Il prigioniero

Di ,

Editore: Feltrinelli (Universale Economica 1772)

3.8
(335)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807817721 | Isbn-13: 9788807817724 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Altri

Genere: Biografia , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro viene rapito dalle Br in via Fani, a Roma. Il libro ricostruisce la vita dell'ostaggio e dei sequestratori durante i 55 giorni del rapimento, raccontando la quotidianità, i rapporti umani, le conversazioni, gli scontri, le paure, le speranze delle persone che abitarono la prigione. La voce narrante della Braghetti, che comperò e arredò la casa di via Montalcini, racconta dall'interno e nei dettagli una delle vicende più drammatiche e determinanti della storia d'Italia. Nel farlo parla anche della sua vita, dell'incontro con la lotta armata, della sua doppia esistenza di impiegata e di militante clandestina, dell'omicidio di Vittorio Bachelet, fino all'arresto, nel 1980, alle carceri speciali, al cambiamento interiore.
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  • 4

    tre stelle e mezzo, barra quattro

    non è un libro eccezionale, ma è sicuramente interessante e ben scritto. soprattutto, riesce a essere chiaro senza scadere nel banale. che non è poco.
    consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Il prigioniero

    Nella prigione del popolo,anche Aldo Moro dormiva profondamente...

    Questo libro mi ha toccato profondamente. Trovo che rispecchi fedelmente la trasparenza delle emozioni della Braghetti rendendoci part ...continua

    Nella prigione del popolo,anche Aldo Moro dormiva profondamente...

    Questo libro mi ha toccato profondamente. Trovo che rispecchi fedelmente la trasparenza delle emozioni della Braghetti rendendoci partecipi in poco piú di cento pagine dell'esperienza dei brigatisti. L'autobiografia tocca punti essenziali per ricordare la vicenda. Ció che piú mi ha colpito (leggendo il libro a 23anni e non avendo vissuto quegli eventi in prima persona ma avendoli studiati in profonditá) é stata la doppia personalità della protagonista. Il dualismo é presente in tutta l'opera che verrà reso poi estremamente bene nel film Buongiorno,Notte di Bellocchio del 2003. Consiglio di guardare anche questo film di cui la Braghetti è sceneggiatrice . Consiglio vivamente di leggerlo e di metterlo nella vostra biblioteca anche come rappresentanza vivente di Moro.

    ha scritto il 

  • 4

    Non ci rendemmo conto che in quelle piazzec'erano migliaia di persone che aborrivano la violenza politica

    Sarebbe un non senso definire questo libro bello o brutto, da leggere o da non leggere. Il fatto è che si tratta di un libro importante in quanto testimonianza diretta di un periodo della nostra stori ...continua

    Sarebbe un non senso definire questo libro bello o brutto, da leggere o da non leggere. Il fatto è che si tratta di un libro importante in quanto testimonianza diretta di un periodo della nostra storia fondamentale per gli accadimenti politico-sociali seguenti.La storia ha la forza della verità,la crudezza della realtà,la potenza della tensione ideale e l'umiltà della sofferenza da qualsiasi parte essa provenga. Personalissima per l'esperienza vissuta diventa allo stesso tempo collettiva per chi è stato protagonista in quegli anni di un movimento che mise insieme una intera generazione politica e condivise l'utopia del cambiamento pur percorrendo strade diverse.E' un esempio di vita drammaticamente travolta dalla fede rivoluzionaria che va inesorabilmente verso l'unica strada possibile anche se si dimostra un vicolo cieco.

    ha scritto il 

  • 0

    2004 - Valter Casini Editore
    Edizione speciale allegata al dvd BUONGIORNO, NOTTE di Marco Bellocchio su licenza di Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano.
    Prima edizione nell'Universale Economica Felt ...continua

    2004 - Valter Casini Editore
    Edizione speciale allegata al dvd BUONGIORNO, NOTTE di Marco Bellocchio su licenza di Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano.
    Prima edizione nell'Universale Economica Feltrinelli settembre 2003, come riportato nella scheda sopra ma, chiaramente, con diversa copertina
    Novembre 2004 - Pagine 199

    ha scritto il 

  • 4

    Una vicenda umana oltre che politica...

    Gli eventi nudi e crudi relativi al sequestro Moro sono ormai noti a tutti, eppure questo libro è comunque riuscito a catturare pienamente il mio interesse; mi ha regalato molti spunti di riflessione, ...continua

    Gli eventi nudi e crudi relativi al sequestro Moro sono ormai noti a tutti, eppure questo libro è comunque riuscito a catturare pienamente il mio interesse; mi ha regalato molti spunti di riflessione, tante emozioni e stati d'animo contrastanti.

    Innanzitutto, gli eventi sono narrati in prima persona da una delle brigatiste che hanno partecipato attivamente al più noto “attacco al cuore dello stato” e già questo conferisce al libro un tono diverso da quello che avrebbe avuto se fosse stato un semplice libro dal taglio giornalistico o d'inchiesta.

    Per prima cosa, non penso che il suo valore aggiunto risieda unicamente nella capacità di rischiarare gli eventi politici del tempo, fornendoci dettagli pratici relativi all'intera vicenda; infatti l'ho trovato innanzitutto un libro capace di mettere in ballo aspetti psicologici e profondi dell'essere umano e forse è stato proprio questo l'elemento che più mi ha scombussolato interiormente ed emotivamente, facendomi soffrire, ponendomi costanti dilemmi morali, facendomi oscillare in preda a sentimenti come rabbia, orrore, stupore e pietà.

    Quello che più mi ha colpito è stato il racconto di Anna Laura come persona, comprendere quali sia stata la molla profonda che l'ha spinta ad abbracciare e a fare sua la drastica scelta della lotta armata a soli 22, 23 anni. Certo, la strada più ovvia sarebbe quella di trovare la risposta in elementi di natura politica, nell'adesione incondizionata e pienamente consapevole all'ideologia della lotta di classe; ma a me quest'evidente motivazione da sola non basta.
    C'è qualcosa di più, che affonda le radici nel dramma familiare di Anna Laura bambina, che a soli 4 anni ha visto sua madre morire per strada, a seguito di un incidente. Anna Laura bambina, che ha visto sua mamma riversa a terra con la testa appoggiata in modo “un po' strano”, non aveva di certo compreso che da quel momento in poi non avrebbe più rivisto il volto di colei che l'aveva messa al mondo. E a soli 18, 19 anni la ragazza, al limitare della sua adolescenza, sarà costretta a bissare la tragica esperienza del lutto, vivendo sempre in prima persona la prematura scomparsa del padre.

    E negli inquieti e incandescenti anni '70, immagino questa giovane muovere i primi passi incerti lungo la tumultuosa strada dell'impegno politico e sociale del paese, guidata da una forza rabbiosa che le cresceva dentro giorno dopo giorno, e che l'avrebbe spinta a compiere, durante le sue prime manifestazioni, atti vandalici, forse liberatori di un'aggressività celata dietro il volto semplice di una ragazzina perbene; ma sono sempre più convinta che quell'irruenza di adolescente e poi di giovane donna affondasse le radici in tragici eventi, divenuti nel tempo solo sparuti brandelli di oscuri e sbiaditi ricordi infantili. Ovviamente la brigatista, nel narrare quei fatti personali, non cerca giustificazioni psicologiche di alcun genere per le azioni commesse in seguito, ma io questo oscuro legame con una rabbia covata a lungo nei recessi più profondi di sé ce lo vedo comunque: “la rabbia mi tormentava. Rabbia, rabbia, rabbia. Che cosa avrei potuto farne ora che non potevo più bruciarla nel fuoco della politica?”; oppure, riferendosi a un episodio della sua infanzia, A. Laura afferma: “nella bambina sorridente, con le guance rosse, un cuore gonfio di risentimento chiedeva giustizia”.

    Sentire i racconti relativi agli altri brigatisti mi ha lasciata curiosa e stupita; in un'epoca come la nostra, dove si è in prevalenza alla ricerca del proprio benessere personale e tutto ciò che rientra nella sfera dell'azione illegale ha quasi sempre a che fare con la brama di possedere di più materialmente, mi ha lasciata stupefatta venire a conoscenza della storia di uomini e donne, pronti a rinunciare a tutto di sé, dagli agi agli affetti famigliari in nome di un'ideale di uguaglianza e giustizia sociale più grande di loro, capace di oltrepassare il loro individuale interesse.
    Abbracciare la scelta di appartenere a un gruppo sovversivo clandestino non riconosciuto dallo stato comportava sacrifici, il farsi carico di un peso esistenziale e materiale non indifferente. Insomma, tale scelta richiedeva senz'altro l'adesione a una vita dura; oggi ci chiederemmo appunto chi gliel'ha fatto fare a intraprendere una strada così accidentata (oltre che votata al sangue e alla violenza).

    E dai racconti dell'autrice, emergono i tratti appena accennati ma efficaci di uomini e donne intransigenti, rigidi, completamente devoti ai princìpi irrinunciabili della loro causa ideale. In un certo senso, fino a qui, il cuore potrebbe anche sussultare in un fremito di meraviglia nel pensare al sacrificio di sé per una causa come quella della giustizia tra gli uomini. Cos'è che però porta il lettore a distanziarsi da questo sorta di meraviglia per giungere invece a sfiorare sentimenti come ripugnanza e avversione? Sicuramente è l'evidente perdita di umanità di questi uomini.

    In nome della giustizia e dell'uguaglianza tra gli uomini, essi hanno finito proprio col dimenticare la dimensione umana insita nel loro ambizioso progetto; hanno perso di vista proprio l'uomo in quanto individuo in carne ed ossa, provvisto di sentimenti e ragione. E i brigatisti in Moro non hanno riconosciuto un uomo, quanto un mero rappresentante dello Stato ed è stato proprio questo a spingerli all'abominio del delitto di un uomo con cui avevano convissuto 55 giorni, con cui – nel bene e nel male - erano riusciti ad instaurare – per forza di cose – un qualche tipo di legame. Per uccidere un uomo a cui si è cucinata la minestra per 55 giorni di seguito, con cui si è parlato a lungo fino allo sfinimento, si deve ricacciare la propria umanità nel recesso più sperduto di sé.

    Cosa mi ha straziato? Vedere vite di uomini e donne con princìpi di fondo non errati intraprendere una strada senza uscita, oscura, nera; vedere un uomo, Aldo Moro, che tenta disperatamente e inutilmente di salvare se stesso, elaborando lettere complesse e sofisticate, nel tentativo di comunicare col mondo fuori, per convincerlo a trattare con i suoi carcerieri.
    Un uomo dilaniato dalla sconfortante presa di coscienza di essere stato abbandonato dai suoi stessi amici, in nome di un'entità astratta, più importante della sue stessa vita, sacrificata alla ragion di Stato. Vedere questo uomo inascoltato che tenta tutte le strade pur di salvarsi mi ha riempita di indignazione, così come mi ha gettato nello sconforto vederlo alla fine arrendersi, incapace di qualsiasi moto di ribellione, conscio che la sua vita era ormai giunta agli sgoccioli. Un uomo raccontato come mite, dignitoso, intelligente, stritolato da quegli ingranaggi che lui stesso aveva contribuito a mettere su in 30 anni di vita politica.

    Un altro aspetto che mi ha colpito è stato il confronto tra Moro e Moretti, il capo delle brigate rosse; due mondi incapaci di comunicare e di parlare la stessa lingua; il primo, rappresentante di una lingua sofisticata, complessa, allusiva, quasi cifrata, i secondi portatori di una lingua concreta e diretta, ancorata a certezze granitiche, vissute come verità assolute: “Moro usava un linguaggio antico, una varietà inaudita di espressioni libresche, nominava quel che era e quel che sarebbe dovuto essere. Dava giudizi e poi li motivava. […..] troppe parole per chi era in cerca di una risposta diretta. Cercavamo accuse da muovere al mondo politico e trovavamo enormi disquisizioni”.

    Un'ultima riflessione sui movimenti di estrema sinistra; come mai si direzionano sempre a colpire quei bersagli che invece sarebbero più vicini alle loro istanze sociali, come appunto un Moro che era stato appunto il fautore dell'apertura del dialogo a sinistra? In questo modo il loro rigido estremismo ha solo fatto il gioco del lato oscuro del potere politico, quello che necessita di rivoluzioni e gesti eclatanti per riconfermare se stesso e rigenerarsi mediante una restrizione dei princìpi democratici, della libertà d'espressione e delle istanze sociali più progressiste.

    ha scritto il 

  • 4

    Più del racconto della carceriera Braghetti sul sequestro Moro, molto molto interessante tutto quello che ci gira attorno: la sua infanzia, l'entrata nelle BR, la detenzione nelle carceri e il rapport ...continua

    Più del racconto della carceriera Braghetti sul sequestro Moro, molto molto interessante tutto quello che ci gira attorno: la sua infanzia, l'entrata nelle BR, la detenzione nelle carceri e il rapporto con i parenti delle vittime. Un racconto vivido che fa intuire cos'erano quegli anni. Ovviamente vista da "una parte".

    ha scritto il 

  • 0

    clandestini

    quando ci succede qualcosa di irrimediabile, un potente schiaffo del vento, una nostalgia spinosa, un difetto di comportamento che cede ai rimpianti; cosa facciamo? cosa ci aiuta di più in quel moment ...continua

    quando ci succede qualcosa di irrimediabile, un potente schiaffo del vento, una nostalgia spinosa, un difetto di comportamento che cede ai rimpianti; cosa facciamo? cosa ci aiuta di più in quel momento di violenza che non trova sfogo che non riesce a definirsi tale? forse una soluzione è camminare chiedere ai nostri piedi di far circolare il mondo in comune con il nostro respiro, con la nostra sete. camminare è una medicina laica, una dichiarazione di indipendenza al mondo degli altri, una firma che esprime una identità che si riconosce mutevole, fragile e inconsapevole.
    l'italia di quegli anni non ha saputo camminare si è rinchiusa dentro auto blu per sfrecciare sulla storia per non volerla guardare negli occhi, per non avere il coraggio di dire ho sbagliato, non ha saputo chiedere scusa.
    questo libro raccorta la tragica prigione di aldo moro ed è raccontato da una persona che frequentava quella cella della libertà. sono stete troppe le cose non dette di più le offese che ci hanno mostrato lo scheletro della nostra democrazia le sue rime articolari il suo tono calcico oltre il limite del camminare.
    non sappiamo molto di quei giorni proprio perché ne abbiamo letto tanto, troppo, ed aggiungo per l'amore che del contraddirmi, poco!
    detenuto era il pensiero di un italia diversa, la clandestinità, la liberta obblighi di potere. l'ideologia malata che si riflette nel piombo di quegli anni volti che con le parole e con il sangue hanno fatto inciampare il singolo cammino di ogni italiano.
    la separazione è una legge della natura, la divisione della natura umana in italia probabilmente ci si è occupato di come dividere le persone per permettere alla democrazia di essere l'illusione artrosica di un paese.
    il libro è scritto bene emerge l'odio e la vendetta e infine la riflessione si sposta sul senso di quest'odio.
    chissa se provando a riprendere fiato possiamo incamminarci, ognuno con i suoi piedi, su un altare dove gurdarci e iniziare a chiederci cosa vogliamo, questo libro ci fa fermare un attimo l'orologio dei passi per spostare l'ora sul civile vivere quotidiano.

    ha scritto il 

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