Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il ponte

Un crollo

Di

Editore: Einaudi

3.8
(204)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806176390 | Isbn-13: 9788806176396 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Il ponte?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un uomo ha lasciato per sempre la sua famiglia e l'italia. A distanza di anni,la notizia della morte del suo fratello di sangue lo induce a tornare. Nelcorso del viaggio mentale, che precede quello fisico, il protagonista,costretto a vagare a ritroso tra le macerie della sua vita, finirà perimbattersi in una verità pericolosa. Raccontando la storia di Thomas, un uomodeciso a fare i conti definitivamente con il passato e col peso della colpa,Trevisan crea un personaggio che nella sua ambigua nostalgia delle radicidistrutte dà voce al senso di spaesamento di tutti noi.
Ordina per
  • 4

    Un cerchio che si chiude

    Thomas è un solitario italiano di provincia, precisamente quella vicentina. L'autore ci fa entrare nello stream of consciousness dei suoi pensieri, rivelandone i tormenti, le ambiguità, un passato da dimenticare, una famiglia dalla quale scappare e un lungo viaggio mentale che conduce ad una defi ...continua

    Thomas è un solitario italiano di provincia, precisamente quella vicentina. L'autore ci fa entrare nello stream of consciousness dei suoi pensieri, rivelandone i tormenti, le ambiguità, un passato da dimenticare, una famiglia dalla quale scappare e un lungo viaggio mentale che conduce ad una definitiva resa dei conti. Thomas è il pretesto per raccontare l'inutilità di un paese come l'Italia, la disillusione e lo scollamento di una società a partire dalla famiglia. Un paese che a quelli come lui non ha nulla da offrire in primis dal punto di vista sociale. Alla fine Thomas torna in Italia per la sua resa dei conti, da dove era fuggito e al quale era inevitabile che si concludesse la sua vicenda. E' un libro impegnativo, lucido nelle sue analisi, pessimista o realista a seconda di chi lo legge. Il ritratto dell'Italia che ne viene fuori è volutamente spietato ma significativo, un ottimo spunto di riflessione.

    ha scritto il 

  • 4

    Denso e perturbante. La scrittura di trevisan è pulita, limata, ma ti trascina in una mente altra (la sua?).
    Bernhard, Pasolini, le madri italiane, la stampa, la droga degli anni Sessanta, i motori.
    Tutti pensieri, tenuti insieme da un Io che arriva anche dopo la fine, anche al di là del Ponte ...continua

    Denso e perturbante. La scrittura di trevisan è pulita, limata, ma ti trascina in una mente altra (la sua?). Bernhard, Pasolini, le madri italiane, la stampa, la droga degli anni Sessanta, i motori. Tutti pensieri, tenuti insieme da un Io che arriva anche dopo la fine, anche al di là del Ponte (reale, metaforico che sia). figlio/nipote, cugino/fratello...e un padre, assente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho percepito un po' di stanchezza nell'incisività della prosa incalzante, nei temi della paranoia ossessiva e nelle crude invettive contro i cittadini, la famiglia, la morale.
    Un po' ripetitivo, e quindi forse scontato.
    Eppoi, suvvia, va bene l'invettiva, ma almeno motivata: dire che il matriarca ...continua

    Ho percepito un po' di stanchezza nell'incisività della prosa incalzante, nei temi della paranoia ossessiva e nelle crude invettive contro i cittadini, la famiglia, la morale. Un po' ripetitivo, e quindi forse scontato. Eppoi, suvvia, va bene l'invettiva, ma almeno motivata: dire che il matriarcato è una delle più riuscite espressioni del cattolicesimo suscita un po' di perplessità.

    ha scritto il 

  • 0

    quando devo mettere il sale nelle patate che si stanno cuocendo nell'

    acqua bollente io prendo un cucchiaino e metto il sale

    e mi sembra un gesto di estrema civiltà ed eleganza prendere il cucchiaino

    e spargere il sale

    ha scritto il 

  • 3

    "Non ci si può ricordare se si è dimenticato, e dunque non si può mai dire sì, mi sono dimenticato, perché se uno sa che cosa si è dimenticato, vuol dire che si ricorda, e dunque non ha affatto dimenticato."


    Ne potrei riportare decine di frasi tratte da questo libro, tutte diligentemente s ...continua

    "Non ci si può ricordare se si è dimenticato, e dunque non si può mai dire sì, mi sono dimenticato, perché se uno sa che cosa si è dimenticato, vuol dire che si ricorda, e dunque non ha affatto dimenticato."

    Ne potrei riportare decine di frasi tratte da questo libro, tutte diligentemente sottolineate. Mi è venuto di chiamarle frasi-imbuto. Quanto pensiero filosofico è passato da questi imbuti? Gigalitri. Questo è un libro pieno di imbuti ('mbuti, avrebbe detto Vulvia), in cui Trevisan versa concetti e riflessioni, così come gli vengono, e come verrebbero a chiunque dotato di un po' di raziocinio durante un lungo sfogo, in una giornata un po' così. Quello che ne esce sono rivoli di pensieri, di cliché, talmente logorati dall'uso da essere in fondo rassicuranti per chi li legge. Il risultato, secondo me, è una specie di bigino di luoghi comuni, scritto però con una prosa molto gradevole. Questo sì, molto gradevole. Ma dove sta l'originalità del pensiero? ma come si può paragonare Trevisan a Thomas Bernhard, mi sono più volte chiesta? Io non ho ancora letto "Estinzione", a cui pare questo libro si ispiri e quindi mi manca un tassello importante per capire. Ma ho letto abbastanza dell'autore austriaco per notare l'abisso che c'è fra i due. L'invettiva contro i quotidiani e contro il deterioramento della lingua italiana causato dai giornalisti è invece ripresa pari pari da questo libro di Karl Kraus (che sempre austriaco era):

    http://www.anobii.com/books/La_fine_del_mondo/015c78107f728960ff/

    ha scritto il 

  • 4

    cit. - un crollo

    «Andare sull'Astego con mio padre, e lì appiccare il fuoco all'erba secca e poi stare a guardare, niente poteva farmi più felice. Fa bene alla terra, diceva mio padre. Lui lo sapeva, lì c'era nato, in quella casa abbandonata sui campi della luna che ora non esiste più. Mio padre mi ci portava spe ...continua

    «Andare sull'Astego con mio padre, e lì appiccare il fuoco all'erba secca e poi stare a guardare, niente poteva farmi più felice. Fa bene alla terra, diceva mio padre. Lui lo sapeva, lì c'era nato, in quella casa abbandonata sui campi della luna che ora non esiste più. Mio padre mi ci portava spesso, quand'ero bambino, quello era il suo territorio, conosceva le piante, gli animali, i posti; sapeva come muoversi, sembrava un altro uomo. Quando la mamma si ammalò, smise di portarmi; ma io ho continuato lo stesso ad andarci, da solo, con Pinocchio, con Filippo. Ora, pensavo scivolando tra le montagne, non ci vado più da anni. L'ultima volta fu prima di partire per Lehnstadt, quando andai al ponte di Piovene, a rigettare le teste urlanti da dove erano venute. Avevano ripreso a urlare. Non potevo sopportarlo...»

    ha scritto il 

  • 4

    IL SOCCOMBERE DI FRONTE ALLA VIOLENZA DELLA MEMORIA

    Vitaliano Trevisan è stato il dolente personaggio principale, nonché attore e co-sceneggiatore, del bel film di Matteo Garrone, “Primo amore” del 2003.
    Questo romanzo è l’ossessivo soliloquio, la descrizione amara e senza vie d'uscita di un uomo che è costretto a ritornare, dopo aver lasciato ...continua

    Vitaliano Trevisan è stato il dolente personaggio principale, nonché attore e co-sceneggiatore, del bel film di Matteo Garrone, “Primo amore” del 2003. Questo romanzo è l’ossessivo soliloquio, la descrizione amara e senza vie d'uscita di un uomo che è costretto a ritornare, dopo aver lasciato definitivamente l’Italia e la descrive impietosamente nel suo degrado morale, politico e sociale e nella sistematica e allucinata distruzione della bellezza. Il ponte è una sorta di romanzo-pamphlet dove viene rappresentato un profondo disagio psichico ed esistenziale (“Un crollo”, recita il sottotitolo) ed è anche un’allegoria della nostra situazione sociale e politica. L’A. non nasconde la parentela della sua prosa ostile a Thomas Bernhard, ci sono molti particolari che vengono ricondotti dal personaggio-narratore al grande scrittore austriaco. La voce narrante si chiama Thomas, compra il primo libro di Bernhard il giorno dopo la sua morte e ne è completamente dominato. A mio parere Trevisan gioca su questo aspetto: una scrittura che ospita al suo interno un’altra scrittura per celebrare una disastrosa assenza, una perdita d’identità. Una dissonanza , uno spazio ambiguo, una lotta che sfugge al controllo. Bernhard incarna il DOPPIO dello scrittore , il Golem, Frankenstein, , l’incarnazione della parte oscura con cui affronta l’impossibile. Vita per procura, per trovare le parole per sopportare meglio le disgrazie. Ho partecipato ad una presentazione pubblica del suo libro e lo scrittore come persona è asciutto, timido e tagliente come la sua prosa. Ho letto un resoconto della sua opera in http://ilibrintesta.splinder.com/post/11217245

    ha scritto il