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Il piccolo diavolo nero

Di

Editore: Tropea

3.7
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Altri

Isbn-10: 8843802569 | Isbn-13: 9788843802562 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Milano 1893. Un nuovo mezzo di locomozione, sconvolge la vita della città: labicicletta. Cinque scapestrati, sono soliti ritrovarsi con le loro biciclettedi fronte al Bar Americano per discutere di corse e di campioni. Il loro idoloè il mitico corridore milanese Romolo Buni, soprannominato dai francesi il"piccolo diavolo nero", che ha raccolto la sfida di Buffalo Bill per un'epicagara di tre giorni, bicicletta contro cavallo. Ma si tratta del vero BuffaloBill o di un impostore? Pompeo Guzzi, il leader del gruppo di amici del BarAmericano, aspirante giornalista sportivo, è deciso a scoprire la verità.
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  • 4

    Premetto che questo libro me l'hanno regalato un po' a presa di culo per via della mia simpatia per il Manfredi cantautore di "Sei impazzita per Marcuse".
    All'inizio mi dava abbastanza sui nervi per il tono paterno e bonario, poi soprattutto nella seconda parte mi ha presa molto, probabilmente p ...continua

    Premetto che questo libro me l'hanno regalato un po' a presa di culo per via della mia simpatia per il Manfredi cantautore di "Sei impazzita per Marcuse". All'inizio mi dava abbastanza sui nervi per il tono paterno e bonario, poi soprattutto nella seconda parte mi ha presa molto, probabilmente perché ho un debole per le vicende ambientate a fine ottocento con la componente anarchica e socialista... Diciamo che il difetto più grande di questo libro è che è divisibile in tre parti non amalgamate tra di loro, ovvero quella con tutta la vicenda di Buni e di Cody (che uno dopo un po' si chiede MA PERCHÈ), quella di Pompeo a Parigi e quella dei tumulti milanesi del 1898. Fossero state legate un po' meglio magari gli avrei dato anche un'altra stellina.

    ha scritto il 

  • 4

    1898. L'esistenza più o meno serena dei cinque perdigiorno che per tutto il libro hanno cazzeggiato di ciclismo impatta con i moti di Pavia e Milano e con la carneficina guidata da Bava Beccaris. E' la perdita dell'innocenza. Da allora si disperderanno e la loro vita non sarà più la stessa.
    Manf ...continua

    1898. L'esistenza più o meno serena dei cinque perdigiorno che per tutto il libro hanno cazzeggiato di ciclismo impatta con i moti di Pavia e Milano e con la carneficina guidata da Bava Beccaris. E' la perdita dell'innocenza. Da allora si disperderanno e la loro vita non sarà più la stessa. Manfredi ci introduce nella "rivolta dello stomaco" da vari punti di osservazione: le barricate, le infermerie improvvisate, i tetti della città, le redazioni dei giornali (bella figura il Corriere della Sera ! Complimenti!). Ci introduce anche nelle pieghe dell'animo umano, di chi a fronte dell'emergenza tira fuori il coraggio o la vigliaccheria.

    - - - - - - - - - - Alle grida strazianti e dolenti di una folla che pan domandava il feroce monarchico Bava gli affamati col piombo sfamò. Furon mille i caduti innocenti sotto il fuoco degli armati caini e al furor dei soldati assassini «Morte ai vili!» la plebe gridò. Deh non rider sabauda marmaglia se il fucile ha domato i ribelli, se i fratelli hanno ucciso i fratelli sul tuo capo quel sangue cadrà. La panciuta caterva dei ladri dopo avervi ogni bene usurpato la lor sete han di sangue saziato in quel giorno nefasto e feral. Su piangete mestissime madri quando scura discende la sera per i figli gettati in galera per gli uccisi dal piombo fatal.

    (Inno del sangue - Il feroce monarchico Bava)

    ha scritto il 

  • 4

    3 e 1/2

    Ottima la prima parte e ottimo il finale. La parte centrale però non lega le due e risulta un po' opaca, un po' superflua, con interessanti aneddoti, ma separati dal resto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel romanzo storico

    Milano fine secolo XIX. Gli anni dell'industrializzazione e della grande trasformazione del nord-ovest del nostro paese. Anni di crisi pesantissima, se si pensa che più di mezzo milione di persone emigrarono dalla sola Lombardia.
    Sono anche gli anni dell'ingresso della bicicletta nella vita ...continua

    Milano fine secolo XIX. Gli anni dell'industrializzazione e della grande trasformazione del nord-ovest del nostro paese. Anni di crisi pesantissima, se si pensa che più di mezzo milione di persone emigrarono dalla sola Lombardia.
    Sono anche gli anni dell'ingresso della bicicletta nella vita quotidiana delle persone, in cui iniziano le grandi corse ciclistiche, in cui nascono i giornali sportivi, La Gazzetta dello sport su tutti.

    Un gruppo di giovani milanesi della buona società, amici di pedalata e di vita, si formano in questo contesto, umanamente, sportivamente e politicamente.

    Fino alle famose, ma dimenticate, giornate del 1898, quelle della "Protesta dello stomaco", in cui Milano fu scossa da grandi moti popolari, annegati nel sangue dal feroce generale Bava Beccaris.

    Manfredi racconta tutto ciò con mano sicura, riusciendo a riportare in vita la Milano di allora, col suo popolo, i suoi borghesi, le sue lotte, il suo dialetto.

    Un bel romanzo, che scorre, che riporta in vita un'epoca non così distante.

    ha scritto il 

  • 4

    Ciclismo e anarchia, che bella accoppiata!
    Mettici pure che sono fan di Manfredi "a prescindere", ed ecco un giudizio che più di parte non si può...

    Certo è che l'analisi e la ricerca storica che stanno sotto questo bel romanzo sono corpose e dettagliate, i fatti di quella fine di sec ...continua

    Ciclismo e anarchia, che bella accoppiata!
    Mettici pure che sono fan di Manfredi "a prescindere", ed ecco un giudizio che più di parte non si può...

    Certo è che l'analisi e la ricerca storica che stanno sotto questo bel romanzo sono corpose e dettagliate, i fatti di quella fine di secolo XIX sono ricostruiti rigorosamente, dalla Storia con la S maiuscola a quella dei singoli.

    Cosa ci racconta il buon Gianfranco? Ci racconta di corse ciclistiche, di viaggi all'inseguimento di miraggi, di bohémien e anarchici, di lotte per la libertà e la giustizia, di amori controversi, di repressioni sanguinose e governanti ingiusti e ottusi, di duelli, fughe e salvataggi rocamboleschi.

    Di una Milano borghese ma che si apre al cambiamento e alla rivolta, di una Parigi contraddittoria, fra la ricerca di verità e bellezza e le periferie grigie e misere degli operai.

    Di un tempo che potrebbe diventare qualunque cosa, se gliene si desse l'opportunità.

    Ma soprattutto della voglia di vivere, e di essere liberi, che ci porta a prendere la nostra bicicletta e pedalare a perdifiato finché di fiato non se ne ha più: "Molla Buni!"

    ha scritto il