Il popolo dell'abisso

Di

Editore: Mondadori (I Meridiani paperback)

4.2
(172)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 273 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804641169 | Isbn-13: 9788804641162 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: MARIO MAFFI

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Lo stomaco non mi perdonerà mai le schifezze che l'ho costretto a ingurgitare e l'anima la devastante disperazione di cui son stato testimone... Sono nauseato di quest'umana voragine infernale che ha nome East End." A Londra nell'estate del 1902 Jack London condivide la vita di vagabondi, disoccupati e operaie, si veste da clochard e abita nel dedalo di vicoli dove, un quindicennio prima, si aggirava Jack lo Squartatore. Per raccontare il cuore di tenebra della metropoli, il vasto slum proletario a ridosso del fiume e dei docks, questo autore promettente, fiore all'occhiello del giovane movimento socialista statunitense, non si limita a usare la penna in modo magistrale: con la sua Kodak scatta decine di folgoranti istantanee, alcune delle quali sono qui riprodotte per la prima volta in un'edizione italiana. Visi e corpi colti con attenzione da etnografo ma sempre con profonda umanità - che dialogano efficacemente con la parola scritta.
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  • 4

    Un reportage narrativo che ha fatto scuola

    Nell’estate del 1902 Jack London lascia la California per dirigersi in Sudafrica dove si è appena conclusa la sanguinosa guerra anglo boera.

    L’incarico gli viene affidato dall’American Press Associati ...continua

    Nell’estate del 1902 Jack London lascia la California per dirigersi in Sudafrica dove si è appena conclusa la sanguinosa guerra anglo boera.

    L’incarico gli viene affidato dall’American Press Association ma appena giunto a Londra lo scrittore viene a sapere che il progetto è saltato e il suo lavoro da corrispondente andato in fumo. London non si perde d’animo e decide di fermarsi comunque nella capitale inglese perché ha, da tempo, in testa un progetto che riguarda Londra. Lo scrittore vuole infatti raccogliere materiale sull’East End: il grande quartiere proletario che 14 anni prima era stato il teatro delle sanguinose imprese di Jack lo squartatore ma vuole farlo in una maniera del tutto particolare. Il suo obiettivo è studiare luoghi e persone non da osservatore esterno ma dal cuore stesso dello slum londinese. E’ convinto che ponendo una barriera tra sé e gli altri non ci possa essere la possibilità di documentare in maniera obiettiva ed esaustiva la vita di quel luogo che, nei racconti letti e ascoltati negli Stati Uniti, aveva stimolato il suo immaginario da scrittore. Per eliminare quella barriera e abolire così ogni separazione London si immerge completamente in quello che in seguitò definirà: un’umana voragine infernale. Si spoglia dei propri abiti da borghese americano, si veste con dei cenci rimediati da un rigattiere e si spaccia per un marinaio yankee rimasto senza imbarco e senza soldi.
    Non è un caso che il primo capitolo si intitoli: la discesa. E’ questa la metafora che ci regala London calandosi, nel vero senso della parola, in una bolgia infernale abitata da un’umanità misera, affamata, sporca, senza un letto e senza un lavoro o con degli impieghi che bastano appena a sfamare una persona dopo essersi massacrati di fatica tutto il giorno. Jack London, nelle sei settimane che seguono, divide tutto con quelle persone, vivendo la loro vita, dormendo negli stessi letti (quando c’è il lusso di averne uno) o il più delle volte vivendo semplicemente per strada, cercando riparo negli ospizi o mendicando una colazione all’Esercito della Salvezza.
    Nel suo viaggio nell’abisso Jack London incontrerà decine e decine di persone diverse e si farà raccontare le loro storie, di come siano state costrette a spaccarsi la schiena per racimolare qualche spicciolo o di come sperino di trovare ancora un lavoro nonostante non mangino da giorni oppure siano troppo vecchi. Uomini soli, coppie e anche famiglie intere costrette a vivere sulla strada e a mangiare gli avanzi della spazzatura cercando di dormire di notte sulle panchine, svegliati di continuo dai poliziotti che non lo permettono, per poi aggirarsi di giorno, nei giardini e per le strade, come dei fantasmi che si reggono in piedi a malapena. London, fervente sostenitore del giovane movimento socialista statunitense, non risparmierà, nel suo percorso, critiche all’Inghilterra e al suo inesistente stato sociale e tale sarà il suo immedesimarsi con il popolo dell’abisso che vivrà con loro il giorno dell’incoronazione di re Eduardo VII, dedicando a questa giornata uno dei capitoli più belli del libro.

    Con Il popolo dell’abisso Jack London dimostra di essere non solo un grande scrittore ma anche un bravissimo fotografo infatti l’edizione paperback Mondadori, della collana I Meridiani, è arricchita dalle foto che scattò lo stesso London con la sua Kodak dimostrando una grande capacità nel cogliere espressioni e situazioni. Un libro insomma che si può definire un reportage narrativo in anticipo con i tempi. Non sicuramente il più famoso di Jack London (solamente l’anno dopo uscirà infatti Il richiamo della foresta che consoliderà definitamente la sua fama d’autore) ma un libro da tenere comunque in alta considerazione, come lo stesso London faceva, ritenendolo uno dei suoi lavori migliori. Grazie alla maestria con cui London descrive corpi, volti, storie, speranze e illusioni possiamo calarci in un’epoca lontana nel tempo ma ancora molto attuale perché di uomini, donne e bambini che vivono nell’abisso ce ne sono ancora tanti e le nuove povertà di oggi non sono poi così diverse da quelle dell’inizio dell’altro secolo.
    A Il popolo dell’abisso sono state dedicate anche 10 puntate della trasmissione radiofonica di Rai Radio Tre, Ad Alta Voce dove potrete ascoltare il libro (non in versione integrale) letto e interpretato magistralmente da Graziano Piazza.
    http://www.giuseppevergara.com/popolo-dellabisso-jack-london-la-recensione/

    ha scritto il 

  • 0

    Scritto nel 1902, il libro è il resoconto di un’indagine condotta da Jack London nei bassifondi di Londra, fatta in prima persona, travestito come uno dei tanti disperati che incontra e sperimentando ...continua

    Scritto nel 1902, il libro è il resoconto di un’indagine condotta da Jack London nei bassifondi di Londra, fatta in prima persona, travestito come uno dei tanti disperati che incontra e sperimentando per tre mesi le loro strategie di sopravvivenza. Il lavoro (quando c’è) sottopagato e con orari massacranti, le malsane condizioni igieniche e ambientali, l’assurdo sistema giudiziario sfiancano le forze fisiche e spengono lo spirito di questi derelitti, annullando ogni possibilità di salita sociale, di uscita da un circolo vizioso che porta inesorabilmente all’annientamento. A metà strada tra il diario e la cronaca giornalistica, si racconta l’altra faccia della grande Inghilterra. Libro attualissimo, da rileggere periodicamente, visto che oggi, dopo più di un secolo, possiamo dire che ogni paese ha ancora due facce.
    Quello che ho ascoltato è un adattamento con l’ottima lettura di Graziano Piazza. Il libro inserito invece è una riedizione del 2014 che contiene una scelta delle foto scattate dallo stesso autore. Su internet si trova il testo inglese integrale corredato da tutte le foto.
    [Radio3. Ad alta voce. Riduzione (tempo: 3 ore e un quarto). Traduzione di Mario Mazzi. Lettura di Graziano Piazza.]

    ha scritto il 

  • 5

    Un magnifico sorprendente reportage sul quartiere dell'East End londinese nel periodo dell'avvento dello sviluppo industriale. Leggi questo libretto e capisci come funzioni il mondo, cosa abbia compor ...continua

    Un magnifico sorprendente reportage sul quartiere dell'East End londinese nel periodo dell'avvento dello sviluppo industriale. Leggi questo libretto e capisci come funzioni il mondo, cosa abbia comportato l'avvento del capitalismo nella puritana Inghilterra. La lente è posta al livello del suolo e della miseria nera, senza pietismi, con uno spirito dickensiano e il senso dell'avventura che non abbandona mai il passo di JL .

    ha scritto il 

  • 4

    Forse se l'avessi letto l'avrei potuto trovare un po' noioso... forse... ma ascoltandolo nella versione di "Ad alta voce" ne sono rimasta incantata e commossa. È un reportage straordinario: Jack Londo ...continua

    Forse se l'avessi letto l'avrei potuto trovare un po' noioso... forse... ma ascoltandolo nella versione di "Ad alta voce" ne sono rimasta incantata e commossa. È un reportage straordinario: Jack London si immerge nei quartieri più poveri di Londra per raccontare il "popolo degli abissi", e lo fa con la più viva partecipazione, con rabbia, con una disperata volontà di denuncia. Decisamente da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 4

    Viaggio nell'inferno della fame, dell'indigenza, della povertà assoluta, della degenerazione più infima. E Jack London, nel 1902, si mette nei panni di questi "miserabili" in prima persona e vagabonda ...continua

    Viaggio nell'inferno della fame, dell'indigenza, della povertà assoluta, della degenerazione più infima. E Jack London, nel 1902, si mette nei panni di questi "miserabili" in prima persona e vagabonda per le strade dell'East End, quartiere dove sono stati recluse le persone della "classe inferiore", opposta al West End, quartiere dove vivono persone della "classe superiore".
    Dopo di lui anche un altro grande scrittore, Jean Claude Izzo, si immedesimò, alle soglie del 2000, vestendo i panni dei clochard e scrivendo "Il sole dei morenti".
    Due romanzi e due scrittori che a 100 anni di distanza raccontano della stessa situazione degradante, il primo nella Londra dell'inizio 900 ed il secondo della Parigi di fine 1900/inizio 2000. Ma la situazione mi è "sembrata" identica, allora mi chiedo: "Ma la civiltà, il progresso, l'evoluzione, sono questo?", oppure "C'è gente, quindi, di serie A e di serie B?", oppure, infine, "L'egoismo è la prima caratteristica dell'essere umano?"

    "In una civiltà prettamente materialistica, basata sulla proprietà e non sull'uomo, è inevitabile che si esalti la proprietà rispetto all'uomo e che i crimini contro di essa siano considerati molto più gravi di quelli contro la persona."

    ha scritto il 

  • 4

    "Dice un proverbio cinese che, se c'è un uomo che vive nell'ozio, vuol dire che ce n'è un altro che muore di fame"

    Nel 1902 Jack London smette gli abiti dello scrittore di successo e si cala fra la marmaglia del malfamato East End londinese. Confondendosi tra disperati e vagabondi osserva una realtà quotidiana st ...continua

    Nel 1902 Jack London smette gli abiti dello scrittore di successo e si cala fra la marmaglia del malfamato East End londinese. Confondendosi tra disperati e vagabondi osserva una realtà quotidiana straziante soprattutto perchè dominata dall'arrendevolezza con cui i poveri accettano un destino fatto di nulla. Nessuna coscienza di classe, nessuna ribellione ma un adattamento alla selezione naturale. London giustamente fa notare come tutta questa sua osservazione sia avvenuta in un periodo abbastanza florido per l'economia inglese. Non una situazione particolare di crisi dunque ma un'allucinante normalità fatta di fame, alcolismo, sporcizia e quant'altro.
    Interessante prova giornalistica e sociologica di London.

    ha scritto il 

  • 2

    Un gigantesco "mah", sospirando alla fine. Il totale scollamento tra quello che effettivamente si dovrebbe vedere, subumani spremuti a sangue "stare at each other, wait till we die", e la prosa di Lon ...continua

    Un gigantesco "mah", sospirando alla fine. Il totale scollamento tra quello che effettivamente si dovrebbe vedere, subumani spremuti a sangue "stare at each other, wait till we die", e la prosa di London, piatta, noiosa, nemmeno così populista da farti ulcerare lo stomaco, fa sorgere una domanda: non è che il ragazzo mi si è imborghesito troppo? brrrr

    ha scritto il 

  • 4

    In realtà più che di un libro si può parlare di un vero e proprio pugno nello stomaco, di una lenta ed inesorabile discesa nelle profondità di quell’abisso chiamato East End londinese, non frutto dell ...continua

    In realtà più che di un libro si può parlare di un vero e proprio pugno nello stomaco, di una lenta ed inesorabile discesa nelle profondità di quell’abisso chiamato East End londinese, non frutto della fantasia, bensì dell’esperienza di strada fatta dallo stesso London nell’estate del 1902.
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/il-popolo-dellabisso-jack-london/

    ha scritto il 

  • 4

    La prima parte del libro, quella in cui London racconta ciò che ha vissuto e visto durante la sua 'visita' a Londra è una miracolosa miscela della crudezza del reporter e dell pathos del narratore, e ...continua

    La prima parte del libro, quella in cui London racconta ciò che ha vissuto e visto durante la sua 'visita' a Londra è una miracolosa miscela della crudezza del reporter e dell pathos del narratore, e rende questo libro una delle cose migliori di London che io abbia letto.
    Nella seconda parte, dedicata ad una sistematizzazione dei problemi e ad esempi di vicende ricavate dai quotidiani o da udienze in tribunale anzichè dall'esperienza diretta, la tendenza di London ad rinunciare al rigore pur di sostenere le proprie opinioni a tratti non è più controbilanciata a sufficienza dal rigore dei fatti e rednde meno interessante la lettura, ma nel complesso resta comunque un'ottima, anche se cruda, lettura

    ha scritto il