Il potere e la gloria

Di

Editore: Mondadori (oscar)

3.9
(711)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 291 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Olandese , Portoghese

Isbn-10: A000039089 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elio Vittorini

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Questo prete renitente e condannato a morte dal potere pubblico e sulla cui testa pende una taglia (il dramma si svolge in un Messico in balia di governanti atei e persecutori), che cerca di salvarsi come d'altro canto hanno fatto tutti gli altri preti, anche i piu virtuosi, e che in effetti si salva e passa la frontiera, ma che ritorna ogni volta che un morente ha bisogno di lui, perfino quando crede che il suo soccorso sarà vano e addirittura quando non ignora che si tratta di una trappola e che chi lo chiama lo ha già tradito, questo prete ubriacone, impuro e tremante davanti alla morte, si sacrifica senza perdere per un solo istante la consapevolezza della propria bassezza e vergogna. In questo falso-cattivo prete non è la virtu che appare in contrasto col peccato, ma la fede. La fede nel carattere sacrale che ha ricevuto nel giorno della sua ordinazione, nel potere che lui solo (dopo che tutti gli altri sono stati massacrati oppure sono fuggiti) reca nelle mani indegne e tuttavia consacrate. François Mauriac
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  • 4

    il potere e la gloria

    Mi ha colpito molto la figura di questo prete, in fuga dal pericolo della fucilazione in un Messico che rifiuta la religione cristiana, ma anche in fuga da se stesso. Non ha amato il prossimo se non i ...continua

    Mi ha colpito molto la figura di questo prete, in fuga dal pericolo della fucilazione in un Messico che rifiuta la religione cristiana, ma anche in fuga da se stesso. Non ha amato il prossimo se non in maniera convenzionale, senza mai donarsi realmente, ma non può sottrarsi al richiamo di quel Cristianesimo che gli apparirà, in questo suo fuggire, come religione del Perdono, e così diventa, suo malgrado, un martire.

    ha scritto il 

  • 3

    A pensarci bene, se ci mettessero le mani sopra un Rodriguez o un Tarantino, tra preti ubriaconi e rinnegati, poliziotti filosofeggianti, sangue, merda e tanti, tantissimi messicani, potrebbe venirne ...continua

    A pensarci bene, se ci mettessero le mani sopra un Rodriguez o un Tarantino, tra preti ubriaconi e rinnegati, poliziotti filosofeggianti, sangue, merda e tanti, tantissimi messicani, potrebbe venirne fuori un bel western dei loro. Graham Greene l’aveva pensato però in maniera diversa, come una sorta di parabola, svolgimento narrativo di un’idea che doveva essere particolarmente cara a San Paolo, perché ci ritorna spesso in quelle sue esperienze pastorali troppo facilmente ridotte a dottrina – l’idea, intendo, per cui il vangelo che annuncia è come un «tesoro in vasi di creta», in quanto affidato a persone fragili, scelte appositamente da Dio per confondere i forti e i sapienti di questo mondo. Certo, la location è ben definita: il Messico postrivoluzionario delle persecuzioni anticlericali degli anni ’20-’30, ma la storia potrebbe tranquillamente svolgersi in un futuro mondo secolarizzato in cui il rito cristiano non abbia più significato del brivido inconsapevole e atavico procurato da un gatto nero quando ci taglia la strada. Il protagonista, del resto, non ha un nome, e neppure un volto ben definito, se è vero che i suoi stessi persecutori non lo riconoscono dalle foto appese nelle loro centrali. La sua condizione è scolpita nell’etichetta caricaturale di “prete dell’acquavite”, cui deve la sua torbida fama: quella di un perseguitato che continua ad attraversare clandestinamente il paese, cedendo spesso al vizio del bere e occasionalmente a quello del sesso, schiacciato dal peso della sua indegnità, «conscio della propria disperata insufficienza» e ciò nonostante pervicacemente impegnato a riattivare il culto nei luoghi in cui di volta in volta sosta, per mezze giornate o poco più, destando al tempo stesso conforto e preoccupazione nella gente (su cui le autorità spesso e volentieri infieriscono per ritorsione quando scoprono che l’hanno ospitato). Non si capisce bene se lo faccia per rassegnazione, superstizione, senso del dovere o perché animato da una sincera vocazione – e forse proprio in questo guazzabuglio sta il fascino di un personaggio nè canaglia nè martire. Il quale sa benissimo di offrire una pessima testimonianza a un messaggio che ormai egli stesso stenta a capire: in mancanza di altri preti, i bambini «da lui avrebbero preso le loro idee sulla religione Ma era pure da lui che prendevano Dio sulle loro bocche... Senza di lui, sarebbe stato come se in tutto quello spazio tra il mare e le montagne Dio avesse cessato di esistere». Ecco perché sarebbe forse più opportuno tradurre il titolo con La potenza e la gloria, riecheggiando la formula liturgica che sta tra il Padre Nostro e il segno di pace durante la Messa, alle soglie della comunione. Quella potenza che accetta, appunto, di farsi toccare e consacrare da fragili mani umane, non importa quanto sozze (benché lavate, ritualmente, dal chierichetto di turno).

    Certo, per chi crede, qui è racchiuso un mistero profondo. Ma si manifesta anche un possibile paradosso tutto cattolico. «Non poteva più sentire nessun significato in preghiere simili; l’Ostia era un’altra cosa: metterla tra le labbra d’un uomo morente, era come mettervi Dio. Quella era un fatto, qualche cosa che si poteva toccare, ma questa era soltanto una pia aspirazione. Perché Qualcuno avrebbe dovuto ascoltare le sue preghiere? Il peccato era una forza che impediva loro di salire: egli poteva sentire le proprie preghiere grevi come il cibo indigesto nel proprio corpo, incapaci di evasione». Questo oggettivismo esasperato, per cui Dio c’è davvero solo dove c’è un suo ministro, sia pure inadempiente, solo dove ci sono il pane e il vino, rischia di farci scivolare davvero verso la pura magia devozionale. Siamo fragili, d’accordo. Ma Paolo stesso aggiunge che il nostro corpo è anche «tempio dello Spirito». Hai voglia a ingozzarlo di ostie: se non c’è conversione, anche il pane eucaristico finisce nella latrina, esattamente come il lievito dei farisei. Per questo, a mio avviso, il momento più alto del libro è quando il prete trascorre una notte in prigione, questo luogo «molto simile al mondo: traboccante di lussuria, di crimini e d’amore infelice; pieno di fetore; (...) la gente si aggrappava a quanto poteva esser causa di piacere e di orgoglio, in mezzo a stenti e in un ambiente sgradevole; non c’era tempo di fare qualche cosa che valesse la pena di fare, e si sognava sempre di evadere». Qui, in mezzo agli assassini, «delinquente, in mezzo a un’orda di delinquenti», il nostro prova per la prima volta un sentimento che non aveva mai sperimentato quando organizzava le riunioni della parrocchia e la gente faceva la coda per baciargli la stola, ai bei tempi in cui era credente per abitudine e commetteva solo peccatucci veniali. «Allora, nella sua innocenza, egli non aveva provato amore per nessuno: ora, nella sua corruzione, aveva imparato a...». La frase resta sospesa. Eppura solo qui, libero dal paraocchi perbenista di chi divide il mondo in santi e peccatori, il prete, senza assolvere se stesso, capisce che non può neppure condannare gli altri e che l’odio è «semplicemente una mancanza di immaginazione». Sul Golgota, in mezzo ai ladroni, non fa più prediche. Il mattino dopo lo costringeranno a lavare i bagni della prigione: in quel gesto umile e inutile di pulizia della lordura degli ultimi eccolo dare finalmente senso e concretezza storica all’atto che celebra sull’altare. Anche se, forse, non se ne rende conto. La consapevolezza di ciò lo sfiora appena. Se l’avesse capito, del resto, sarebbe diventato l’eroe che non è.

    ha scritto il 

  • 5

    la cosa meravigliosa del cristianesimo è che mette nelle mani di pescatori il potere di fare miracoli. eleva delle scortecciate reti da pesca a briglie d'oro con cui ingabbiare l'intima essenza dell'u ...continua

    la cosa meravigliosa del cristianesimo è che mette nelle mani di pescatori il potere di fare miracoli. eleva delle scortecciate reti da pesca a briglie d'oro con cui ingabbiare l'intima essenza dell'uomo e del mondo. ci offre un dio potenzialmente peccatore, sul limitare dell'orrendo abisso e ce lo restituisce con il più alto repertorio di immagini di morte e tortura che l'uomo abbia mai concepito: il golgota e la crocifissione.
    un dio bistrattato, che non è mai profeta nella sua terra, che dice ai demoni di tacere e non pronunciare che egli è il "santo di dio" (Marco I, 25), per oscuri e reticenti timori. un dio a cui sembra la sua ora non debba mai arrivare: rimprovera sua madre alle nozze di cana, e prega nel getsemani di allontanare quel tremendo calice. al pari del prete dell'acquavite del romanzo di greene, che ha conosciuto il peccato e rimanda la sua fine pur sapendo quanto balsamo essa abbia, un prete su cui è "caduta l'iniquità di tutti", per il tradimento di uno, cristo viene consegnato ai suoi aguzzini. (spoiler!!!) per il tradimento del meticcio il prete viene fucilato. (fine spoiler) ci vuole il gesto di un peccatore per interrompere l'eterna fuga dalla redenzione. la salvezza, come tutto l'edificio messianico, poggia su un peccato, paradossale riscatto. la salvezza si impasta con la farina della abiezione e delle corruzione. sono disseminati ovunque indizi di questa preferenza, in tutti i testi biblici. perché a dio, così come ai romanzieri, e ai romanzieri come greene, non importa nulla della bontà; dio non ha mai amato le suore di clausura consacrate a lui fin dalla tenera infanzia. dio temo si annoi profondamente con queste suore di clausura. a dio piace la grazia, l'esplosione improvvisa della sua potenza nella vita di un uomo. dio ama manifestarsi nelle minuzie, così come la penna dei grandi romanzieri. quando la grazia si esprime è sempre accompagnata da prodigi della natura. i veli del tempio si squarciano. le mura di gerico crollano su loro stesse. le nubi si aprono e una voce come un rombo di tuono pronuncia alcune sacre parole. terremoti scuotono le viscere della terra e la fendono. quando pensiamo che la felicità sia una risalita verso il cielo, ecco che viene Cristo, ecco che viene Graham Greene, con il suo prete cencioso, sudato, ubriaco, a dirci, come fa con sublime poesia Rilke, "quando pensiamo che la felicità sia un'ascesi, abbiamo l'emozione, che quasi sgomenta, di una cosa felice cadendo". Cadere è bello; altrimenti la nostra lingua avrebbe detto saliamo in amore. e invece no:
    Falling in love.

    http://youtu.be/yvbdIjh5uU8

    ha scritto il 

  • 4

    obbligatorio nei seminari

    Poche volte mi sono imbattuto in uno scritto che celebrasse, in un modo così violentemente sincero, il profondo malessere della fede, e sopratutto del dubbio della fede. Cos'è la fede? Cos'è essere cr ...continua

    Poche volte mi sono imbattuto in uno scritto che celebrasse, in un modo così violentemente sincero, il profondo malessere della fede, e sopratutto del dubbio della fede. Cos'è la fede? Cos'è essere cristiani? Qual'è il livello di per cui è giusto o sbagliato quello che faccio dal punto di vista della fede. Il protagonista, nella sua inutile fuga per la vita, si dibatte continuamente in questi dubbi mai banali, scontrandosi con una società violenta che combatte per abbattere questi 'falsi miti'. La falsa fede usata per ammorbare ed addomesticare le masse, la vera fede da cercar con in lumicino tra l'ipocrisia imperante. I'amministrare la fede come fonte di benessere personale. C'è moltissimo in questo libro, a volte ostico, a volte oscuro ma sempre lucidissimo nel dubbio della fede. Un dubbio che rimane irrisolto come era inevitabile. Da consigliare a qualche alto prelato che della fede, e del potere che ne deriva, fa un uso perlomeno personale. Da consigliare anche a chi è nel dubbio della fede: dopo la lettura sarà ancor più nel dubbio. Invitante e profondo come il suo problematico autore. Leggetelo a posto di tanti inutili ammassi di pagine contemporanei.

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio nelle proprie debolezze

    “Il potere e la gloria” è il libro ritenuto il capolavoro di Graham Greene.

    Il protagonista è un sacerdote che vive in Messico all’inizio dello scorso secolo. Viene introdotto lentamente nel romanzo e ...continua

    “Il potere e la gloria” è il libro ritenuto il capolavoro di Graham Greene.

    Il protagonista è un sacerdote che vive in Messico all’inizio dello scorso secolo. Viene introdotto lentamente nel romanzo e ne facciamo la conoscenza passo passo, con il procedere degli eventi, così come avviene nella vita reale quando incontriamo qualcuno.

    Durante un viaggio lungo e doloroso in un Messico caldo, umido, afoso, asfissiante, puzzolente, quasi un pianeta abbandonato, iniziamo a capire che il prete è tutt’altro che perfetto. E’ un ubriacone, è soprannominato il prete dell’acquavite, è un debole. Ha avuto una figlia da una relazione con una donna, è meschino; è un vigliacco. In un periodo in cui la polizia perseguita i cristiani ed i preti, invece di mostrare dignità, fugge, nonostante la sua fuga sia causa di uccisioni di innocenti.

    Questo strano prete lo conosciamo attraverso gli occhi dei vari personaggi che incontra, che interagiscono con lui in modo differente mettendo in luce aspetti diversi del suo carattere. E in fondo Greene lascia a noi la possibilità di immedesimarci in uno o nell’altro personaggio e dare quindi una differente interpretazione del valore del sacerdote, che ha certamente limitazioni evidenti, ma anche lati positivi. Il prete è tormentato, patisce la sua debolezza, ma mostra una notevole umanità, sensibilità e tenerezza. In fondo è un uomo come tutti noi, né buono né cattivo, con difetti e pregi, che si macera nella consapevolezza della sua indegnità.

    Greene è uno scrittore dichiaratamente cattolico. E si domanda in questo libro da chi sia rappresentato, qui sulla terra, in questo Messico ai confini del mondo, il potere e la gloria di cui si parla nella messa: "Tuo è il Regno, tua la potenza e la gloria nei secoli”. Il potere e la gloria, per Greene, si possono trovare anche incredibilmente nascosti sotto le vesti luride e stracciate di questo prete meschino e traditore continuamente in bilico tra bene e male. Un prete limitato, ma umano come noi, che soffre come noi, ma che alla fine decide di affrontare i suoi demoni e di fare finalmente il prete, smettendo di fuggire. Un prete che, nonostante la disperazione, mantiene la sua vocazione.

    C’è un’altra domanda cui il libro forse tenta di rispondere: "c’è qualcuno che è in grado di ascoltare e condividere i problemi che ci opprimono?" Infatti tutte le figure che incontrano il prete hanno l’esigenza di parlargli, di raccontargli i propri problemi e le proprie disgrazie, di confessarsi. Ma anche lo stesso sacerdote “vive” questo perenne struggimento, perché anche lui cerca invano qualcuno cui poter confidare le sue sensazioni, i suoi disagi e le sue angosce. Qualcuno in grado di giudicare il male delle sue azioni ma nel contempo salvarne il bene.

    "Il fatto ch'io sia un codardo, e tutto il resto, non ha molta importanza. Posso mettere Dio lo stesso nella bocca di un uomo, e posso dargli il perdono di Dio. Anche se ogni prete della Chiesa fosse come me, non ci sarebbe nessuna differenza sotto questo aspetto"

    Una confessione lunga, profonda, terribile, struggente, contorta e quasi interminabile di un uomo che in fondo è come tutti noi. Una analisi psicologica esasperata.
    Isolamento, disperazione, ma anche tantissima umanità in questo libro molto bello, anche se dal ritmo molto molto lento.
    Un romanzo interessante, anche per un non cattolico come me.

    ha scritto il 

  • 4

    Per una seconda lettura...

    Invoglia anche me, in questo intenso gelo, bere un piccolo sorso d'acquavite Veracruz, ma non avendo altro debbo accontentarmi di quel che passa il convento mentre nell'immaginario collettivo scambio ...continua

    Invoglia anche me, in questo intenso gelo, bere un piccolo sorso d'acquavite Veracruz, ma non avendo altro debbo accontentarmi di quel che passa il convento mentre nell'immaginario collettivo scambio quattro chiacchiere con un forestiero giunto da poco in città. Si è nel 1940, il Messico è insanguinato dalla rivoluzione che s'illude di distruggere l'unica fonte di speranza con la deportazione e la fucilazione di tutti i preti. Queste sono le pagine iniziali de "Il potere e la gloria" di Graham Greene, uno struggente romanzo che descrive uomini semplici, immersi nelle brutture di una vita infelice e disgraziata. L'A. per sua stessa ammissione Ë dichiaratamente cattolico mentre il suo personaggio principale, il prete spugna o dell'acquavite, Ë costretto a vivere braccato e in solitudine non riuscendo a essere totalmente fedele agli aspetti del suo ministero. Rimane cosÏ l'ultimo prete superstite alle continue persecuzioni dell'esercito rivoluzionario messicano; Ë, inoltre, anche padre ... Il romanzo celebra la misericordia di Dio, all'interno s'intrecciano varie storie che rendono il testo interessante; particolare è la forma in cui sono scritti i dialoghi perché si perde il filo logico della storia. Ho trovato molto interessante l'autocoscienza del prete che ha un profondo tormento interiore e si ritiene inadatto a predicare la fede cristiana in quanto alcolista e reduce da una relazione con una donna che lo porta , alla fine, al pentimento chiedendo di essere confessato per estinguere i suoi peccati. E' anche il trionfo della compassione per l'infelicità altrui che spinge ad agire per alleviarla contro ogni moralismo, disperato giudice di se e degli altri. Si pone dunque una domanda: che tipo di personaggio vogliamo essere incontrando un prete cosÏ? Vogliamo essere l'ispettore o la bambina, la donna che lo ama o il vescovo traditore? Tutto ciò spetta alla nostra coscenza e alla nostra libertà, Ë la bellissima cosa che la letteratura ci fornisce; noi per primi, non soltanto i protagonisti all'interno della vicenda, siamo portati sempre ai confini di noi stessi.

    ha scritto il 

  • 4

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    In un Messico ateo, comunista e anti-cristiano - dove i mini ...continua

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    In un Messico ateo, comunista e anti-cristiano - dove i ministri della Chiesa sono costretti a sposarsi o perire - l'ultimo prete fugge per tutto il paese alla ricerca di acquavite.

    ha scritto il 

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