Il potere del cane

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Big)

4.4
(2409)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 714 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8806198912 | Isbn-13: 9788806198916 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Costigliola

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Art Keller è un poliziotto ambizioso, con una mentalità da crociato, deciso a combattere in prima fila la guerra che gli Stati Uniti hanno lanciato contro il traffico internazionale di droga. Miguel Angel Barrera è il boss della Federación, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani, e i suoi nipoti, Adàn e Raùl, smaniano all'idea di ereditarne l'impero. Nora Hayden, dopo un'adolescenza complicata, è diventata una prostituta d'alto bordo, sempre in bilico tra il cinismo più spinto e un insolito senso morale. Padre Parada è un sacerdote nato e cresciuto in mezzo al popolo, potente quanto incorruttibile. Sean Callan è un ragazzo irlandese di Hell's Kitchen che si è trasformato quasi per caso in un killer spietato, al soldo della mafia. Sono tutti, in modo diverso, coinvolti nel mondo feroce del narcotraffico messicano: una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge sicari senza scrupoli e politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra inganni, tradimenti, vendette spietate. Una guerra dove non esiste innocenza possibile, e dove è sempre in agguato, pronto a esplodere, il male assoluto: quella demoniaca crudeltà di uomini e cose cui una millenaria tradizione ha saputo dare un solo nome, evocativo quanto misterioso. Il potere del cane.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il potere del cane

    A volte si rimane davvero sorpresi.
    Si prende in mano un romanzo, pensando di avere a che fare con il solito e rassicurante thriller da leggere sotto l’ombrellone, ed invece ci si ritrova immersi di p ...continua

    A volte si rimane davvero sorpresi.
    Si prende in mano un romanzo, pensando di avere a che fare con il solito e rassicurante thriller da leggere sotto l’ombrellone, ed invece ci si ritrova immersi di punto in bianco in una storia che trascende gli stilemi della letteratura di genere, arrivando a toccare concetti di valenza universale quali l’onore, l’ambizione, la vendetta, la passione, il sacrificio.
    È il caso di “Il mistero del cane” di Don Winslow che, nell’arco delle 714 pagine del racconto, arriva a rappresentare in maniera precisa e documentata un conflitto sanguinoso ed epocale come quello della lotta al narcotraffico.
    La vicenda, che abbraccia l’arco di un ventennio (comincia nel 1984 e si chiude nel 2004), è incentrata principalmente sul confronto senza esclusione di colpi tra Art Keller, poliziotto tenace ed ambizioso, e la famiglia Barrera, che regge il traffico degli stupefacenti tra Messico e Stati Uniti. Ma ci sono altri personaggi indimenticabili che si inseriscono a poco a poco nella storia, dando lustro al romanzo: il sicario di origine irlandese Sean Callan, l’inquieta prostituta Nora Hayden, l’incorruttibile sacerdote Padre Parada.
    Da tutto ciò scaturisce un romanzo spietato: crudo, coinvolgente, appassionante. Winslow tratteggia magistralmente i personaggi, riuscendo a tirare fuori il meglio ed il peggio da ognuno di loro. In un frenetico alternarsi di accadimenti e di situazioni, abilmente intersecate fra loro, l’autore riesce miracolosamente a costruire una storia trascinante ed avvincente, senza mai perdere il filo logico. La narrazione è scorrevole: non perde un colpo nell’alternarsi di situazioni e personaggi, facendo affidamento su un ritmo brillante che evita pericolose cadute di tensione.
    Ma non si tratta esclusivamente di un noir epico e magniloquente, carico di adrenalina e sostenuto da dialoghi perfetti e personaggi indimenticabili: il lettore si trova ben presto alle prese con una vicenda cruda quanto dolorosa, che affonda le proprie radici nella strettissima e pertinente attualità. “Il potere del cane” è certamente un thriller grandioso e potente, ma è allo stesso tempo un eccellente resoconto su politica, società, relazioni internazionali e, più di un accurato documentario, arriva a spiegare ai lettori i meccanismi torbidi e perversi che stanno alla base della guerra contro i narcotrafficanti.
    Le vicende di fantasia si innestano armoniosamente su fatti reali quali, ad esempio, le operazioni dei servizi segreti statunitensi, di cui Winslow riesce a far emergere il lato più fosco.
    Dalle strade della Grande Mela fino alla grande metropoli di Città del Messico, dalla “porta” di Tijuana alla giungla del Centro America, si rimane sedotti, quasi incantati da questa sporca guerra al narcotraffico. Nell’assurda commistione degli interessi particolari con quelli generali e nell’inconcepibile orgia tra traffico di droga, potenza del denaro e ambiguità della politica, Winslow ha saputo mostrare ai suoi lettori il vero e proprio “cuore di tenebra” (parafrasando Conrad) di un’America che ha ormai perduto le residue tracce di innocenza.
    “Il potere del cane” diventa così un inebriante romanzo sul narcotraffico, terrificante e allo stesso dolente, dotato di un'intensità che non concede un al lettore un solo attimo di respiro: un ritratto perfetto del male e della follia umana che ne fa da corollario.
    Un cenno particolare merita la descrizione del terremoto di Città del Messico del 19 settembre 1985: la ricostruzione degli eventi, precisa e ricca di pathos, ci trasporta immediatamente al centro della vicenda, tra polvere e sangue, calcinacci e rovine.
    Winslow, con questo romanzo, riesce ad elevarsi prepotentemente sulla massa degli scrittori di genere e merita di essere accreditato dell’appellativo di Scrittore (la S maiuscola non è casuale)

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo thriller, illuminante testimonianza (seppure in finzione) delle nefandezze del traffico di droga tra Messico e Stati Uniti, con puntatine in Colombia. E delle quasi altrettanto atroci nefandezz ...continua

    Ottimo thriller, illuminante testimonianza (seppure in finzione) delle nefandezze del traffico di droga tra Messico e Stati Uniti, con puntatine in Colombia. E delle quasi altrettanto atroci nefandezze della guerra a quel traffico. I personaggi sono realistici e vivi, l'azione non rallenta mai, e nonostante le 700 pagine alla fine viene voglia di iniziare il seguito ("Il cartello"). Il che depone sicuramente a favore. Bel libro.

    ha scritto il 

  • 5

    da brividi

    è un romanzo forte... per stomaci forti... la violenza raccontata è ancora più terribile se si considera che la realtà non si discosta dalla finzione..

    ha scritto il 

  • 4

    Se la realta supera la fantasia non voglio sapere niente dei traffici tra Messico e USA. La cosa che mi ha sconvolto è che vogliono costriure un muro per le persone che entrano illegalmente in America ...continua

    Se la realta supera la fantasia non voglio sapere niente dei traffici tra Messico e USA. La cosa che mi ha sconvolto è che vogliono costriure un muro per le persone che entrano illegalmente in America e intanto passano tonnellate di droga? Armi? Non ci voglio pensare, voglio credere che 700 pagine di narcotraffico siano tutte inventate. Che i buoni trionfano senza macchia e che la situazione in America del sud non è così devastante. È un modo per non sentrmi colpevoli verso i poveri di ogni sud del mondo....io volevo leggere un buon giallo. È un ottimo racconto giallo e i personaggi sono descritti in modo mirabile ma alla fine? Un amaro in bocca e allo stomaco. Il nostro eroe lotta tutta la vita contro il traffico di droga e poi?

    ha scritto il 

  • 5

    Il potere del cane di Don Wilson.
    Pubblicato da Einaudi Super ET, (prima edizione "stile libero big"). 2005. Traduzione di Giuseppe Costigliola.

    Don Winslow, nasce a New York nel 1953. Scrittore e sce ...continua

    Il potere del cane di Don Wilson.
    Pubblicato da Einaudi Super ET, (prima edizione "stile libero big"). 2005. Traduzione di Giuseppe Costigliola.

    Don Winslow, nasce a New York nel 1953. Scrittore e sceneggiatore, è stato anche molto altro: investigatore privato, consulente legale, diverse volte attore e guida di safari. Attualmente si dedica alla scrittura e alla sceneggiatura. Diversi sui libri sono stati trasformati in film. Viene ragionevolmente considerato uno dei più rinomati e rappresentativi scrittori del genere poliziesco contemporaneo. Tra alcuni suoi lavori possiamo ricordare Il cartello (seguito attesissimo che ha visto la luce dopo ben 10 anni da Il potere del cane) e Le belve (da cui è stato tratto un film diretto da Oliver Stone, di cui l'autore ha curato la scenografia), giusto per citare i più conosciuti.

    "Scampami dalla spada,
    Dalle unghie del cane la mia vita" - Salmo 22,21

    Come può essere definito Il potere del cane?
    Sicuramente un romanzo. Un po’ thriller e poliziesco e un po’ storico, dati i molti riferimenti a vicende e personaggi realmente esistiti. Si tratta (sicuramente) di un lunghissimo resoconto che attraversa quasi 30 anni di storia, su come la vendetta e l'ossessione di un uomo che potremmo (e vorremmo) reputare buono può scatenare, per un errore di valutazione, o forse per leggerezza, una guerra spietata. Non è una storia di buoni contro cattivi. Ognuno dei personaggi divide il proprio essere tra bontà e malvagità (più spesso crudeltà) per tutto ciò che non li riguarda da vicino. Si tratta di un romanzo sull'avidità e la necessità di detenere potere, in qualsiasi sua forma possa manifestarsi. Un romanzo che magistralmente, dalla metà degli anni '70 al 2000, viaggiando per quasi tutte le Americhe, intreccia e butta sul piatto le storie e le vicende di personaggi un po’ buoni, un po’ crudeli, un po’ spacciati e pronti a tutto. Ad esempio il poliziotto, Keller, che mentre vive la sua vita e il suo lavoro innesca una sequenza di fatti che sempre di più si macchieranno di rosso sangue, senza che riesca (o voglia) provare a stopparne la sequenza. Tio Berrera, prima poliziotto e diplomatico, potentissimo Padron della federacion di narcotrafficanti senza scrupoli, nè cuore nè anima. Si racconta dei suoi due nipoti: Adan, che sembra deciso a rimanere umano e Raul che è spietato e in cerca di vita comoda e violenza e dei loro molti sicari e affiliati. Si racconta di Parada, cardinale comunista e quasi anticlericale, che viene a patti con il potere e che decide di usarlo per rimanere tra la gente per fare del bene. Ma come ogni buono - quasi ingenuamente - subisce le spietate conseguenze del male. Si parla di Nora, sua grande amica, prostituta di alto bordo e di grandissima dignità umana, che non si fa piegare ne spezzare da questa selva di uomini crudeli e violenti. C'è poi Callan, prima ragazzino, poi uomo e sicario: è irlandese e freddo. Poche cose riescono a smuoverlo e nonostante la sua efferata crudezza (più che crudeltà), è uno dei pochi umani presenti in questo racconto di sangue. Di protagonisti ce ne sono molti altri, tutti intrecciati tra loro, tutti che si incontreranno o scontreranno, a seconda delle fazioni, delle passioni e delle situazioni in cui decideranno di infilarsi. Per nessuno di loro sembra poterci essere un lieto fine: ognuno di loro segue la sua ossessione, la sua sete di sangue e la propria necessità di redenzione. Il potere del cane è però più forte, e forse davvero non c'è scampo.

    Sono 700 pagine di storie, che formano una rete fittissima che si dipana magistralmente su un tema bruciante: il narco traffico, o meglio la guerra al narcotraffico. Ci sono i piccoli spacciatori e i padroni ricchi e potenti, i poveri costantemente schiacciati dai cattivi e dai buoni, i poliziotti e gli sbirri, i preti e le prostitute, i corrotti e i corruttori.
    Le tinte sono forti, il tema forse un po’ lontano da ciò che ci accade tutti i giorni, ma certamente non si può rimanere indifferenti a ciò che succede in queste pagine. La capacità di Winslow di delineare i personaggi e di incastrarli nella trama e negli avvenimenti non ci può lasciare indifferenti: sia che si odia, sia che si ama, ognuno di loro rimane impresso nella mente. Sperando per loro una fine dignitosa…o crudele.

    Ho apprezzato molto la scelta di Winslow di narrare in terza persona, di introdurre ogni momento della vicenda con un capitolo dedicato, con un luogo di riferimento e una citazione in grado di aiutarci ad immergerci nell'atmosfera giusta. Anche se ogni uomo o donna protagonisti di questo romanzo avrebbe potuto a pieno titolo meritarsi una narrazione in prima persona.

    Senza esagerare considero il potere del cane uno dei migliori libri che abbia mai letto. Si tratta di un' opera gigantesca dove parrebbe facile perdersi e invece non è così. La trama si snoda agile e sinuosa. Ogni avvenimento, anche macabro, ti guida e un po’ ti attira, tenendoti incollato. Eccome come 700 pagine riescono a scorrere in un batter d'occhio. Arrivare alla fine è un dispiacere.
    Nonostante conoscessi alcuni avvenimenti legati ai fatti narrati, come la guerra alla droga e al narcotraffico, questo romanzo mi ha dato innumerevoli spunti per approfondire il tema e per conoscerne meglio e vicende reali che l'hanno ispirato.

    Terribile e seducente. Per stomaci forti. 5/5

    ha scritto il 

  • 4

    Col fiato sospeso

    Era da tempo che non leggevo un buon libro d'azione. Molto "cinematografico" nella narrazione sia per la rapidità con cui si susseguono gli eventi, sia per l'elevata frequenza di dialoghi.
    Sapere poi ...continua

    Era da tempo che non leggevo un buon libro d'azione. Molto "cinematografico" nella narrazione sia per la rapidità con cui si susseguono gli eventi, sia per l'elevata frequenza di dialoghi.
    Sapere poi che tutto quello che è raccontato prende spunto dalla realtà lascia impietriti. Non ho potuto non dedicarmi subito al suo seguito "Il Cartello".

    ha scritto il 

  • 4

    Intenso, violento, scioccante

    Questo è un romanzo estremamente complesso e ambizioso, che di certo ha richiesto all’autore un enorme lavoro di ricerca sulle dinamiche del traffico di droga tra Messico e Stati Uniti. Non conosco be ...continua

    Questo è un romanzo estremamente complesso e ambizioso, che di certo ha richiesto all’autore un enorme lavoro di ricerca sulle dinamiche del traffico di droga tra Messico e Stati Uniti. Non conosco bene l’argomento, ma l’impressione che ho ricevuto dalla sua lettura è che l’autore racconti fatti reali, anche se ovviamente i personaggi e i dettagli delle loro specifiche storie sono inventati. Sono però assolutamente plausibili.
    Durante la lettura ho rivisto nella mia mente alcune scene del film “Sicario” e ho provato la stessa sensazione di disagio, ma mille volte amplificata dal potere evocativo della parola scritta.
    La storia sa essere coinvolgente, e quindi scioccante, laddove si arriva a raccontare efferati atti di violenza e omicidio. Alcune sequenze lasciano col fiato sospeso e ti spingono a continuare la lettura finché non sai come va a finire. Essa contiene tanti di quei doppi e tripli giochi che è difficile vedere un colpo di scena mentre arriva. Magari sai che sta per arrivare, ma non hai proprio idea di cosa succederà.
    Ho particolarmente gradito, poi, il collegamento tra l’inizio del romanzo e la fine di uno degli ultimi capitoli.
    In generale si tratta di un libro che va affrontato con l’intenzione di leggerlo in un breve periodo, poiché l’abbondanza di dettagli mette a dura prova la memoria del lettore. Personalmente trovo che questo sia un aspetto positivo per un romanzo, poiché segno di un gran lavoro di strutturazione della trama e perché mi stimola come lettrice.
    Di contro ci sono alcuni aspetti che mi hanno impedito di dargli il massimo dei voti.
    Il romanzo presenta tantissimo info-dump sui traffici di droga, la politica e tutto ciò che ci gira attorno. Capisco che sia essenziale per far comprendere il contesto in cui si svolge la trama, ma ho avuto difficoltà a leggere tutte queste informazioni e tendevo a saltarle, senza che questo mi facesse perdere nulla di essenziale sulla comprensione della storia, perché ero più interessata ai personaggi. Tutto ciò spezza parecchio l’azione, facendo sì che nel libro si alternino pagine raccontate, che tendono ad annoiare (a meno che tu non sia interessato all’argomento), ad azione vera e propria.
    Ci sono inoltre troppi personaggi. Non è un problema di per sé, ma la loro eccessiva quantità rende faticosa l’immedesimazione in essi. È difficile riuscire a “sentirli” dentro di sé e, quando ci riesci, poi spariscono per decine di pagine.
    In particolare la scelta di dedicare ognuno dei primi tre capitoli a un personaggio è abbastanza dispersiva. Sono stata sul punto di abbandonare il libro al secondo capitolo, perché non vedevo alcuna attinenza col primo. Era come se fosse un’altra storia. Solo alla fine del terzo ho iniziato a ricollegare le cose e ad apprezzare l’intreccio, ma non tutti i lettori riescono a spingersi così avanti, anche perché i capitoli sono molto lunghi.
    Infine, c’è davvero molta violenza, mostrata in maniera molto diretta, che lo rende non adatto a persone facilmente suggestionabili. Io stessa sono stata contenta di averne finito la lettura, perché a tratti il libro mi stava deprimendo e impressionando. Anche questo aspetto non è di per sé negativo, poiché dimostra quanto il libro riesca a coinvolgere il lettore, ma personalmente non amo questo tipo di coinvolgimento così profondo con atti violenti e spesso disgustosi.
    In altre parole, è un grande libro, un romanzo potente, ma avrei preferito non averlo letto, poiché mi ha lasciato con tanti sentimenti negativi. Per questo motivo non credo che leggerò il seguito.

    ha scritto il 

  • 0

    scarface.
    nel 1983 brian de palma riprese il vecchio omonimo film degli anni '30 ispirato alla figura di al capone [lo sfregiato], lo trasportò ai giorni nostri [rectius: suoi], sostituendo il whisky ...continua

    scarface.
    nel 1983 brian de palma riprese il vecchio omonimo film degli anni '30 ispirato alla figura di al capone [lo sfregiato], lo trasportò ai giorni nostri [rectius: suoi], sostituendo il whisky con la cocaina, gli italiani con gli esuli cubani e paul muni con al pacino.
    brian de palma non è mai stato un regista di riferimento nel mio ormai tramontato periodo cinefilo. nei suoi film, peraltro spesso ottimi, mi sono sempre sembrati più evidenti i difetti che i pregi. in quasi tutti i suoi film, la verità.
    perché scarface è un capolavoro.

    anche winslow ha letto shakespeare. e ha studiato l'evoluzione dell'imperialismo americano.
    è partito dalla storia con la s grande, da questa ha preso in prestito alcuni personaggi, ad altri ha cambiato il nome e ci ha costruito sopra la sua tragedia.
    di winslow avevo letto l'inverno di frankie machine, trovandolo mediocre seppure utile a passare il tempo. qui il racconto si allarga, i protagonisti sono molti. e lui scrive meglio.
    anche se.
    quel meglio parte dopo circa metà delle quasi 1.400 pagine di questo romanzo. ed è un meglio che non diventa mai qualcosa di più.
    all'inizio i protagonisti sono quasi intercambiabili. il poliziotto potrebbe vestirsi con la camicia dell'irlandese che potrebbe indossare la giacca del messicano e nessuno se ne accorgerebbe. per fortuna quel camion diesel di winslow a un certo punto ingrana la marcia e procede a fornire un minimo di caratterizzazione a tutti. anzi, introduce pure qualche cambiamento, un minimo di evoluzione. un minimo. l'indispensabile.
    il buono sta nella storia che scorre sotto la vicenda narrata. ripassare quello che è successo negli ultimi ventanni del secolo scorso nel continente americano è utile. con i buoni che diventano cattivi e viceversa, a seconda dell'interesse personale, più volte nel corso di pochi anni. perché il capitalismo ha una brutta faccia, anche se guardarlo negli occhi può servire al massimo a farci vergognare per cinque minuti. i soldi sono tutto. per gli statunitensi la coperta è data dal comunismo, che è il loro vero contributo alle motivazioni farlocche storicamente utilizzate per giustificare i conflitti. prima del vietnam di guerre di religione, la verità, non se ne poteva più. [ora la moda è tornata].
    winslow ne ha per tutti. reagan, giovanni paolo II, la chiesa cattolica, la cia, il governo messicano, la polizia messicana, i politici messicani, i ricchi messicani, i messicani.
    a provare empatia per i personaggi inventati da winslow si fa fatica. anche quendo prendono una forma accettabile restano sempre piuttosto standardizzati. eppoi tutta questa etica, tutto questo senso del dovere, i killer dai buoni sentimenti, il lato quotidiano di spietati gangster, le puttane supereroine. e sangue, ossa, efferatezze e lacerti a camionate. e che palle.
    winslow è uno scrittore di destra che esegue le sue sentenze, senza avere il coraggio di disattendere fino in fondo [come dovrebbe] i desideri del suo lettore. che è trasversale: l'etica di winslow, con il suo anticapitalismo espresso, non può dispiacere al lettore di sinistra. destra e sinistra con lui possono andare d'accordo.
    il racconto è avvincente. qua e là incongruente, irrealistico, irrazionale, inverosimile. ma è indubbiamente avvincente. le ultime pagine volano, si saltano i periodi.
    winslow conosce tutti i trucchi del mestiere. dall'andare a capo. alla frase che vale un punto. ai periodi secchi. ai periodi lunghissimi e rotolanti. al sesso/alla violenza quando serve. all'effetto sorpresa [questo, però, non sempre gli riesce. se non si è al primo winslow certi meccanismi sono facilmente prevedibili]. cerca, e questo lo sa fare, di farti respirare al ritmo del suo film d'azione.
    perché questo è un film.

    non ve lo avevo detto?

    ha scritto il 

  • 4

    Atlante geopolitico americano

    Bravo, bene, bis (poi il bis c'è stato ed è The Cartel).
    Non vi fate fregare dalla guerra alla droga, alla fine c'è sempre quella storia dei ricchi e dei poveri che devono rimanere schiacciati per far ...continua

    Bravo, bene, bis (poi il bis c'è stato ed è The Cartel).
    Non vi fate fregare dalla guerra alla droga, alla fine c'è sempre quella storia dei ricchi e dei poveri che devono rimanere schiacciati per far vivere nel lusso l'un per cento, per mille, per un milione

    ha scritto il 

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