore…il suo cuore è freddo ed in esso alberga il gelo…pensa di amare,è convinto d’innamorarsi…ma è solo un’ illusione, un auto convincimento mentale. Andrea ama l’amore non le donne.
    Tra l’altro avendo scaricato la mia copia gratuitamente da internet e avendovi trovato parecchi errori di battitura e incongruenze nella narrazione sospetto ci mancasse qualche periodo qua e là e anche il pezzo finale…
    In compenso è una storia da leggere con la matita alla mano…i pensieri poetici si susseguono a ritmo serrato. :o)

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    Novemberain75 said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Il piacere - trilogia della rosa 1

    Autentico capolavoro, questo di d'Annunzio, che era il primo della trilogia della rosa, fiore che indicava il tema della voluttà, e anche unica delle trilogie completata tra quelle che il poeta si era prefisso.
    Ancora oggi a distanza di molti anni qu ...(continue)

    Autentico capolavoro, questo di d'Annunzio, che era il primo della trilogia della rosa, fiore che indicava il tema della voluttà, e anche unica delle trilogie completata tra quelle che il poeta si era prefisso.
    Ancora oggi a distanza di molti anni questo libro può essere considerato come un vero e proprio manuale dell'estetica e del bel vivere, la sua pubblicazione nel 1889, spalancò letteralmente, ad un ancora giovane d'Annunzio le porte del bel mondo della capitale, contribuendo così ad accrescere la sua fama.
    Il romanzo è fortemente autobiografico, ma lo è quasi tutta la sua produzione nelle varie fasi della sua vita, solo che qui lui arrivò ad affermare quei principi guida che rappresentavano se stesso.
    Andrea Sperelli è lui, l'innamorato dell'estetica dell'anima è lui, ed è lui che in questo lavoro tocca vette altissime di lirismo con la sua prosa, quando descrive lo sguardo di una donna, quando dialoga con il mare, quando fa parlare in prima persona Maria Ferres dei turbamenti che la attraversano, ed è ancora lui che compone quella meravigliosa dichiarazione d'amore, anche se... un po' ambigua.
    Altissimo il pathos drammatico che raggiunge la narrazione nel momento topico del romanzo,da cui i protagonisti usciranno entrambi malconci.
    E poi Roma, con la sua magia, la sua storia, la sua immensità, quinta fantastica per questo romanzo, ripresa forse in uno dei suoi ultimi momenti migliori.

    "Roma, d'innanzi, si sprofondava in un silenzio quasi di morte, immobile, vacua, simile a una città addormentata da un potere fatale. Tutte le case, le chiese, le torri, tutte le selve confuse e miste dell'architettura pagana e cristiana biancheggiavano come una sola unica selva informe, tra i colli del Gianicolo e il Monte Mario perduti in un vapore argentino, lontanissimi, d'una immaterialità inesprimibile, simili forse ad orizzonti d'un paesaggio selenico, che suscitavano nello spirito la visione d'un qualche astro semispento abitato dai Mani. La Cupola di S. Pietro, luminosa d'un singolare azzurro metallico nell'azzurro dell'aria, giganteggiava prossima alla vista così che quasi pareva tangibile. E i due giovini Eroi cignìgeni, bellissimi in quell'immenso candore come in un'apoteosi della loro origine, parevano gli immortali Genii di Roma vigilanti sul sonno della città sacra."

    Dedicato a tutti quelli che, come me, subiscono il fascino millenario di questa città straordinaria.

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    Angelo Anselmo said on Jun 21, 2014 | 2 feedbacks

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