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Il professore va al congresso

By David Lodge

(747)

| Others | 9788845251207

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Book Description

73 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Da leggere.

    Si ride di gusto e con intelligenza. Lo consiglio a chiunque voglia passare delle ore divertenti leggendo un libro che racconta le disaavventure "normali" della vita del mondo universitario internazionale.

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    OrsoCurioso said on May 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Inganno

    Il mondo editoriale conosce una serie di strumenti pubblicitari volta a convincere il lettore che quel libro è IL libro: su fascette, adesivi o anche in copertina viene riportato, di volta in volta, il numero di copie vendute o quello dell'edizione r ...(continue)

    Il mondo editoriale conosce una serie di strumenti pubblicitari volta a convincere il lettore che quel libro è IL libro: su fascette, adesivi o anche in copertina viene riportato, di volta in volta, il numero di copie vendute o quello dell'edizione raggiunta (il retropensiero è evidente: non possono essersi sbagliati tutti!) o giudizi lusinghieri di illustri Autori.
    Da buon lettore, mi sono sempre imposto di non farvi caso. E come ogni regola che si rispetti, ho fatto un'eccezione per questo romanzo; purtroppo, l'eccezione ha confermato pienamente la regola dell'inattendibilità dei messaggi pubblicitari.
    Capeggia sotto il titolo nell'edizione Bombiani da me acquistata la seguente frase: "uno dei libri più divertenti, più veri, più dannatamente ilari che siano usciti negli ultimi cento anni. Umberto Eco".
    Ora, di fronte a cotanta enfasi e a simili giudizi profferti da un illustre studioso (che a quanto pare inizia a risentire degli scherzi dell'età), non si può rimanere impassibili (e il mancato mio rigore comportamentale ha fatto il resto).
    Ebbene, già dopo la lettura delle prime 30 pagine si intuisce che c'è qualcosa che non quadra: non solo nessuna risata, ma nemmeno quell'increspatura delle labbra che comunque rende un libro un buon romanzo è apparsa. Ma c'è di più: il racconto (il plot) è talmente lontano dai nostri giorni (fatti di crisi economica, tagli alla cultura, fondi universitari ridotti all'osso) che appare il frutto della fantasia, quasi il vagheggiamento di una mitica età dell'oro ormai perduta per sempre in cui i professori universitari venivano pagati per viaggiare all'estero ogni qual volta lo desiderassero (per di più, in hotel di lusso, per settimane e senza preoccuparsi tanto delle famigerate "pezze giustificative"). Con la conseguenza che è preclusa al lettore anche l'immedesimazione nella storia. Solo qualche volta, rara, si trova dell'ironia; per il resto, il racconto non è neanche male, ma certamente è lontanissimo da quella risibile affermazione che appare, seducente e sicura di sé (sic!), in copertina.

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    Riccardo said on Nov 20, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi dispiace non essere d'accordo con Umberto Eco, il cui giudizio è sicuramente più autorevole del mio, ma fino alla fine del libro ho aspettato di trovare un qualcosa di divertente, ma arrivata in fondo mi sono resa conto di aver solo sorriso un pai ...(continue)

    Mi dispiace non essere d'accordo con Umberto Eco, il cui giudizio è sicuramente più autorevole del mio, ma fino alla fine del libro ho aspettato di trovare un qualcosa di divertente, ma arrivata in fondo mi sono resa conto di aver solo sorriso un paio di volte... Un po' poco per definirlo il libro più divertente degli ultimi cento anni

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    Giuly said on May 10, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    mi ha fatto venir voglia di rileggere l'orlando furioso

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    Anto logo said on Nov 17, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Forse la mia scarsa dimestichezza con gli ambienti accademici irrisi da questo romanzo ha inficiato la possibilità di intuire i confini tra il vero, il verisimile e l’inverosimile. E quando manca quella giusta dose di consapevolezza il riso, il sorri ...(continue)

    Forse la mia scarsa dimestichezza con gli ambienti accademici irrisi da questo romanzo ha inficiato la possibilità di intuire i confini tra il vero, il verisimile e l’inverosimile. E quando manca quella giusta dose di consapevolezza il riso, il sorriso o i moti di stizza non possono che scaturire dall’istinto. E quando rido, sorrido o mi stizzisco non a ragion veduta ma così, in modo estemporaneo, finisco per concludere la lettura con l’impressione di non essermela goduta molto. Così è stato anche in questo caso. Ma le ragioni sono anche altre. La discontinuità del ritmo (brioso nella prima parte, sonnacchioso, per non dire proprio tedioso nella seconda, artificiosamente rocambolesco nel finale) la molteplicità dei personaggi (o forse meglio: delle comparse, dato che anche le figure più ricorrenti mi sono sembrate così poco definite da non assurgere al ruolo di veri e propri personaggi) e delle dimensioni geografiche: tutti elementi che se non trovano una struttura ben consistente capace di incanalarli e finalizzarli, rendono a mio parere la lettura poco piacevole. Così mi sono sentita relegata nella posizione di mera spettatrice di queste gesta (ed uso questo termine in senso ironico, dato che i richiami ai poemi cavallereschi sono molti, ma il substrato su cui sono inseriti non è niente altro che una commedia degli equivoci, e nemmeno ben riuscita, ma piuttosto grossolana, secondo me).
    E con buona pace di Umberto Eco e della sua prefazione (“libro di una comicità travolgente…..uno dei libri più divertenti, più veri, più dannatamente ilari che siano usciti negli ultimi cento anni” ipse dixit !) congedo questa lettura con una opinione decisamente tiepida.

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    Towandaaa said on Oct 12, 2012 | 1 feedback

Book Details

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  • ISBN-10: 8845251209
  • ISBN-13: 9788845251207
  • Publisher: Bompiani
  • Publish date: 2002-01-01
  • Also available as: Hardcover
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