Il pozzo della solitudine

Di

Editore: Newton & Compton

3.9
(348)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8879838989 | Isbn-13: 9788879838986 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lucio Angelini

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La ricerca dell’amore degli “sbagliati”

    Stephen Morton, nonostante quello che lascia intendere il suo nome, nasce femmina, da due genitori che fino all’ultimo hanno sperato di avere un maschio e questa neonata bruttina, con i fianchi strett ...continua

    Stephen Morton, nonostante quello che lascia intendere il suo nome, nasce femmina, da due genitori che fino all’ultimo hanno sperato di avere un maschio e questa neonata bruttina, con i fianchi stretti e che, crescendo, mostrerà sempre più tratti mascolini, sembra quasi una burla del loro desiderio. Ma questa bambina sorridente e selvatica riesce a scavarsi un posto speciale nel cuore di suo padre, mentre la madre non riuscirà mai a comprendere questa figlia che, in fondo, rimpiange di aver avuto e soprattutto rimpiange di non avere pienamente, dal momento che Stephen non ha intenzione di comportarsi come una qualunque fanciulla della buona società. Se le altre ragazze preferiscono comprare bei vestiti e venire invitate al tè dalle loro amiche, Stephen preferisce indossare abiti più comodi e dal taglio maschile e cavalcare i suoi amatissimi cavalli; se le altre ragazze amano farsi corteggiare dai bei giovanotti, Stephen rifiuta la proposta di matrimonio del suo amico Martin perché il suo cuore anela a bianche carni femminili piuttosto che ai rudi tratti di un uomo.
    Quando si avvicina all’età adulta, Stephen deve prendere coscienza del fatto di essere un’ “invertita”, come la società definisce le persone come lei, un’omosessuale.
    Per Stephen, questo suo destino di vita si rivelerà essere fonte tanto di dolcezze impareggiabili, quanto di profonde sofferenze, perché per lei ogni amore che le farà palpitare il cuore si rivelerà fonte di ostracismo da parte della società, compresa sua madre, e di pugnalate al cuore per sentimenti non ricambiati o per quello che credeva fosse amore mentre in realtà era solo un gioco da parte dell’altra.
    E quando penserà di aver trovato la felicità, quella completa e destinata a durare per la vita, si ritroverà a scontrarsi con quella che è la dura realtà dell’esistenza degli “sbagliati” che sembra confluire verso un unico punto: il nero e profondo pozzo della dolorosa solitudine alla quale il mondo condanna coloro che amano chi è del loro stesso sesso.
    Ma pure nel dolore più grande e nella solitudine che già la attanaglia, Stephen trova la forza di risollevarsi, in nome di tutti suoi simili che soffrono come lei e che muoiono e che sono accomunati, oltre che da una sola comune natura, da un unico grido rivolto a Dio: “Anche noi esistiamo”.
    Questo romanzo, scritto dalla scrittrice e una delle prime militanti LGBT Radclyffe Hall, fece non poco scandalo quando venne pubblicato nel 1928, come è facile immaginare, soprattutto nella rigida Inghilterra, dove ancora risuonavano l’eco degli scandali Wilde o di Cleveland Street. E letto ai giorni nostri può non lasciare un segno profondo dal punto di vista contenutistico. Forse tutto dipende dal fatto che la storia in sé non è tanto diversa dai tanti altri romanzi di formazione o lievemente romantici come ce ne sono altri, antecedenti o coevi ad esso. Al massimo si può apprezzare l’aver usato un tema all’epoca tabù.
    Come appunto in questo genere di romanzi da sempre molto in voga, seguiamo la protagonista dalla sua nascita e per buona parte della prima parte della sua vita, con maggior attenzione alla sua giovinezza e alla sua formazione sentimentale, che è quello che più interessa all’autrice, ma dopo la prima parte già la storia inizia a diramarsi e a concentrarsi su tutti gli aspetti della vita che caratterizza la vita di un’invertita che nell’Inghilterra di inizio ventesimo secolo, si pone su un piano completamente diverso da quello di tutti gli altri. Ed è evidente nel rapporto di Stephen con i suoi genitori, in particolare con sua madre, che non riesce ad accettarla, per quanto ci provi ma senza nemmeno tanta volontà, a differenza del padre, che cerca di comprenderla, ma destinato ad una fine prematura, lasciando l’amata figlia con la sola compagnia dei suoi amati cavalli e della sua anziana istitutrice, anch’essa lesbica, che più di tutti comprende la fanciulla e oltre a intuirne il genio poetico, già vede in lei un futuro fatto di solitudine. Ed è questa solitudine che Stephen combatte con tutte le sue forze per tutta la vita, cercando quell’amore che le è mancato dai genitori, dal padre a causa della morte, dalla madre a causa dell’intolleranza. Lo cerca nell’amore, ma nelle sue prime esperienze finisce sempre per soffrire, finendo anche per subire un esilio volontario da Morton, il suo paese natio, per evitare uno scandalo.
    Ma è proprio uscendo dall’ambiente rigido di quella terra che Stephen sboccia come scrittrice, e alla fine riesce anche a trovare in Mary un amore autentico e sincero, nato sotto i bombardamenti e tra i fumi della Prima Guerra Mondiale dove presta servizio come volontaria nella Croce Rossa, lei assieme ad altre “donne sbagliate” e qui si vede chiaramente il riferimento autobiografico dell’autrice che visse davvero tali esperienze. La seconda parte del romanzo, infatti, è forse quella più sentita e più emotivamente coinvolgente, dove si avverte l’esperienza di vita vissuta di Radclyffe.
    Ed è qui che vediamo anche, per la prima volta, il mondo dei nascosti in tutta la sua cruda realtà, che l’autrice dipinge senza abbellimenti e con tutta la sofferenza e la bruttura che emerge in una vita fatta di isolamento e solitudine soffocata con amplessi, stordimenti e amori mercenari. Ma anche in quella che sembra un inferno troviamo storie d’amore sincere, come quello che lega Jamie e Barbara, due povere artiste ridotte alla fame ma comunque non piegate dalla vita e unite da un forte sentimento.
    Alla fine sarà proprio questa immersione totale in questo mondo di reietti, consapevoli o ciechi, a spingere Stephen a rinunciare all’amore di Mary, che non è lesbica ma ama comunque Stephen per ciò che le lega e per ciò che hanno vissuto, per salvarla ed impedire che anche lei finisca per ridussi ad un relitto umano.
    L’unico modo che, alla fine di tutto, nelle pagine più belle di questo romanzo, resta a Stephen per non lasciare che il pozzo della solitudine la risucchi e ergersi su quella massa di disperati, lei che ha la forza per farlo, come pure le aveva preconizzato la sua tutrice, come una novella Santa Giovanna d’Arco volta al cielo, a chiedere a Dio quell’accettazione che il mondo si rifiuta di dare loro, per chiedere dignità a colui che l’ha data agli umili, agli oppressi, a coloro che soffrono.
    È qui che il messaggio di Radclyffe giunge al suo punto più alto, dopo essersi mostrata oscillante, lungo tutto il corso del racconto della vita di Stephen, tra la scienza medica (Radclyffe Hall, come molti altri all’epoca e come fanno ancora molti al giorno d’oggi, vedeva l’omosessualità più come una condizione clinica che come un semplice dato di identità) e la religione (non mancano, infatti, molti riferimenti ad una spiritualità tanto alta e sincera, quanto eretica per i più tradizionalisti e bigotti) per giungere sulla soglia dell’umano, facendo appello alla stessa aria che respiriamo e allo stesso sangue che ci circola in corpo.
    In ultima analisi, è sicuramente un libro da leggere, indipendente dal nostro orientamento sessuale, perché spiega a tutti noi, figli del secondo millennio come si viveva un secolo fa e magari, se letto con la dovuta empatia può anche aprire il cuore. L’unica pecca che mi sento in dovere di riferire è una certa lentezza in alcuni passaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Nella mia ignoranza, ho scoperto l’esistenza di questo romanzo solo poco prima dell’estate. Era lì, sullo scaffale della Feltrinelli, e mi chiamava dalla sua copertina TamaraLempickesca. Ho quindi app ...continua

    Nella mia ignoranza, ho scoperto l’esistenza di questo romanzo solo poco prima dell’estate. Era lì, sullo scaffale della Feltrinelli, e mi chiamava dalla sua copertina TamaraLempickesca. Ho quindi appreso che Il pozzo della solitudine, pubblicato nel 1928, è un apripista della narrativa lesbica. È anche, in larghissima parte, un romanzo fondato sul #maiunagioia, e per questo ho messo ben due mesi per finire di leggerlo.
    Il buon padre voleva un maschietto, ma ahimè sei nata tu… Da quando sua moglie gli annuncia di essere rimasta incinta, Sir Philip Gordon è convinto che il bambino sarà per forza un maschio, e quindi inizia a chiamarlo Stephen ancora nel grembo materno. Quando nasce una bambina, Sir Philip impassibile pretende che sia comunque battezzata col nome di Stephen. Già dal nome maschile si stabilisce quindi il destino da “invertita” (nella terminologia di Radclyffe Hall) di Stephen, dotata di anima maschile e amante delle donne sin dalla tenera infanzia.
    Il romanzo descrive la vita di Stephen dalla nascita fino ai 35 anni, in una successione di situazioni che non fanno altro che accrescere il pervasivo senso di #maiunagioia. Infatti, nonostante sia ricca, non abbia mai problemi finanziari, e in seguito diventi una scrittrice di successo, Stephen non è mai felice (e il lettore con lei), e nei rari momenti in cui attraversa qualche felicità, si capisce subito che è in agguato una qualche disgrazia. Infatti la condizione di “invertita” pesa su Stephen come un pesante fardello che le nega la tranquillità di spirito e che mette in pericolo tutto quello che le è più caro. La madre non la accetta mai completamente, ha pochissimi amici, e le sue storie amorose sono tutte improntate alla tragicità. In ultimo Stephen è una creatura sempre sofferente e che probabilmente non conoscerà mai pace e felicità.
    Se le pene di Stephen rappresentano da un lato una viva denuncia dell’oppressione contro gli omosessuali e i transgender, dall’altro diventano anche una pena per il povero lettore. Cinquecento e passa pagine di sofferenza senza requie esercitano una certa tensione sulla pazienza del lettore, soprattutto perché non sono organizzate secondo un climax tragico, ma sono continue e senza soluzione. La scrittura della Radclyffe Hall non è per niente brutta, è anzi una classica scrittura di romanzo inglese con i suoi momenti di lirismo e le fini descrizioni psicologiche, ma la mancanza di una struttura a saliscendi nell’organizzazione del materiale emotivo (con pausa, preparazione al climax, anticlimax ecc) danneggia la riuscita del romanzo come opera letteraria. Stephen è costantemente preoccupata, in preda ai tipici “nervi tesi e ipersensibili degli invertiti” (come ci viene ricordato ogni due-tre pagine); il mondo sempre ostile anche quando mostra una faccia lieta; e da nessuna parte c’è speranza. Questa viene rimandata a un tempo futuro, a cui (forse) stiamo appena arrivando adesso. “Era molto dura questa situazione per i giovani, ed anch’ella aveva in gioventù pensato così. Alcuni ne uscivano benissimo, altri affondavano in quel mare di desolazione. Ma la natura stessa contribuisce in loro favore, perché il numero degli invertiti cresce sempre più e verrà il giorno in cui essi saranno abbastanza per valere qualcosa malgrado gli sciocchi che persistono a ignorare la natura. Dovevano aspettare il loro tempo; il momento della rivincita sarebbe venuto. E intanto dovevano fare di tutto per sviluppare il loro orgoglio, per essere orgogliosi del loro isolamento. […] Se il mondo potesse presto capire che fra gli ingegni più eccelsi vi sono degli invertiti, dovrebbe ritirare il suo bando e la persecuzione terminerebbe più presto.” (p. 507)
    Si affrontano l’isolamento sociale degli omosessuali, l’impossibilità del matrimonio (che lascia queste donne prive di una protezione e approvazione sociale), il ripudio/ritrovo della religione e altri temi tuttora attuali; insomma, temi sicuramente sconvolgenti per il 1928. Se solo il ritmo del romanzo fosse meglio congegnato, ci troveremmo davanti ad un’opera straordinaria. Comunque consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Significativo del suo tempo

    Romanzo molto enfatico per la liberazione delle lesbiche e di ogni minoranza. Prende velocità solo verso pagina 100 quando arriva Martin, non demordete all'inizio; poi procede con una sua logica fino ...continua

    Romanzo molto enfatico per la liberazione delle lesbiche e di ogni minoranza. Prende velocità solo verso pagina 100 quando arriva Martin, non demordete all'inizio; poi procede con una sua logica fino alla conclusione ovviamente negativa. L'interessante è che il fallimento non sta nei fattori esterni ma nella debolezza interna.

    Le classiche regole britanniche sulle storie omosessuali sono rispettate: il finale è tragico e gli "invertiti" giungono alla perdizione; non c'è sesso, al massimo baci in bocca e abbracci a letto. Inoltre, la cornice è quella della buona società inglese, quasi alla Austen. Ciò nonostante, fu messo al bando, il che ovviamente rende imperativo leggerlo. :)

    Comprensibile se non dice molto ai lettori di un secolo dopo, specie per l'eccessivo lirismo (per usare un eufemismo) e le tirate della narratrice. D'altro canto ci voleva anche questo, immagino; grazie a E.M. Forster e Virginia Woolf per averlo difeso e per avercelo segnalato nelle loro opere.

    Qualche citazione in https://it.wikiquote.org/wiki/Radclyffe_Hall

    ha scritto il 

  • 0

    Il pozzo dei patetismi

    Un romanzo fantascientifico, direi, frainteso e mal catalogato: la protagonista è un tale esempio di rettitudine e un simile concentrato di virtù (anche se rigorosamente maschie) da non essere umana. ...continua

    Un romanzo fantascientifico, direi, frainteso e mal catalogato: la protagonista è un tale esempio di rettitudine e un simile concentrato di virtù (anche se rigorosamente maschie) da non essere umana. I personaggi sono tagliati con l'accetta: i buoni sono buoni fino all'autolesionismo, i cattivi sono carogne fino nel midollo e l'orgoglio porta alle estreme conseguenze tutti indistintamente, affogandoli in un pozzo di patetismi.
    Bene, ho fatto il mio dovere: l'ho letto. Ogni lesbica lo deve leggere, è un rito catartico, la sua funzione è purificatrice, un po' come guardare Lost and Delirious: stringi i denti fino al finale e poi dici "bene, non voglio essere neanche lontanamente quella roba lì".

    ha scritto il 

  • 5

    Il libro "Il pozzo della solitudine" mi è stato consigliato. Parla di una donna che a causa della sua omosessualità è costretta ad abbandonare la casa amata e a sentirsi inadeguata e disprezzata dalla ...continua

    Il libro "Il pozzo della solitudine" mi è stato consigliato. Parla di una donna che a causa della sua omosessualità è costretta ad abbandonare la casa amata e a sentirsi inadeguata e disprezzata dalla società in cui vive e anche dalla madre. Il libro è stato pubblicato nel 1928, ma purtroppo l'argomento è ancora molto attuale. Invito tutti a leggerlo poichè, grazie a questo libro, riusciamo a capire la sofferenza e l'inadeguatezza di queste persone, che sono costrette a vedere disprezzato il più nobile sentimento che riescono a provare: l'amore.

    ha scritto il 

  • 3

    "Stephen, you're still really something" *

    "The well of loneliness": un libro brutto ma necessario.
    Brutto a livello d'immagini, di linguaggio (infarcito com'è di metafore tipicamente ottocentesche, malgrado sia stato pubblicato, per la prima ...continua

    "The well of loneliness": un libro brutto ma necessario.
    Brutto a livello d'immagini, di linguaggio (infarcito com'è di metafore tipicamente ottocentesche, malgrado sia stato pubblicato, per la prima volta, nel 1928), di personaggi (con i quali non c'è stata identificazione: Stephen, creatura asessuata e panica, mi è rimasta lontana, così come ho sentito distanti, ad esempio, la crudele Angela, la dolce, incolore, alienata Mary, ultima compagna della protagonista nonché suo grande, ideale amore, e Martin). Necessario perché espressione, coraggiosa, di un'interiorità (quella di Stephen, evidentissimo alter-ego dell'autrice) spezzata, di un'identità derisa, vessata, disprezzata (straziante il rifiuto della madre), costretta a negare se stessa (o a auto-definirsi deviata), poiché non conforme agli standard imposti dalla società (ed esistono infiniti modi per essere diversi, al di là di un'eterodossia legata ai gusti sessuali).
    Non che sia un brutto libro (a parte qualche momento vagamente patetico), intendiamoci, eppure, ad un certo punto, mi sono trovata a chiedermi perché lo stessi leggendo (solo in un secondo momento mi sono ricordata che Moz aveva espresso un giudizio positivo su quest'opera): ancor prima di gridare l'universale diritto ad amare un essere umano del proprio stesso sesso, infatti, la Hall afferma, qui, il diritto ad amare (e ad essere amati) tout court. Né l'una né l'altra delle questioni, in realtà, mi interessano poi molto (all'amore non credo, e ancor meno credo ad un amore come quello descritto dall'autrice inglese, servile, ossessivo, posticciamente romantico).
    Ben più interessanti, a mio parere, le riflessioni della Hall sulla scrittura, sui libri (intesi come i soli compagni davvero fedeli), sull'arte e sul ruolo dell'artista (purtroppo non sufficientemente sviluppate).
    Immaturo.

    * "Stephen, you're really something" - The Associates
    http://www.youtube.com/watch?v=vb3KOdhDkF8
    L'associazione libro-canzone mi è venuta spontanea; ho deciso di assecondarla anche se si tratta, francamente, di una delle canzoni più brutte (puro divertissement?) del repertorio, altrimenti straordinario, degli Associates.

    ha scritto il 

  • 0

    Trova il libro nell'OPAC delle biblioteche mantovane:
    http://mantova.on-line.it/SebinaOpac/Opac?action=search&thTitoloBase2=pozzo+della+solitudine&startat=0

    Non ci si può sottrarre. Perdere la battagl ...continua

    Trova il libro nell'OPAC delle biblioteche mantovane:
    http://mantova.on-line.it/SebinaOpac/Opac?action=search&thTitoloBase2=pozzo+della+solitudine&startat=0

    Non ci si può sottrarre. Perdere la battaglia ma non la guerra. Se le persone non capiscono, possono chiedere a Dio. Il grande amore e la grande sofferenza delle persone, che invocano il diritto di esistere.

    ha scritto il 

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