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Il posto delle fragole

Di

Editore: Iperborea

4.1
(75)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 110 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8870911225 | Isbn-13: 9788870911220 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renato Zatti ; Postfazione: Paolo Mereghetti

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Esiste forse per tutti un posto delle fragole, un luogo dove rimane intatto l'incanto dell'infanzia, l'io che eravamo, con la semplicità, l'autenticità e le speranze di quando la vita era davanti, un luogo, che forse c'è ancora dentro o fuori di noi, dove qualcuno può metterci davanti uno specchio e farci vedere quello che siamo diventati. Sono le fragole selvatiche colte nel giardino della casa d'infanzia di Isak Borg, vecchio professore egoista e misantropo, in viaggio a Lund per la celebrazione del suo giubileo all'Università, coronamento della carriera di medico e ricercatore. Da lì i ricordi prendono a intrecciarsi alla realtà, trasformando il viaggio verso Lund in una sorta di pellegrinaggio.
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  • 5

    Poche parole scarne e inquietanti per uno dei film piu' rappresentativi del genere umano. Una sceneggiatura che ci regala Bergman in uno stato di grazia, per un tema che non potra' mai passare di moda o essere risolto.
    Qui, rispetto ad altri, si respira l'aria del mutamento e della trasform ...continua

    Poche parole scarne e inquietanti per uno dei film piu' rappresentativi del genere umano. Una sceneggiatura che ci regala Bergman in uno stato di grazia, per un tema che non potra' mai passare di moda o essere risolto.
    Qui, rispetto ad altri, si respira l'aria del mutamento e della trasformazione, e il posto delle fragole di nostalgica mestizia diventa un luogo dove finalmente è possibile ritrovarsi e raccogliersi in pace.

    ha scritto il 

  • 4

    "E poi ho pensato al bambino che porto in grembo. E poi ho pensato che non c'è altro che freddo e morte e morti e solitudine dappertutto. Da qualche parte deve finire"

    Al ricordo, ci dice Bergman, è affidata la salvezza dell'uomo (il ricordo di un'innocenza che, perduta, si vuole disperatamente ritrovare), mentre il sogno è lì per ammonirlo (per quanto il regista svedese sconfessi scherzosamente le teorie psicoanalitiche, il sogno è, sia nel film che nel romanz ...continua

    Al ricordo, ci dice Bergman, è affidata la salvezza dell'uomo (il ricordo di un'innocenza che, perduta, si vuole disperatamente ritrovare), mentre il sogno è lì per ammonirlo (per quanto il regista svedese sconfessi scherzosamente le teorie psicoanalitiche, il sogno è, sia nel film che nel romanzo, elemento potente e suggestivo, poiché "Schopenhauer dice da qualche parte che "il sogno e una sorta di follia e la follia è una sorta di sogno." Ma si dice anche che la vita è sogno."), per raccontargli della tristezza che lo attende nel futuro (e solo con un pentimento sincero, egli potrà redimersi), per spronarlo a ritrovarsi, per invitarlo a ricongiungersi con la propria umanità.
    Solo in questo modo sarà possibile, per l'uomo, meritare il paradiso; un paradiso che, nella mente di Isak (il protagonista di B., vecchio professore che, durante un viaggio in macchina verso Lund, dove lo aspetta un prestigioso riconoscimento, sogna del passato, e si trova costretto ad affrontare una lotta tutta interiore per cercare di riconciliarsi con esso e, di conseguenza, con il proprio arido presente), somiglia incredibilmente ai lunghi pomeriggi della giovinezza, pieni di sole e d'acqua, di risa e di scherzi (e ci sembra quasi di sentirlo, il canto delle gemelle, mentre si intreccia con la melodia che esce da un piano e con il silenzioso pianto della colpevole Sara); la sola ombra di quel passato spensierato è rappresentata dall'incombere, oscuro, del "posto delle fragole" (lembo di prato sul quale Sara, cugina e grande, amaro amore di Isak, consumò il suo tradimento con il fratello di lui, nonché spazio di confine tra la spensieratezza dell'adolescenza e la crudeltà dell'età adulta) su Isak e sulla sua possibilità (ma anche su quella del figlio, segnato dal mal assortito matrimonio dei genitori, dalla cinica arrendevolezza del padre, dalle infedeltà della madre) d'essere felice, sconfiggendo finalmente l'influsso negativo di una magra e triste eredità (così Marianne, nuora del professore, descrive la madre dell'uomo: "Una donna decrepita, fredda come il ghiaccio da cima a fondo, in un certo senso più terrificante della morte stessa.").
    Il film è, naturalmente, un capolavoro: sobrio (ma si tratta di una sobrietà che, più vicina ad una spoglia nudità che ad altro, diventa vestito perfetto per ammantare, senza coprirlo o tradirlo, ciò che Bergman decide di raccontarci), essenziale e liberatorio, si compone di immagini potentissime.
    Le riflessioni (che, in Bergman, non approdano mai ad una verità assoluta) del regista (sul matrimonio, sulla pietà, sul rapporto genitori-figli, sulla solitudine, sul contrasto scienza-religione) sconcertano e consolano insieme, soprattutto perché raccontano di una speranza che, seppur piccola, resisterà grazie alla propria, disperata tenacia.

    ha scritto il 

  • 5

    Velluto

    E' stato come leggere il velluto. Non mi viene in mente altro per spiegare le emozioni che mi ha dato questo breve racconto. Spero di riuscire a trovare il film. E tutto il resto dell'opera di Bergmar.

    ha scritto il 

  • 5

    Un testo (e un film) sul rimpianto, sulla vita che passa troppo in fretta, sulle occasioni perdute. Dolce-amaro come il calice della vita che si vuota troppo presto per averlo realmente assaporato

    ha scritto il 

  • 0

    Esiste forse per tutti un posto delle fragole, un luogo dove rimane intatto l’incanto dell’infanzia, l’io che eravamo, con la semplicità, l’autenticità e le speranze di quando la vita era davanti, un luogo, che forse c’è ancora dentro o fuori di noi, dove qualcuno può metterci davanti uno specchi ...continua

    Esiste forse per tutti un posto delle fragole, un luogo dove rimane intatto l’incanto dell’infanzia, l’io che eravamo, con la semplicità, l’autenticità e le speranze di quando la vita era davanti, un luogo, che forse c’è ancora dentro o fuori di noi, dove qualcuno può metterci davanti uno specchio e farci ve-dere quello che siamo diventati, quello che abbiamo perduto, quello che forse possiamo ancora ritrovare. Sono le fragole selvatiche colte nel giardino della casa d’infanzia la madeleine di Isak Borg, vecchio professore egoista e misantropo, in viaggio da Stoccolma a Lund per la celebrazione del suo giubileo all’Università, coronamento della carriera di medico e ricercatore. Da lì i ricordi prendono a intrecciarsi alla realtà, trasformando il viaggio verso Lund in una sorta di pellegrinaggio, in cui gli episodi, i sogni, gli incontri sono come tappe di un percorso catartico all’interno di se stesso. Il vedersi attraverso gli occhi degli altri, l’incidente con la coppia in eterno reciproco tormento, la visita alla madre gli lasciano intravedere i suoi fallimenti, il vuoto della sua solitudine e quella verità che sembrano volergli comunicare i suoi incubi: “Sono morto. Anche se sono vivo.” Mentre la presenza della nuora Marianne, la freschezza dei tre ragazzi cui offre un passaggio, Victor e Anders con i loro litigi su Dio, e Sara, così lieve e piena di voglia di vivere, così simile all’amata cugina Sara che ricompare nei suoi sogni, gli aprono la via verso una riconciliazione. La vecchiaia, l’infanzia, la giovinezza, l’esistenza di Dio, le occasioni perdute, la nostalgia, l’amore sono i temi intorno a cui si gioca ancora una volta la partita a scacchi tra la morte e la vita per il possesso di un’anima.

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio, metafora di un percorso interiore, verso la consapevolezza di se, il cambiamento, la nostalgia per la giovinezza e il rimpianto per un'estate che è passata e non potrà più tornare.

    ha scritto il 

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