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Il primo passo nel bosco

Di

Editore: Il Maestrale

3.6
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 212 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8864290125 | Isbn-13: 9788864290126 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Serafino e Amalia sono in fuga sulla statale che da Cagliari porta verso le montagne dell’interno. Due coniugi di mezza età, senza figli. Alle loro spalle, ormai per sempre, la vita agiata che conducevano tra le aiuole del villaggio residenziale “Lo scoglio fiorito”, in mezzo a una comunità che li ha sempre circondati di un amore sospettoso. Nella bella casa, a pochi chilometri dal mare, Amalia trascorreva il tempo infornando torte e allestendo banchetti di beneficenza con le amiche del gruppo di preghiera; mentre Serafino smaniava di conquistare tutto il cuore di sua moglie, opponendo le promesse impossibili del suo cinico ghigno a un insopportabile dio di mielosi sentimenti. Un dio lontano e dispettoso, ma comunque in grado di sedurre tutte le donne del villaggio. Si lasciano dietro il segno di un crimine assurdo e il desiderio di un bambino che non possono avere. Li insegue Marco, con il peso di un’intera generazione, che non ha tempo e voglia di trame complicate: ha da pretendere tutto il valore della sua giovinezza, che solo Amalia e Serafino gli possono restituire.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Carino, ma senza esagerare

    Il libro di De Roma parte immediatamente dal fondo, con un'istantanea di una coppia in fuga, su una macchina, dopo aver compiuto qualcosa di grave e inaspettato.
    Solo dopo circa tre quarti del libro, verrà raccontato qual'è il loro crimine. Nel frattempo, l'autore racconta la vita del prota ...continua

    Il libro di De Roma parte immediatamente dal fondo, con un'istantanea di una coppia in fuga, su una macchina, dopo aver compiuto qualcosa di grave e inaspettato.
    Solo dopo circa tre quarti del libro, verrà raccontato qual'è il loro crimine. Nel frattempo, l'autore racconta la vita del protagonista, dapprima ragazzo in un'anonima cittadina sarda, poi uomo dalla vita noiosa ma economicamente salda. La sua vita ha solo due grandi momenti di cambiamento: uno è l'aver conosciuto e sposato la moglie, con cui ben presto imbastisce un tran tran quotidiano altrettanto sciapo e incolore com'era stato il suo celibato; l'altro sarà il fatto che porterà alla fuga di due coniugi.

    Il romanzo inizia a diventare interessante, e l'ironia gradevole, quando si passa a parlare dello Scoglio Fiorito, quest'ameno villaggio in periferia di Cagliari, dove la coppia si stabilisce, intrattendo rapporti di vicinato che dapprima sono buoni (almeno per la moglie) poi iniziano a divenire difficili, quasi morbosi; questo in parte a causa anche della mancanta prole della coppia.
    I vicini iniziano a diffidare della moglie, a tenersi lontani da lei, mentre il protagonista incapace di intessere un rapporto profondo con la donna, cercherà di sfuggire alla frustrazione cercando di rivivere, a suo modo, una vitalità ormai sfuggita con gli anni.

    Il finale, con la fine della fuga, è forse troppo semplice e banale; sicuramente però troppo involuto nella forma, divenuta ampollosa e pretenziosa.

    ha scritto il 

  • 4

    «Si compie un primo passo nel bosco e poi non è che un disperato attenersi al sentiero, per paura di perdersi, scoprire nuovi cammini ancor più intricati». In questa frase c’è forse racchiuso tutto il senso del nuovo romanzo di Alessandro De Roma, Il primo passo nel bosco, edito da Il Maestrale. ...continua

    «Si compie un primo passo nel bosco e poi non è che un disperato attenersi al sentiero, per paura di perdersi, scoprire nuovi cammini ancor più intricati». In questa frase c’è forse racchiuso tutto il senso del nuovo romanzo di Alessandro De Roma, Il primo passo nel bosco, edito da Il Maestrale. È la terza prova dello scrittore sardo di Carbonia e non fa che confermare quanto di buono si era letto nei due romanzi precedenti, Vita e morte di Ludovico Lauter e La fine dei giorni , anch’essi pubblicati da Il Maestrale.
    Del resto il quarantenne Alessandro De Roma è tra i migliori autori italiani della sua generazione, com’è stato riconosciuto da più parti. Lo è per una serie di motivi. Innanzitutto perché la sua scrittura è nutrita di un’eleganza formale che è ormai sempre più raro trovare in un romanzo contemporaneo, lo è perché i suoi espedienti letterari non sono mai fini a se stessi ma vengono messi al servizio della storia che intende raccontare e, soprattutto, perché è capace di scandagliare l’anima nera dei suoi personaggi e, attraverso di loro, di una collettività sociale, senza levare giudizi morali, ma anzi aspirando sempre a raggiungere il nucleo profondo dell’esistenza umana.
    Il primo passo nel bosco è la storia di una coppia di coniugi di mezza età, Amalia e Serafino Pinna, ridotti a una fuga insensata lungo la statale 131, quella che da Cagliari porta verso l’entroterra, colpevoli di un peccato innominabile e allo stesso tempo vittime della propria povertà morale e delle soffocanti limitatezze di un’esistenza borghese. Alle loro spalle una vita vissuta di rendita in un bel villaggio residenziale fuori città, scandita dai tornei di preghiere ai quali partecipa la grassa e devota Amalia e dai giri notturni di Serafino nelle stradine deserte del quartiere di Castello in cerca di “qualcosa di vivo”.
    Non hanno niente di seducente due personaggi così, come non ha niente di seducente la loro bigotta normalità, l’autismo sociale in cui si trascina il loro matrimonio giorno dopo giorno, la loro vita in cui si può fare a meno dei sogni ma non di un gatto in odore di demonio e nemmeno di un figlio che proprio non vuol venire.
    Lo Scoglio Fiorito, il villaggio residenziale sul mare a ovest di Cagliari in cui si rifugiano i coniugi Pinna una volta chiuse le rispettive attività, fa pensare alla Revolutionary Road di Richard Yates. Anche qui ci sono gli alberi, i giardini, le verande, le torte dei vicini, anche qui l’unico regolatore sociale che sembra funzionare ruota intorno ai sentimenti mielosi della gente e alla capacità individuale di esternarli. Così, in questa pace da incubo, non c’è salvezza neppure per i personaggi che fanno da contorno alla storia, ciascuno affetto a suo modo da una forma di cinismo, come se il male, non sapendo più come scaturire fra tanta pace, cerchi le vie più sordide, le più basse e vili.
    Quanto di più lontano, dunque, dalla moda attuale che richiede sempre più spesso romanzi incentrati su un certo giovanilismo rampante, meglio se regionale, o peggio ancora sui tormenti di improbabili eroi da noir. Perché Alessandro De Roma invece sembra voler sfidare il lettore su un terreno che negli ultimi anni si è fatto incolto, quello dell’invenzione pura, dove per invenzione si intende il dare vita a personaggi all’apparenza normali, colti nei loro disagi esistenziali e psicologici, se non addirittura nelle loro conclamate follie.
    Saper fare questo, e saper legare insieme l’individuale e il collettivo in un unico agglomerato tragico significa mettere il lettore di fronte alle proprie angosce, provocandone sdegno e turbamento. In fin dei conti nemmeno la letteratura è il migliore dei mondi possibili.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma la normalità esiste soltanto nello sguardo pigro degli altri.Nessuno, nell'intimo, può credere alla propria.

    Bisogna liberarsi per leggere questo libro, liberarsi dal preconcetto che vuole la letteratura di uno che sulla carta d'identità è sardo come confinata, sola, in mezzo al mare, infarcita di loci communes che fanno tanto folk genuino ma che rischiano di rimandare inesorabilmente ad una trat ...continua

    Bisogna liberarsi per leggere questo libro, liberarsi dal preconcetto che vuole la letteratura di uno che sulla carta d'identità è sardo come confinata, sola, in mezzo al mare, infarcita di loci communes che fanno tanto folk genuino ma che rischiano di rimandare inesorabilmente ad una trattazione macchiettistica di un popolo.
    C'è la Sardegna, sì, in questo libro e c'è Cagliari, una città che perde i connotati aulici per respirarsi i polmoni della sua decadente bellezza piccolo borghese di città provinciale e periferica al mondo.
    E' in questo contesto che s'incontrano e nasce l'amore tra Amalia e Serafino, del loro sistema di valori quasi calvinista dove una religiosità morbosa e ossessiva scandisce le loro vite, dove il trasferimento nel borgo residenziale di Scoglio Fiorito porta inesorabilmente ad un richiudersi in sé stessi, in una statica pinguedine che non può che condurre alla follia.
    Qui i personaggi, quasi alla McEwan, si fondono con l'ambiente circostante, dove Cagliari, la città, è il luogo delle oscure pulsioni notturne ma, se assolata, della tranquillità familiare, ostentata e mai genuina.
    Nessuno qui è positivo, nessuno è libero e i preconcetti si inanellano in una catena di bigottismi vari che si vanno poi a liberare nella Sardegna interna, luogo dell'infanzia che incasella le coordinate dell'essere in un altro sistema di valori a cavallo tra il fantastico e l'arcaico.
    Anche l'uso del soprannaturale è delicato e intimo, non è oggettivo ma si palesa solo negli occhi di chi guarda, la bravura dello scrittore sta anche nella capacità di guardare attraverso i suoi personaggi.
    Continua lo scandaglio dell'animo umano nelle sue più perverse declinazioni (dove per perversa si legga una follia vera, lucida, non ostentata o di maniera) che lo scrittore ha perpretato lungo tutto il suo percorso narrativo a partire dal primo libro.
    E ultimo, ma non ultimo, un elogio alla brevitas di questo scritto che non ha avuto remore a sintetizzare con abili pennellate di colore intenso che una lunghezza maggiore avrebbe, certamente, penalizzato, per poi andare a sfumare nei contorni delle cose non dette, nelle omertà difficilmente sradicabili, incastrate in uno scoglio fiorito a scontrarsi con l'impossibilità di essere altro così, da sempre, tanto che neanche il mare le può sradicare.

    ha scritto il 

  • 0

    PRIMI CAPITOLI

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/primo-passo-nel-bosco
    INCIPIT
    La statale 131 è un calvario. Le luci elettriche accendono i centri commerciali che nel crepuscolo affiorano tremolanti come carcasse d’auto incendiate ai bordi della strada. Questo colore di fine giornata, nella ...continua

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/primo-passo-nel-bosco
    INCIPIT
    La statale 131 è un calvario. Le luci elettriche accendono i centri commerciali che nel crepuscolo affiorano tremolanti come carcasse d’auto incendiate ai bordi della strada. Questo colore di fine giornata, nella piana affranta, è una specie di rosso, una specie di viola.
    Nessuno pagherà per aver distrutto la pianura.
    Per Serafino il peso della sera era insopportabile anche prima, anche quando ancora giocava ad avere una vita normale, stanca, ordinaria.

    ha scritto il 

  • 4

    Conferme dallo Scoglio Fiorito

    Del primo romanzo di Alessandro mi aveva colpito soprattutto l'ingegnosità della macchina narrativa e la scrittura algida eppure così 'realistica'; del secondo avevo apprezzato la storia ma trovavo alcuni aspetti stilistici piuttosto farraginosi. In questo terzo romanzo, invece, la passione per l ...continua

    Del primo romanzo di Alessandro mi aveva colpito soprattutto l'ingegnosità della macchina narrativa e la scrittura algida eppure così 'realistica'; del secondo avevo apprezzato la storia ma trovavo alcuni aspetti stilistici piuttosto farraginosi. In questo terzo romanzo, invece, la passione per la creazione del plot, la bravura nel suscitare tensione e (false) aspettative nel lettore (sugli esiti della storia, beninteso) sono ormai conclamate ma anche il linguaggio è all'altezza della narrazione. Forse un po' troppi aforismi, a voler fare i pignoli, e un finale da film di Park-Chan Wook senza splatter (mi spiace per chi ha scritto la quarta di copertina) che lascia lievemente interdetti (ma del resto anche Lauter lasciava la stessa sensazione), e però finalmente un romanzo che dice tanto della Sardegna fuori dai troppi luoghi comuni e dall'epica folkloristica che ormai ha ampiamente stufato un po' chiunque, e me in particolar modo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un amore malato e una visione distorta della religione questa è la vita di Serafino e Amalia, due coniugi di mezza età e senza figli. Il finale è il segno di un crimine assurdo e il desiderio di un bambino che non possono avere.
    Il padre del bimbo pretende il rimborso del valore della sua g ...continua

    Un amore malato e una visione distorta della religione questa è la vita di Serafino e Amalia, due coniugi di mezza età e senza figli. Il finale è il segno di un crimine assurdo e il desiderio di un bambino che non possono avere.
    Il padre del bimbo pretende il rimborso del valore della sua giovinezza da Amalia e Serafino.

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo passo nel bosco

    Una Cagliari da non-cartolina fa da sfondo alla vicenda di Serafino e di Amalia, inconsueta coppia di coniugi dall’aspetto ordinario ma protagonisti di un raro matrimonio riuscito.
    “Cagliari continuava ad essere una città di mare senza lungomare. Come Ghilarza era un paese di lago, senza ...continua

    Una Cagliari da non-cartolina fa da sfondo alla vicenda di Serafino e di Amalia, inconsueta coppia di coniugi dall’aspetto ordinario ma protagonisti di un raro matrimonio riuscito.
    “Cagliari continuava ad essere una città di mare senza lungomare. Come Ghilarza era un paese di lago, senza il lago. E non c’era nessun gusto a passeggiare in città: ogni strada una salita... E i panorami? Che un tempo gli erano sembrati tanto belli e inattesi? Erano invece sempre fin troppo larghi, tanto da includere, tra le torri pisane,il mare e i colli alberati, anche una porzione della orrenda distesa di palazzi costruiti in fretta negli anni sessanta e settanta... Cagliari finisce nelle sterpaglie. Dopo il muro del cimitero di San Michele e l’hotel Sardegna, altissimo, iniziano le vendite di lampadari, mobili, intimo donna-uomo di Viale Monastir. Media World, Città Mercato, il centro commerciale Le Fornaci. Calcestruzzo, arredi bagno, tende da campeggio e nani da giardino." In questa città osservata con sguardo privo di ogni indulgenza, e precisamente in un negozio di abbigliamento, si incontrano i due personaggi: commercialista nato a Ghilarza, studi liceali a Oristano, università a Cagliari, lui, ateo e dal carattere burbero; proprietaria del negozio medesimo, di famiglia catto-comunista e ultra bigotta, priva di ogni attrativa fisica, lei.
    Ne verrà fuori un matrimonio ...di interesse, diranno subito i lettori, no... d’amore! Amore non derivato dall’attrazione di due corpi grassi, sfatti e sgraziati, ma da un’intesa sempre più intima e da un affetto crescente. Questo rapporto tra i due è uno degli aspetti più sorprendenti del romanzo, specialmente dato il cararattere disilluso e cinico di Serafino. Sembra che tutto il resto ruoti intorno ad esso: la descrizione dell’ottuso ambiente cattolico integralista, i personaggi minori che fanno da contorno alla coppia protagonista e la stessa costruzione della vicenda, che risulta infine quasi un pretesto Nella quale, tuttavia, non manca un pizzico di suspance, derivato dalla scomparsa di un gatto diavolesco e quindi di un bambino pestifero, che, annunciata nelle prime pagine, si risolve nel finale del libro rendendo più avvincente la lettura.
    Centrale rimane pure il rapporto del protagonista -e dello scrittore- con la Sardegna. Una Sardegna che viene proposta fin dall’inizio come anti pastorale-barbaricina, quale riscontriamo in molta letteratura, tradizionale e recente. Si inizia con una Ghilarza “gramsciana” e si continua con la cittadina di Oristano e la “capitale” Cagliari. E su queste realtà l’autore cerca sempre un punto di vista anticonvenzionale, e lo trova, favorito pure dalla sua lucida e precisa scrittura, che poco o niente concede all'uso del dialetto.

    ha scritto il 

  • 4

    splendido il terzo romanzo di Alessandro De Roma. mette insieme un amore malato, un distorto senso religioso, la dipendenza di due persone che si sono trovate e che a loro modo si amano.
    l'epilogo è molto sardo.
    citazione che mi ha colpito: "Nulla è più sciocco e ingiusto del pregiudi ...continua

    splendido il terzo romanzo di Alessandro De Roma. mette insieme un amore malato, un distorto senso religioso, la dipendenza di due persone che si sono trovate e che a loro modo si amano.
    l'epilogo è molto sardo.
    citazione che mi ha colpito: "Nulla è più sciocco e ingiusto del pregiudizio che vuole che gli innamorati debbano sempre essere belli e felici: di innamorati così il mondo non ne ha quasi mai visti, benché l'amore seguiti a far girare le generazioni e i giorni dalla notte dei tempi. La gente si ama anche e soprattuto nel dolore".

    ha scritto il