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Il postino di Neruda

Di

Editore: Garzanti Libri

3.9
(3078)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 121 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Polacco , Portoghese , Francese

Isbn-10: 8811665248 | Isbn-13: 9788811665243 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Donati

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
A San Antonio, In Cile, un ex pescatore di nome Mario Limenez viene nominatopostino del villaggio di Isla Negra, dove abita un solo individuo che ricevecorrispondenza: Pablo Neruda, il grande poeta. Tra i due, attratti da unareciproca, franca simpatia, nasce un legame di amicizia che condurrà Neruda astrane, e apparentemente poco poetiche, avventure.
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  • 0

    bueno

    Una historia muy buena, fácil y emotiva. Contiene tanto sentimiento y tanta poesía, que me rovocó buscar información sobre Chile y Neruda para comprobar si lo que ponía era cierto.
    Aconsejable 100% ...continua

    Una historia muy buena, fácil y emotiva. Contiene tanto sentimiento y tanta poesía, que me rovocó buscar información sobre Chile y Neruda para comprobar si lo que ponía era cierto.
    Aconsejable 100%

    ha scritto il 

  • 3

    meh

    interessante. come tutta la letteratura latinoamericana: strano. eppure c'è chi direbbe che siamo una razza una fazza.

    eccitante. ma non è mica tutto lì. anzi. il sesso è infuocato ma davvero più marg ...continua

    interessante. come tutta la letteratura latinoamericana: strano. eppure c'è chi direbbe che siamo una razza una fazza.

    eccitante. ma non è mica tutto lì. anzi. il sesso è infuocato ma davvero più marginale di quello che si potrebbe credere. Skàrmeta è un poeta, e si sente. consigliato a chi sa andare al di là.

    piesse: capisco perché il film abbia avuto un gran successo: è il Paradiso dei ragazzini alle prese con la pubertà e degli uomini che non l'hanno mai superata. peccato. il libro è meglio ma il film è ben fatto.

    ha scritto il 

  • 3

    Metafore

    "Ma lei non legge le parole, se le inghiotte, signora mia. Le parole bisogna assaporarle. Bisogna lasciare che si sciolgano in bocca."

    E io non l'ho fatto. Non ho dato la giusta considerazione a quest ...continua

    "Ma lei non legge le parole, se le inghiotte, signora mia. Le parole bisogna assaporarle. Bisogna lasciare che si sciolgano in bocca."

    E io non l'ho fatto. Non ho dato la giusta considerazione a questo libretto. Dovevo leggerlo d'un fiato e assaporare ogni parola e ogni vivida immagine.

    Questa letteratura latino-americana non è poi così male.

    ha scritto il 

  • 5

    Confesso che avevo visto il film quando era uscito, abbastanza anni fa, e conservo un bellissimo ricordo di quella serata. Mi commossi tanto sia per la storia in sé sia per la fine tragica del braviss ...continua

    Confesso che avevo visto il film quando era uscito, abbastanza anni fa, e conservo un bellissimo ricordo di quella serata. Mi commossi tanto sia per la storia in sé sia per la fine tragica del bravissimo Troisi.
    Il libro non poteva essere da meno ovviamente ma ha in più una ironia e una piacevolezza di lettura che pochi libri hanno.
    I dialoghi sono brillanti, le battute esilaranti e dispiace a volte che siano solo un centinaio di pagine e non di più.

    ha scritto il 

  • 4

    La poesia non è di chi la scrive, ma di chi se ne serve

    Sono molto affezionata a Troisi, per cui non mi sono fatta sfuggire l'occasione di leggere il libro che ha ispirato il suo capolavoro cinematografico.
    Molto poetico, un omaggio del popolo cileno al su ...continua

    Sono molto affezionata a Troisi, per cui non mi sono fatta sfuggire l'occasione di leggere il libro che ha ispirato il suo capolavoro cinematografico.
    Molto poetico, un omaggio del popolo cileno al suo Vate.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Leggere questo romanzo è stato come leggere una poesia in un crescendo di emozioni che coinvolgono completamente il lettore nella storia di Mario, il timido postino diciassettenne e della sua amiciz ...continua

    Leggere questo romanzo è stato come leggere una poesia in un crescendo di emozioni che coinvolgono completamente il lettore nella storia di Mario, il timido postino diciassettenne e della sua amicizia Pablo Neruda, il poeta, il vate, il Premio Nobel per la Letteratura, il candidato alla presidenza del Cile e l'ambasciatore poi a Parigi del Presidente Salvador Allende.
    La storia è ambientata in un villaggio di pescatori a Isla Nigra, nel Sud del Cile alal fine degli anni Sessanta: qui il mare, esce da sé a ogni istante, in azzurro, in schiuma, in galoppo. Non può stare tranquillo.
    Un'isola che il suono delle campane fa vibrare:
    non c'è nulla che suoni come la parola campana, se l'appendiamo in un campanile accanto al mare.
    E poi gli scogli, il frangersi delle onde, i gabbiani, il silenzio delle stelle siderali.
    Ma quel giorno, benché le onde fossero molte, il mezzodì immacolato, l'arena molle e la brezza lieve, non fiorì alcuna metafora per Mario. Tutto ciò che nel mare era eloquenza, in lui fu mutismo. Una così risoluta afonia che al paragone persino le pietre gli parvero logorroiche.
    A giocare con gli ossidati pupazzi azzurri c'era la ragazza più bella che ricordasse di aver veduto: Beatriz, la fanciulla con gli occhi color caffè.
    Beatriz, come la Beatrice di Dante.
    Si,perché tutte le Beatrice hanno sempre fatto innamorare i poeti e gli uomini, gli spiega Neruda.
    E Mario guarda la sua Beatriz e si innamora in silenzio di quel sorriso che si espande come una farfalla.
    La sua prima metafora: le metafore gliele ha insegnate il poeta. In fondo tutto il mondo con il vento, i mari, gli alberi, le montagne, il fuoco, gli animali, le case, i deserti, le piogge è una metafora di qualcosa.
    A Mario, il postino con la bicicletta, piacerebbe essere poeta, perché se fosse poeta potrebbe dire quello che vuole, ma siccome non è poeta, non sa che cosa vuole dire.
    Ma presto impara che le parole bisogna assaporarle. Bisogna lasciare che si sciolgano in bocca.
    Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l'esperienza diretta delle emozioni che può raccontare la poesia ad un animo disposto a comprenderla.
    La poesia non è di chi la scrive, ma di chi se ne serve, è convinto Mario.
    La poesia è un modo per sognare e Mario è un sognatore,lo sguardo sempre rivolto all’orizzonte, verso quel mare dove è cresciuto e dove ha imparto, grazie a Neruda, il senso più profondo della vita, uscendo dalla mediocrità,divenendo più uomo, più sensibile, più capace.
    E diverrà testimone coraggioso di ciò che accade dopo la morte di Allende e la dittatura.

    ha scritto il 

  • 4

    La trama è semplice, il titolo dice quasi tutto: è il 1969 e il 17-enne Mario Jimenéz viene assunto come postino per portare la posta a un unico cliente, il famoso poeta Pablo Neruda nella sua abitazi ...continua

    La trama è semplice, il titolo dice quasi tutto: è il 1969 e il 17-enne Mario Jimenéz viene assunto come postino per portare la posta a un unico cliente, il famoso poeta Pablo Neruda nella sua abitazione di Isla Negra. L'ammirata soggezione del ragazzo non gli impedisce di tentare di entrare in confidenza con la celebrità e così s'instaura una sorta di rapporto a metà tra confidenza e sopportazione (da parte di Neruda), costruito tra discussioni sulla poesia e i tentativi di Mario di conquistare la bella Beatriz, in cui il poeta svolgerà una sorta di ruolo di mentore.
    Bello. Bello perché lo stile è veloce, ironico, scorrevole ma anche lirico e poetico. Bello perché la storia è lineare, semplice, leggera ma anche commovente in certi tratti. Bello perché al fondo della spensieratezza si può cogliere l'amaro della malinconia e il finale spegne il sorriso che ti sei portato dietro per tutta la storia.
    Voto: 8,5

    ha scritto il 

  • 3

    Spanish Tales - 07 set 14

    Un altro bello anche se non eccellentissimo romanzo. Di quelli che una volta farebbero piangere lacrime a fiumi. Per la storia in sé. E per il suo contesto, cioè quel bello e dolentissimo film che se- ...continua

    Un altro bello anche se non eccellentissimo romanzo. Di quelli che una volta farebbero piangere lacrime a fiumi. Per la storia in sé. E per il suo contesto, cioè quel bello e dolentissimo film che se-gnò l’ultima apparizione di Troisi, morto poche ore dopo la fine delle riprese. Sono 20 anni che Massimo c’ha lasciato, ma il suo ricordo è sempre lì, o qui nella memoria. Ma il contesto è anche il Cile dell’85, dodici anno dopo il colpo di stato militare. Ed allora, dimentichiamoci il film (anche se quella prima apparizione della Cucinotta…), e veniamo al veloce romanzo breve. Sicuramente tor-neremo sulla sciagurata traduzione del titolo alla fine di questa trama. La storia in realtà è breve come il romanzo. C’è Mario, ragazzo di 17 anni, sognatore, senza arte né parte. Siamo nel 1969, e siamo ad Isla Negra (che non è un’isola ma una località ad un centinaio di chilometri da Santiago), dove per decenni ha eletto la sua residenza Pablo Neruda (che in realtà non si chiamava né Pablo né Neruda, ma Ricardo Neftalì Reyes Basoalto). Mario ha solo una bicicletta, e per questo viene assunto come postino. Con un unico cliente, appunto il poeta, dato che nessuno riceve lettere ad Isla. Il rapporto tra i due si fa prima di sguardi, poi di timide avances di Mario, affascinato dalla poesia. Il sessantacinquenne poeta non è molto incline alla confidenza, ma viene poi preso dall’innocenza di Mario, dal suo entusiasmo. E diventano grandiose le discussioni tra i due sulle metafore e sul loro uso in poesia. Parallelamente al rapporto di conoscenza, se non di amicizia, tra i due, si sviluppano due momenti importanti per Isla Negra, uno interno ed uno esterno. Si avvici-nano, dall’esterno, le elezioni del settembre del 1970, quelle che portarono al Governo Allende, con la grande spaccatura del popolo cileno, anche sotto la spinta delle manovre nordamericane. Dall’interno, Mario conosce la giovane Beatriz e se ne innamora perdutamente. Tanto che chiede al poeta di aiutarlo a conquistare il cuore della donna. Neruda non lo fa direttamente, ma rinfocola la via di Mario alla metafora, e con le parole, le azioni, e vincendo la resistenza della futura suocera, finalmente i diciottenni convolano a giuste nozze. Intanto Neruda è nominato ambasciatore in Francia e lascia Isla Negra. Dove la vita procede, anche con la nascita del piccolo Pablo Neftalì. Mario aiuta l’osteria, ma nel 1971 è chiamato da Neruda ad una missione personale. Pieno di no-stalgia, il poeta vuole sentire i suoni di Isla Negra, e Mario gira con un registratore per la zona, cogliendo le campane, la risacca del mare, i gabbiani che si alzano in volo, ed il pianto del piccolo Pablito. È uno dei momenti più belli la descrizione dei suoni del nastro. E poi Mario riunisce tutta Isla Negra, di destra e di sinistra, persino il fascista Labbé, per vedere alla televisione il conferimento del Premio Nobel a Neruda. Ma se la storia di Mario e Beatriz prosegue con passione (e tanta) non altrimenti avviene nel Cile, che passo dopo passo si avvicina al baratro. Nell’agosto del ’73 Neruda torna a Isla Negra malato. Mario cerca di confortarlo, ma anche la moglie del poeta, Matilde, è preda ad oscuri presentimenti. Poi, il settembre nero, il golpe di Pinochet pagato dalla CIA, la morte di Allende, l’occupazione militare di Isla Negra. Ed il poeta viene prelevato, portato nella capitale, dove, 12 giorni dopo il golpe muore. Amato da tutto il paese, i generali negano i funerali. Solo Mario, nella cittadina, ne fa l’orazione, internamente, ricordando il passaggio della poesia di Rimbaud citata da Neruda al Nobel (“armati di ardente pazienza entreremo nelle città splendide”), verso che il poeta riprende nella sua bellissima poesia “Lentamente muore”. Il giorno dopo Labbé arresta Mario, che “desaparece”. Rimango quindi sul testo (scordando definitivamente il film), sot-tolineando la dolenza estrema che Skármeta infonde nelle delicate descrizioni della vita di Mario. Della sua presa di coscienza, e della sua scomparsa a soli 21 anni, insieme alla migliore gioventù cilena (quella dei Victor Jara, delle Violeta Parra, dei Miguel Littin, e di tanti altri). Un libro triste, ma con la speranza che “Solamente l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”.

    ha scritto il 

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