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Il processo

Di

Editore: Einaudi Scuola

4.2
(3616)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Ceco , Spagnolo , Svedese , Olandese , Polacco , Greco , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 8828601000 | Isbn-13: 9788828601005 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 0

    pura bellezza

    Negli arabeschi di una iscrizione dentro il nostro vivere si insinua il processo che ogni giorno sfida la mia volontà di essere una persona.
    Non sapere il tempo che si vive è sempre stato un potere, vantaggio alla creazione del cuore umano, ma sapere che individui tessono le maglie della m ...continua

    Negli arabeschi di una iscrizione dentro il nostro vivere si insinua il processo che ogni giorno sfida la mia volontà di essere una persona.
    Non sapere il tempo che si vive è sempre stato un potere, vantaggio alla creazione del cuore umano, ma sapere che individui tessono le maglie della miseria del loro potere a spese di decessi umani , incute una pietà verso la gente, verso me stesso che coltivo una bacca di luce.
    Rileggere kafka fa bene al tempo che ci troviamo di fronte, a quelle parole che devono ancora essere pronunciate, fino a quando queste diventano oggetto di senso.
    La sua misura è l'incapacità di comprendere il nostro corpo come oggetto che non trova identità se non con la sua plasmabilita'.
    K prende le misure del suo cranio per diffondere l'incompreso, per elevarlo ad unico moderno incontro fra esseri che rispondono, perché hanno smesso di chiedere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Capolavoro

    Questo romanzo ha in sé i connotati dell’incubo: in nessun altro modo si potrebbe spiegare che un uomo accetti di essere arrestato, processato e alla fine giustiziato senza alcun motivo. A pensarci bene i sogni sono così: delle cose assurde, inconcepibili in stato di veglia, si realizzano come se ...continua

    Questo romanzo ha in sé i connotati dell’incubo: in nessun altro modo si potrebbe spiegare che un uomo accetti di essere arrestato, processato e alla fine giustiziato senza alcun motivo. A pensarci bene i sogni sono così: delle cose assurde, inconcepibili in stato di veglia, si realizzano come se fossero la cosa più normale del mondo, al punto che − quando sogniamo − non possiamo fare altro che accettare la realtà così com’è, come se inconsciamente sapessimo che si tratta, appunto, di un sogno e per questa ragione non osassimo ribellarci. L’unica ribellione possibile sarebbe il risveglio: “ah, ecco! Lo dicevo io che era impossibile... eppure sembrava così reale!”
    Mentre leggevo avevo proprio questa impressione: che se mai Josef K. si fosse reso conto che la situazione in cui era incorso era non solo assurda, ma del tutto impossibile, se insomma ne fosse stato pienamente convinto, la cosa sarebbe davvero finita lì, il misterioso tribunale non avrebbe avuto più alcuna presa su di lui, sarebbe rimasto confinato nel regno del sogno, mentre lui − solo − si sarebbe “svegliato”. All’inizio in effetti succede qualcosa di molto simile: K. crede che si tratti di uno scherzo o di un mostruoso equivoco, intuisce che dare peso a un’accusa così infondata è ridicolo e controproducente, e cerca di andare avanti come se niente fosse. E per un po' sembra che ci riesca. Non si è svegliato, ma non è stato ancora “afferrato” dal suo sogno: la liberazione sembra ancora possibile.
    Ma, giorno dopo giorno, le cose cambiano: a parte lui, tutti gli altri (venuti a conoscenza − chissà come! − del suo processo) non solo non si stupiscono (tutt’altro), ma lo invitano a prenderlo sul serio, a impegnarsi nel tentare di vincere la causa, benché − come ognuno di loro è disposto ad ammettere − sappiano fin da subito che non servirà a nulla. Non esistono regole in questo tribunale: difendersi non è concesso, ma al massimo “tollerato”; ci sono avvocati, ma nemmeno loro sanno di cosa è accusato l’imputato e possono intervenire solo ad interrogatori conclusi; “la graduatoria dei funzionari è infinita e imperscrutabile”, per cui tutti fanno il proprio dovere ma nessuno ne sa davvero qualcosa... nemmeno i giudici, che sono sempre quelli al “livello più basso”, mentre coloro che sono “al vertice” nessuno li conosce né li ha mai visti. Ma la cosa più grave è che non sembra esserci assoluzione possibile: meglio quindi cercare di rimandare la sentenza il più a lungo possibile, secondo la formula del “differimento”...
    Eppure, per quanto tutto ciò sia contrario a ogni logica, “l’unica via giusta − gli dice l’avvocato − è quella di accettare le condizioni esistenti, (...) cercar di comprendere che questo grande organismo giudiziario rimane, per così dire, sospeso in perpetuo e, quando si modifichi qualcosa di propria iniziativa, ci si scava il terreno sotto i piedi e si può precipitare.
    Ma “accettare le condizioni” vuol dirsi abbandonarsi senza riserve al proprio sogno. Se − riconoscendo l’assurdità della propria situazione e non risolvendosi ad accettarla − il protagonista custodiva e alimentava la propria libertà, lasciandosi aperta la possibilità di “svegliarsi”, adeguarsi alle non-regole di questo gioco significa firmare la propria condanna. Nel momento stesso in cui Josef K. acconsente a prendere sul serio il proprio processo, egli perde la sua innocenza, si rende e si dichiara colpevole.
    Questa componente soggettiva e psicologica (che costituisce solo una delle tante interpretazioni possibili) mi ha del tutto affascinato, dandomi la certezza di avere a che fare con un capolavoro assoluto della letteratura. Siamo condotti inesorabilmente verso la fine sentendoci anche noi “soffocare” nelle anguste stanze della cancelleria, osservati, giudicati e (s)consigliati da chi sembra saperne sempre più di noi... la presa di coscienza della nostra impotenza sancisce la nostra impotenza.
    Le pagine conclusive sono straordinarie, la “predica” impartita a K. fa venire i brividi... Fra l’altro, a questo proposito, ho trovato divertente e molto interessante il fatto che Kafka (solitamente così enigmatico e poco condiscendente nei confronti del lettore) ci abbia volontariamente offerto una chiave di lettura per la sua opera, inserendo al suo interno un brevissimo racconto da lui stesso scritto: “Dentro la legge”. Per me, che lo avevo già letto nei Racconti senza che − come è ovvio − mi fosse fornita alcuna spiegazione, è stato bellissimo ritrovarlo qui, commentato da Kafka stesso e messo in relazione con il romanzo, nei confronti del quale si pone quasi come un metaracconto. Le ultime parole che il prete rivolge a K. sono insieme l’apice e la conclusione dell’intera opera: “Perchè dovrei volere qualcosa da te? Il tribunale non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai.” E sarà Josef K., ormai tutt'uno col suo incubo, a scegliere di farsi “accogliere”.

    ha scritto il 

  • 5

    L'account di Skype non mi funziona più quindi adesso sono solo. È una bella serata mi vado a fare una canna sul ponte vicino al lago senza i piccoli cigni. Senza nessun pensiero neanche quelli grandi neanche i genitori perché i pensieri attirano i mostri ed è tutto buio. Elvira capisce il buio, c ...continua

    L'account di Skype non mi funziona più quindi adesso sono solo. È una bella serata mi vado a fare una canna sul ponte vicino al lago senza i piccoli cigni. Senza nessun pensiero neanche quelli grandi neanche i genitori perché i pensieri attirano i mostri ed è tutto buio. Elvira capisce il buio, capisce i mostri, ma non capisce i pensieri non capisce cosa intendo e io non so proprio come spiegarlo senza farle girare la testa. Quindi ogni volta rinuncio a spiegarlo, anche stasera, me ne sono andato e Elvira mi è sembrata triste, ma questo è assurdo e so bene che è solo un'allucinazione.

    ha scritto il 

  • 4

    "Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato."


    Mi aspettavo,nel prendere in mano "Il Processo",di leggere una sorta di 1984 in salsa giudiziaria.Ma,già dall'incipit,ho capito di trovarmi di fronte a qualcosa di completame ...continua

    "Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato."

    Mi aspettavo,nel prendere in mano "Il Processo",di leggere una sorta di 1984 in salsa giudiziaria.Ma,già dall'incipit,ho capito di trovarmi di fronte a qualcosa di completamente diverso.Qui non vi è nulla della solennità,del terrore,della carica totalizzante del potere proprie di un romanzo distopico.La costruzione sintattica dell'incipit è emblematica:l'inverosimile viene calato talmente nella realtà e nel campionario della normalità da non destare sorpresa.Ci si limita ad affermare un dato di fatto,a presentarci qualcosa di già compiuto.La normalità dell'assurdo è raggiunta:tutto il resto del romanzo sembra scaturire di conseguenza.E' un incedere lento,alla scoperta di un'umanità stanca,alienata,che sembra trascinarsi per inerzia.L'uomo perde i connotati,diventa poco più che un'ombra,un rumore di fondo in un universo di grettezza.Lo stesso tribunale è il regno del caos:K vive tra uomini gretti,in una città gretta e si muove inesorabilmente verso una condanna certa,a causa di una colpa che sembra proprietà ontologica dell'essere,l'unica cosa certa nel mare di contraddittorietà e straniamento in cui si naviga.La confusa figura umana che sembra sporgersi per assistere al finale martirio del "cane umano" è emblema dell'incomunicabilità,di una flebile luce di speranza,del tentativo abbozzato ma mai portato a compimento della conciliazione tra l'individuo e il mondo.

    ha scritto il 

  • 2

    Non avevo mai letto nulla di Kafka fino ad ora, ma ho sempre sentito parlare dei suoi tre romanzi più famosi (Il processo, Il Castello e La Metamorfosi). De Il Processo in particolare ho sempre immaginato che fosse un romanzo dai tratti grotteschi, il cui tema principa ...continua

    Non avevo mai letto nulla di Kafka fino ad ora, ma ho sempre sentito parlare dei suoi tre romanzi più famosi (Il processo, Il Castello e La Metamorfosi). De Il Processo in particolare ho sempre immaginato che fosse un romanzo dai tratti grotteschi, il cui tema principale (l’incapacità del personaggio di scoprire il motivo del suo processo) fosse ben presente e costruito ad arte per tenere il piedi l’intero romanzo. Mi si perdoni l’azzardato paragone, ma lo immaginavo quasi come potesse essere un episodio de “Ai confini della realtà”
    Evidentemente mi sbagliavo.
    Ho trovato Il Processo lento, noioso e poco interessante. Il fatto che sia incompleto non rappresenta un problema di per sé, ma la costruzione della storia (capitoli episodici molto slegati tra loro) e il fatto che l’ignoranza delle motivazioni del processo vengano nascoste dietro una fantomatica inaccessibilità del Tribunale, hanno fatto sì che l’interesse che riponevo in esso scemasse dopo poco.
    Altri parlano di sentimenti di angoscia, paura, alienazione, di stile onirico di scrittura… Dove? Me lo chiedo davvero: dove? L’unica emozione che ho provato è stata la noia.
    E non mi si venga a dire che il libro va letto su un doppio livello, che va interpretato come metafora (di cosa, dipende dal critico che lo ha analizzato: lo stato, la società, la religione, ecc ecc): a questo ci posso arrivare anche da solo, ma è mio parere che un romanzo che abbia bisogno di un interpretazione terza per essere compreso appieno, forse non è il mio genere di romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo che trasmette angoscia; l'impossibilità di potersi difendere di fronte al soverchiante potere dell'(in)giustizia. Pur se scritto nel 1925 sembra quasi presagire l'irragionevolezza delle leggi razziali che verranno promulgate pochi anni dopo....

    ha scritto il 

  • 0

    Messaggio del libro: siamo nati per soffrire; l'uomo perde progressivamente i suoi valore e non gli resta altro che soccombere. Così, Kafka diviene interprete del pensiero filosofico della sua epoca: la vita è un errore, la vita è un qualcosa che mai avrebbe dovuto essere. E più lo spirito è gra ...continua

    Messaggio del libro: siamo nati per soffrire; l'uomo perde progressivamente i suoi valore e non gli resta altro che soccombere. Così, Kafka diviene interprete del pensiero filosofico della sua epoca: la vita è un errore, la vita è un qualcosa che mai avrebbe dovuto essere. E più lo spirito è grande, maggiore ne è la dolorosa consapevolezza. Cosi gli uomini anelano segretamente all'annullamento, stanchi di vivere in un mondo in cui si sentono come stranieri.

    ha scritto il 

  • 3

    Kafka ha uno stile in grado di trasmettere con grande efficacia sensazioni di disagio e (in)sofferenza, come quella del giovane K., perseguitato da una colpa sconosciuta, che finirà col rendere la sua vita sempre più grigia. Più prosegue la lettura e più ci si sente mancare l'aria, oppressi da un ...continua

    Kafka ha uno stile in grado di trasmettere con grande efficacia sensazioni di disagio e (in)sofferenza, come quella del giovane K., perseguitato da una colpa sconosciuta, che finirà col rendere la sua vita sempre più grigia. Più prosegue la lettura e più ci si sente mancare l'aria, oppressi da un senso di ineluttabilità e di fatalità, in una storia incredibilmente attuale. Il senso di oniricità è però tale da rendere la lettura a volte un po' pedante e intermittente (difetto probabilmente riconducibile anche al fatto che l'autore non aveva scritto nessuna delle sue storie con lo scopo di pubblicarle).

    ha scritto il 

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