Il prete bello

Di

Editore: Garzanti

3.9
(653)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 303 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 0

    Primo grande successo di Parise, nel 1954. La voce che racconta è quella di Sergio, ragazzino costretto dalla miseria a crescere presto (è figlio di N.N., il nonno ha una misera attività di custodia ...continua

    Primo grande successo di Parise, nel 1954. La voce che racconta è quella di Sergio, ragazzino costretto dalla miseria a crescere presto (è figlio di N.N., il nonno ha una misera attività di custodia di biciclette, ma soprattutto un cancro) e a vivere di invenzioni fuori casa con il gruppo (la «naia», sempre anonima, tranne la ragazzina Liliana) e l’amico-leader Cena. L’occasione vitale e narrativa è la presenza di un giovane ed aitante e fascistone prete (don Gastone), concupito da tutte le “signorine” della città (non nominata, è Vicenza; ma è nominata Venezia). Altri personaggi comico-realistici, un diffuso odore sessuale (le figlie del cav. Esposito, la fregola delle signorine, l’apparizione angelicamente corporea della bellissima Fedora), la micragnosità e le pretese del fascismo, che è una cosa sola con il cattolicesimo (niente a che fare, va da sé, col cristianesimo), alcune – nemmeno troppo rare – pagine lirico-surreali (la bicicletta che parla, alcuni paesaggi, il finale con la morte di Cena) gli altri ingredienti. Al micro-picaresco e alla satira grottesca dell’inizio, si aggiungono progressivamente sempre più macchie drammatiche, soprattutto oltre la metà del libro, quando la macchina narrativa degli invaghimenti per don Gastone sfruttati dai ragazzini gira un po’ a vuoto; per arrivare fino al tragico. Fece scandalo per la semplice contiguità di sesso e religione.

    ha scritto il 

  • 5

    Recensire un classico non è mai facile...

    ...si rischia di dire banalità e cose già dette, io comunque ci provo. La voce narrante di questo breve romanzo è Sergio, un ragazzino di 11 anni che già conosce stenti e privazioni anche se, per fort ...continua

    ...si rischia di dire banalità e cose già dette, io comunque ci provo. La voce narrante di questo breve romanzo è Sergio, un ragazzino di 11 anni che già conosce stenti e privazioni anche se, per fortuna, non la mancanza di affetto. Ci narra Sergio del piccolo mondo racchiuso dalla corte del palazzo in cui abita: la padrona, le vecchie zitelle, le famiglie di vario genere, la nuova arrivata, il suo amico Cena e gli altri ragazzini che con loro condividono la fame e le piccole ruberie a cui sono costretti per riuscire a placarla, almeno per poco. Siamo in epoca fascista, Mussolini è un eroe e Matteotti è rimpianto solo dai socialisti. In questo microcosmo fa un giorno il suo ingresso Don Gastone, prete bello, virile e fascista che lo prende a benvolere. Don Gastone scatena una ridda di passioni e Sergio insieme a Cena ce le testimonia nelle loro evoluzioni e nei rivolgimenti di sentimenti che gli abitanti del palazzo (in particolare le innumerevoli signorine che lo popolano) provano verso il bel sacerdote, che di poco si accorge a dire il vero o che forse preferisce fare finta di non capire. In alcuni punti sinceramente spassoso, riesce a commuovere senza pietismi né moralismi e la storia di Sergio e della sua famiglia, di Cena, di Don Gastone, di Fedora, delle zitelle, del Cavaliere con le sue figlie è autentica, niente sembra inventato o esagerato. Lo stile è agile, veloce ma non superficiale, per dirla con Emilio Cecchi scorre nel libro "una vena di angosciosa poesia". Se non lo avete già fatto leggetelo.

    ha scritto il 

  • 0

    Non mi è piaciuto molto, pensavo di meglio, sia leggendo la critica sia partendo dai primi capitoli. Quell'aria di disfattismo finale mi ha lasciato l'amaro in bocca. Proprio la conclusione fa perdere ...continua

    Non mi è piaciuto molto, pensavo di meglio, sia leggendo la critica sia partendo dai primi capitoli. Quell'aria di disfattismo finale mi ha lasciato l'amaro in bocca. Proprio la conclusione fa perdere mordente a un'idea che poteva anche essere originale, mentre tutto ritorna al punto di partenza, gli umili restano umili o peggio.
    Infine, è vero che la scrittura è semplice e di facile lettura, ma quasi tutta la narrativa di quegli anni è così.

    ha scritto il 

  • 5

    ...diventare ricchi fino a poter mangiare due volte al giorno

    Una perla rara questo racconto. Un autore dimenticato che mi ha conquistato. Uno spaccato di vita veneta che avevo solo sentito accennare dai miei genitori. La povertà in campagna è come quella di cit ...continua

    Una perla rara questo racconto. Un autore dimenticato che mi ha conquistato. Uno spaccato di vita veneta che avevo solo sentito accennare dai miei genitori. La povertà in campagna è come quella di città. Solo che in campagna esisteva il baratto e si mangiava in qualche maniere, in città bisogna procurarsi i soldi. E i due protagonisti se ne inventano di cose per poter racimolare qualche soldo.
    Non c'è tristezza, non ci sono recriminazioni nel raccontare tutta questa miseria, anzi c'è una leggerezza e un ironia che rende tutto sopportabile: la grettezza, la tirchieria, la vita e la morte. Forse perchè tutto raccontato da un bambino di 10 anni? Bambino? con un infanzia così bambini non si è mai stati.
    Il prete bello del titolo? Marginale davvero marginale.

    ha scritto il 

  • 4

    Sergio, Cèna, don Gastone e le signorine

    Zoccoli anche d'inverno.
    Fame e vita d'espedienti.
    Ragazzini di strada selvaggi e dolci, spinti dalla sopravvivenza più all'illecito che al lecito per mettere assieme il pranzo con la cena, la loro id ...continua

    Zoccoli anche d'inverno.
    Fame e vita d'espedienti.
    Ragazzini di strada selvaggi e dolci, spinti dalla sopravvivenza più all'illecito che al lecito per mettere assieme il pranzo con la cena, la loro idea di mondo e il miglior modo possibile in cui starci.
    Scrittura sublime, come raramente si incontra.

    ha scritto il 

  • 5

    La miseria ai tempi di Mussolini...

    "L'amore io non sapevo cosa fosse, e comunque, valeva sempre meno di una lira perché era una cosa che non si comprava e non si vendeva."

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro su un'epoca, quella del fascismo e su una condizione sociale, la miseria. Ambientato in un palazzo di una indefinita città veneta, è narrato in prima persona da un ragazzino povero, di padre ...continua

    Un libro su un'epoca, quella del fascismo e su una condizione sociale, la miseria. Ambientato in un palazzo di una indefinita città veneta, è narrato in prima persona da un ragazzino povero, di padre ignoto, che vive con la mamma e i nonni. Fame, furtarelli, richiesta della carità. I personaggi sono appena accennati e prendono spessore solo alla fine, solo in parte. Tutta la vita del palazzo gira attorno al prete bello, circondato da beghine innamorate, un uomo vanitoso e un po' stupido che fa del bene al protagonista quasi per caso.

    ha scritto il 

  • 3

    Per quanto sia sorretto da un'ottima scrittura non riesco a dargli più di tre stelline. I personaggi sono monodimensionali, più macchiette che personaggi, la trama è più un insieme di episodi tenuti ( ...continua

    Per quanto sia sorretto da un'ottima scrittura non riesco a dargli più di tre stelline. I personaggi sono monodimensionali, più macchiette che personaggi, la trama è più un insieme di episodi tenuti (a stento) assieme da alcune figure chiave, il prete sarà anche bello ma quanto è insipido e le zitelle sono insopportabili.
    Concordo con chi lo definisce un romanzo picaresco, pieno com'è di personaggi ai limiti che vivono di espedienti, ma mancano, almeno per me, brio e allegria e quella furbizia popolana che tutto si fa perdonare. Resta la fame, quella che hanno patito i nostri nonni e i nostri padri, che fa comprendere molte cose, e una sensualità che pervade tutto il libro, sempre sottintesa ma molto presente. Su tutti Fedora, che della sensualità narrata nel libro si fa corpo rigoglioso, bramato, e alla fine anche "redento" dalla capacità di amare che, unica, dimostra. Il resto è un misto di ossessioni, miserie, qualche timido tentativo di lieto fine e una tragedia finale. Inattesa, ma l'ultima parte per me è splendida. Nella prima un poco ho arrancato.

    ha scritto il 

  • 4

    da "Il prete bello" (1954) di Goffredo Parise

    "Queste piccole città venete, dunque, senza importanza, sorte a metà strada tra il mare e i granducati dell'interno, chiuse da campi e colline dove la nebbia bassa e di un colore stinto confonde e int ...continua

    "Queste piccole città venete, dunque, senza importanza, sorte a metà strada tra il mare e i granducati dell'interno, chiuse da campi e colline dove la nebbia bassa e di un colore stinto confonde e intorbida paesaggi e pensieri, vivono di una vita intima propria, ai margini della storia, degli uomini e del Paese."

    ""Lo dica, lo dica. Tanto..." rispondeva Cena; e queste ultime parole non erano più allegre e villane ma sconsolate, piene di miseria e di altre cose, dei pidocchi che aveva addosso e delle cimici che aveva in casa, piene di significato, per le eruzioni di pellagra che aveva in testa, e piene della fame, soprattutto della fame, da cui non si sarebbe più liberato perchè essa gli scorreva nelle vene insieme al sangue."

    ha scritto il 

  • 4

    Sedotta dal prete bello

    Ci sono dei libri che entrano a far parte della tua vita e vi rimangono per sempre.
    Altri che ti accompagnano per il fugace periodo della lettura. Ci sono libri che non puoi fare a meno di leggere e q ...continua

    Ci sono dei libri che entrano a far parte della tua vita e vi rimangono per sempre.
    Altri che ti accompagnano per il fugace periodo della lettura. Ci sono libri che non puoi fare a meno di leggere e quelli che eviti come la peste per svariati motivi.
    "Il prete bello" di Goffredo Parise, per quanto mi riguarda, apparteneva all'ultima categoria.
    Poi all'improvviso, eccolo lì, è il libro proposto come lettura mensile ad un piacevolissimo gruppo di lettura e giorno dopo fuoriesce con la sua copertina rossa ed impolverata da uno scatolone pieno di vecchie edizioni tascabili Garzanti.
    Ovviamente non può essere un caso! Semmai il caso grave è non averlo letto prima.
    Gran bel libro, ben scritto, con quello stile che ti cattura facilmente e accompagna fino alla fine.
    Un romanzo corale che mi ha ricordato prepotentemente "Cronache di poveri amanti" di Vasco Pratolini che da ragazzina avevo divorato.
    Nella provincia veneta degli anni '30, in un quartiere povero ed in particolare in un caseggiato fatiscente, si muovono Sergio (voce narrante), la sua famiglia, gli amici, le vicine zitelle ed un corollario vario di personaggi particolari e ovviamente Gastone, il prete bello.
    Un breve romanzo che fa sorridere, intristisce e che mi ha riportato indietro nel tempo, a certi racconti di vita vera che mi facevano i nonni.
    E ora mi è scattato il desiderio di vedere o meglio rivedere con maggiore attenzione i film ispirati a questo romanzo di Parise. Sorridendo mi viene da dire: caspita don Gastone, miracolosamente hai stregato pure me!

    ha scritto il 

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