Il piccione

Di

Editore: TEA

3.7
(979)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 102 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco

Isbn-10: 8878191434 | Isbn-13: 9788878191433 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Agabio

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Quando gli accadde il fatto del piccione, che sconvolse la sua esistenza da ungiorno all'altro, Jonathan Noel aveva già più di cinquant'anni, dietro di séun intervallo di tempo di vent'anni circa totalmente privo di eventi, e maiavrebbe prima pensato che potesse ancora accadergli qualcosa di fondamentalese non, un giorno, dopo la morte. E così gli andava benissimo. Infatti nonamava gli eventi, e odiava addirittura quelli che turbavano l'equilibriointerno e sovvertivano l'ordine esterno del quotidiano.
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  • 4

    Materializza in segnali esterni pensieri, angosce, inquietudini interiori: prima di tutte il piccione, simbolo della vacuità della propria vita. Messo di fronte al niente, il terrore che ne prova è is ...continua

    Materializza in segnali esterni pensieri, angosce, inquietudini interiori: prima di tutte il piccione, simbolo della vacuità della propria vita. Messo di fronte al niente, il terrore che ne prova è istantaneo. Con questa nuova prospettiva il mondo appare diverso: il lavoro assurdo, la solitudine pesante, la routine noiosa.
    Fantastica la scena della defecazione del barbone: vista vent'anni prima del piccione è ciò che conferma la scelta della rassicurante monotonia. Ma adesso, dopo il piccione, la vita del barbone torna a essere motivo di interesse: non per niente l'ultimo pasto del protagonista prima della rinascita è proprio uguale a quello del vagabondo visto su una panchina. La libertà, il contatto con gli altri, il "lasciarsi andare" non è più visto con sospetto e paura.
    La rinascita nel finale rimane solo suggerita: tuoni e fulmini, lampo di luce. Calma.

    ha scritto il 

  • 4

    La sorte ha ferito e deluso intimamente Jonathan Noel, l’ha fatto sentire ridicolo, inadeguato. Temendo di esporsi alla derisione dei suoi simili, Jonathan s’è allontanato da loro, evitando così ogni ...continua

    La sorte ha ferito e deluso intimamente Jonathan Noel, l’ha fatto sentire ridicolo, inadeguato. Temendo di esporsi alla derisione dei suoi simili, Jonathan s’è allontanato da loro, evitando così ogni tipo di contatto.
    La camera che aveva affittato, e che sta per diventare sua, è il microcosmo che lo separa dal mondo, è il suo rifugio, è l’abbraccio che lo protegge e lo rassicura. È il suo piccolo universo ordinato, dove tutto procede senza scossoni, senza sorprese. Senza intrusioni.
    È altresì un microcosmo delicato, fragile come un cristallo sottile. L’accidentale e inaspettata presenza di un piccione lo manda in frantumi, sbriciola la normalità, l’ordine che Jonathan aveva costruito, e lo lascia in uno stato d’inquietudine acuta, insostenibile. Oscura.
    Il fragore di un tuono, “uno solo, violento”, riporta in superficie ciò che da anni dimorava negli abissi della mente.
    Quell’angoscia profonda e antica che lacera il petto.
    La rinata consapevolezza che chiede spazio.
    E l’unica frase che vorrebbe gridare.
    Salvifica, come uno scroscio di pioggia.

    Siamo fragili. Tutti. E c’è sempre un piccione pronto a fissarci con i suoi occhietti come bottoni cuciti sulle piume della testa, pronto a far crollare il castello del nulla che abbiamo edificato convinti che escludendo il resto dell’umanità si possa vivere un’esistenza indolore.

    ha scritto il 

  • 4

    Espediente geniale

    In questo breve ma intenso racconto Suskind è riuscito, con stile magistrale, a coniugare realismo psicologico e surreale atmosfera kafkiana.
    Il piccione diventa il simbolo di una vita compressa, schi ...continua

    In questo breve ma intenso racconto Suskind è riuscito, con stile magistrale, a coniugare realismo psicologico e surreale atmosfera kafkiana.
    Il piccione diventa il simbolo di una vita compressa, schiacciata, arrotolata in se stessa e impegnata a tener chiuso e separato dalla coscienza il dolore profondo, rimuovendo il trauma dal quale è scaturito.
    Il piccione diventa il pretesto, l'occasione fortuita, per aprire una breccia nel muro che separa l'individuo ferito dal mondo, percepito come fonte di offesa e di possibile persecuzione. L'illusione di poter tenere tutto fuori, di essere intoccabile e irreprensibile rivela allora tutta la sua fragilità.
    Quella rigida impalcatura si rivela per ciò che è: un castello di piume che verrà sconvolto dall'occhio del piccione, sguardo e creatura in sè innocenti, ma non per Jonathan, non per la sua psiche compromessa. Una crepa da cui si insinua la spinta tellurica che sconvolgerà l'isolamento del nostro eroe e dalla quale la realtà, o la verità, irromperà decisa procedendo a demolire con moto inarrestabile l'impalcatura protettiva di Jonathan.
    E chi può dire se il terremoto interiore che devasta la struttura psichica del protagonista sia un bene o un male? Il lettore può decidere in piena autonomia, perché forse nemmeno Suskind lo sa.

    ha scritto il 

  • 4

    ”un piccione è la quintessenza del caos e dell'anarchia”

    Fin da piccolo Jonathan Noel trascorre la sua vita in continuo movimento: dalla casa paterna a quella dello zio; dalla caserma alla nave che lo imbarca per l’Indocina. Gli spazi per Jonathan sono semp ...continua

    Fin da piccolo Jonathan Noel trascorre la sua vita in continuo movimento: dalla casa paterna a quella dello zio; dalla caserma alla nave che lo imbarca per l’Indocina. Gli spazi per Jonathan sono sempre più ampi ma questi suoi spostamenti sono una conseguenza dell’essere abbandonato, dimenticato e rifiutato, dunque:
    ”Da tutti questi eventi Jonathan Noel trasse la conclusione che negli esseri umani non si potesse riporre fiducia e che si potesse vivere in pace soltanto tenendoli alla larga.”
    Decide, pertanto, di andarsene a Parigi e dato che «non era il tipo che agisce (ma) era il tipo che subisce» trova il lavoro a lui più congeniale, ossia quello della guardia giurata che lui considera un lavoro da svolgere con la seria impassibilità di un simbolo come quello della Sfinge.
    Dopo aver viaggiato e misurato a gran passi il mondo la sua vita si racchiude in una stanza che contiene tutto ciò che considera necessario.
    Una nicchia che racchiude tutto quel dolore che, giorno dopo giorno, si sedimenta.
    Solitudine e una somma di piccoli gesti abitudinari lo aiutano ad erigere un muro tra sé e il mondo. Pochi contatti controllati da parole e gesti che si ripetono secondo copione. Così Jonathan si crogiola in una consuetudine che lo rende apparentemente sicuro di sé.
    Un’apparenza, per l’appunto, che crolla una mattina quando apprendo la porta della cameretta gli si para davanti un piccione.
    Inquietante come tutti i piccioni ma qualcosa in più che sconvolge il nostro protagonista:
    ”Teneva la testa inclinata di lato e fissava Jonathan con il suo occhio sinistro. Quest'occhio, un piccolo disco circolare, marrone con un punto centrale nero, era spaventoso a vedersi. Era come un bottone cucito sulle piume della testa, privo di ciglia, privo di sopracciglia, totalmente nudo, rivolto all'esterno e mostruosamente spalancato senza decenza alcuna, ma nel contempo c'era in quell'occhio un che di riservato e di scaltro; e nel contempo non sembrava né aperto né scaltro, bensì semplicemente privo di vita come la lente di una macchina fotografica, che assorbe tutta la luce esterna e nulla riflette del suo interno. Nessun bagliore, nessun barlume c'era in quell'occhio, non una scintilla di vita. Era un occhio senza sguardo.”
    Non c’è niente al mondo che spaventi di più Jonathan dell’imprevisto, ciò che può disturbare il suo piccolo mondo così ordinatamente costruito e non c’è niente di peggio di un piccione perché:
    ”un piccione è la quintessenza del caos e dell'anarchia”.
    Una breccia si è aperta nella muraglia e cominciano ad accadere cose apparentemente senza importanza ma capaci di minare quel fragile equilibrio. Basta un soffio per far crollare quel castello di carte sotto cui si ripara Jonathan.
    Se dico Suskind tu rispondi “Profumo”, ossia uno di quei libri che tanto divide i lettori tra amore e odio (io sto coi primi).
    Il consiglio è leggere questo breve racconto tragicomico senza fare paragoni con il libro che ha reso famoso l’autore tedesco. Leggetelo spassionatamente perché condensa in poche pagine uno dei paradossi contemporanei, ovvero quello di una marcata solitudine che rende alcune persone invisibili tra la folla.
    Io sento un brivido quando leggo (e mi pare che sia una di quelle notizie dalla cadenza ciclica…) di qualcuno che è ritrovato morto in casa dopo tempo. Quanta tristezza c’è in una vita da fantasmi?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'incipit è notevole. In poche e misurate parole inquadra alla perfezione il carattere del protagonista.
    QUANDO gli accadde il fatto del piccione, che sconvolse la sua esistenza da un giorno all'altro ...continua

    L'incipit è notevole. In poche e misurate parole inquadra alla perfezione il carattere del protagonista.
    QUANDO gli accadde il fatto del piccione, che sconvolse la sua esistenza da un giorno all'altro, Jonathan Noel aveva già più di cinquant'anni, dietro di sé un intervallo di tempo di vent'anni circa totalmente privo di eventi, e mai avrebbe pensato che potesse ancora accadergli qualcosa di fondamentale, se non, un giorno, la morte. E così gli andava benissimo. Infatti non amava gli eventi, e odiava addirittura quelli che turbavano l'equilibrio interno e sovvertivano l'ordine esterno del quotidiano.
    La base di questa novella è completamente assurda. Jonathan è un personaggio che vive una quotidianità controllata e pianificata all'eccesso, monotona. Per quanto possibile la tiene scevra da qualsiasi novità, al punto da abitare nella stessa camera per trenta anni, solo e senza amici, immerso fra il lavoro, monotono anch'esso, e fra i suoi riti e abitudini. La sua misantropia gli offre un'esistenza limitata, che lo appaga completamente ed in cui i giorni si succedono l'uno eguale all'altro con regolarità. Ma improvvisamente, un giorno, la sua vita così ben lubrificata viene sconvolta dall'arrivo di un comunissimo piccione: Stava già quasi per appoggiare il piede sulla soglia, aveva già alzato il piede, il sinistro, la sua gamba era già pronta al passo - quando lo vide. Stava davanti alla sua porta, a neanche venti centimetri dalla soglia, nel pallido riverbero della luce del mattino che entrava dalla finestra. Era accovacciato con le zampe rosse ad artiglio sulle piastrelle rosso mattone del corridoio, con le sue piume lisce grigio piombo: il piccione.
    Ora si sa che il piccione (colombo) è un animale mite che nella simbologia corrente nostrana sta ad indicare la pace, la concordia, la purezza, mentre in Oriente è simbolo di dolcezza e longevità. Ma qualche ingranaggio deve aver smesso di funzionare nella testa di Jonathan, perchè improvvisamente il piccione diventa per lui un mostro terrorizzante da sfuggire a tutti i costi. Il piccione è il cuneo che scardinerà completamente i ritmi della sua esistenza.
    Si può affermare tranquillamente che in questa storia non succede nulla. Quello che tiene incollati alla lettura è l'atmosfera, l'ansia e la paranoia che si impadroniscono del povero Jonathan. Un crescendo rossiniano in un racconto talmente vivido e ben scritto da contagiare il lettore. E' questa la grandezza di Suskind: la capacità di creare un dramma affascinante su una serie di fatti innocui e paradossali.
    Forse questa novella si può leggere con una chiave di lettura alta, cercando le tante metafore nascoste (del resto, chi di noi non ha il suo bravo piccioncino in corridoio?), magari scomodando Poe, Kafka, Buzzati, Matheson. Si potrebbe analizzare il lato psicologico del protagonista alla luce delle sue psicosi e della sua fobia per i piccioni (malattia che esiste davvero). Ma non credo sia il caso. Io ho visto Il piccione come un'opera scritta dall'autore per divertissement, e per divertissement l'ho letta.
    Mi è piaciuta, questa favola da adulti, nella sua semplicità, a metà fra riso e pianto, un po' pazza, un po' inquietante e a lieto fine.

    ha scritto il 

  • 3

    Con apenas 92 páginas de extensión, La paloma, relato corto del afamado autor de El perfume, me ha resultado ambiguo y bastante frustrante.

    El autor, Patrick Süskind, escribe bastante bien, aunque el ...continua

    Con apenas 92 páginas de extensión, La paloma, relato corto del afamado autor de El perfume, me ha resultado ambiguo y bastante frustrante.

    El autor, Patrick Süskind, escribe bastante bien, aunque el tema de este libro le ha jugado una mala pasada. Como el personaje principal está tan bien perfilado psicológicamente, todo en la novela hace referencia directa o indirecta a él. Debido a eso, el autor nos acribilla con descripciones emocionales tan intensas y numerosas que acaban resultando tediosas al pobre lector. Pero es que más allá de tanta explicación sentimental no hay nada más. El autor nos da la información precisa y justa para conocer, de forma superficial, los antecedentes, las causas y las consecuencias que desequilibran mentalmente a nuestro anodino protagonista. De todas formas hay que darle el mérito a Süskind por abordar el tema de los problemas mentales sin frivolidad ni sensacionalismo, si no desde un perspectiva personal e íntima.

    En cuanto a la historia es tremendamente simple. Jonathan Noel sufre una crisis nerviosa cuyo desencadenante es la presencia de una paloma en el pasillo de su habitación. A partir de ahí, el personaje vierte con desesperación todas sus neurosis, paronoias y psicosis en una trama que te pilla por sorpresa por su inesperada complejidad y profundidad, pero que llega a resultar un poco aburrida. Todo ello junto con ese final tan abierto, precipitado y casi inconcluso desluce el conjunto final de la obra.

    Definitivamente La paloma es un gran libro si estáis enamorados de la psiquiatría, la psicología y las ciencias del comportamiento humano en general. Pero incluso si lográis quedaros dormidos con estos temas, también lo recomiendo por su valor introductorio y su historia rica en matices, aunque a los profanos en la materia se nos hayan escapado muchas cosas.

    ha scritto il 

  • 2

    Un po' deludente

    Premetto che mi era molto piaciuto "Il profumo" di quest'autore. E avevo voglia di leggere questo romanzo breve, che m'incuriosiva già dal titolo. L'inizio è bruciante e spinge a divorare il seguito. ...continua

    Premetto che mi era molto piaciuto "Il profumo" di quest'autore. E avevo voglia di leggere questo romanzo breve, che m'incuriosiva già dal titolo. L'inizio è bruciante e spinge a divorare il seguito. La seconda parte del libro ha però un ritmo meno serrato e coinvolgente. La trama è originale ma un pelino deludente e banale il modo in cui viene sviscerata. Trovo che le premesse siano ottime ma che l'autore si perda un po' per strada. Lo consiglio a metà.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo mondo, va da sé, non è adatto a tutti. E capita che un uomo, per l’appunto in fuga dal mondo, scopra nella routine un rifugio perfetto. Intraprende così una vita come un pendolo silenzioso, che ...continua

    Questo mondo, va da sé, non è adatto a tutti. E capita che un uomo, per l’appunto in fuga dal mondo, scopra nella routine un rifugio perfetto. Intraprende così una vita come un pendolo silenzioso, che oscilla tra un’umile stanza in affitto e un lavoro ripetitivo, schivando nel mezzo la quasi totalità dei contatti umani. Un microcosmo di giorni e mesi e anni sicuri, prevedibili, affidabili, calato in una società che al contrario vibra d’incertezze.

    Ma basta un niente, basta un piccione, e qualcosa si spezza.

    P.S.
    Süskind scrive che è una meraviglia.

    ha scritto il 

  • 3

    Strano tipo... l'altro, non il piccione

    Un pizzico di delusione, dall'autore del mitico "il profumo".
    In effetti dimostra bravura nel riuscire a tirare avanti questo raccontino dal nulla, con pensieri e modi di fare decisamente speciali del ...continua

    Un pizzico di delusione, dall'autore del mitico "il profumo".
    In effetti dimostra bravura nel riuscire a tirare avanti questo raccontino dal nulla, con pensieri e modi di fare decisamente speciali del caro protagonista.
    Ma alla fin fine è una lettura che è passata senza lasciar nulla, neppure una... traccia di piccione!

    ha scritto il