Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Il primo passo nel bosco

By Alessandro De Roma

(69)

| Mass Market Paperback | 9788864290126

Like Il primo passo nel bosco ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Serafino e Amalia sono in fuga sulla statale che da Cagliari porta verso le montagne dell’interno. Due coniugi di mezza età, senza figli. Alle loro spalle, ormai per sempre, la vita agiata che conducevano tra le aiuole del villaggio residenziale “Lo Continue

Serafino e Amalia sono in fuga sulla statale che da Cagliari porta verso le montagne dell’interno. Due coniugi di mezza età, senza figli. Alle loro spalle, ormai per sempre, la vita agiata che conducevano tra le aiuole del villaggio residenziale “Lo scoglio fiorito”, in mezzo a una comunità che li ha sempre circondati di un amore sospettoso. Nella bella casa, a pochi chilometri dal mare, Amalia trascorreva il tempo infornando torte e allestendo banchetti di beneficenza con le amiche del gruppo di preghiera; mentre Serafino smaniava di conquistare tutto il cuore di sua moglie, opponendo le promesse impossibili del suo cinico ghigno a un insopportabile dio di mielosi sentimenti. Un dio lontano e dispettoso, ma comunque in grado di sedurre tutte le donne del villaggio. Si lasciano dietro il segno di un crimine assurdo e il desiderio di un bambino che non possono avere. Li insegue Marco, con il peso di un’intera generazione, che non ha tempo e voglia di trame complicate: ha da pretendere tutto il valore della sua giovinezza, che solo Amalia e Serafino gli possono restituire.

10 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Carino, ma senza esagerare

    Il libro di De Roma parte immediatamente dal fondo, con un'istantanea di una coppia in fuga, su una macchina, dopo aver compiuto qualcosa di grave e inaspettato.
    Solo dopo circa tre quarti del libro, verrà raccontato qual'è il loro crimine. Nel fratt ...(continue)

    Il libro di De Roma parte immediatamente dal fondo, con un'istantanea di una coppia in fuga, su una macchina, dopo aver compiuto qualcosa di grave e inaspettato.
    Solo dopo circa tre quarti del libro, verrà raccontato qual'è il loro crimine. Nel frattempo, l'autore racconta la vita del protagonista, dapprima ragazzo in un'anonima cittadina sarda, poi uomo dalla vita noiosa ma economicamente salda. La sua vita ha solo due grandi momenti di cambiamento: uno è l'aver conosciuto e sposato la moglie, con cui ben presto imbastisce un tran tran quotidiano altrettanto sciapo e incolore com'era stato il suo celibato; l'altro sarà il fatto che porterà alla fuga di due coniugi.

    Il romanzo inizia a diventare interessante, e l'ironia gradevole, quando si passa a parlare dello Scoglio Fiorito, quest'ameno villaggio in periferia di Cagliari, dove la coppia si stabilisce, intrattendo rapporti di vicinato che dapprima sono buoni (almeno per la moglie) poi iniziano a divenire difficili, quasi morbosi; questo in parte a causa anche della mancanta prole della coppia.
    I vicini iniziano a diffidare della moglie, a tenersi lontani da lei, mentre il protagonista incapace di intessere un rapporto profondo con la donna, cercherà di sfuggire alla frustrazione cercando di rivivere, a suo modo, una vitalità ormai sfuggita con gli anni.

    Il finale, con la fine della fuga, è forse troppo semplice e banale; sicuramente però troppo involuto nella forma, divenuta ampollosa e pretenziosa.

    Is this helpful?

    Anacarnil said on Jan 28, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    «Si compie un primo passo nel bosco e poi non è che un disperato attenersi al sentiero, per paura di perdersi, scoprire nuovi cammini ancor più intricati». In questa frase c’è forse racchiuso tutto il senso del nuovo romanzo di Alessandro De Roma, Il ...(continue)

    «Si compie un primo passo nel bosco e poi non è che un disperato attenersi al sentiero, per paura di perdersi, scoprire nuovi cammini ancor più intricati». In questa frase c’è forse racchiuso tutto il senso del nuovo romanzo di Alessandro De Roma, Il primo passo nel bosco, edito da Il Maestrale. È la terza prova dello scrittore sardo di Carbonia e non fa che confermare quanto di buono si era letto nei due romanzi precedenti, Vita e morte di Ludovico Lauter e La fine dei giorni , anch’essi pubblicati da Il Maestrale.
    Del resto il quarantenne Alessandro De Roma è tra i migliori autori italiani della sua generazione, com’è stato riconosciuto da più parti. Lo è per una serie di motivi. Innanzitutto perché la sua scrittura è nutrita di un’eleganza formale che è ormai sempre più raro trovare in un romanzo contemporaneo, lo è perché i suoi espedienti letterari non sono mai fini a se stessi ma vengono messi al servizio della storia che intende raccontare e, soprattutto, perché è capace di scandagliare l’anima nera dei suoi personaggi e, attraverso di loro, di una collettività sociale, senza levare giudizi morali, ma anzi aspirando sempre a raggiungere il nucleo profondo dell’esistenza umana.
    Il primo passo nel bosco è la storia di una coppia di coniugi di mezza età, Amalia e Serafino Pinna, ridotti a una fuga insensata lungo la statale 131, quella che da Cagliari porta verso l’entroterra, colpevoli di un peccato innominabile e allo stesso tempo vittime della propria povertà morale e delle soffocanti limitatezze di un’esistenza borghese. Alle loro spalle una vita vissuta di rendita in un bel villaggio residenziale fuori città, scandita dai tornei di preghiere ai quali partecipa la grassa e devota Amalia e dai giri notturni di Serafino nelle stradine deserte del quartiere di Castello in cerca di “qualcosa di vivo”.
    Non hanno niente di seducente due personaggi così, come non ha niente di seducente la loro bigotta normalità, l’autismo sociale in cui si trascina il loro matrimonio giorno dopo giorno, la loro vita in cui si può fare a meno dei sogni ma non di un gatto in odore di demonio e nemmeno di un figlio che proprio non vuol venire.
    Lo Scoglio Fiorito, il villaggio residenziale sul mare a ovest di Cagliari in cui si rifugiano i coniugi Pinna una volta chiuse le rispettive attività, fa pensare alla Revolutionary Road di Richard Yates. Anche qui ci sono gli alberi, i giardini, le verande, le torte dei vicini, anche qui l’unico regolatore sociale che sembra funzionare ruota intorno ai sentimenti mielosi della gente e alla capacità individuale di esternarli. Così, in questa pace da incubo, non c’è salvezza neppure per i personaggi che fanno da contorno alla storia, ciascuno affetto a suo modo da una forma di cinismo, come se il male, non sapendo più come scaturire fra tanta pace, cerchi le vie più sordide, le più basse e vili.
    Quanto di più lontano, dunque, dalla moda attuale che richiede sempre più spesso romanzi incentrati su un certo giovanilismo rampante, meglio se regionale, o peggio ancora sui tormenti di improbabili eroi da noir. Perché Alessandro De Roma invece sembra voler sfidare il lettore su un terreno che negli ultimi anni si è fatto incolto, quello dell’invenzione pura, dove per invenzione si intende il dare vita a personaggi all’apparenza normali, colti nei loro disagi esistenziali e psicologici, se non addirittura nelle loro conclamate follie.
    Saper fare questo, e saper legare insieme l’individuale e il collettivo in un unico agglomerato tragico significa mettere il lettore di fronte alle proprie angosce, provocandone sdegno e turbamento. In fin dei conti nemmeno la letteratura è il migliore dei mondi possibili.

    Is this helpful?

    Andrea Pomella said on Jul 10, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    come ha scritto michela murgia questo libro fa davvero paura

    Is this helpful?

    Pirex said on Jan 12, 2011 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Ma la normalità esiste soltanto nello sguardo pigro degli altri.Nessuno, nell'intimo, può credere alla propria.

    Bisogna liberarsi per leggere questo libro, liberarsi dal preconcetto che vuole la letteratura di uno che sulla carta d'identità è sardo come confinata, sola, in mezzo al mare, infarcita di loci communes che fanno tanto folk genuino ma che ris ...(continue)

    Bisogna liberarsi per leggere questo libro, liberarsi dal preconcetto che vuole la letteratura di uno che sulla carta d'identità è sardo come confinata, sola, in mezzo al mare, infarcita di loci communes che fanno tanto folk genuino ma che rischiano di rimandare inesorabilmente ad una trattazione macchiettistica di un popolo.
    C'è la Sardegna, sì, in questo libro e c'è Cagliari, una città che perde i connotati aulici per respirarsi i polmoni della sua decadente bellezza piccolo borghese di città provinciale e periferica al mondo.
    E' in questo contesto che s'incontrano e nasce l'amore tra Amalia e Serafino, del loro sistema di valori quasi calvinista dove una religiosità morbosa e ossessiva scandisce le loro vite, dove il trasferimento nel borgo residenziale di Scoglio Fiorito porta inesorabilmente ad un richiudersi in sé stessi, in una statica pinguedine che non può che condurre alla follia.
    Qui i personaggi, quasi alla McEwan, si fondono con l'ambiente circostante, dove Cagliari, la città, è il luogo delle oscure pulsioni notturne ma, se assolata, della tranquillità familiare, ostentata e mai genuina.
    Nessuno qui è positivo, nessuno è libero e i preconcetti si inanellano in una catena di bigottismi vari che si vanno poi a liberare nella Sardegna interna, luogo dell'infanzia che incasella le coordinate dell'essere in un altro sistema di valori a cavallo tra il fantastico e l'arcaico.
    Anche l'uso del soprannaturale è delicato e intimo, non è oggettivo ma si palesa solo negli occhi di chi guarda, la bravura dello scrittore sta anche nella capacità di guardare attraverso i suoi personaggi.
    Continua lo scandaglio dell'animo umano nelle sue più perverse declinazioni (dove per perversa si legga una follia vera, lucida, non ostentata o di maniera) che lo scrittore ha perpretato lungo tutto il suo percorso narrativo a partire dal primo libro.
    E ultimo, ma non ultimo, un elogio alla brevitas di questo scritto che non ha avuto remore a sintetizzare con abili pennellate di colore intenso che una lunghezza maggiore avrebbe, certamente, penalizzato, per poi andare a sfumare nei contorni delle cose non dette, nelle omertà difficilmente sradicabili, incastrate in uno scoglio fiorito a scontrarsi con l'impossibilità di essere altro così, da sempre, tanto che neanche il mare le può sradicare.

    Is this helpful?

    LupaBlu said on Nov 23, 2010 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    PRIMI CAPITOLI

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/primo-passo-… INCIPIT La statale 131 è un calvario. Le luci elettriche accendono i centri commerciali che nel crepuscolo affiorano tremolanti come carcasse d’auto incendiate ai bordi della strada. Qu ...(continue)

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/primo-passo-…
    INCIPIT
    La statale 131 è un calvario. Le luci elettriche accendono i centri commerciali che nel crepuscolo affiorano tremolanti come carcasse d’auto incendiate ai bordi della strada. Questo colore di fine giornata, nella piana affranta, è una specie di rosso, una specie di viola.
    Nessuno pagherà per aver distrutto la pianura.
    Per Serafino il peso della sera era insopportabile anche prima, anche quando ancora giocava ad avere una vita normale, stanca, ordinaria.

    Is this helpful?

    10righedaiLIBRI said on Nov 23, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Conferme dallo Scoglio Fiorito

    Del primo romanzo di Alessandro mi aveva colpito soprattutto l'ingegnosità della macchina narrativa e la scrittura algida eppure così 'realistica'; del secondo avevo apprezzato la storia ma trovavo alcuni aspetti stilistici piuttosto farraginosi. In ...(continue)

    Del primo romanzo di Alessandro mi aveva colpito soprattutto l'ingegnosità della macchina narrativa e la scrittura algida eppure così 'realistica'; del secondo avevo apprezzato la storia ma trovavo alcuni aspetti stilistici piuttosto farraginosi. In questo terzo romanzo, invece, la passione per la creazione del plot, la bravura nel suscitare tensione e (false) aspettative nel lettore (sugli esiti della storia, beninteso) sono ormai conclamate ma anche il linguaggio è all'altezza della narrazione. Forse un po' troppi aforismi, a voler fare i pignoli, e un finale da film di Park-Chan Wook senza splatter (mi spiace per chi ha scritto la quarta di copertina) che lascia lievemente interdetti (ma del resto anche Lauter lasciava la stessa sensazione), e però finalmente un romanzo che dice tanto della Sardegna fuori dai troppi luoghi comuni e dall'epica folkloristica che ormai ha ampiamente stufato un po' chiunque, e me in particolar modo.

    Is this helpful?

    miss malina said on Sep 10, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (69)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Mass Market Paperback 212 Pages
  • ISBN-10: 8864290125
  • ISBN-13: 9788864290126
  • Publisher: Il Maestrale
  • Publish date: 2010-01-01
  • Also available as: eBook
Improve_data of this book