Il processo

Di

Editore: Newton (Grandi tascabili economici, 45)

4.2
(3887)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Ceco , Spagnolo , Svedese , Olandese , Polacco , Greco , Catalano , Rumeno

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Giulio Raio

Disponibile anche come: eBook , Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Cofanetto

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
Josef K. condannato a morte per una colpa inesistente è vittima del suo tempo. Sostiene interrogatori, cerca avvocati e testimoni soltanto per riuscire a giustificare il suo delitto di "esistere". Ma come sempre avviene nella prosa di Kafka, la concretezza incisiva delle situazioni produce, su personaggi assolutamente astratti, il dispiegarsi di una tragedia di portata cosmica. E allora tribunale è il mondo stesso, tutto quello che esiste al di fuori di Josef K. è processo: non resta che attendere l'esecuzione di una condanna da altri pronunciata.
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  • 5

    "Il processo" è per sempre

    Dice Levi : “Nel Processo c’è un’ intuizione precoce, che la violenza viene dalla burocrazia, questo potere crescente, questo potere irresistibile che è frutto del nostro secolo.”

    Poi:” Nel lager ...continua

    Dice Levi : “Nel Processo c’è un’ intuizione precoce, che la violenza viene dalla burocrazia, questo potere crescente, questo potere irresistibile che è frutto del nostro secolo.”

    Poi:” Nel lager ti imbatti continuamente in qualcosa che non ti aspetti, ed è abbastanza tipico di Kafka aprire una porta e di trovare non quello che ti aspetti, ma una cosa diversa, completamente diversa”.

    Levi nega la comicità in K. E per una volta non concordo con lui: ridere di Joseph K. è un gesto un po’ liberatorio, un po’ crudele ma necessario per illuderci (Franz compreso) di essere perfettamente nel pieno delle nostre facoltà e che al posto suo avremmo trovato una via d’uscita al “morire come un cane” .
    Forse morire no ma subire come una canazzo sì…
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    Agenzia delle Entrate.
    Ha sito che offre una prenotazione online. Si compila un modulo e ti spediscono data, ora e n°di prenotazione, con motivazione della richiesta al tuo indirizzo mail.
    Anche in terronia è arrivata la modernità. Per la civiltà si vedrà ma sono speranzosa.
    Appuntamento 11.15. Arrivo alle 10.45. Folla davanti l’ingresso, folla nel pronao vetrato. Il file stampato è in bella vista esibito come giustificazione al mio sfacciato incedere. Lo porgo al metronotte che funge da usciere (lo intuisco); mi fa un gesto muto verso la banconata, detta front office, dove un altro tizio mi strappa il foglio e digita “il mio numero”, dandomi indietro uno scontrino con scritto C-001. - Primo piano, seconda porta a sinistra, l’hanno già chiamata!-
    Ma l’appuntamento era alle 11.15, tento di dire ma già sento un friccichino da panico in arrivo. Adocchio la scala e mi dirigo verso quella che sembra la sala d’attesa dell’aeroporto di Nizza: circolare e affollatissima di gente demoralizzata, seduta in attesa con lo sguardo a tabelloni elettronici dove compaiono numeri.
    Salgo di corsa per quanto posso. Al pianerottolo una sala d’attesa e un angusto corridoio. Entro curva come a scusarmi, adocchio la stanza e la funzionaria. Mi siedo e sto per raccontare la mia odissea lunga due anni. M’interrompe – Ma chi le ha detto di venire qua?- tento un: scusi al bancone… - Al front office vorrà dire – E’ così che scopro un altro segno di modernità … Mostro lo scontrino con il numero e la motivazione che le sembrano confliggere. “Tistia” (un muovere la testa tra il perplesso e l’incazzato) e chiama qualcuno. Chiude e mi dice di andare al terzo piano passando per il front office e consegnare la carta d’identità al metronotte.
    Scendo. Il metronotte mi guarda, anzi mi squadra schifiato. Vuole sapere chi mi ha indirizzato da lui e se ho appuntamento con quest’altro funzionario. Spiegacchio. Temo che mi respinga al pronao. Mi indica, invece, la scala e rifiuta il documento.
    Oso: L’ascensore? Guasto, risponde. A questo punto sento addensarsi su di me tre, quattro capi d’imputazione.

    Trafelata per i tre piani, trovo la funzionaria. Non mi dice di sedermi e mi chiede il motivo della mia comparsa non annunciata. Spiegacchio, stavolta un po’, solo un po’, incazzata. Mi accusa di avere sbagliato al front office ma ribadisco di avere mostrato il loro modulo. Chissà che ha detto, insiste. Non ho detto niente, ho solo mostrato … protesto per il guasto all’ascensore. Mi invita a calmarmi. Le rispondo di essere calmissima. Ero preparata: sto leggendo il Processo, le dico. Dopo un po’ mi manda al I^ piano.
    Il terzo funzionario è peggio. Anche lui mi lascia in piedi dopo un’attesa in cui sperava una mia miracolosa sparizione, quindi ha il dente avvelenato. Mi siedo d’imperio rimarcando la sua inciviltà. Se ne fotte. Insiste sugli errori che avrei fatto io, ma mi inalbero sventolandogli il pizzino del front office e la prenotazione online.
    Mi sbarella verso un altro funzionario che avevo già incontrato su tutti i piani, fresco e pettinato. (L’ascensore ce l’hanno, eccome!) Stavolta mi siedo senza aspettare inviti, senza scusarmi nè rimproverare. Ricomincio. Accenna alla solita litania, con tono perplesso, ma sono inchiodata e non mi smuove nessuno. Mette mani svogliato al data base. Trova il mio fascicolo, guarda, caccia fuori da un cassetto sotto la scrivania un opuscolo e me lo sbandiera indicando un rigo: il punto dice che ho torto. Gli dico che quel punto non mi riguarda e che l’opuscolo lo so a memoria. Fosse stato qualche mese prima avrei fatto la fine di Joseph K. In più, estraggo “il mio punto” fotocopiato dalla borsa. Dice che ho ragione.
    Dopo il “tribunale” domani mi aspetta Huld – il mio commercialista - medito un'omicidio, mi serve per sfogarmi. Poi striscerò come il commerciante di Kafka.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo (incompiuto) assurdo, dalla struttura “labirintica”, senza una trama vera e propria, sembra di assistere ad una commedia sulla colpa di esistere! Ma si capisce già dopo le prime pagine la t ...continua

    Un romanzo (incompiuto) assurdo, dalla struttura “labirintica”, senza una trama vera e propria, sembra di assistere ad una commedia sulla colpa di esistere! Ma si capisce già dopo le prime pagine la triste sorte del protagonista, che non sarà tutta rose e fiori, il quale è rimasto inconsapevolmente (ma soprattutto senza una logica!) invischiato in un assurdo processo.
    I capitoli sono frammentari, alcune parti sono oscure, pregne di simbolismo e dettagli e la lettura può sembrare complessa da decifrare.
    Arrivato al capitolo nove, dove compare la parabola “Davanti alla legge”, ho capito di essere di fronte ad un grande pezzo di letteratura, un capitolo veramente spettacolare oltre che essere la chiave di lettura dell'intero romanzo!

    Dietro i romanzi incompiuti di Kafka (Il processo, Il castello) c'è chi addirittura ci vede dietro messaggi subliminali o chiavi di lettura poco credibili, ma a mio modesto parere, alla fine il messaggio è la decadenza e la crisi di identità dell'uomo moderno, e si può dire che insieme ad altri grandi scrittori ci ha visto giusto.

    ha scritto il 

  • 5

    Cent'anni di Kafka (e uno di Brautigan)

    Qualcuno doveva aver calunniato il signor D perché qualche giorno prima di Natale, al risveglio, un ufficiale giudiziario bussò alla sua porta e gli consegnò un'ingiunzione di pagamento di trentaquatt ...continua

    Qualcuno doveva aver calunniato il signor D perché qualche giorno prima di Natale, al risveglio, un ufficiale giudiziario bussò alla sua porta e gli consegnò un'ingiunzione di pagamento di trentaquattromila euro da saldare entro 30 giorni (il tempo necessario di organizzarsi per una rapina e racimolare il denaro,forse).
    Stupito dalla quantità dell'importo si recò il giorno stesso dal suo commercialista che, sbirciata la lettera d'ingiunzione, si dimostrò fiducioso, quindi chiese al signor D un'altra somma di denaro per la consultazione e l'avvio della procedura di conciliazione bonaria e lo congedò dallo studio con una stretta di mano energica, positiva e la promessa che lo avrebbe ricontattato al più presto.
    Due giorni dopo il commercialista telefonò al signor D e lietamente gli prospettò due possibilità per risolvere il suo problema: pagare un importo "scontato" di venticinquemila euro entro un mese o in alternativa saldare l'intera somma in dodici comode rate mensili da duemilaottocentotrentacinque euro. Il signor D, ingrato, non si dimostrò molto soddisfatto di nessuna delle due possibilità e quando provò a chiedere per quale ragione doveva pagare una cifra del genere, il commercialista si limitò a farfugliare dati incomprensibli, spese accessorie clamorose, interessi di mora e aliquote (?) maturate secondo la vigente legge tal dei tali comma K24...
    Il signor D fece uno sforzo immane per comprendere ma alla domanda - Si, ma che cosa ho fatto o non ho fatto per dover pagare questa somma? Qual è stata la mia colpa?
    A quella domanda il commercialista si dimostrò infastidito e lo liquidò accennando alla difficoltà e allo spreco di tempo e di ulteriore denaro che la ricerca di una risposta al suo sciocco quesito avrebbe comportato.
    Sconsolato, il signor D terminò la conversazione, riattaccò il telefono e provò a leggere qualche pagina di un romanzo del suo autore preferito*.

    Mentre stava almeno temporaneamente dimenticando le notizie del commercialista squillò ancora una volta il telefono. Questa volta la chiamata proveniva dalla caserma dei Carabinieri. Lo stavano convocando in caserma per una notifica. Il signor D chiese di cosa si trattava, ma dall'altra parte, il brigadiere incaricato flemmatico rispose - Niente di grave, ma non possiamo parlargliene al telefono, deve venire in caserma -.
    Il signor D uscì di casa, prese l'auto e si recò alla caserma dei carabinieri. Dopo aver domandato al piantone dove poteva ritirare la notifica attese circa mezz'ora finché lo convocarono in un piccolo ufficio e gli consegnarono un verbale nel quale un ottantenne lo aveva denunciato per minacce. In realtà, provò a spiegare il signor D, quell'uomo era stato fermato e denunciato da lui per avergli rigato con una chiave la sua auto regolarmente parcheggiata e senza alcun motivo. Aveva quindi telefonato ai carabinieri e atteso il loro arrivo per denunciare l'uomo, che, con ancora la chiave del delitto sporca della vernice della sua auto in mano, negava tutto l'accaduto.
    Il brigadiere non mostrò grande interesse per il signor D e la sua storia e lo congedò invitandolo prima a fornire il nome di un eventuale avvocato di fiducia, o gli sarebbe stato fornito d'ufficio.

    Tornando a casa, al signor D improvvisamente si guastò l'auto. Chiamò il numero di assistenza stradale e la sua macchina venne portata al deposito per poi essere inviata al centro meccanico autorizzato. La mattina seguente chiese un giorno di ferie per sbrigare alcune faccende fra cui il recupero dell'auto e in officina dopo svariate diagnosi, una più grave dell'altra, conclusero che si trattava di un guasto piuttosto serio, molto costoso, ma che avrebbero riparato in una giornata.

    Ormai curioso solo di vedere cosa diavolo sarebbe ancora successo, il signor D cerchò di riprendere la sua vita di tutti i giorni, ma non passò molto che una mattina lo informarono sul lavoro che sarebbe stato licenziato. Domandò come mai, e lo tranquillizzarono. Si trattava soltanto di una riorganizzazione della ragione sociale dell'azienda che avrebbe comportato un licenziamento breve, dopodiché sarebbe stato nuovamente riassunto con un contratto leggermente diverso. Il contratto "leggermente" diverso non prevedeva più la quattordicesima mensilità, una paga oraria ridotta del 20 percento e un'assunzione part time da 36 ore retribuite anziché 43 come le ore effettivamente lavorate, e infine con il taglio delle festività non più riconosciute come straordinari festivi.
    Gli fecero capire però di non lamentarsi troppo, poichè lui e molti altri come il signor D, erano stati fortunati e dei privilegiati, in confronto a chi invece un lavoro lo aveva proprio perso.

    Quella sera tornò a casa con l'intenzione di parlare di questa novità alla famiglia, ma quando aprì la porta e suo figlio trotterellando gli corse incontro sorridente, anziché spiegare alla moglie la loro perdita di alcuni diritti che le generazioni prima di lui avevano lottato per ottenere, si convinse a lasciar andare, gliene avrebbe parlato quando i loro guai fossero stati lontani. Così prese suo figlio in braccio e incomincìò la sua fuga raccontandogli che
    "Una volta, tanto tempo fa, c'era un cavaliere nano cui erano state concesse per tutta la vita solo cinquanta parole, ed erano talmente brevi e veloci che lui ebbe solo il tempo di indossare l'armatura, montare il nero destriero e scomparire per sempre in un bosco di luce".

    ha scritto il 

  • 3

    la realtà onirica

    Ma che il processo sia la visione onirica di Kafka della vita? Quell'allegoria vuota del quale è il precursore, non è in realtà piena di tutto? Quella sensazione di oppressione, quel lievitare nel vuo ...continua

    Ma che il processo sia la visione onirica di Kafka della vita? Quell'allegoria vuota del quale è il precursore, non è in realtà piena di tutto? Quella sensazione di oppressione, quel lievitare nel vuoto dell'incoscienza, quel disorientamento perpetuo, quell'ineluttabile accettazione degli eventi anche i più contorti e inspiegabili, che scaturiscono dalla vicenda di Joseph K., sono frutto di un sogno o semplicemente è la visione della vita di tutti i giorni scevra dall'accettazione e dall'abitudine ad essa? Siamo sicuri che l'assurdità di un sogno non sia invece la visione più limpida di quella realtà a cui siamo assuefatti? Qui la vicenda giudiziaria è puramente strumentale, in fondo la vita ci vede imputati, di nascere, vivere e morire, le leggi, le abitudini, i costumi, sono tutti artifizi della società umana che compone l'aula giudiziaria, i giurati, il giudice, i testimoni, e la platea e compongono quelle catene che forse solo la visione onirica può chiaramente percepire."il processo" non è propriamente un'opera incompiuta, c'è un inizio, una parte centrale e una fine, forse quest'ultima più di tutto chiarisce l'intento dell'autore, farci riflettere, sul cosa probabilmente non ci è dato sapere, forse solo interpretare secondo il nostro vissuto. Fatevi opprimere, fateci deprimere, confondevi, perdetevi, ma non abbiate paura, vi risveglierete e un po' di nebbia si sarà diradata (un po'). Se il grottesco l'avesse condito con un po' di quella brillante ironia che mise in "America", sarebbe stata una lettura esaltante, ma evidentemente il caro Franz non era in giornata. Meritevole comunque.

    ha scritto il 

  • 3

    Sulla condizione dell'uomo moderno

    La componente tematica più significativa nella produzione di Kafka è l'angoscia dell'uomo di fronte agli eventi incomprensibili della vita che emergono assurdamente nella normalità quotidiana. "Il ...continua

    La componente tematica più significativa nella produzione di Kafka è l'angoscia dell'uomo di fronte agli eventi incomprensibili della vita che emergono assurdamente nella normalità quotidiana. "Il processo", grazie alle sue sconcertanti dinamiche, ne rappresenta un esempio lampante e concreto. Nel giorno del suo trentesimo compleanno, Joseph K. viene arrestato senza che abbia commesso alcun reato. Contro di lui è stato istituito un processo e dovrà tenersi a disposizione della giustizia in una sorta di libertà vigilata. Perplesso e indignato, soprattutto perché nessuno gli spiega di cosa sia considerato colpevole, K. Inizia a urtare contro un sistema burocratico e giudiziario di cui gli sfuggono le regole e i principi. Abbandonato da tutti, si lascia sopraffare dai meccanismi della vicenda accettando come irrevocabile una condanna di cui ancora non ne comprende la causa e il senso. La storia finisce quindi per assumere l'aspetto di un pantano esistenziale, un pantano che ingoia il protagonista trascinando anche il lettore in un terreno paludoso da cui è impossibile uscire. Un romanzo emblematico sulla condizione dell'uomo moderno costretto a vivere un'esistenza incomprensibile, dominata da una legge imperscrutabile che tutto ha già deciso. Di fronte a questa cieca forza superiore ogni disperato tentativo di opposizione da parte dell'uomo è destinato al fallimento. Dal punto di vista stilistico "Il processo" potrebbe appartenere al genere fantastico perché in esso accadono avvenimenti talmente assurdi da creare atmosfere da incubo, mentre la scrittura, invece, si presenta decisamente realistica, risultando a volte piatta e opaca proprio a sottolinearne la dimensione irrazionale e allucinata, angosciosa e angosciante! Un'opera dall'architettura narrativa particolare perché composta di capitoli incompiuti, frammenti e passi soppressi dall'autore che conferiscono ulteriormente alla storia un senso di vuoto e inconcludenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi è il signor K.?

    Un banchiere, il signor K., si accorge di essere seguito a distanza, silenziosamente, tutti i giorni, da due individui sconosciuti e inquietanti. Ma lui non ha colpe. Così, la sua ansia sale. E quando ...continua

    Un banchiere, il signor K., si accorge di essere seguito a distanza, silenziosamente, tutti i giorni, da due individui sconosciuti e inquietanti. Ma lui non ha colpe. Così, la sua ansia sale. E quando finalmente chiede spiegazioni, gli viene risposto: “Le nostre autorità non cercano la colpa nella popolazione ma sono attirate dalla colpa e devono mandare noi a fare i custodi”.
    Il sentimento dominante nelle opere di Kafka è l’angoscia. I personaggi lottano, ma poi si arrendono. Le figure kafkiane dicono no all’esistenza, nel bene e nel male. Sono personaggi deboli, fragili, raggirati, che non si sentono mai all’altezza e provano vergogna. Sono personaggi che non hanno timore dell’ignoto, quanto piuttosto di essere ignoti, di risultare “trasparenti” al resto del mondo.
    Sono personaggi che vivono in un universo in cui incombe il caos governato da leggi quasi sempre incomprensibili. Il banchiere intuisce di essere perseguitato da un’organizzazione il cui scopo “consiste nel far arrestare persone innocenti e nell’istruire contro di esse una procedura insensata“.

    Un attimo prima della sua morte, uno sconosciuto si affaccia di colpo a una finestra e tende le braccia: “Chi era? Un amico? Un buon diavolo? Un sostenitore? Uno che voleva aiutare? Era uno solo? Erano tutti? Dov’era il giudice? Dove il supremo tribunale?…“.
    Un’ultima immagine e tante domande transitano nella sua mente……

    ha scritto il 

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