Il posto

Di

Editore: L'orma

3.8
(597)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 114 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8898038151 | Isbn-13: 9788898038152 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lorenzo Flabbi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La storia di un uomo - prima contadino, poi operaio, infine gestore di un bar-drogheria in una città della provincia normanna - raccontata con precisione chirurgica, senza compatimenti né miserabilismi, dalla figlia scrittrice. La storia di una donna che si affranca con dolorosa tenerezza dalle proprie origini e scrive dei suoi genitori alla ricerca di un ormai impossibile linguaggio comune. Una scrittura tesissima, priva di cedimenti, di una raffinata semplicità capace di rendere ogni singola parola affilata come un coltello. Il posto è un romanzo autobiografico che riesce, quasi miracolosamente, nell'intento più ambizioso e nobile della letteratura: quello di far assurgere l'esperienza individuale a una dimensione universale, che parla a tutti noi di tutti noi.
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  • 3

    Linguaggio talmente essenziale da far pensare che il non detto conti più di quanto è scritto. Si respira un senso di colpa da espiare attraverso la scrittura. Colpa per aver lasciato sulla soglia, com ...continua

    Linguaggio talmente essenziale da far pensare che il non detto conti più di quanto è scritto. Si respira un senso di colpa da espiare attraverso la scrittura. Colpa per aver lasciato sulla soglia, come dice la Ernaux, un bagaglio di cui si è vergognata entrando nel mondo borghese ed intellettuale. Un libro che fa riflettere sul rapporto tra generazioni, su ciò che avremmo potuto dire e non abbiamo detto, su ciò che invece ci siamo lasciati sfuggire e che ora vorremmo poter recuperare. Malinconico e sofferto

    ha scritto il 

  • 4

    padri

    Se avessi dovuto scrivere la storia di mio padre, non sarei stata in grado di scriverla in modo così asettico e lucido, perché amavo quell'uomo infinitamente e probabilmente avrei sovrapposto i miei s ...continua

    Se avessi dovuto scrivere la storia di mio padre, non sarei stata in grado di scriverla in modo così asettico e lucido, perché amavo quell'uomo infinitamente e probabilmente avrei sovrapposto i miei sentimenti ai fatti. E' per questo che ho trovato questo libro a suo modo geniale.
    L'A. racconta la vita di suo padre -un uomo che fu contadino, operaio e piccolo imprenditore, marito e padre- con un distacco che a prima vista può risultare imbarazzante, perfino urticante; una vita raccontata con frasi brevi e veloci, quasi a sottolinearne la fugacità oppure l'inutilità, senza nessun approfondimento, nessuna emozione, nessuna concessione. Eppure, anche nel rigore dei fatti e delle parole, si avverte, a mio parere, la tenerezza imbronciata dell'Autrice, come se proprio la revisione e la stesura della vita difficile di suo padre, uomo semplice ma non stupido, le abbiano ricordato un sentimento a lungo represso, forse ancora da elaborare.
    Nell'opera ci sono tanti elementi su cui riflettere: la differenza e l'incomunicabilità tra le generazioni, l'inconciliabilità tra le diverse culture, la consapevolezza bruciante di vivere ai margini culturali, l'amore non detto, la dimensione del ricordo; ed è comunque un'opera intelligente e onesta, per niente arida e perfino utile, in presenza di un lutto recente.

    P.S.
    Ad E., che me lo ha regalato: ora ho capito il motivo di questo dono e ti ringrazio.

    ha scritto il 

  • 4

    "Nessuna poesia del ricordo, nessuna vincolante derisione. La scrittura piatta mi viene naturale [...]"

    ...e a me questa naturalità dell'Ernaux è proprio piaciuta.
    Mi ha ricordato la Kristof, ed è questa scrittura cruda, tagliente, essenziale e priva di patetismo, l'unica scrittura femminile che riesco ...continua

    ...e a me questa naturalità dell'Ernaux è proprio piaciuta.
    Mi ha ricordato la Kristof, ed è questa scrittura cruda, tagliente, essenziale e priva di patetismo, l'unica scrittura femminile che riesco a digerire.
    Ma questa l'ho più che digerita; l'ho assimilata perché, per molti aspetti, l'ho proprio vissuta.
    Anche se un po' doloroso per chi ha appena perso un genitore, (più che perso 'soltanto' sepolto; certe persone non si perdono mai), e le incredibili analogie si sprecano, le storie dei dolori altrui hanno sempre qualcosa da insegnare.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ossessione: "Che cosa penseranno di noi?" (i vicini, i clienti, tutti). "

    Letto per il gruppo di lettura, non esercita alcun richiamo su di me.
    Se parliamo di valore astratto dello scritto -non lo chiamo neanche romanzo, sono due righe scritte larghe- riconosco che ne ha, s ...continua

    Letto per il gruppo di lettura, non esercita alcun richiamo su di me.
    Se parliamo di valore astratto dello scritto -non lo chiamo neanche romanzo, sono due righe scritte larghe- riconosco che ne ha, seppure non si tratti a mio parere di arte a livelli inauditi di perfezione come, fidandosi di quanto dichiara la copertina, avrebbe commentato il New Jork Times.
    Troppa freddezza per me non fornisce maggiore obiettività, ma al contrario annacqua tutto, cancella i sentimenti e le reazioni, i pensieri, l'amore.
    Che poi cos'è quest'ossessione dell'obiettività, un libro autobiografico mica lo leggi come leggeresti un articolo medico o un'intervista, è uno scritto autobiografico ci mancherebbe altro che non facesse trapelare sentimenti ed emozioni.
    Quindi non mi è piaciuto assolutamente, non mi ha dato assolutamente nulla. Freddezza assoluta.

    ha scritto il 

  • 3

    Non so se è il fatto di voler rendere impersonale o sociale la narrazione o la mia distanza naturale verso questo modo di raccontare che mi rende così fredda verso una lettura che per molti aspetti è ...continua

    Non so se è il fatto di voler rendere impersonale o sociale la narrazione o la mia distanza naturale verso questo modo di raccontare che mi rende così fredda verso una lettura che per molti aspetti è piacevole. Insomma, nonostante la prosa asciutta, non la trovo per nulla accattivante, semmai asettica e un po' snob.

    ha scritto il 

  • 4

    Grande scrittrice di piccole (?) cose

    Il primo libro della trilogia autobiografica della Ernaux rivela una scrittrice di grande valore.
    A un primo approccio di lettura l'interrogativo che ci si pone, di fronte allo stile semplice e sobrio ...continua

    Il primo libro della trilogia autobiografica della Ernaux rivela una scrittrice di grande valore.
    A un primo approccio di lettura l'interrogativo che ci si pone, di fronte allo stile semplice e sobrio dell'autrice, è sul grado di letterarietà del testo: ci si chiede se questa semplicità disadorna sia espressione di limiti creativi o, al contrario, se la scarnificazione stilistica, sino al raggiungimento del cuore del problema, venga volontariamente attuata attraverso il sacrifico di mezzi espressivi per dare al racconto la forma "esatta", quella più idonea alla rappresentazione dei contenuti scelti dall'autrice.
    La risposta - nel secondo senso, quello che avvalora l'opera - arriva dall'immediato riscontro di un processo empatico in cui tutti gli elementi della scrittura - in realtà ricchissima nella sua apparente povertà - confluiscono in una sintesi mirabile tra paesaggio umano e paesaggio naturale, traendo l'uno linfa vitale dall'altro.
    Dunque una scrittura nella quale si avverte come la sobrietà sia un traguardo raggiunto dalla scrittrice a costo di uno sforzo anche doloroso.
    Tutt'al più ci si può oziosamente chiedere se questa scrittrice sia una "grande minore", dove però la qualifica di minorità non attiene alla maestria letteraria, che è notevolissima, ma allo scenario limitato delle vicende e dei rapporti delineati e alla brevità della narrazione.
    Si tratta però di altro problema: è certo che la lettura di questi brevi romanzi ripaga ampiamente il lettore che anela alla letteratura.

    ha scritto il 

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