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Il pianeta proibito

Urania 148

Di

Editore: Mondadori (Urania)

3.8
(130)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000007563 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Altair-4 era in vista! L'equipaggio del C-57-D aveva percorso miliardi di anni luce attraverso gli spazi oscuri e infidi... Poi l'astronave venne localizzata da un radar. Sul pianeta dunque c'erano esseri viventi. E una civiltà. La radio gracchiò. Poi: "Qui parla il dottor Morbius" disse una voce. L'incrociatore spaziale rispose subito: "Siamo venuti a salvarvi. Scendiamo tra pochi minuti". Ma la voce dello scienziato ribattè, secca: "Non occorre il vostro aiuto. Non scendete. Potrebbe essere disastroso!". E così iniziano le epiche avventure del Comandante Adams, del maggiore Ostrow e di tutti gli astronauti del C-57-D. Iniziano le avventure di uno tra i romanzi più avvincenti, verosimili e arditi insieme, che la fantascienza abbia prodotto sino ad oggi. Tratto dal film omonimo della M.G.M. - il primo del genere prodotto da questa Casa, e che ha già riscosso grande successo sugli schermi americani, inglesi e italiani-, il racconto si arricchisce, grazie alla penna di W. J. Stuart, di quell'ampiezza di respiro e di quella completezza di particolari che la macchina da presa non consente.
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  • 5

    “Quel viaggio nell’incredibile”: “Il pianeta proibito” di W.J. Stuart

    “Mi sfuggì un’esclamazione. Non avevo più la sensazione di stare fermo al centro di un cosmo turbinante. Ora, lo sentivo, era l’astronave a saettare come una freccia intorno a una stella che ...continua

    “Mi sfuggì un’esclamazione. Non avevo più la sensazione di stare fermo al centro di un cosmo turbinante. Ora, lo sentivo, era l’astronave a saettare come una freccia intorno a una stella che rifulgeva sospesa nel nero davanti a noi… Altair. Un gioiello di fuoco, un gioiello inverosimile che ardeva sullo sfondo di un inverosimile sipario di velluto inverosimilmente vero.” (W.J. STUART, “Il pianeta proibito”, titolo originale “Forbidden Planet”, traduzione di Carlo Rossi Fantonetti, Mondadori, Urania, Milano 2005, p. 19). Le parole del Maggiore Medico Charles Xavier Ostrow, uno dei personaggi principali del romanzo fantascientifico “Il pianeta proibito”, trasporta il lettore in un mondo lontano affascinante e inquietante. Il libro è la “novellizzazione” (1957) del celebre film omonimo, pietra miliare per gli sviluppi della “science-fiction” cinematografica e televisiva successive. Sotto lo pseudonimo di W.J. Stuart si nasconde, in realtà, lo scrittore e sceneggiatore britannico Philip MacDonald (1899-1980), noto alo grande pubblico più come autore di polizieschi. Il grande successo della pellicola, diretta nel 1956 da Fred M. Wilcox e interpretata da un giovane Leslie Nielsen nel ruolo del comandante John Adams e da Walter Pidgeon nei panni del dottor Edward Morbius, fa sì che la MGM dia l’incarico al giallista inglese per “costruire” la storia in cartaceo. MacDonald, così, rielabora la vicenda secondo la tecnica della “narrazione interna”: ogni personaggio descrive dal proprio punto di vista cosa sta succedendo. La struttura narrativa, che ricorda il racconto “Nel bosco” di Akutagawa Ryunosuke, storia da cui il regista giapponese Kurosawa trae lo splendido “Rashomon”, trasmette emozione e straniamento. Nel 2351 un gruppo di venticinque uomini coraggiosi, a bordo dell’incrociatore dei Pianeti Uniti C-57-D, al comando del comandante e primo pilota John Adams, è in missione alla volta del pianeta Altair-4 per recuperare eventuali superstiti dell’astronave “Bellerofonte” partita dalla Terra, via Luna, vent’anni prima. Il protagonista, aiutato da Jerry P. Farman, astronavigatore, da Alonzo Quinn, primo ingegnere e motorista, da Charles Xavier Ostrow, maggiore medico, si troverà catapultato in una realtà misteriosa e ostile, dove nulla è ciò che appare. Sul pianeta, infatti, Adams troverà l’unico sopravissuto della spedizione terrestre, il prof. Edward Morbius, e la deliziosa figlia Altaira, ma anche un’enigmatica e distruttrice “forza”, oltre che segni di una millenaria civiltà scomparsa, quella dei Krell. Dopo le più straordinarie avventure, il comandante giungerà alla sorprendente conclusione. Il ritmo narrativo è davvero incalzante, ma anche visivamente efficace, tanto da lasciare il lettore con il fiato sospeso sino al finale: colpi di scena, effetti speciali, Robby il robot, amori non fanno rimpiangere la pellicola vera e propria. Si tratta, perciò, di un testo imperdibile per gli appassionati del genere: non si potrebbe, del resto, capire “Star Trek” o alcuni fumetti senza tener presente una simile “pietra miliare” della “space-opera” e del “sense of wonder” fantascientifico: “Il mare di fiamme si agitava nello schermo assumendo tutti i colori dell’iride… La bocca dell’inferno … o l’ingresso del regno di Dio.” (STUART, op. cit. 2005, p. 130).

    Per saperne di più W.J. STUART, “Il pianeta proibito”, titolo originale “Forbidden Planet”, traduzione di Carlo Rossi Fantonetti, Mondadori, Urania, Milano 2005.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Vale davvero la pena leggere questo libro. Il soggetto non brilla per originalità - perché al di là del fatto che sia un libro tratto da un film, ispirato a un racconto e rielaborato dall'opera ...continua

    Vale davvero la pena leggere questo libro. Il soggetto non brilla per originalità - perché al di là del fatto che sia un libro tratto da un film, ispirato a un racconto e rielaborato dall'opera "La tempesta" di Shakespeare - far partire la narrazione da una missione di esplorazione/salvataggio su un pianeta sconosciuto, non sarà nuovo per chi bazzica la fantascienza. Abbastanza originale è invece il modo in cui viene gestito e raccontato il tutto, anche considerando che si tratta di un romanzo degli anni Cinquanta del secolo scorso. Ha un buon ritmo, molto moderno, ed è ricco di colpi di scena. Inoltre è azzeccata secondo me l'intuizione di alternare la narrazione in prima persona dei personaggi principali, in questo modo il lettore non sa mai cosa aspettarsi. Il merito principale dell'autore comunque è quello di riuscire a sfruttare la letteratura di genere per operare delle riflessioni su argomenti di grande attualità ancora oggi, come la fede e la bioetica. Anzi, personalmente ho altre idee rispetto all'autore, ma leggere argomentazioni lucide e intelligenti mascherate da risoluzione di una trama fantascientifica non può non far apprezzare le doti dello scrittore. Dedicato a chi pensa che la fantascienza sia solo battaglie fra astronavi e creature aliene.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro, uscito dopo il film, è bello. Il film con Walter Pidgeon del 1956 è un'autentico capolavoro. Il vero film di fantascienza, come la intendiamo noi di una certa età. Eccezzionale anche la ...continua

    Il libro, uscito dopo il film, è bello. Il film con Walter Pidgeon del 1956 è un'autentico capolavoro. Il vero film di fantascienza, come la intendiamo noi di una certa età. Eccezzionale anche la colonna sonora di Bebe e Louis Barron. Il theramin mi è rimasto nella memoria per sempre. Da vedere e rivedere!

    ha scritto il 

  • 3

    Ricordi

    Il romanzo è carino ma non così tanto da entrare tra i migliori libri di fantascienza della mia collezione. E' però tenero il ricordo del film. Quanto ho desiderato avere Robby tutto per me!!! ...continua

    Il romanzo è carino ma non così tanto da entrare tra i migliori libri di fantascienza della mia collezione. E' però tenero il ricordo del film. Quanto ho desiderato avere Robby tutto per me!!! Avere il Robottino factotum con la possibilità di creare tutto quello che desideri. Un sogno! Il film poi ogni tanto lo ripropongono nelle notti d'estate e fa sempre la sua bella figura.

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰ e 1/2

    In memoria delle mie passioni infantili, mi sono trovata per le mani questo Urania Classici. Confesso di aver scoperto solo ora che il libro è nato dopo i film. Dato che il film lo ricordo ...continua

    In memoria delle mie passioni infantili, mi sono trovata per le mani questo Urania Classici. Confesso di aver scoperto solo ora che il libro è nato dopo i film. Dato che il film lo ricordo sufficientemente bene, gli ho dato solo una scorsa.

    Il film, del 1956, fu, per l’epoca, di enorme successo. E devo dire che i contenuti sono rimasti inalterati e anche più profondi della fantascienza di successi di oggi.

    Gli attori principali sono Walter Pidgeon (l’ex Mr Miniver) nella parte del professor Morbius e Leslie Nielsen (futura pallottola spuntata) nella parte dl comandante Adams. Qualche ingenuità della doppiatura italiana quando si ci riferisce a termini astronautici, qualche assurdità nella guida dell’astronave (adesso sappiamo tutto, ma allora andava bene), degli ottimi effetti speciali (non al computer ovviamente), uso di musica elettronica anziché strumentale, la comparsa di un robot (simpatico e attivissimo) omaggio ad Asimov. Si chiama Robbie e risponde alle tre leggi della robotica, ed è la prima volta.

    Un’astronave terrestre atterra sul pianeta Altair alla ricerca dell’astronave Bellerofonte scomparsa da 20 anni. Scoprono che sul pianeta vivono solo il professor Morbius, sua figlia Altaira o Alta, una serie di animali in assoluta promiscuità e pace. E Robbie, ovviamente, Tutti i componenti della spedizione precedente, moglie di Morbius compresa, sono sepolti in un cimiterino.

    Cosa è accaduto? Morbius non è che riveli granché, ma Adams è un militare americano e anche se non ha la testa rasata è lo stesso tosto. Sul pianeta vivevano i krell (che non si neppure come fossero fatti, a parte capire qualcosa dalla forma delle porte) ed infatti la casa dove vivono è costruita sopra un laboratorio scientifico krelliano. I morti non sono stati vittime di epidemie, ma di mostri crudelissimi e imprendibili (niente aliens però).

    Frattanto tra Adams e Alta nasce l’amore e questo, come nella leggenda dell’Unicorno, toglie l’innocenza ad Alta (non siate sporcaccioni) e alla serena convivenza con gli animali, tigre compresa.

    E più si protrae la permanenza dei terrestri, più si entra in contatto con questi mostri. E ci saranno momenti di terrore e di morte sull’astronave. Ghiotta occasione splatter qui non sfruttata perché non usava.

    Sarà Ostrow, l’amabile medico dell’astronave, a compiere un’azione estrema e a capire la verità.

    E contro la corrente imperante nella fantascienza dell’epoca dove il nemico veniva dal cielo ed era sempre trovato nell’altro (siamo durante la guerra fredda e il comunismo era l’alieno), qui il nemico è nella nostra mente.

    L’innovazione e l’originalità rispetto ad altri prodotti del genere è il prospettare che l’uomo possa interagire con forze sconosciute e, anche se con intento difensivo, usarle per sanare paure che sono dentro di lui. E con questo obiettivo è facile creare sudditanza in quelli che credono in noi e anche autodistruggersi, non capendo quanto è futile cercare di raggiungere una coscienza “superiore”.

    Credo che sia necessario arrivare a 2001 di Kubrik per trovare un altro film dove l’aspetto mentale sia altrettanto basilare. Anche se Hal 9000 delle 3 leggi della robotica se ne frega, tanto lui è un computer… che è diventato abbastanza umano da fare gli errori di cui sopra.

    Il film è godibile ancora oggi ed anche il libro non è male, nonostante tutto. L’aspetto psicologico è anche un po’ più accentuato rispetto alla pellicola.

    ha scritto il 

  • 3

    Ecco questa é stata una rilettura, avevo un ricordo confuso forse sovrapposto al film, non avrei dovuto rileggere e avrei dovuto tenermi il ricordo confuso. Molto ingenuo, molto demodé, molto ...continua

    Ecco questa é stata una rilettura, avevo un ricordo confuso forse sovrapposto al film, non avrei dovuto rileggere e avrei dovuto tenermi il ricordo confuso. Molto ingenuo, molto demodé, molto anteguerra direi. In linea con quello che poteva pensare una "fanciulla" di allora sul racconto di fantascienza. Molto pink.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro è stato tratto dalla sceneggiatura, opera di Cyril Humeed, dell'omonimo film di Fred M.Wilcox del 1956. Conduce meglio alla scoperta finale circa natura ed essenza del mostro, ma non è ...continua

    Il libro è stato tratto dalla sceneggiatura, opera di Cyril Humeed, dell'omonimo film di Fred M.Wilcox del 1956. Conduce meglio alla scoperta finale circa natura ed essenza del mostro, ma non è molto diverso dal film, c'è poco in più: qualche descrizione e qualche fatto non essenziale, manca qualche scenetta inserita nel film per alleggerire la tensione, tipo il dialogo del cuoco con Robby il robot.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro tratto dal meraviglioso film omonimo del 1956 a sua volta ispirato da La tempesta di William Shakespeare, è il racconto in versione fantascientifica della ricerca dell'ignoto e della scoperta ...continua

    Libro tratto dal meraviglioso film omonimo del 1956 a sua volta ispirato da La tempesta di William Shakespeare, è il racconto in versione fantascientifica della ricerca dell'ignoto e della scoperta di quanto l'uomo sia complesso e soprattutto lui ignoto a se stesso. Bellissimo libro da leggere assolutamente come da vedere è il film.

    ha scritto il 

  • 3

    pur trattandosi di una tipica avventura nello spazio anni 50, la storia non risulta banale, anzi nonostante qualche ingenuità dovuta all'epoca si dimostra avvincente.

    fa un po' sorridere pensare ...continua

    pur trattandosi di una tipica avventura nello spazio anni 50, la storia non risulta banale, anzi nonostante qualche ingenuità dovuta all'epoca si dimostra avvincente.

    fa un po' sorridere pensare alla verginità della donna come a una caratteristica così determinante, come la solita morale de l'uomo-che-vuole-sostituirsi-a-dio-e-viene-punito, ma per il resto è una buona lettura.

    la narrazione in prima persona con punti di vista diversi contribuisce ad aumentare il coinvolgimento.

    ha scritto il