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Il principio del dolore

Di

Editore: Einaudi

3.8
(203)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806180983 | Isbn-13: 9788806180980 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Granato

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
Nove storie di personaggi senza speranza, di malattia e morte e dolore,raccontate con una livida sincerità che scuote e appassiona proprio perchécruda eppure compatta, coerente. I nove personaggi di Adam Haslett sonoindividui ai margini della società per cause di forza maggiore: malattia(sovente di tipo mentale); morte violenta dei genitori; il dono terribiledella preveggenza. Hanno storie differenti ma appartengono a un'unica razza,quella dei reietti incolpevoli.
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  • 2

    Ho passato tutta l’estate riprendendo a malincuore, dopo ogni libro che leggevo, il successivo racconto di questa raccolta e ripromettendomi ogni volta di abbandonarla definitivamente per manifesto ...continua

    Ho passato tutta l’estate riprendendo a malincuore, dopo ogni libro che leggevo, il successivo racconto di questa raccolta e ripromettendomi ogni volta di abbandonarla definitivamente per manifesto sfinimento del sottoscritto!

    Se sono arrivato alla fine è perché è innegabile che Haslett scriva piuttosto bene (soprattutto il primo racconto e l’ultimo mi sembrano distaccarsi in tal senso) e in fondo con i racconti si spera sempre che con il successivo vada meglio. Ma ho sofferto; perché il filo conduttore di tutte queste storie è la malattia, l’autismo, il dolore, la solitudine, la malattia mentale in tutte le sue forme e il titolo stesso della raccolta (quello originale è più innocuo…) avrebbe dovuto mettermi in guardia.

    Non che pretendessi una collection di comiche ma, Santoddìo, ci sarà pure un limite alle sofferenze che uno arriva ad infliggersi coltivando il proprio hobby della lettura! Invece ad ogni incipit cominciavo col domandarmi quale orribile disgrazia incombesse sul nuovo protagonista ma finivo sempre per sottovalutare l’abisso di angoscia che prima o poi si sarebbe aperto alla mia immaginazione!

    ha scritto il 

  • 4

    Solitamente i libri che contengono più racconti non mi piacciono,sono per le storie lineari e su più storie mi perdo..e poi mi dimentico. Ma questo libro è stato un'eccezione.Storie forti,tutte e ...continua

    Solitamente i libri che contengono più racconti non mi piacciono,sono per le storie lineari e su più storie mi perdo..e poi mi dimentico. Ma questo libro è stato un'eccezione.Storie forti,tutte e raccontate davvero bene..Anche qui,come in ogni libro non romanzato,non troviamo fronzoli letterari,la materia è la vita o l'esperienza che viene narrata.. Ed ecco da cosa prende il titolo il libro ..ad ogni accaduto c'è un principio,quello del dolore. Per me eccezionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Lasciate ogni speranza

    Nove storie. Di attese, di dolore, di malattia, di amori, di sogni e di incubi. Non c'è speranza. Non ci sono vie d'uscita. Perché si è schiacciati, lentamente e silenziosamente. Non si può ...continua

    Nove storie. Di attese, di dolore, di malattia, di amori, di sogni e di incubi. Non c'è speranza. Non ci sono vie d'uscita. Perché si è schiacciati, lentamente e silenziosamente. Non si può correre lontano perché certi pesi non si possono abbandonare. Non ci si può difendere o perché le armi sono state già usate in passato - impropriamente, forse - o perché non le si sa usare o, ancora, perché son state fornite già difettose. Recensione: http://girasolando-girasola.blogspot.it/2013/11/vite-prigioniere.html

    ha scritto il 

  • 4

    La maggior parte dei racconti è fastidiosamente tronca nel finale, e alcune tematiche, sebbene interessanti, si ripetono un po' troppo di frequente, ma per essere un esordio è davvero maturo e ben ...continua

    La maggior parte dei racconti è fastidiosamente tronca nel finale, e alcune tematiche, sebbene interessanti, si ripetono un po' troppo di frequente, ma per essere un esordio è davvero maturo e ben fatto. Un autore da tenere d'occhio, in futuro potrebbe regalarci molte soddisfazioni.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Letta l'ultima riga del primo racconto ero convinta di aver trovato finalmente il libro che mi avrebbe riconciliato con i racconti brevi (genere che non mi attira granché) ...e invece no! Di tutto ...continua

    Letta l'ultima riga del primo racconto ero convinta di aver trovato finalmente il libro che mi avrebbe riconciliato con i racconti brevi (genere che non mi attira granché) ...e invece no! Di tutto il libro salvo solo la prima storia, quella in cui il dolore è più sommesso, ma non per questo meno intenso o straziante. Degli altri mi ha infastidito - e non ne ho capito il senso né la necessità - qui la violenza gratuita di chi si compiace di riempire di botte un coetaneo o di imputare le dita della propria madre con una mannaia, lì la superficialità dei personaggi che girano intorno ai protagonisti dei racconti, qui ancora la banalità delle motivazioni per cui si diventa vittime del dolore.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono straordinari questi racconti di Adam Haslett. Sono quadri di rara bellezza , in cui entri nel cuore del dolore, della sofferenza altrui e in qualche modo questo ti fa avvicinare al tuo dolore, ...continua

    Sono straordinari questi racconti di Adam Haslett. Sono quadri di rara bellezza , in cui entri nel cuore del dolore, della sofferenza altrui e in qualche modo questo ti fa avvicinare al tuo dolore, qualunque esso sia. Storie spesso estreme ma che ti fanno capire che chi soffre veramente ha spesso un numeratore comune: un cuore carico di amore, un amore che ha perso il soggetto amato sia esso un figlio, un amante, un padre.... Vi segnalo in particolare " Un bravo medico": il racconto è agghiacciante nella sua forza narrativa. Leggetelo se non avete paura di entrare nel dolore degli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    racconti forti e tristi

    adam haslett è davvero bravo. questo libro è una raccolta di racconti che hanno tutti in comune una sofferenza, una tristezza o uno stato di malessere dei protagonisti. spesso ragazzi senza ...continua

    adam haslett è davvero bravo. questo libro è una raccolta di racconti che hanno tutti in comune una sofferenza, una tristezza o uno stato di malessere dei protagonisti. spesso ragazzi senza genitori o con i genitori che hanno problemi psichiatrici. diverse storie, diversi personaggi ma tutto torna in un quadro superiore, in tutti c'è un perchè alla loro sofferenza, un filone che porta da qualche parte, poichè da qualche parte si arriva sempre. uno stile semplice, leggero, che sa essere impegnativo per le storie che narra ma non per le parole usate. una splendida raccolta di pezzi cupi e strani ma meritevoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono uno più bello dell’altro questi racconti di Adam Haslett, giovane scrittore contemporaneo statunitense e altra preziosa scoperta anobiiana.

    Partono tutti da un principio di solitudine, di ...continua

    Sono uno più bello dell’altro questi racconti di Adam Haslett, giovane scrittore contemporaneo statunitense e altra preziosa scoperta anobiiana.

    Partono tutti da un principio di solitudine, di dolore, ma non intristiscono troppo. Le parole arrivano oneste e semplici sospinte da un’ infinita delicatezza e partecipazione umana e risultano così vivide ed efficaci che ti fanno sentire subito a tuo agio. Una scrittura che nasconde totalmente lo scrittore, la sua mente e il suo pensiero, e che rende i racconti come fossero sgorgati da un’entità astratta che ha registrato e raccolto gli eventi, i pensieri, i dialoghi dei numerosi personaggi in presa diretta.

    Li ho amati.

    “Ancora una volta la solitudine è uno dei suoi temi principali. «È un tema che sento molto da vicino, e anche da un punto di vista prettamente narrativo parto sempre da personaggi che immagino come individui completamente soli.” Adam Haslett

    ha scritto il 

  • 5

    LA GIUSTA DISTANZA

    Qual è? Quella che adotta Adam Haslett. Come si misura? Né troppo vicino né troppo lontano: alla giusta distanza, appunto. Empatia senza indulgere al compiacimento. Sicuramente Haslett si muove a ...continua

    Qual è? Quella che adotta Adam Haslett. Come si misura? Né troppo vicino né troppo lontano: alla giusta distanza, appunto. Empatia senza indulgere al compiacimento. Sicuramente Haslett si muove a suo agio fra le storie, i personaggi, e le ambientazioni della sua raccolta, perfettamente inserito, per nulla estraneo (il titolo originale è You are not a stranger here che fa a gara in bellezza con quello italiano). E anch’io mi sono sentito subito a casa, sin dalla prima pagina. Non mi pare che si tenti di svelare il principio del dolore in questi racconti. Tanto meno la fine del dolore, a meno che non coincida con la fine della vita, che comunque si lascia dietro in vita una scia di altro dolore. In un racconto si accenna ai cinque gradi del dolore, uno in meno di quelli della separazione, ma direi che i gradi del dolore sono nove quanti sono i racconti, o uno solo, il dolore è dolore. Haslett non prova neppure a indagare se il dolore è utile alla vita, se fa bene in qualche modo a qualche cosa: il dolore è dolore, esiste, c’è. Sono racconti bellissimi, uno più dell’altro: scritti come si faceva un tempo e in modo moderno, in modo semplice e sapiente, piano e ricco, intenso e leggero. Mai sentito nominare Haslett prima di queste pagine, che hanno già dieci anni, e che mi pare marchino chiaramente la nascita di un nuovo grande scrittore. La gara è accesa fino all’ultima pagina: vincerà il dolore o la bellezza della scrittura? Ho come l’impressione che se ne vadano via insieme, allontanandosi a braccetto, la conferma di un grande sodalizio, che non è iniziato qui, e qui neppure si concluderà.

    ha scritto il