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Il piacere

Di

Editore: Newton Compton

3.7
(5552)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8854117072 | Isbn-13: 9788854117075 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: G. Oliva

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Non rilegato , CD audio , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Isbn erroneamente assegnato a La luna e i falò di Cesare Pavese.

Ritenuto da molti contemporanei il primo romanzo moderno, rivelatosi sicuramente il capolavoro di D’Annunzio, Il piacere suscitò grande scandalo all’epoca della sua pubblicazione (1889). La figura di Andrea Sperelli, incarnazione perfetta del dandy che ad ogni senso etico, ad ogni autentico valore antepone il solo gusto estetico, rappresenta l’uomo “senza centro” che ha perso la propria identità inseguendo un ideale di bellezza effimero e illusorio. Sullo sfondo della Roma umbertina, Sperelli si muove tra alcove e duelli, salotti e mondanità, diviso tra un amore sensuale e uno spirituale. Nel suo spietato spirito analitico, nella sua debolezza morale si riconosce in qualche modo l’autore che, grazie a queste pagine in cui si alternano dinamicamente presente e passato, realtà e memoria, si affianca ai grandi narratori europei del suo tempo.
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  • 5

    Andrea è il Piacere

    Fin dalle prime pagine, le parole e il suono che esse stesse producevano una volta pronunciate a bassa voce nella mia mente, hanno lasciato in me una bellissima sensazione. Ogni singola parola si trova al posto giusto e i termini utilizzati da D'Annunzio sono sublimi.
    Sono certa di aver per ...continua

    Fin dalle prime pagine, le parole e il suono che esse stesse producevano una volta pronunciate a bassa voce nella mia mente, hanno lasciato in me una bellissima sensazione. Ogni singola parola si trova al posto giusto e i termini utilizzati da D'Annunzio sono sublimi.
    Sono certa di aver percepito questa storia come se l'avessi vissuta davvero. A libro chiuso era come se avessi incontrato Andrea, in compagnia di Maria, in uno splendido paesaggio della Roma del 1800, e avessi visto nei suoi occhi il bisogno inconfessabile e incessabile di Elena.
    La descrizione, sia dei paesaggi che delle vicende e delle storie d'amore, è elaborata ma comprensibile, al punto di riuscire ad immaginare con facilità i particolari descritti dall'autore senza perdersi o annoiarsi.
    Per quanto il personaggio di Andrea sia egocentrico e da perfetto esteta, ha catturato la mia attenzione in modo stuzzicante. Certo, non è un ottimo esempio da seguire, ma senza il suo comportamento sono certa che non ci sarebbe stato nessun "piacere

    ha scritto il 

  • 5

    Divina Roma, divino Gabriele!

    Riletto dopo quasi vent’anni, questo romanzo conserva intatto tutto il suo fascino.
    Gabriele d’Annunzio, nella giusta considerazione della sua arte e dell’epoca cui apparteneva, rimane un grande maestro di scrittura e di stile nella poesia come nella prosa. Mirabile la caratterizzazione dei ...continua

    Riletto dopo quasi vent’anni, questo romanzo conserva intatto tutto il suo fascino.
    Gabriele d’Annunzio, nella giusta considerazione della sua arte e dell’epoca cui apparteneva, rimane un grande maestro di scrittura e di stile nella poesia come nella prosa. Mirabile la caratterizzazione dei personaggi, voluttuose le descrizioni delle alcove degli amanti, impietose quelle dell’aristocrazia di fin de siècle, decadente e annoiata dalle proprie miserie morali.
    Al pari di Andrea Sperelli, Roma è l’altra grande protagonista di queste pagine: con le sue piazze e fontane, i suoi palazzi storici, le vedute dal Pincio, i suoi tramonti e le notti d’infinite malinconiche stagioni, la struggente bellezza dei paesaggi dell’anima… Divina Roma!
    Chi li cerca, può trovarli ancora lì, quegli stessi luoghi, sebbene appesantiti dal tempo e dai frastuoni dell’oggi, ma pur sempre immersi nella poesia della città eterna.

    ha scritto il 

  • 2

    Il plot de "Il Piacere" può riassumersi in due righe: il Conte Andrea Sperelli cerca di dimenticare la sua precedente amante, Elena, rifugiatasi in un matrimonio di interesse dalle sue disgrazie economiche, con Maria, moglie di un ministro del Guatemala, ma non ci riesce e manda tutto in vacca. ...continua

    Il plot de "Il Piacere" può riassumersi in due righe: il Conte Andrea Sperelli cerca di dimenticare la sua precedente amante, Elena, rifugiatasi in un matrimonio di interesse dalle sue disgrazie economiche, con Maria, moglie di un ministro del Guatemala, ma non ci riesce e manda tutto in vacca.

    Tutto il resto è orpello, strati e strati di prosa esteticheggiante che mandano rapidamente in saturazione il lettore, anche perché D'Annunzio sembra più interessato a trasmettere messaggi erotici al pubblico femminile che a portare avanti la storia. Per tirare su la baracca non bastano quei due o tre scambi salaci tra i pettegoli personaggi secondari, sfaccendati aristocratici che passano il tempo tra una corsa a cavallo, un'asta di oggetti d'arte, un duello, un incontro mondano e una saltata di gonnelle e presto l'indicatore volge alla noia.

    Giudizio finale: invecchiatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Per chi vuole entrare nella mente di un narcisista patologico

    Meglio di qualsiasi trattato di psichiatria, dove c'è troppa teoria.

    Qui ne abbiamo due esempi pratici (forse anche tre con Elena Muti).

    Uno è il protagonista, Andrea Sperelli, le sue azioni parlano da sole, ma è il fluire dei suoi pensieri la parte migliore.
    "Le amanti doveva ...continua

    Meglio di qualsiasi trattato di psichiatria, dove c'è troppa teoria.

    Qui ne abbiamo due esempi pratici (forse anche tre con Elena Muti).

    Uno è il protagonista, Andrea Sperelli, le sue azioni parlano da sole, ma è il fluire dei suoi pensieri la parte migliore.
    "Le amanti dovevano rimaner fedeli in eterno alla sua infedeltà. Questo era il suo sogno orgoglioso." SPATAPEM!

    L'altro è l'autore e il suo stile. E' magnifico, e lo sa, e quanto gli piace! Capisco da dove nascono le leggende metropolitane sulle costole rimosse: onanismo intellettuale è troppo poco!

    C'è molta bellezza, questo è certo, ma c'è troppa roba sopra. Appesantisce.

    http://www.youtube.com/watch?v=3Tw1tc7etVI

    ha scritto il 

  • 2

    Pedante il libro ed il protagonista, la cui superficialità è tanto drammatica, da far quasi pena. Certo, il libro va inserito in quello che è il contesto del decadentismo, con i suoi pro ed i suoi contro; ma ciò non rende più sopportabile Andrea, nè il libro meno pesante.
    Sperelli potrei qu ...continua

    Pedante il libro ed il protagonista, la cui superficialità è tanto drammatica, da far quasi pena. Certo, il libro va inserito in quello che è il contesto del decadentismo, con i suoi pro ed i suoi contro; ma ciò non rende più sopportabile Andrea, nè il libro meno pesante.
    Sperelli potrei quasi definirlo, nella prima parte del libro, uno zerbino, della bella Elena. Gli basta un unico sguardo per sentirsi conquistati dalla vedova e poco più per immaginarla nel suo letto. C'è da dire che il tragitto dall'immaginazione all'atto è davvero molto breve.
    Il contesto aristocratico che descrive vede nei rapporti illeciti, gran parte del suo piacere. E Andrea stesso, una volta partita Elena, non fa altro che saltare da un letto ad un altro, come una cavalletta impazzita. Senza sentimento, senza nessuna reale partecipazione, che non sia quella fisica. Giunge addirittura a raccogliere il guanto di sfida di un ex amante di Donna Ippolita, che lui al momento svogliatamente corteggia, solo per superficiale piacere. Perchè lui stesso è consapevole di non desiderarla realmente e del dolore che arreca a quel vecchio amante scartato. Addirittura trova tra sè stesso e l'uomo una certa similitudine, rammentando le pene ha patito, a causa di Elena. Tuttavia questo non lo ferma, nè gli impedisce di continuare a prendere tutto ciò che vuole, nè lo rende meno concentrato su sè stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Ne Il piacere, riassumendo brutalmente, il Vate alterna una prosa estremamente gradevole e scorrevole a parti stracolme d'infiorettature retoriche, cariche di una ricerca eccessiva e quasi ossessiva di una pomposità fine a se stessa. Ci si rischia di perdere nell'inutile ginepraio di osten ...continua

    Ne Il piacere, riassumendo brutalmente, il Vate alterna una prosa estremamente gradevole e scorrevole a parti stracolme d'infiorettature retoriche, cariche di una ricerca eccessiva e quasi ossessiva di una pomposità fine a se stessa. Ci si rischia di perdere nell'inutile ginepraio di ostentati riferimenti letterari ed artistici che appesantiscono soltanto la lettura, che attraversa, per il resto personaggi ben caratterizzati ed una trama mai banale.

    Al netto del suo stile spesso tediosamente ampolloso, -che d'altra parte, altro non è che il suo marchio, la sua firma-, bisogna considerare Il piacere per quello che è, l'opera di un genio.

    ha scritto il 

  • 4

    Andrea Sperelli, un "inutile figo"

    Grazie a “Ad alta voce” ho comprato questo classico, che, se non avessi sentito per alcune parti su Radio 3, dubito che avrei mai acquistato. E invece si è rivelato un autentico piacere, se si prende un po’ la misura della gran pompa lessicale di D’Annunzio, talvolta quasi ai limiti del ridicolo ...continua

    Grazie a “Ad alta voce” ho comprato questo classico, che, se non avessi sentito per alcune parti su Radio 3, dubito che avrei mai acquistato. E invece si è rivelato un autentico piacere, se si prende un po’ la misura della gran pompa lessicale di D’Annunzio, talvolta quasi ai limiti del ridicolo .. anzi, a me è parso addirittura che in taluni punti la prosa sia più fluida e più bella, quasi come se lo scrittore, più ispirato e dimentico del rigido controllo delle forme, sia riuscito in quei punti ad avere finalmente una scrittura più naturale e più autentica… magari ho sognato.
    Tant’è… si è comunque rivelata una gran bella lettura, certamente di grandissima potenza descrittiva, sontuosa (non tanto per lo stile, persino esagerato appunto, quanto piuttosto per la ricchezza) nelle raffigurazioni degli ambienti, degli scorci, degli arredamenti, … dei vestitiiiiii - ahhh, i vestiti! - ….ma sopra tutto di Roma, protagonista su tutti. Potenza narrativa pari ad alcuni maestri del cinema (davanti a questo tipo di scrittura vengono sempre in mente film come Il Gattopardo, L’età dell’innocenza…). E naturalmente pagine di - ancor oggi - vibrante erotismo, la passione descritta in modo intramontabile, poiché davvero i sentimenti umani nella loro forza non cambiano mai.
    Questo sarebbe già di gran lunga sufficiente, ma ho trovato anche – inaspettata – estremamente profonda e interessante la descrizione psicologica del protagonista, vacuo e raffinato – un “inutile figo”, lo descriverebbe efficacemente mio figlio Tancredi – che nella sua cangiante, acuta e dolorosa autoconsapevolezza non può non far riferimento alla, ancor giovane tra l’altro, biografia dello scrittore. In questo aspetto tra l'altro mi ha vagamente ricordato, anche se personaggio radicalmente opposto, gli alti e bassi di Arturo Bandini, anch'essi descritti con potenza e onestà assai rare.
    Per concludere, confesso, sig. D’Annunzio, d’aver vissuto anni di pregiudizi nei suoi confronti, ma ora mi ha completamente convinta e naturalmente è sempre assai piacevole scoprire un uomo che sappia sorprenderti.

    ha scritto il 

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