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Il premio

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica; 1576)

3.5
(462)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Polacco

Isbn-10: 8807815761 | Isbn-13: 9788807815768 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Hado Lyria

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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    Fin troppo spagnolo, talmente immerso nel mondo dei premi letterari da essere fin troppo distante, poco carvalhano (il nostro eroe compare giusto per scandalizzare una signora bene rivelando di bruciare i libri, per fare il gourmet e alla fine, quando si deve svelare il colpevole), giallastro più ...continua

    Fin troppo spagnolo, talmente immerso nel mondo dei premi letterari da essere fin troppo distante, poco carvalhano (il nostro eroe compare giusto per scandalizzare una signora bene rivelando di bruciare i libri, per fare il gourmet e alla fine, quando si deve svelare il colpevole), giallastro più che giallo e con un'ironia non sempre comprensibile, perché spesso rivolta a personaggi sconosciuti, almeno per me. Insomma, non è uno dei più riusciti, però mi è piaciuto lo stesso. Ormai sono nelle grinfie di Montalban, ma vado a rilento, che ho quasi finito la serie di Carvalho...aiuto..

    ha scritto il 

  • 0

    Quasi un metaromanzo, un romanzo sulla letteratura, una critica feroce al salotto letterario, al capitalismo e al socialismo. Montalbàn rende più densa la propria scrittura confezionando un romanzo che sulla scia del precedente "Sabotaggio Olimpico" è più complesso del solito, sia nella trattazio ...continua

    Quasi un metaromanzo, un romanzo sulla letteratura, una critica feroce al salotto letterario, al capitalismo e al socialismo. Montalbàn rende più densa la propria scrittura confezionando un romanzo che sulla scia del precedente "Sabotaggio Olimpico" è più complesso del solito, sia nella trattazione dei temi che dell'articolazione delle trame, risultando di lettura più impegnativa. Nonostante latitino alcuni degli elementi che più rendono avvincenti gli altri capitoli della saga, ossia i personaggi noti e le digressioni culinarie, l'autore ci presenta
    uno dei suoi romanzi più riusciti, più di spessore, forse il migliore che io abbia sin qui letto.
    "Può darsi che senza saperlo abbiamo vissuto ciò che Aristotele chiama una 'anagnorisis', riconoscimento, concetto analizzato da Northrop Frye con rigore ne 'L'ostinata struttura'. Dice Frye che l'anagnorisis è il senso di una continuità lineare o partecipazione nell'azione con diverse prospettive. Nei romanzi gialli quando scopriamo 'chi l'ha fatto', il punto di 'anagnorisis' è la rivelazione di qualcosa che prima costituiva un mistero. Il lettore sa già quello che sta per accadere, ma desidera partecipare al compimento del disegno."

    ha scritto il 

  • 3

    Dei vari episodi della saga, oramai conclusa, di Pepe Carvalho questo e' secondo il mio parere uno dei meno riusciti. Ho faticato non poco a seguire
    i dialoghi iniziali a dire il vero molto complicati che alla fine appesantiscono la scorrevolezza della storia, in fin dei conti molto semplic ...continua

    Dei vari episodi della saga, oramai conclusa, di Pepe Carvalho questo e' secondo il mio parere uno dei meno riusciti. Ho faticato non poco a seguire
    i dialoghi iniziali a dire il vero molto complicati che alla fine appesantiscono la scorrevolezza della storia, in fin dei conti molto semplice.
    La presenza di Carvalho e'quasi ristretta nel suo ambito culinario...

    ha scritto il 

  • 3

    Non ho amato molto questo libro di Montalban, il primo che abbia mai letto della serie di Cervahlo. Sarà il mondo letterario che descrive, saranno i dialoghi forse volutamente verbosi e involuti tra i vari personaggi, più volte mi sono ritrovata a leggerlo distratta. Ma lo avevo preso perché cerc ...continua

    Non ho amato molto questo libro di Montalban, il primo che abbia mai letto della serie di Cervahlo. Sarà il mondo letterario che descrive, saranno i dialoghi forse volutamente verbosi e involuti tra i vari personaggi, più volte mi sono ritrovata a leggerlo distratta. Ma lo avevo preso perché cercavo un'ambientazione madrilena e quella è davvero superba.

    ha scritto il 

  • 2

    A Pepe Carvalho perdonerei quasi tutto. Molto meno al suo autore, specie quando è supponente e autoriferito come gli scrittori che in questo romanzo si propone di mettere alla berlina. Il libro soffre di continue incursioni a gamba tesa di Montalbàn, del personaggio Montalbàn, su una storia che l ...continua

    A Pepe Carvalho perdonerei quasi tutto. Molto meno al suo autore, specie quando è supponente e autoriferito come gli scrittori che in questo romanzo si propone di mettere alla berlina. Il libro soffre di continue incursioni a gamba tesa di Montalbàn, del personaggio Montalbàn, su una storia che lasciata alle riflessioni, ai tic e alle malinconie di Carvalho avrebbe potuto essere una delle sue più belle.
    E invece no: la frase "nei romanzi il vero assassino è lo scrittore" in questo caso va purtroppo presa alla lettera. L'affresco del panorama letterario spagnolo vorrebbe essere umoristico e corrosivo, risultando invece piuttosto criptico per i non ispanici e abbastanza acido e petulante nei toni. Il plot giallo è stiracchiato, molti personaggi appena abbozzati e persino l'editing andrebbe rivisto (le bottiglie di Bollinger di pag 98 a pag 201 si sono trasformate in Cristal Roederer, roba che non si vedeva dalle nozze di Cana).

    ha scritto il 

  • 4

    Giallo debolino, talvolta cervellotico, ricolmo di riferimenti a realtà ispano-catalane spesso più distanti del "nome della rosa" però contiene cose come questa, e allora ne vorresti sbagliare così decine di volte.


    Lázaro Conesal, pescecane della finanza a Carvalho:(...) Bisogna riuscir ...continua

    Giallo debolino, talvolta cervellotico, ricolmo di riferimenti a realtà ispano-catalane spesso più distanti del "nome della rosa" però contiene cose come questa, e allora ne vorresti sbagliare così decine di volte.

    Lázaro Conesal, pescecane della finanza a Carvalho:(...) Bisogna riuscire a far parte di quella razza bianca che conosce tutto il necessario per assaporare quanto viene messo a sua disposizione. Ma bisogna anche sapere che questa sensazione è passeggera e che poi i neri tornano al loro colore come fanno anche i bianchi, persino in situazione meticcia. Lo sapete cos'è un bianco che ha l'anima nera? Se si ha l'anima nera si è neri fino alle ultime conseguenze, senza palliativi nè alibi. Qualche tempo fa ho letto nel 'Paìs' un articolo di Manolo Vicent, un mio amico, compro sempre dei quadri nella galleria di sua moglie, Mapi, in cui si domandava se il presidente del Governo, Felipe Gonzàlez, fosse bianco o nero. Era una classificazione suggeritagli da Mario Conde, quel finanziere famoso per le sue speculazioni che poi è stato accusato di essere uno speculatore. Le parole somiglianti sono solitamente pericolosissime. Per esempio essere opportunisti non è la stessa cosa che avere il senso dell'opportunità. Ebbene Vicent raccontava che Mario Conde gli aveva detto, 'Io sono un nero che sa di essere nero. Mariano Rubio, allora governatore della Banca di Spagna, e Carlos Solchaga, ministro delle Finanze in quel momento, credono di essere bianchi, ma sono neri. Felipe Gonzàlez è un nero come me e come me non dimentica mai di essere nero. Era una riflessione brillante, molto intelligente ma male assimilata da colui che l'aveva fatta, Mario Conde, perché arrivò a credere che un misto di audacia e di danaro avrebbe potuto riciclarlo e dargli un posto in quell'oligarchia che si forma sulle vette delle nevi perenni, delle successive nevi perenni che si impadroniscono delle vette del potere. L'oligarchia è piena di archeologie che rappresentano le successive ondate di nuovi ricchi, dall'epoca delle tribù e delle orde, e rimangono solo coloro che riescono a fondersi con le nevi precedenti. Mario Conde, per esempio, non ci riuscì. Era un nero. Come diceva l'articolista Vicent, sei bianco per davvero solo se il tuo bisavolo faceva la doccia tutti i giorni... Il suo bisavolo, faceva la doccia tutti i giorni, signor...?

    "Carvalho. No. Probabilmente il mio bisavolo non ha mai fatto la doccia. Deve essere vissuto in un villaggio della Galizia.
    Credo che facesse lo spaccapietre, come mio nonno paterno.
    Negli anni quaranta si lavavano ancora in tinozze di acqua cavata dal pozzo. Non c'era acqua corrente. Nero. Il mio bisavolo era un nero. E il suo?"

    "Pure. Mio padre fu il primo della dinastia a commettere l'errore di considerarsi bianco. Io sono nero. Ma per di più un nero minacciato dagli altri bianchi del posto perché non sono ancora riusciti a sottomettermi. Legga questa fotocopia, per favore."

    Colonna sonora: non me la ricordo più, perdonate se potete. Questa però ci starebbe bene. Bene come sempre.

    Old Love - Long version, Live / Eric Clapton
    Cry me a river / Dinah Washington
    Texas flood / Stevie Ray Vaughan
    First time I met the blues / Buddy Guy
    Mercedes Benz / Janis Joplin
    The brother (for Jimmie & Stevie) / Robben Ford & The Blue Line
    Mojo boogie / Johnny Winter
    Statesboro blues / The Allman Brothers Band
    Bullfrog blues / Rory Gallagher
    One bourbon, one scotch, one beer / John Lee Hooker
    Rollin' and tumblin' / Muddy Waters
    Good ol' shoe / Edgar Winter
    I can't be satisfied / Muddy Waters
    Six page letter / John Lee Hooker
    Smokestack lightning / Howlin' Wolf
    Ramblin' on my mind / John Mayall & The Bluesbreakers
    On the road again / Canned Heat
    Rocky Mountain Blues / Lightnin' Hopkins
    She don't play by the rules / John Mayall
    Black queen / Stephen Stills
    Junker's blues / Willy DeVille
    Caldonia / Muddy Waters

    I'm a man / Bo Diddley
    Mannish boy / Muddy Waters
    Boom, boom, boom, boom / John Lee Hooker
    Another man done gone / Jorma Kaukonen
    Going over the hill / Willy DeVille
    A world of hurt / John Mayall
    (I'm your) Hoochie coochie man / Muddy Waters
    Hound dog / Big Mama Thornton
    Dimples / John Lee Hooker
    Highway 49 / Howlin' Wolf
    Worried life blues / John Lee Hooker
    Killing floor / Howlin' Wolf
    Sweet home Chicago / Robert Johnson
    Boogie chillen / John Lee Hooker
    Shake your moneymaker / Johnny Winter
    On top of my tongue / Edgar Winter
    Pride and joy / Stevie Ray Vaughan & Double Trouble
    Hesitation blues - Live / Hot Tuna
    Leland Mississippi blues / Johnny Winter
    Blues for Salvador / Santana
    Jesus on the mainline / Ry Cooder
    Subterranean homesick blues / Bob Dylan
    Old Love Unplugged / Eric Clapton

    ha scritto il 

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