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Il pretore di Cuvio

Di

Editore: Mondadori (Oscar Narrativa 683; Oscar scrittori del novecento, 138)

3.8
(212)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 159 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804480734 | Isbn-13: 9788804480730 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Enrico Ghidetti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ultimamente fra un libro e un altro ho letto tre romanzi di Piero Chiara, come fosse un intervallo. Mi ricordo che a volte, in attesa dello sceneggiato della sera e dopo la tv dei ragazzi mi incantavo a guardare l'intervallo dove scorrevano lente le foto della provincia italiana. In alcuni period ...continua

    Ultimamente fra un libro e un altro ho letto tre romanzi di Piero Chiara, come fosse un intervallo. Mi ricordo che a volte, in attesa dello sceneggiato della sera e dopo la tv dei ragazzi mi incantavo a guardare l'intervallo dove scorrevano lente le foto della provincia italiana. In alcuni periodi mi dicevo che era piu bello guardare quelle foto che la puntata dei ragazzi di padre Tobia. Piero Chiara è un narratore, uno che ha il dono e l’umiltà di scomparire dal proscenio dopo tre righi, anzi subito dopo la copertina cartonata, e di farti calare in una storia, di farti sprofondare sul divano come fossi ad ascoltarlo in un’osteria sul lago maggiore.

    ha scritto il 

  • 4

    E' una storia ambientata ai tempi del fascismo e riguarda un omuncolo brutto, assetato di sesso e che diventa pretore nel paesino di Cuvio dove non vuole avere troppi problemi. Si prende come moglie Evelina. Con lui rinsecchisce a tal punto da essere quasi sul punto di morte.Quando lei si innamor ...continua

    E' una storia ambientata ai tempi del fascismo e riguarda un omuncolo brutto, assetato di sesso e che diventa pretore nel paesino di Cuvio dove non vuole avere troppi problemi. Si prende come moglie Evelina. Con lui rinsecchisce a tal punto da essere quasi sul punto di morte.Quando lei si innamora davvero dell'assistente di suo marito, rifiorisce resta incinta ma poi purtroppo muore.

    ha scritto il 

  • 4

    Passioni e decoro, il fuoco sotto la cenere

    Nel romanzo di Piero Chiara ho ritrovato le atmosfere e le piccole, grandi ambizioni della provincia lombarda che mi è familiare, con l’aggiunta di un pizzico di pepe, tipico dell’autore.
    Negli indaffarati e all’apparenza indifferenti ambienti di provincia i brucianti sussurri relativi a qualche ...continua

    Nel romanzo di Piero Chiara ho ritrovato le atmosfere e le piccole, grandi ambizioni della provincia lombarda che mi è familiare, con l’aggiunta di un pizzico di pepe, tipico dell’autore. Negli indaffarati e all’apparenza indifferenti ambienti di provincia i brucianti sussurri relativi a qualche piccolo scandalo erotico-sentimentale vanno di bocca in bocca con la velocità del lampo. Il pretore di Cuvio, un certo Augusto Vanghetta, di aspetto laido e di limitata intelligenza, è dotato di insospettabile foga virile: “Ho un cane,” dice, “che vuol mangiare due volte al giorno e che è sempre affamato”. Sapendo che questo suo modo di essere è incompatibile con il decoro che la sua carica richiede, decide di crearsi una facciata di rispettabilità borghese sposando Evelina, orfana bella e benestante, di parecchi anni più giovane di lui. La trascurerà presto, tradendola costantemente e l’infelice ragazza finirà col deperire sempre più, malata di una misteriosa malattia che sembra consumarla. Il giovane aiutante di studio, assunto del marito perché svolga il lavoro al posto suo, lo sostituirà del tutto e risveglierà in lei l’amore e il ritorno alla salute. Sarà proprio il pretore che favorirà il loro rapporto, affibbiando la consorte al sottoposto Landriani spesso e volentieri, per essere più libero di frequentare la sue amanti. La moglie e l’aiutante addirittura lo estromettono dalla zona notte della casa, creando un triangolo amoroso di cui all’inizio il marito non è consapevole. Evelina resta incinta ed è evidente a tutti che il padre non è Vanghetta, che indaga di salotto in salotto e addirittura incarica un investigatore per scoprire chi è l’autore del miracolo che a lui non è riuscito in tanti anni. Non gli resta che fare buon viso a cattivo gioco, attribuendosi infine la paternità del nascituro. Chiara è abilissimo a condurci lungo la storia con naturalezza , divertito e divertente, quasi non facendo notare lo stile perfetto e misurato, gustoso ed esplicito, ma mai volgare. L’autore è un affabulatore nato, non a caso arriva alla prosa dopo aver intrattenuto gli amici intellettuali con i suoi racconti sagaci e boccacceschi. L’amara conclusione della vicenda giunge inaspettata a ricordarci quale sia l’effimero destino degli uomini.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Vanghetta era addirittura del parere che l'uomo, ad ogni età e in qualunque stato o condizione, deve immergersi nella donna senza alcun ritegno o scrupolo. E in tutte le donne, giovani o anziane, consanguinee o estranee, nubili o sposate (...) L'uomo, diceva, è venuto dalla donna e nella do ...continua

    Il Vanghetta era addirittura del parere che l'uomo, ad ogni età e in qualunque stato o condizione, deve immergersi nella donna senza alcun ritegno o scrupolo. E in tutte le donne, giovani o anziane, consanguinee o estranee, nubili o sposate (...) L'uomo, diceva, è venuto dalla donna e nella donna deve ritornare, appena può, per essere felice e dimenticare la morte.

    ha scritto il 

  • 4

    Aria del Verbano

    Piero Chiara è un autore che è stato in questi ultimi tempi ingiustamente dimenticato.


    Si sa che l’oblio colpisce tutti, massimamente in un mondo effimero come quello letterario, sempre alla ricerca dell’ultimo best seller, pronto a mettere sul piedestallo l’autore del momento che un mome ...continua

    Piero Chiara è un autore che è stato in questi ultimi tempi ingiustamente dimenticato.

    Si sa che l’oblio colpisce tutti, massimamente in un mondo effimero come quello letterario, sempre alla ricerca dell’ultimo best seller, pronto a mettere sul piedestallo l’autore del momento che un momento dopo sarà altrettanto prontamente dimenticato. Però il talento narrativo di Chiara dovrebbe essere posto a modello di molta della narrativa contemporanea, e il suo stile dovrebbe restare come esempio.

    Chiara è stato un maestro nel raccontare una certa Italia di provincia, apparentemente angusta nei suoi confini spaziotemporali ma universale nei caratteri, nelle aspirazioni e nei tipi umani che descriveva. Realista e caricaturale al tempo spesso, il racconto di Chiara ti prende per mano e ti fa respirare l’aria del Verbano come se misteriosamente nella pagina si spalancassero finestre dalle quali balzano fuori personaggi e luoghi.

    Memorabili gli “eroi” di cui si trova a raccontare le gesta, scolpiti nel nitore di poche frasi essenziali, come in questo Pretore di Cuvio, il naniforme Augusto Vanghetta: ”vestito sempre di fustagno con abiti senza forma, sporchi, infarinati di forfora sul colletto della giacca, a tubo di stufa sulle gambe, gonfi dovunque della sua grassezza da topo e in particolare sul ventre, anzi sull’inguine, dove erano più unti che altrove, tanto che a Cuvio venne subito soprannominato “pattavuncia”, ovvero patta unta.”

    ha scritto il 

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