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Il professore va al congresso

Di

Editore: Bompiani

3.6
(699)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 409 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845219747 | Isbn-13: 9788845219740 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rosetta Palazzi , Mary Buckwell ; Contributi: Umberto Eco

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Descrizione del libro
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  • 2

    dal blog Giramenti

    La copertina dell’edizione Bompiani – con traduzione di Mary Buckwell e Rosetta Palazzi – ci regala due anticipazioni sul testo, una corrisponde al vero, l’altra è una minchiata. Troviamo lo spottone di Umberto Eco – «Uno dei libri più divertenti, più veri, più dannatamente ilari che siano usciti ...continua

    La copertina dell’edizione Bompiani – con traduzione di Mary Buckwell e Rosetta Palazzi – ci regala due anticipazioni sul testo, una corrisponde al vero, l’altra è una minchiata. Troviamo lo spottone di Umberto Eco – «Uno dei libri più divertenti, più veri, più dannatamente ilari che siano usciti negli ultimi cento anni» – e la facciotta fintamente contenta di un simil Einstein che monta sulla bicicletta di Fantozzi, alla bersagliera. Che poi la bicicletta ricordi un martello pneumatico e il cestino un sospensorio è cosa che vi lascerò chiarire col vostro analista. Detto questo, ribadisco che solo uno di questi spunti corrisponde a verità, e non è lo spottone di Umberto Eco. Dunque ricordatevi della bicicletta à la Fantozzi e fidatevi di me. Non di Eco.

    SEGUE su http://gaialodovica.wordpress.com/2014/11/05/il-professore-va-al-congresso-di-david-lodge/

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato. Pessimo, volgare, un'accozzaglia di volgarità attorno all'attività sessuale dei professori universitari che vanno ai congressi. Fuorviata dal fatto che uno dei professori si presentasse come studioso di Jane Austen, cosa mai così remota e avulsa e anche offensiva a questo punto. Segu ...continua

    Abbandonato. Pessimo, volgare, un'accozzaglia di volgarità attorno all'attività sessuale dei professori universitari che vanno ai congressi. Fuorviata dal fatto che uno dei professori si presentasse come studioso di Jane Austen, cosa mai così remota e avulsa e anche offensiva a questo punto. Seguito di Scambi che a questo punto preferisco evitare del tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere.

    Si ride di gusto e con intelligenza. Lo consiglio a chiunque voglia passare delle ore divertenti leggendo un libro che racconta le disaavventure "normali" della vita del mondo universitario internazionale.

    ha scritto il 

  • 2

    Inganno

    Il mondo editoriale conosce una serie di strumenti pubblicitari volta a convincere il lettore che quel libro è IL libro: su fascette, adesivi o anche in copertina viene riportato, di volta in volta, il numero di copie vendute o quello dell'edizione raggiunta (il retropensiero è evidente: non poss ...continua

    Il mondo editoriale conosce una serie di strumenti pubblicitari volta a convincere il lettore che quel libro è IL libro: su fascette, adesivi o anche in copertina viene riportato, di volta in volta, il numero di copie vendute o quello dell'edizione raggiunta (il retropensiero è evidente: non possono essersi sbagliati tutti!) o giudizi lusinghieri di illustri Autori.
    Da buon lettore, mi sono sempre imposto di non farvi caso. E come ogni regola che si rispetti, ho fatto un'eccezione per questo romanzo; purtroppo, l'eccezione ha confermato pienamente la regola dell'inattendibilità dei messaggi pubblicitari.
    Capeggia sotto il titolo nell'edizione Bombiani da me acquistata la seguente frase: "uno dei libri più divertenti, più veri, più dannatamente ilari che siano usciti negli ultimi cento anni. Umberto Eco".
    Ora, di fronte a cotanta enfasi e a simili giudizi profferti da un illustre studioso (che a quanto pare inizia a risentire degli scherzi dell'età), non si può rimanere impassibili (e il mancato mio rigore comportamentale ha fatto il resto).
    Ebbene, già dopo la lettura delle prime 30 pagine si intuisce che c'è qualcosa che non quadra: non solo nessuna risata, ma nemmeno quell'increspatura delle labbra che comunque rende un libro un buon romanzo è apparsa. Ma c'è di più: il racconto (il plot) è talmente lontano dai nostri giorni (fatti di crisi economica, tagli alla cultura, fondi universitari ridotti all'osso) che appare il frutto della fantasia, quasi il vagheggiamento di una mitica età dell'oro ormai perduta per sempre in cui i professori universitari venivano pagati per viaggiare all'estero ogni qual volta lo desiderassero (per di più, in hotel di lusso, per settimane e senza preoccuparsi tanto delle famigerate "pezze giustificative"). Con la conseguenza che è preclusa al lettore anche l'immedesimazione nella storia. Solo qualche volta, rara, si trova dell'ironia; per il resto, il racconto non è neanche male, ma certamente è lontanissimo da quella risibile affermazione che appare, seducente e sicura di sé (sic!), in copertina.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi dispiace non essere d'accordo con Umberto Eco, il cui giudizio è sicuramente più autorevole del mio, ma fino alla fine del libro ho aspettato di trovare un qualcosa di divertente, ma arrivata in fondo mi sono resa conto di aver solo sorriso un paio di volte... Un po' poco per definirlo il libr ...continua

    Mi dispiace non essere d'accordo con Umberto Eco, il cui giudizio è sicuramente più autorevole del mio, ma fino alla fine del libro ho aspettato di trovare un qualcosa di divertente, ma arrivata in fondo mi sono resa conto di aver solo sorriso un paio di volte... Un po' poco per definirlo il libro più divertente degli ultimi cento anni

    ha scritto il 

  • 2

    Forse la mia scarsa dimestichezza con gli ambienti accademici irrisi da questo romanzo ha inficiato la possibilità di intuire i confini tra il vero, il verisimile e l’inverosimile. E quando manca quella giusta dose di consapevolezza il riso, il sorriso o i moti di stizza non possono che scaturire ...continua

    Forse la mia scarsa dimestichezza con gli ambienti accademici irrisi da questo romanzo ha inficiato la possibilità di intuire i confini tra il vero, il verisimile e l’inverosimile. E quando manca quella giusta dose di consapevolezza il riso, il sorriso o i moti di stizza non possono che scaturire dall’istinto. E quando rido, sorrido o mi stizzisco non a ragion veduta ma così, in modo estemporaneo, finisco per concludere la lettura con l’impressione di non essermela goduta molto. Così è stato anche in questo caso. Ma le ragioni sono anche altre. La discontinuità del ritmo (brioso nella prima parte, sonnacchioso, per non dire proprio tedioso nella seconda, artificiosamente rocambolesco nel finale) la molteplicità dei personaggi (o forse meglio: delle comparse, dato che anche le figure più ricorrenti mi sono sembrate così poco definite da non assurgere al ruolo di veri e propri personaggi) e delle dimensioni geografiche: tutti elementi che se non trovano una struttura ben consistente capace di incanalarli e finalizzarli, rendono a mio parere la lettura poco piacevole. Così mi sono sentita relegata nella posizione di mera spettatrice di queste gesta (ed uso questo termine in senso ironico, dato che i richiami ai poemi cavallereschi sono molti, ma il substrato su cui sono inseriti non è niente altro che una commedia degli equivoci, e nemmeno ben riuscita, ma piuttosto grossolana, secondo me).
    E con buona pace di Umberto Eco e della sua prefazione (“libro di una comicità travolgente…..uno dei libri più divertenti, più veri, più dannatamente ilari che siano usciti negli ultimi cento anni” ipse dixit !) congedo questa lettura con una opinione decisamente tiepida.

    ha scritto il