Il pianista

Varsavia 1939 - 1945. La straordinaria storia di un sopravvissuto

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai (Tascabili, 39)

4.2
(558)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 239 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Polacco , Ceco

Isbn-10: 8860732158 | Isbn-13: 9788860732156 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lidia Lax

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il 23 settembre 1939 Wladyslav Szpilman, un giovane pianista di Varsavia, suonò il "Notturno" in C diesis minore di Chopin per la radio locale, mentre le bombe tedesche cadevano sulla città.
Più tardi, un ordigno tedesco distrusse la centrale elettrica e la stazione radio polacca fu ridotta al silenzio. La guerra precipitò Varsavia nell'orrore dell'occupazione nazista.
Rinchiusi nel ghetto, gli ebrei furono a poco a poco decimati. Agghiacciato testimone degli eventi che porteranno alla rivolta e all'evacuazione della città, Szpilman vide morire molti dei suoi amici e la sua intera famiglia, riuscendo miracolosamente a sopravvivere tra le rovine della sua amata Varsavia.
"Il pianista" è allo stesso tempo la storia straordinaria della tenacia di un uomo di fronte alla morte e un documento della misteriosa, possibile umanità degli esseri umani: la vita di Szpilman fu salvata da un ufficiale tedesco che lo udì suonare quello stesso "Notturno" di Chopin su un pianoforte trovato fra le macerie.
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  • 4

    Ogni volta che si legge una testimonianza dalla seconda guerra mondiale e ci giunge una voce in diretta dal massacro, ogni volta si scopre che realtà agghiaccianti sono lì, appena pochi passi dietro ...continua

    Ogni volta che si legge una testimonianza dalla seconda guerra mondiale e ci giunge una voce in diretta dal massacro, ogni volta si scopre che realtà agghiaccianti sono lì, appena pochi passi dietro le nostre spalle (che cosa sono sessanta o settant'anni? una bazzecola), eppure per me è sempre un po' come la prima volta e non so mai bene con quali parole esporre il mio sgomento, perché sull'argomento sono già stati spesi fiumi di parole, e al tempo stesso sento che non si può spiegare a parole una tragedia incommensurabile. Quando sono stata ad Auschwitz con la scuola, il preside mi tampinava perché ansioso di sapere "…con quali parole esprimeresti questa esperienza?" ed io ripensandoci sento ancora dentro di me la rabbia che non potevo comunicargli per la stupidità della sua domanda, l'unica risposta possibile era soltanto "ecchecca$$o, non ti accorgi che si sente ancora l'odore dei morti? Hai bisogno anche delle parole?", ma questo ovviamente non gliel'ho detto.

    L'esperienza vissuta dal pianista e compositore Szpilman dal '39 al '45 è molto toccante; non altrettanto prevedibile era di trovarla raccontata in modo così notevolmente pacato ed equilibrato, ancor più se si considera che questo racconto autobiografico è stato scritto a caldo nel '45.
    Tema scottante, quello dell'umanità dei tedeschi, già introdotto dalla Némirovsky nella "Suite francese": e così come "Il generale Della Rovere" di Montanelli suscitò polemiche in quanto il personaggio (in parte immaginato) di una spia rivela di aver un suo lato eroico, allo stesso modo questo libro di Szpilman per tanti anni è stato osteggiato in patria in quanto vi compare la figura di un tedesco "buono" (questo assolutamente veritiero), che pur militando da quella parte ha compiuto alcune buone azioni, tra le quali salvare la vita allo stesso Szpilman. E colpisce anche leggere gli appunti-diario di questo ufficiale tedesco, che aveva compreso l'abisso, e forse chissà quanti altri come lui, ma sono rimasti isolati e silenziosi…
    Un altro tema difficile che vi si trova è quello della ribellione e della resistenza da parte degli ebrei: se da una parte c'è la passività delle vittime ebraiche, costruita ad arte da parte dei tedeschi, come spiega brillantemente Primo Levi ne "I sommersi e i salvati", eppure dall'altra parte c'è qui Szpilman che testimonia come in tanti, a suo tempo, nel ghetto, hanno pensato di ribellarsi e farsi forti della superiorità numerica. Testimonia che una resistenza è stata comunque messa in atto e dice a chiare lettere che da un certo momento in poi nessun ebreo era più disposto a farsi prendere vivo. Sono tutte argomentazioni non secondarie, e tuttavia lasciano il tempo che trovano perché con i 'se' e con i 'ma' la storia non si fa.
    Le quattro stelle esprimono la mia valutazione per la prova letteraria; l'esperienza umana di certo ne merita a migliaia. Mi ripropongo di provare ad ascoltare qualche sua composizione, credo possa essere un omaggio migliore di tanti paroloni accorati.
    Degno di nota anche il film di Polanski, che rispetta il libro in tutto e per tutto senza aggiunta di inutili fronzoli o sensazionalismi o fantasiose sovrastrutture - beh, a voler essere precisi aggiunge solo un piccolo, perdonabilissimo ricamino.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo il film, il libro

    Il libro di W. Szpilman ha goduto di una certa popolarità dopo la trasposizione cinematografica effettuata, con notevole maestria, dal famoso regista Roman
    Polanski, nella quale l'attore Adrien Brody, ...continua

    Il libro di W. Szpilman ha goduto di una certa popolarità dopo la trasposizione cinematografica effettuata, con notevole maestria, dal famoso regista Roman
    Polanski, nella quale l'attore Adrien Brody, con mirabile bravura, rende toccanti e commoventi le dolorose vicende del pianista ebreo Władysław Szpilman
    inserite nell'occupazione nazista di Varsavia durante la seconda guerra mondiale, fino alla liberazione della città, ad opera dell'armata rossa, nel gennaio
    1945. Io stesso, che ne ignoravo l'esistenza, dopo la visione del film di Polanski e le forti emozioni che aveva destato nel mio animo, incuriosito, dopo averlo acquistato, l'ho letto col desiderio di ritrovarvi parte della potenza evocativa che il film mi aveva senza dubbio trasmesso.
    La narrazione, nonostante rifletta eventi drammatici, dolorosi e atroci mi pare che venga svolta con estrema pacatezza, sebbene le memorie di Wladyslav Szpilman siano state scritte "a caldo", subito dopo la liberazione di Varsavia nel 1945. E' facile intuire, anche per stessa ammissione del figlio di Szpilman, che ha curato la Prefazione, che lo scrivere la propria odissea, ha costituito per il "Pianista", senza dubbio, una sorta di elaborazione dei propri ricordi, ancora vivi e brucianti, con la possibilità della "liberazione" del proprio cuore dal loro peso.
    Le memorie dell'autore aprono dunque uno squarcio sulla Varsavia occupata dai nazisti e in particolare sulle vicissitudine degli ebrei circoscritti nel ghetto della città, dove sussistono, tra gli stessi ebrei, le divisioni sociali (ghetto grande e ghetto piccolo), e dove ognuno cerca in qualsiasi modo di poter sopravvivere incalzato dalle continue restrizioni poste dai tedeschi contro i giudei e, soprattutto debilitato dalla fame, dalla miseria e dalle disastrose condizioni igieniche ghetto. Quando le deportazioni iniziano, Szpilman riesce per caso e grazie all'aiuto di un poliziotto ebreo a sfuggire al viaggio verso lo sterminio, mentre stava quasi per entrare in uno dei vagoni che facevano parte dei convogli della morte, ma tutta la sua famiglia, il padre, la madre, il fratello e le sorelle, che non rivedrà più, purtroppo intraprenderanno quell'ultimo viaggio. Particolarmente toccante è il passo in cui avviene l'addio tra padre e figlio:
    "Papà!"gridai!
    Mi vide e fece per avvicinarmisi, poi esitò e si bloccò. Era pallido, con le labbra che gli tremavano...poi sollevò una mano in un gesto di addio, come se lui dall'oltretomba prendesse congedo da me, che partivo verso la vita. Quindi si voltò e si diresse verso i vagoni".
    Dopo questa drammatica separazione, W. Szpilman, spinto da un'indomità volontà di sopravvivere, con l'aiuto del suo istinto, di alcuni amici e soprattutto
    con l'inaspettato aiuto di un ufficiale delle SS, riuscirà rocambolescamente a rimanere in vita sino a quando non verrà liberato da un gruppo di soldati polacchi.
    Infine, vorrei aggiungere che il libro è arricchito con degli "Estratti dal diario del capitano Wilm Hosenfeld", l'ufficiale delle SS che verso la fine del
    racconto fa suonare all'autore il "Notturno in do diesis minore" di Chopin e contribuisce in modo determinante alla sua salvezza, offrendogli un nascondiglio
    sicuro e cibo; verso la fine, poi, vi sono alcune pagine di Wolf Biermann che getta "Un ponte tra Wladyslav Szpilmann e Wilm Hosenfeld". In queste pagine il
    lettore impara a conoscere la generosità di Hosenfeld che, sebbene ufficiale tedesco, dà prova del suo coraggio salvando delle vite umane poste in pericolo
    dalla crudele ideologia nazista, tanto che W. Biermann spera di "riuscire a far piantare presto nel viale dei Giusti [nello Yad Vashem] un albero alla memoria del capitano Wilm Hosenfeld, un albero che riceverà l'acqua del Giordano. Quanto a chi lo pianterà, chi se non Wladyslaw Szpilman con l'aiuto di suo figlio Andrzej?"

    ha scritto il 

  • 5

    A vision of World War II and the Shoah from the point of view of a hidden jew in the most destroyed city of Poland.
    Sad, poignant and devastating to the moral level. Imagine what this man has lived i ...continua

    A vision of World War II and the Shoah from the point of view of a hidden jew in the most destroyed city of Poland.
    Sad, poignant and devastating to the moral level. Imagine what this man has lived is impossible.

    ha scritto il 

  • 3

    Dura testimonianza di un pianista sopravvissuto alla Varsavia occupata dai nazisti, un uomo né troppo forte né troppo coraggioso, un uomo normale, come tutti, non un eroe.

    La parte finale, in cui è de ...continua

    Dura testimonianza di un pianista sopravvissuto alla Varsavia occupata dai nazisti, un uomo né troppo forte né troppo coraggioso, un uomo normale, come tutti, non un eroe.

    La parte finale, in cui è descritto come sia riuscito a resistere nascosto gli ultimi mesi prima della liberazione della città, è quasi surreale e davvero viene da dire che la realtà supera la fantasia, perché proprio un ufficiale nazista sarà il suo salvatore.

    Quando, poco dopo, i ruoli si invertiranno, il pianista si renderà conto con amarezza di non poter rendere il servigio.

    Affascinante anche il film diretto da Roman Polanski.

    ha scritto il 

  • 5

    La testimonianza di un sopravvissuto a Varsavia, un ebreo che è riuscito a sfuggire alla deportazione nel ghetto. Un uomo che via via perde prima tutti gli affetti e dopo qualsiasi contatto diretto co ...continua

    La testimonianza di un sopravvissuto a Varsavia, un ebreo che è riuscito a sfuggire alla deportazione nel ghetto. Un uomo che via via perde prima tutti gli affetti e dopo qualsiasi contatto diretto con il mondo esterno. Un uomo veramente forte che riesce a sopravvivere in un contesto di deprivazione che posso definire "totale", niente amici, niente cibo, nessuna casa fissa, nessun contatto umano per giorni e giorni... Che assiste alla costruzione e distruzione del ghetto, e alla totale distruzione della città dove è vissuto.
    Il libro è stato scritto subito dopo la fine della guerra, con uno stile "freddo", di chi ancora non ha elaborato davvero tutto quello che gli è successo. Un resoconto delle cose più truci che ha vissuto in quel periodo.
    Consiglio di leggerlo soprattutto per la parte finale, ci sono alcuni estratti dal diario di un tedesco che per l'autore è stato fondamentale. E' una cosa che mi ha stupita piacevolmente... Vedere come queste due storie tanto diverse si siano incontrate e reciprocamente influenzate. Penso che questo piccolo estratto sia importante, offre una visione "cruda" della controparte, di chi suo malgrado si è trovato ad essere il "nemico".

    voto 9.5

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    BELLO

    Bel libro, toccante e crudo ambientato nella Germania nazista.
    Questo romanzo autobiografico è decisamente toccante. Con Szpilman si entra nel terrificante mondo del ghetto di Varsavia durante l'occup ...continua

    Bel libro, toccante e crudo ambientato nella Germania nazista.
    Questo romanzo autobiografico è decisamente toccante. Con Szpilman si entra nel terrificante mondo del ghetto di Varsavia durante l'occupazione tedesca, insieme a lui si vivono le privazioni sia fisiche che morali a cui sono stati sottoposti gli ebrei. Szpilman racconta come ha visto morire molti sui famigliari e amici e come quasi miracolosamente è riuscito a salvarsi.

    Ma questo romanzo apre uno squarcio di speranza sull'umanità, egli infatti deve la vita proprio ad un ufficiale tedesco che lo udì suonare un pezzo di Chopin con un pianoforte trovato tra le macerie. Szpilman scrisse questo romanzo subito dopo la fine della guerra, ma le autorità polacche lo censurarono.

    Da questo libro è stato tratto l'omonimo film diretto da Roman Polanski, che consiglio tanto quanto la lettura del libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un incubo....

    Come l'omonimo film di Polanski (da cui è tratto) questo libro ha il potere di farmi star male:impossibile descrivere l'angoscia e il senso letterale di claustrofobia che si provano sia guardando il f ...continua

    Come l'omonimo film di Polanski (da cui è tratto) questo libro ha il potere di farmi star male:impossibile descrivere l'angoscia e il senso letterale di claustrofobia che si provano sia guardando il film sia leggendo queste pagine.

    Testimonianza vera ed accorata di una storia realmente accaduta, fra l'altro leggendo il libro mi sono accorto che Polanski ha cambiato molto poco rispetto alla verità narrata dal protagonista.

    in appendice è presente un'estratto del diario del capitano della Wermacht che contribuì a salvare la vita a Szpilman.

    ha scritto il 

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