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Il porto degli spiriti

Di

Editore: Marsilio (Farfalle)

3.5
(413)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 480 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Svedese , Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8831732889 | Isbn-13: 9788831732888 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Puleo

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Horror , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In una giornata d’inverno tersa e luminosa, dall’alto del faro di Gåvasten, Anders ammira con la figlia Maja la distesa di mare ai loro piedi. Tutt’intorno solo ghiaccio e biancore abbagliante. Non c’è nulla, se non nuvole di neve sollevate dal vento. Attirata da qualcosa che nessun altro è in grado di distinguere, la bambina corre fuori, e l’incubo comincia. Maja sparisce: non ci sono impronte, niente indizi, niente per chilometri intorno che possa offrire un nascondiglio. È impossibile, ma è accaduto. Qualche anno dopo, di ritorno a Domarö, l’isola dove tutto ha avuto inizio, Anders riceve strani messaggi. Mentre intorno a lui accadono fatti inspiegabili, le case prendono fuoco e un misterioso motorino vaga nei boschi la notte, Anders non si arrende: l’instancabile ricerca della figlia lo porterà a esplorare il passato segreto dell’isola, ad attraversare l’abisso, fino a raggiungere il cuore misterioso del mare. Tra i più interessanti e originali autori svedesi contemporanei (così la critica), Lindqvist mantiene un equilibrio perfetto tra fantastico e reale. Nel suo racconto, la magia e l’orrore si mescolano abilmente a umorismo, tenerezza e personaggi assolutamente autentici: di fronte all’impossibile che irrompe nella loro quotidianità, scatenando paura fragilità violenza, è proprio nel confronto con ciò che proviene dall’Altra Parte che emerge la più intensa e straziante umanità. Il porto degli spiriti è un romanzo duro e inquietante, ma è anche una storia commovente e appassionante sull’amore infinito per un bambino, un’ode a quanto di più viscerale fa di noi degli esseri umani.
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  • 5

    Il mare è uno: questa l'impressione più forte che mi è rimasta, leggendo queste pagine in mezzo al bosco e in riva al mare. L'inquietudine per qualcosa di profondo, vasto, che sta dentro e fuori di no ...continua

    Il mare è uno: questa l'impressione più forte che mi è rimasta, leggendo queste pagine in mezzo al bosco e in riva al mare. L'inquietudine per qualcosa di profondo, vasto, che sta dentro e fuori di noi contemporaneamente. Il mistero turbante di qualcosa che non si può comprendere perché è ovunque ma soprattutto fra le onde, quelle più fredde, quelle che hanno dell'incomprensibile.
    Il libro scorre bene, la trama si infittisce senza cedere il passo alla fretta e l'autore si dà il tempo e lo spazio di farci conoscere i suoi personaggi, di affezionarci, di "farli entrare".
    Solo verso la fine mi è sembrato di essere scivolata su quei gradini e di essermi un po' persa, ma si può arrivare lucidi negli abissi più profondi di ciò che ci minaccia?
    Ciò non toglie che l'autore ha trovato la vena per far entrare il mare che ci racconta e letterariamente impossessarsi di noi.

    ha scritto il 

  • 5

    Meglio di così sarebbe dura

    E' la prima volta che affronto Lindqvist su carta. Avevo visto qualche anno fa lo splendido film «Lasciami entrare» tratto dal suo romanzo più famoso. Ed è diventato amore incondizionato. E' certo che ...continua

    E' la prima volta che affronto Lindqvist su carta. Avevo visto qualche anno fa lo splendido film «Lasciami entrare» tratto dal suo romanzo più famoso. Ed è diventato amore incondizionato. E' certo che non poteva uscire una schifezza da uno che parla di vampiri in quel modo, ma in tempi come questi trovarsi davanti dei grossi cumuli di immondizia è facile e meno scontato di quello che si possa pensare. Tanto per dire, con le sole tre parole in seconda di copertina, il signor Stephen King, mi avrebbe già fatto mollare la presa. Inoltre, per non farci mancar nulla, sono cinquecento pagine. E invece ho continuato...

    E cosa ho trovato? Personaggi meravigliosi a cui ti affezioni in maniera viscerale. Il cardine della storia è proprio la profondità dei caratteri e le storie che ci girano attorno. Poi se ami Lovecraft e apprezzi il caro vecchio King, allora non puoi non adorare questo romanzo.

    La vicenda inizia con un lungo flashback di uno dei protagonisti, che in una serie di foto ben scattate dettaglia perfettamente la coppia marito-moglie che verrà colpita dalla peggiore delle perdite: la loro figlioletta di sei anni.

    Anche in questo caso la mano di Lindqvist è riconoscibilissima. Mai una sbavatura fa cadere il rapporto drammatico tra i due genitori in un pippone sulla vita di coppia e sulla risoluzione della perdita, invece calca la penna portando il danno alle estreme conseguenze. Non si ha mai la sensazione che la vicenda si possa risolvere se non ritrovando la bimbetta, con ogni mezzo.

    Ed è questo «ogni mezzo» che ci permette di entrare nell'isola di Anders. Un'isola che contiene più segreti di quanti ne possa sopportare un solo uomo, e infatti l'intera comunità che ci vive cerca di mantenere lo staus quo, nel bene o nel male, come capita spesso in questi casi. Solo che il male che vive nell'isola non ci metterà molto a farsi vedere nella sua vera forma dopo che Anders supererà i suoi stessi limiti umani per recuperare Maja. E il tutto condito da personaggi secondari (ma neanche tanto) perfettamente incastonati e pronti ad aiutare quel povero padre.

    Un romanzo in cui i colpi di scena si ripetono una pagine dietro l'altra, in cui i personaggi si trasformano da buoni a cattivi e viceversa in un gioco con il lettore che stordisce per intensità e crudeltà. Non si salverà nessuno e la morte non sarà il peggiore dei mali.

    Una storia dove si convertono gli stereotipi in una moderna ruota della fortuna dove non sai mai dove si andrà a parare.

    Tra vermi magici, misteri ancestrali e isole sconosciute abbiam capito che a Lindqvist le bambine cattive gli piacciono tanto...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Da metà in poi, con avviso, spoiler.
    Di Lindqvist ho letto "Lasciami entrare", che mi aveva molto inquietato e lasciato una strana impressione. Un amico mi ha consigliato questo libro avvertendomi che ...continua

    Da metà in poi, con avviso, spoiler.
    Di Lindqvist ho letto "Lasciami entrare", che mi aveva molto inquietato e lasciato una strana impressione. Un amico mi ha consigliato questo libro avvertendomi che mi avrebbe inquietato anche questo, ma che sarebbe valsa la pena. A fine lettura la cosa che più ha colpito è stata la passione estrema di due dei personaggi per Morrissey e gli Smiths (passione che avevo anche io durante la seconda metà degli anni ottanta): forse non è la cosa che avrebbe dovuto colpirmi di più.
    L'ambientazione nordica e isolana sono interessanti, così come le storie di alcuni personaggi, i loro rapporti; colpisce sempre nei due libri che ho letto di questo autore il modo di descrivere e far convivere vita quotidiana ed elemento soprannaturale.
    Confesso però che ci ho messo un po' per capire all'inizio di cosa parlasse veramente il libro, cosa volesse comunicare; più avanti sono riuscita ad entrare nella storia quel tanto per uscirne troppo presto, distratta da descrizioni confuse con l'avvicinarsi della fine.
    Il resto dei miei dubbi lo descriverò per chi ha già letto il libro, quindi da adesso in poi
    SPOILER

    SPOILER

    SPOILER

    Se non ho capito male le persone che vengono "sacrificate" al "mare" (o alla divinità marina che risiede nel mare) sono "cattive", o tali vengono ritenute dalla comunità. Non ho capito se questo giudizio morale fosse della divinità o degli uomini, in ogni caso i criteri mi sono sembrati così assurdi - e poco discussi dai protagonisti - da lasciarmi davvero perplessa: davvero poi una piccola bambina capricciosa può essere definita "cattiva" e meritevole del sacrificio? Che poi non si capisce se è il mare di suo che se l'è presa o la comunità che l'ha giudicata tale - boh.
    Lo Spiritus poi non si capisce cosa sia, ha il solo scopo di diventare "l'arma" finale di difesa del protagonista? Più altre domande specifiche che mi rendo conto possono sembrare soffermarsi su particolari inutili ai fini del giudizio complessivo su un libro, ma dato che questo vermone compare all'inizio e ha poi grande importanza ai fini della trama direi che qualche domanda mi viene di farla comunque.
    E quei poveri due ragazzi disadattati che vengono umiliati e per questo diventano "cattivi"? Ok, andare in giro a parlare solo con le frasi di Morrissey può risultare irritante alla lunga, ma confesso che vedere due personaggi sbeffeggiati così un po' mi ha intristito.
    In generale non capisco il perchè delle morti, il perchè della violenza degli spiriti, in pratica quello che dovrebbe dirmi il libro. Forse riguarda la perdita della figlia da parte del padre, che non l'accetta fino alla fine, ed è premiato anche con il suo ritrovamento sotto il mare (!).
    O non ho capito nulla e sono insensibile, oppure qualcosa non ha funzionato tra me e questo tipo di libro con presenza di soprannaturale (davvero difficile maneggiare questo tipo di tematiche, si rischia sempre di andare un po' oltre).

    ha scritto il 

  • 3

    Fantacquatico

    Le premesse erano buone, conoscevo l'autore avendo letto "Lasciami entrare" che mi piacque parecchio; invece questo romanzo si perde un pò troppo in alcuni punti.
    Non aggiungo altro per non spoilerare ...continua

    Le premesse erano buone, conoscevo l'autore avendo letto "Lasciami entrare" che mi piacque parecchio; invece questo romanzo si perde un pò troppo in alcuni punti.
    Non aggiungo altro per non spoilerare troppo... solamente che la vicenda scorre al limite del sovrannaturale.
    Non lo rileggerei in ogni caso.

    ha scritto il 

  • 0

    Giallosvezia, Lindqvist: la mitopoieisi svedese, un pò di Tim Burton, una spruzzatina di King e tanto stil proprio.

    "Terra e mare.

    Possiamo considerarli opposti o complementari. Ma c’è una differenza tra come pensiamo al mare e come pensiamo alla terra. Quando vaghiamo in un bosco, su un prato o per la città, quell ...continua

    "Terra e mare.

    Possiamo considerarli opposti o complementari. Ma c’è una differenza tra come pensiamo al mare e come pensiamo alla terra. Quando vaghiamo in un bosco, su un prato o per la città, quello che ci circonda è ai nostri occhi un insieme di particolari. Vari tipi di alberi di varie dimensioni, così come le case, le strade. Fiori, cespugli. Il nostro sguardo si sofferma sui dettagli, e quando siamo in un bosco in autunno ci mancano le parole se cerchiamo di descrivere la varietà di tutto quello che ci circonda.
    Tutto questo si trova sulla terra.
    Il mare invece. Il mare è qualcosa di completamente diverso.
    Il mare è uno."

    (pag. 185)

    Nei primi anni del nuovo millennio si afferma prepotentemente una nuova corrente letteraria – sempre esistita -, a cui deve la migliore fortuna editoriale al suo moderno capostipite, ovvero Stieg Larsson, che con la sua famosa trilogia ha dato linfa e freschezza al giallo, al poliziesco e al thriller dal sapore nordico. Il successo internazionale di questo autore, amplificato dalla sua prematura scomparsa – come non di rado accade in casi del genere -, ha generato visibilità a tutto un sottobosco letterario, che lontano dal seguire una moda, piuttosto si configurava come una sorta di esigenza espressiva, cui l’affermazione di Larsson dava la possibilità di palesarsi nel migliore dei modi.

    E’ appunto così che la Marsilio dopo essersi aggiudicata ed aver tradotto per l’Italia la trilogia, trasposta anche al cinema con gli inevitabili limiti, ha editato in Italia diversi gialli e polizieschi scandinavi, che per quello che riguarda Marsilio sono fruibili nella collana Farfalle, esistente dal 1997, poi più specificatamente nei maxitascabili Giallosvezia, inaugurati il 2011, dove sostanzialmente confluisce in parte la scuola scandinava dalla più generica e ‘geograficamente estesa’ collana Farfalle.

    Il 5 novembre 2014 uscirà proprio una raccolta dal titolo Giallosvezia, sempre per Marsilio, che sembra voler mettere un punto di arrivo (e di partenza?) a quello straordinario decennio svedese che ha contribuito a caratterizzare la letteratura mondiale del nuovo millennio.

    Giallosvezia comprende una raccolta di diciassette racconti di autori, tra cui Stieg Larsson, Henning Mankell, Åsa Larsson e altri, che hanno reso grande il crime svedese.
    La presentazione del testo è rimarchevole: una scelta di straordinarie storie da brivido, tutte inedite, che la critica non ha esitato a definire ‘una pietra miliare’ nel panorama della letteratura di genere. Una raccolta che svela il lato oscuro della Svezia e scava tra le ombre più profonde di questo luogo seducente, a riprova del perché il giallo nordico ha stregato milioni di lettori nel mondo.

    Se comunque molte di queste produzioni letterarie continueranno ad essere interessanti, c’è invece la sensazione che questa stagione stia declinando al tramonto.

    Il porto degli spiriti di John Ajvide Lindqvist (2012), letteralmente capitatomi in mano in quanto donato, non è troppo vicino alla freschezza espressiva delle opere migliori dell’autore, ovvero Lasciami entrare, la raccolta di racconti Muri di carta e il recente ottimo Una piccola stella.

    Definito lo Stephen King svedese, Lindqvist ha fatto qualcosa per meritarsi questa fama, anche se ha una ispirazione e uno stile assolutamente propri. I suoi libri sono una via di mezzo tra il giallo e il thriller propriamente detto, tra il paranormale e le dark stories, condite da riferimenti spirituali.

    Il porto degli spiriti non manca di descrizioni pregnanti, di una certa verve espressiva originale o spiccatamente personale, ma molto semplicemente la storia è alquanto altalenante sul piano della capacità di attrarre l’attenzione. Il libro qua e là si arena per poi magari riprendere il suo corso. Di tanto in tanto Lindqvist ci offre delle allettanti sorprese, come colombe uscite da una tuba. Ricordiamo che l’autore ha fatto per anni il prestigiatore ed è stato autore televisivo, di sceneggiature e testi teatrali. Qua e là poi riemerge la capacità della sua scrittura di trasfigurarsi in una dimensione onirica e apparentemente irreale (l’irreale è spesso un diverso modo per comprendere meglio il cosiddetto reale), immergendoci in una trance accattivante, che ci fa sondare nuovi percorsi emotivi e intellettuali.

    Forse si può dire che Il porto degli spiriti è un po’ lungo, anche se tutto ciò ha lo scopo di farci entrare nella psicologia dei personaggi, favorendo una certa nostra aderenza alle situazioni.

    Di certo la quarta di copertina è molto promettente, pure troppo. In una bellissima giornata d’inverno, dall’alto del faro di Gavasten, Anders ammira con la moglie e la figlioletta Maja la distesa di ghiaccio e neve ai loro piedi. Attirata da qualcosa che nessuno è in grado di distinguere, la bambina corre fuori, e l’incubo comincia. Maja sparisce: non ci sono impronte né tracce di alcun genere, non c’è nulla per chilometri intorno che possa offrire un nascondiglio. Qualche anno dopo, solo e disperato, Anders torna all’isola, e qui Maja (ma è davvero lei?), gli fa sapere di essere ancora nel suo mondo, ma in un posto dove lui non può raggiungerla. Nella sua ricerca senza sosta, esplorando il passato segreto di Domarö, Anders arriverà fino al cuore misterioso del mare: per trovare la persona che ama dovrà attraversare l’abisso.

    "Per un istante era riuscito a vedere attraverso il velo dell’illusione che lo avvolgeva ciò che teneva prigionieri gli esseri umani, che richiedeva le loro forze per vivere e crescere: la minaccia dal mondo sotterraneo, lo spirito del mare, la creatura dalla cui esistenza nascevano leggende. Il mostro.
    Provare a descriverlo non avrebbe avuto senso. Era una forza immensa, tentacolare, uno sguardo dalle mille teste, un muscolo nero con milioni di occhi ciechi. Non esisteva. Era tutto quello che c’era.
    Le vibrazioni della roccia si trapiantavano nel cranio. Il suo piccolo cervello annaspava cercando di dare un nome a ciò che aveva percepito. Ma l’unica cosa importante era non farsi trovare lì.
    Anders si girò sulla schiena e si mise seduto, poi appoggiò una mano sul ginocchio di Maja. Sapeva di non averne la forza, ma durante il servizio di leva un sergente gli aveva detto: 'Correrai fino a quando anche tua madre crederà che tu sia morto, e poi correrai ancora un po’.'
    Sua madre non aveva niente da credere questa volta, Anders poteva contare solo su se stesso. Ma sapeva di non essere morto. Quindi, di lui rimaneva ancora qualcosa."

    (pp.485-486)

    Questo articolo e altre recensioni, interviste, traduzioni, poesie e inediti sono sul portale di letteratura http://www.patrialetteratura.com

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    Link articolo:
    http://www.patrialetteratura.com/porto-degli-spiriti-john-ajvide-lindqvist/#comment-1136

    ha scritto il 

  • 2

    Una novela de "terror", bajo ningún concepto, debe ser lenta. Y por desgracia esta lo es. Es precisamente esta lentitud en la manera de narrar, lo que hace que la lectura te resulte a ratos, aburrida ...continua

    Una novela de "terror", bajo ningún concepto, debe ser lenta. Y por desgracia esta lo es. Es precisamente esta lentitud en la manera de narrar, lo que hace que la lectura te resulte a ratos, aburrida e increíblemente tediosa.
    Para empezar, en mi opinión, le sobran muchas páginas, llenas de historias secundarias, que están bien construidas y son originales, pero no aportan nada a la trama, y más ayudar, entorpecen el ritmo de lectura. Esto mismo sucede cuando el autor, en un momento de tensión con el que logra atraparte por completo, empieza a divagar contando hechos del pasado que poco o nada tienen que ver con la situación actual.
    No obstante, si el final hubiera sido bueno, hubiera podido pasar por alto todos los defectos y, considerar el libro aceptable. Por desgracia no es eso lo que ha ocurrido. El final es horrible en todos los sentidos: torpe, incoherente, poco elaborado... En definitiva, incompleto. No hay ni la más mínima explicación acerca de NADA de lo que ocurre o ha ocurrido a lo largo del libro. Es que ni siquiera hay un intento o una descripción fiable.
    En resumen, es un libro de penoso, aburrido e incoherente. No entiendo como pretenden con este libro, ensalzar al autor con la categoría de "Maestro escandinavo del terror"

    ha scritto il 

  • 3

    Alti e bassi

    Il mio primo approccio con Lindqvist è stato un susseguirsi di alti e bassi , fra spunti interessanti ed altri un po campati per aria.
    Parto dicendo che , per una volta , l'illustre paragone con King ...continua

    Il mio primo approccio con Lindqvist è stato un susseguirsi di alti e bassi , fra spunti interessanti ed altri un po campati per aria.
    Parto dicendo che , per una volta , l'illustre paragone con King ha delle fondamenta solide , visto che lo scrittore svedese in più punti ricorda l'autore americano. Dunque ,se pur vagamente , in alcuni aspetti i due scrittori si somigliano e credo che il primo un po si sia ispirato al RE.
    Detto questo "Il porto degli spiriti" è in fin dei conti un buon romanzo , ampiamente sufficiente. In primis mi hanno colpito le iniziali 300 pagine che ho letteralmente divorato , colme di fascino e mistero. Apprezzabile anche la caratterizzazione dei personaggi , tridimensionali e ben delineati. Discreta (ma poteva fare di più) l'atmosfera fredda e cupa che si respira durante la storia , elemento che ben si intreccia con il tipo di vicenda in questione.
    Inoltre Lindqvist si dimostra un autore con delle idee ,e parecchi dei suoi spunti mi hanno colpito in positivo e denotano una chiara conoscenza del genere.
    Infine fra i pregi mi sembra doveroso inserire uno stile di scrittura fluido e scorrevole ma non sciatto.

    Passando ai difetti , ho trovato che lo svedese abbia in molteplici occasioni allungato eccessivamente il brodo, spezzando troppo spesso la narrazione con l'inserimento di pagine che potevano essere potate senza problemi.
    Il maggior problema de "Il porto degli spiriti" rimane però la paura di spingersi oltre dello scrittore , il non osare come potrebbe. Infatti dopo le prime pagine la storia prende delle pieghe che non mi sono piaciute , il tutto diventa confusionario e si abbandona troppo il mistero e l'horror sottile della prima metà per sfociare nel dramma e nel fantasy in modo troppo calcato. Lindqvist avrebbe potuto pigiare il piede sull'acceleratore , ed invece riduce il tutto ad un dramma fantastico che non è ne carne e ne pesce. Sul finale il romanziere scandinavo potrebbe anche risollevarsi decisamente , visti i presupposti per una conclusione molto lovecraftiana, ma il nostro pecca per l'ennesima volta in coraggio e il tutto si chiude nel modo più scontato e frettoloso possibile.

    Dunque il mio primo libro di questo scrittore mi ha soddisfatto a metà , tuttavia ho intenzione di recuperare altro di suo perché innegabilmente "Il porto degli spiriti" ,fra luci ed ombre , è un buon volume realizzato da un amante del genere dotato di buone qualità.

    ha scritto il 

  • 2

    Noia, noia e anora noia. Per me Lindqvist è quello de "L'estate dei Morti viventi" e "Lasciami entrare", dove mi ha stupita e rapita. Per il resto, ho trovato i suoi romanzi prolissi e lenti. Va bene ...continua

    Noia, noia e anora noia. Per me Lindqvist è quello de "L'estate dei Morti viventi" e "Lasciami entrare", dove mi ha stupita e rapita. Per il resto, ho trovato i suoi romanzi prolissi e lenti. Va bene indugiare sull'aspetto psicologico dei personaggi, ma un romanzo non si regge solo su questo. Va bene giocare sul "dico, ma non dico" per far viaggiare la fanasia del lettore, ma qui si esagera.

    ha scritto il 

  • 5

    Alla faccia dei giallisti nordeuropei, che non mi piacevano.

    D'accordo, questo non è esattamente un giallo, nel racconto rientrano elementi noir e anche tratti tipici delle ghost stories, comunque pen ...continua

    Alla faccia dei giallisti nordeuropei, che non mi piacevano.

    D'accordo, questo non è esattamente un giallo, nel racconto rientrano elementi noir e anche tratti tipici delle ghost stories, comunque pensavo di aver chiuso il capitolo autori danesi/svedesi & co. E invece mi sbagliavo.

    Questo bel mattoncino (solo nel numero di pagine!) scorre via che è un piacere. L'autore è John Lindqvist, famoso per il precedente Lasciami entrare, ma io non avevo ancora letto niente di suo, errore al quale rimedierò presto. La trama? Ve la posso anche copiare e incollare, e lo farò subito dopo avervi detto di COSA parla veramente questo libro, in un estremo sunto: parla dell'amore di un padre verso la propria figlia. Incondizionato, nonostante di condizioni ce ne siano parecchie.(leggi la recensione completa http://bookalibre.blogspot.it/2014/06/il-porto-degli-spiriti.html)

    ha scritto il 

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