Il processo

Di

Editore: Giunti Editore

4.2
(3833)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 316 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Ceco , Spagnolo , Svedese , Olandese , Polacco , Greco , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 8809033795 | Isbn-13: 9788809033795 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Longato

Disponibile anche come: eBook , Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Cofanetto

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 3

    la realtà onirica

    Ma che il processo sia la visione onirica di Kafka della vita? Quell'allegoria vuota del quale è il precursore, non è in realtà piena di tutto? Quella sensazione di oppressione, quel lievitare nel vuo ...continua

    Ma che il processo sia la visione onirica di Kafka della vita? Quell'allegoria vuota del quale è il precursore, non è in realtà piena di tutto? Quella sensazione di oppressione, quel lievitare nel vuoto dell'incoscienza, quel disorientamento perpetuo, quell'ineluttabile accettazione degli eventi anche i più contorti e inspiegabili, che scaturiscono dalla vicenda di Joseph K., sono frutto di un sogno o semplicemente è la visione della vita di tutti i giorni scevra dall'accettazione e dall'abitudine ad essa? Siamo sicuri che l'assurdità di un sogno non sia invece la visione più limpida di quella realtà a cui siamo assuefatti? Qui la vicenda giudiziaria è puramente strumentale, in fondo la vita ci vede imputati, di nascere, vivere e morire, le leggi, le abitudini, i costumi, sono tutti artifizi della società umana che compone l'aula giudiziaria, i giurati, il giudice, i testimoni, e la platea e compongono quelle catene che forse solo la visione onirica può chiaramente percepire."il processo" non è propriamente un'opera incompiuta, c'è un inizio, una parte centrale e una fine, forse quest'ultima più di tutto chiarisce l'intento dell'autore, farci riflettere, sul cosa probabilmente non ci è dato sapere, forse solo interpretare secondo il nostro vissuto. Fatevi opprimere, fateci deprimere, confondevi, perdetevi, ma non abbiate paura, vi risveglierete e un po' di nebbia si sarà diradata (un po'). Se il grottesco l'avesse condito con un po' di quella brillante ironia che mise in "America", sarebbe stata una lettura esaltante, ma evidentemente il caro Franz non era in giornata. Meritevole comunque.

    ha scritto il 

  • 3

    Sulla condizione dell'uomo moderno

    La componente tematica più significativa nella produzione di Kafka è l'angoscia dell'uomo di fronte agli eventi incomprensibili della vita che emergono assurdamente nella normalità quotidiana. "Il ...continua

    La componente tematica più significativa nella produzione di Kafka è l'angoscia dell'uomo di fronte agli eventi incomprensibili della vita che emergono assurdamente nella normalità quotidiana. "Il processo", grazie alle sue sconcertanti dinamiche, ne rappresenta un esempio lampante e concreto. Nel giorno del suo trentesimo compleanno, Joseph K. viene arrestato senza che abbia commesso alcun reato. Contro di lui è stato istituito un processo e dovrà tenersi a disposizione della giustizia in una sorta di libertà vigilata. Perplesso e indignato, soprattutto perché nessuno gli spiega di cosa sia considerato colpevole, K. Inizia a urtare contro un sistema burocratico e giudiziario di cui gli sfuggono le regole e i principi. Abbandonato da tutti, si lascia sopraffare dai meccanismi della vicenda accettando come irrevocabile una condanna di cui ancora non ne comprende la causa e il senso. La storia finisce quindi per assumere l'aspetto di un pantano esistenziale, un pantano che ingoia il protagonista trascinando anche il lettore in un terreno paludoso da cui è impossibile uscire. Un romanzo emblematico sulla condizione dell'uomo moderno costretto a vivere un'esistenza incomprensibile, dominata da una legge imperscrutabile che tutto ha già deciso. Di fronte a questa cieca forza superiore ogni disperato tentativo di opposizione da parte dell'uomo è destinato al fallimento. Dal punto di vista stilistico "Il processo" potrebbe appartenere al genere fantastico perché in esso accadono avvenimenti talmente assurdi da creare atmosfere da incubo, mentre la scrittura, invece, si presenta decisamente realistica, risultando a volte piatta e opaca proprio a sottolinearne la dimensione irrazionale e allucinata, angosciosa e angosciante! Un'opera dall'architettura narrativa particolare perché composta di capitoli incompiuti, frammenti e passi soppressi dall'autore che conferiscono ulteriormente alla storia un senso di vuoto e inconcludenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi è il signor K.?

    Un banchiere, il signor K., si accorge di essere seguito a distanza, silenziosamente, tutti i giorni, da due individui sconosciuti e inquietanti. Ma lui non ha colpe. Così, la sua ansia sale. E quando ...continua

    Un banchiere, il signor K., si accorge di essere seguito a distanza, silenziosamente, tutti i giorni, da due individui sconosciuti e inquietanti. Ma lui non ha colpe. Così, la sua ansia sale. E quando finalmente chiede spiegazioni, gli viene risposto: “Le nostre autorità non cercano la colpa nella popolazione ma sono attirate dalla colpa e devono mandare noi a fare i custodi”.
    Il sentimento dominante nelle opere di Kafka è l’angoscia. I personaggi lottano, ma poi si arrendono. Le figure kafkiane dicono no all’esistenza, nel bene e nel male. Sono personaggi deboli, fragili, raggirati, che non si sentono mai all’altezza e provano vergogna. Sono personaggi che non hanno timore dell’ignoto, quanto piuttosto di essere ignoti, di risultare “trasparenti” al resto del mondo.
    Sono personaggi che vivono in un universo in cui incombe il caos governato da leggi quasi sempre incomprensibili. Il banchiere intuisce di essere perseguitato da un’organizzazione il cui scopo “consiste nel far arrestare persone innocenti e nell’istruire contro di esse una procedura insensata“.

    Un attimo prima della sua morte, uno sconosciuto si affaccia di colpo a una finestra e tende le braccia: “Chi era? Un amico? Un buon diavolo? Un sostenitore? Uno che voleva aiutare? Era uno solo? Erano tutti? Dov’era il giudice? Dove il supremo tribunale?…“.
    Un’ultima immagine e tante domande transitano nella sua mente……

    ha scritto il 

  • 0

    Un capolavoro se si riesce a leggerlo.

    Ieri sera mi appresto a prendere finalmente in mano "Il processo" di Kafka, sapendo già che sarà angoscioso e come finirà, con che cuore mi accingo a leggere questo libro? Leggendo la trama e la nota ...continua

    Ieri sera mi appresto a prendere finalmente in mano "Il processo" di Kafka, sapendo già che sarà angoscioso e come finirà, con che cuore mi accingo a leggere questo libro? Leggendo la trama e la nota del traduttore già mi sento catapultata in un atmosfera da "Fahrheneith 451" o "1984" ma inizio a leggere.
    Dopo venti pagine il senso dell'assurdo, di impotenza, d'incomprensione e di angoscia mi hanno già travolta.
    Chiudo il libro ma non riesco a dormire.
    Provo a contare le pecore, come mi ha insegnato mio marito, ma su di me non funziona.
    Dopo una notte agitata penso che forse il messaggio lo si capisce già dalle prime pagine e non è necessario continuare una lettura che mi da così fastidio... forse è un libro da leggere il giorno.
    Decido di abbandonarlo, con dispiacere e facendo tanto di cappello all'autore che è riuscito nel suo intento disturbante.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tribunale sei tu

    Ci sono poche pagine nella letteratura che sappiano catturare il lettore al di là dei limiti del patto narrativo, sollevando l'accordo bilaterale di fare affidamento sulla sua ingenuità, la sua dispos ...continua

    Ci sono poche pagine nella letteratura che sappiano catturare il lettore al di là dei limiti del patto narrativo, sollevando l'accordo bilaterale di fare affidamento sulla sua ingenuità, la sua disposizione benevola a farsi ingannare. Spietatezza e oppressione sono la dote genetica di questo romanzo, e non smettono di premere sulla coscienza di chi vi si avvicina nemmeno dopo il tragico epilogo. Josef K porta alla luce la vulnerabilità delle nostre convinzioni, la fragilità della scontatezza. Sono poche le storie che vantano il fascino, ambiguo e controverso, del racconto del guardiano della porta.

    ha scritto il 

  • 2

    PROCESSO IN PRESCRIZIONE!

    Quest’opera era tra quelle incompiute che Kafka non avrebbe voluto vedere pubblicata ma che, invece, alla sua morte, l’amico Max Brod fece pubblicare. Evidentemente l’autore vedeva, in essa, qualcosa ...continua

    Quest’opera era tra quelle incompiute che Kafka non avrebbe voluto vedere pubblicata ma che, invece, alla sua morte, l’amico Max Brod fece pubblicare. Evidentemente l’autore vedeva, in essa, qualcosa che lo tormentava o che, comunque, quanto meno, non gli piaceva.
    La critica letteraria ha maturato innumerevoli fiumi di inchiostro, visualizzando i più svariati contenuti metaforici e profondendo elogi di ogni tipo, identificando lo scritto come uno dei capolavori della letteratura kafkiana.
    Per quello che mi riguarda, a me è piaciuto davvero poco. A prescindere dal fatto che sia uno scritto incompiuto, esso presenta un incipit che sprona alla lettura ma, proseguendo, con i capitoli successivi il ritmo diventa più blando lasciando aleggiare nella mente del lettore il quesito: ma di cosa sarà stato accusato il povero Sig. K.? Quesito destinato a rimanere nella mente del lettore!
    Nemmeno alcuni dialoghi mi hanno impressionato, anzi tutt’altro; primo tra tutti quello tra K. ed il commerciante Block, per non parlare di quello tra il Sacerdote ed il povero K., metafora sulla Legge compresa. Il tutto per tracciare un quadro a tinte fosche del Tribunale e dei signori che ne esercitano la giurisprudenza, anche qui, possibile metafora del rapporto tra l’uomo e Dio.
    Insomma per me è un processo in prescrizione e, dunque, da archiviare.

    ha scritto il 

  • 5

    Edizione sconsigliata, avrò perso qualche grado cercando di leggere

    All’improvviso Josef K si trova a dover affrontare un processo.
    Il suo non è un tribunale normale, è un mondo a parte, assurdo e strano, una macchina complessa con i suoi personaggi, le sue logiche e ...continua

    All’improvviso Josef K si trova a dover affrontare un processo.
    Il suo non è un tribunale normale, è un mondo a parte, assurdo e strano, una macchina complessa con i suoi personaggi, le sue logiche e le sue fasi: trafile burocratiche, corruzione, costruzioni di rapporti personali, tentativi di imporsi. E’ questo il mondo che K vive per un anno, ma ogni volta si lascia scappare gli spiragli di fuga che gli si offrono.
    Il problema è che quel tribunale è un’allegoria della vita. Il protagonista ha ricevuto la notifica del processo e di una colpa da definire; cioè, è stato chiamato a esaminare la propria esistenza: pensieri, azioni, sentimenti, ragioni…e come lui tanti altri uomini comuni che incontra nei corridoi ad aspettare la fine dei processi, processi che durano anni, si intrecciano con le realtà quotidiane di tutti, perché in realtà rappresentano quell’interrogazione della propria coscienza che molti si trovano a fare a un certo punto della vita.
    Ma K non lo ha capito. Pensa ancora come un banchiere che deve regolare un affare, affronta il processo con il modo di fare che ha sempre regolato la sua vita, cerca di infilarsi nei meccanismi dei bassi livelli del tribunale. Il processo non è per lui l’occasione di staccarsi e riflettere su di sè, pensare in modo diverso, crescere.
    La sentenza, di fronte agli alti livelli livelli del tribunale, le autorità superiori della sua coscienza, non può che essere fatale.

    Luglio 2014

    ha scritto il 

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