Il profumo dei limoni

Tecnologia, educazione, rapporti umani nell'era di Facebook

Di

Editore: Lindau

3.8
(58)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 140 | Formato: Paperback

Isbn-10: 887180922X | Isbn-13: 9788871809229 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Computer & Tecnologia , Educazione & Insegnamento , Medicina

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Descrizione del libro
Cosa c'entrano i limoni con la tecnologia? Un limone colto dall'albero ha la scorza ruvida. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d'improvviso la superficie diventa liscia. E poi c'è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo! Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento. Questo libro è un invito a farci caso.

Dalla prefazione di Aldo Cazzullo:
"Lynch si pone dalla mia parte, dalla parte di tutti noi, con curiosità e apertura. Questa apertura nasce dalla sua esperienza poliedrica [...] In lui è evidente il desiderio di conoscere la realtà nella sua interezza, dalle frontiere della scienza alla filosofia, dall'iMac ultimo modello fino all'educazione. Non è un reazionario nostalgico del passato, né un rivoluzionario ingenuo che crede di poter sconfiggere il male con un colpo di spugna. E' un uomo che vuole difendere il nuovo dalla superficialità".
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  • 1

    un sacerdote e il suo rapporto con la tecnologia

    Evito ogni commento, vista la grande differenza di pensiero palesata tra me e l'autore.
    Cito solo una frase per far capire che a volte gli stessi occhi vedono cose ben diverse.
    La cito sottolineando c ...continua

    Evito ogni commento, vista la grande differenza di pensiero palesata tra me e l'autore.
    Cito solo una frase per far capire che a volte gli stessi occhi vedono cose ben diverse.
    La cito sottolineando che a mio avviso è una delle più grandi stronzate che sono ami state scritte.
    Il pericolo non è la tecnologi e come la si usa,
    ma il non capire quali sono i pericoli.
    Ecco la frase scatenante.
    "Anche una droga relativamente innocua come l'alcool può creare delle dipendenze dolorose e difficili da guarire"

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato questo libro molto interessante, perché l’autore affronta in modo adeguato e obiettivo il tema di tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook. Egli non demonizza i social network, li u ...continua

    Ho trovato questo libro molto interessante, perché l’autore affronta in modo adeguato e obiettivo il tema di tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook. Egli non demonizza i social network, li utilizza sin da piccolo e si rende conto che è impossibile farne a meno, ma vuole dimostrare che essi non possono sostituirsi all’uomo: “La tecnologia deve servire la vita dell’uomo, ma non può sostituire i rapporti umani diretti”. Percepire un profumo, stringere una mano, ridere insieme ( non digitare “ahahahahahah”), guardarsi negli occhi, tutto ciò è possibile attraverso il corpo e non in un incontro virtuale. Le persone che preferiscono chattare nella propria cameretta piuttosto che uscire a bere una birra con gli amici, secondo l’autore, hanno modificato radicalmente il significato dello stare insieme. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Sottotitolo: tecnologia e rapporti umani nell'era di Facebook.

    Jonah Lynch è nato nel 1978 ed è sacerdote dal 2006 dopo aver ottenuto una laurea in fisica. Vive in Italia ed è vicerettore in un semin ...continua

    Sottotitolo: tecnologia e rapporti umani nell'era di Facebook.

    Jonah Lynch è nato nel 1978 ed è sacerdote dal 2006 dopo aver ottenuto una laurea in fisica. Vive in Italia ed è vicerettore in un seminario romano.
    A suo agio con la tecnologia vuole considerarne l'impatto prima che scompaia l'esperienza di chi ha conosciuto mondo prima di Internet. A partire da una considerazione: “Un limone colto dall'albero ha la scorza ruvida. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d'improvviso la superficie diventa liscia. E poi c'è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo! Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento. Questo libro è un invito a farci caso”.
    Direi: ragionamenti di buon senso. Niente che mi abbia particolarmente stimolato tranne due affermazioni. L'una riguardante l'introduzione della punteggiatura solo nel medioevo (ma non è proprio così) e con essa un diverso modo di leggere. L'altra che riporto tra virgolette: "mi sembra altamente significativo che per incarnarsi Dio abbia scelto un momento della storia in cui non esistevano le comunicazioni di massa". Da non credente la questione non mi tocca, ma non mi ero mai reso conto che un credente dovrebbe porsi la domanda: perché mai Dio avrebbe dovuto scegliere quel particolare momento storico per mandarci suo Figlio? Perché non 1.000 o 10.000 anni prima? O 2.000 anni dopo? E immaginarsi Dio che dice, no meglio prima dell'epoca di Facebook, e anche della radio, forse anche dei giornali.

    Ai tanti che nella scuola si pongono il problema di come evitare che con le tecnologie gli studenti si distraggono mi piace citare questa frase di Lynch (che pure propone ai seminaristi una iniziale una "astinenza" da internet): "Sarebbe come obbligare la BIC a fare le penne in modo che non possano essere usate come cerbottane. La responsabilità non può, alla fine, essere demandata agli organi di censura o ai filtri".

    ha scritto il 

  • 4

    un libro scorrevole, interessante e con numerosi spunti di riflessione sull'uso delle tecnologie in genere, a partire dalla luce elettrica. jonah Lynch è un ragazzo intelligente, moderno, spiritoso ed ...continua

    un libro scorrevole, interessante e con numerosi spunti di riflessione sull'uso delle tecnologie in genere, a partire dalla luce elettrica. jonah Lynch è un ragazzo intelligente, moderno, spiritoso ed è...un prete. Come tutti i preti della San Carlo ha qualcosa di speciale!

    ha scritto il 

  • 0

    Il profumo dei limoni - di Guido Vassallo

    Mi piacerebbe riflettere oggi sul nostro rapporto con le nuove tecnologie, internet, i cellulari.

    Vorrei farlo a mente aperta, non con l’atteggiamento di chi vede in questi strumenti il moloch che un ...continua

    Mi piacerebbe riflettere oggi sul nostro rapporto con le nuove tecnologie, internet, i cellulari.

    Vorrei farlo a mente aperta, non con l’atteggiamento di chi vede in questi strumenti il moloch che un giorno divorerà l’umanità (stile Matrix, con le macchine che si nutrono degli uomini), ma neanche con l’ottimismo superficiale di chi dice: “sono solo strumenti, dipende come li si usa”.

    Perché il problema c’è, eccome! La diffusione e la invasività nelle nostre vite di questi strumenti, il tempo che dedichiamo loro, il loro stesso funzionamento, lasciano traccia in noi anche se non ce ne accorgiamo, esattamente come le tracce nascoste che ogni navigazione su internet (per restare in tema) lascia nel nostro pc, nella rete, nei server visitati…

    Lo spunto mi viene da un interessante e breve saggio di Jonah Lynch intitolato Il profumo dei limoni (ed. Lindau, pp. 140, € 11,00). La riflessione di questo studioso americano (cresciuto come noi con i computer e appassionato fan di Apple) inizia da una constatazione piuttosto semplice: le nuove tecnologie ci semplificano la vita, rendono più veloci le comunicazioni ed efficiente il lavoro ma modificano radicalmente il nostro modo di percepire la realtà. Per esempio riducono a due (vista e udito) i cinque sensi che la natura ci ha dato per fare esperienza del mondo (da qui il titolo: un limone ha la scorza ruvida, un sapore asprigno e un profumo inconfondibile…).

    Senza anticonformismi talebani né affermazioni bacchettone Lynch sviluppa alcune semplici considerazioni interessanti che provo a riassumere brevemente:

    1 – la sovrabbondanza di informazione presente sulla rete e in costante aggiornamento potenzia sì la lettura veloce ma fa perdere completamente il senso della profondità. Pensiamoci: quante volte capita di fermarsi a ragionare su quanto leggiamo, di meditare il senso delle parole, di metterle in relazione con altre riflessioni che abbiamo fatto? Alcuni studi scientifici hanno notato, puntando una microcamera che registra il movimento delle pupille, che l’utente medio davanti al monitor ha sviluppato uno stile di lettura detto ‘a F’: legge il primo rigo, scende un po’ per leggerne un altro a metà del testo e poi va giù fino alla fine per farsi una idea di cosa c’è scritto. Inoltre la quantità di informazioni, e la curiosità che suscita di acquisirne sempre di più, si paga a caro prezzo: la memoria a lungo termine (che richiede tempo e attenzione per funzionare) non viene più esercitata e questo provoca ignoranza perchè è molto più difficile ritenere le informazioni acquisite.

    2 – a proposito di superficialità: lo schermo (valga il discorso per il pc ma anche per la tv) appiattisce la realtà, e più gli schermi sono piatti e grandi e numerosi i canali, più la nostra interazione col mondo viene modificata. Attraverso lo stesso schermo, indiscriminatamente, possono entrare nella mia stanza la Via Crucis del Papa, la guerra in Afghanistan, il filmato porno, i coccodrilli del Rio delle Amazzoni. E tutte le emozioni che le immagini suscitano in me si affastellano in modo disorganizzato e successivo, senza controllo. E io posso pure indignarmi per la violenza con cui vengono trattate le persone che vedo, ma non ho con chi prendermela, a meno di non accanirmi contro il monitor, innocente. Al più posso spegnere e far finta che nulla esista…

    3 – tutto, intorno a noi, sembra affermare: digitale (ovvero: tutto è riducibile a una sequenza di 1 e 0) è meglio di analogico (ovvero: esistono infinite sfumature, di suono, di colore). La tecnologia è rivoluzionaria, ma a dispetto della sempre maggiore definizione nella trasmissione di immagini e suoni, la perdita è sostanziale: la realtà non è in due dimensioni ma in tre dimensioni, le cose non sono bianche o nere, e nessuno schermo a 16 milioni di colori può veramente rendere un tramonto infinito (infatti se lo ingrandisci vengono fuori i pixel…).

    4 – tutte le esperienze che facciamo agiscono su di noi a livello neuronale, modificandoci: è quella che gli scienziati chiamano neuroplasticità. In poche parole avviene questo: le cose che vedo, che sento, stimolano dei recettori che reagiscono in un determinato modo, creando un effetto memoria, per cui analoghe esperienze successive faranno riferimento alle tracce lasciate nei neuroni dalle precedenti. Ora lo stesso vale per tutte le emozioni e reazioni provocate in noi da ciò che avviene quando stiamo davanti al pc, che però ci fa fare esperienze in certo modo ‘non reali’ (es: l’amicizia su FB, la comunicazione via chat, il multitasking, ecc.). Questo spiega per esempio la dipendenza da questi strumenti che è sempre più diffusa e scientificamente documentata, tanto da aver spinto alcuni psichiatri a creare apposite cliniche e programmi di recupero (al pari di alcolisti, drogati, ecc.)

    5 – un’ultima cosa, tra le tante che il breve saggio di Lynch riporta, è interessante e profonda. Riguarda la non reversibilità di alcuni processi. Lo spiega bene. Tutto quello che si fa su internet è in qualche modo registrato e archiviato: le ricerche sui motori di ricerca, i commenti nei forum, i post sui blog, ecc. Sempre più le compagnie di pubblicità (con la collaborazione di Google, sempre più potente e invasivo) acquisiscono dati per creare campagne precise tagliate per gruppi di utenti per arrivare una precisione quasi del singolo utente. Ormai non ci stupiamo più, ma è impressionante vedere i banner che ci compaiono sullo schermo che ci propongono di comprare cose che realmente desideriamo o di cui abbiamo bisogno e reperibili anche nella nostra città, o forse nella strada accanto a casa nostra (ma come fanno -ci chiediamo- a sapere che abito qui?). Ebbene, tutto è registrato, archiviato, catalogato, utilizzato. E non c’è possibilità di tornare indietro. Le aziende prima di assumere una persona fanno ricerche sul candidato e possono scavare nel suo passato, vedere cosa ha scritto, chi sono i suoi amici, le foto che ha pubblicato… Sono disposte anche a pagare per questo, perché ci sono società che sanno come e dove trovare queste informazioni. E non c’è spazio per il pentimento per gli errori di gioventù, per i ripensamenti della vita, per la maturazione. Tutto il passato è sempre presente. Almeno, dice Lynch, nella vita vera uno si può pentire, chiedere scusa; il tempo poi purifica la memoria. Su internet no.

    Sono spunti, ma fanno riflettere.

    Forse occorre maturare un rapporto più distaccato con le macchine e avere la forza di premere OFF. Tra alcuni anni saranno sempre meno le persone che si ricorderanno ancora quando ci si vedeva al bar invece che su Facebook, quando si suonava la chitarra intorno al fuoco invece di stringersi intorno a un auricolare, quando si giocava a tennis sulla terra rossa invece che davanti al televisore al plasma del salotto, quando ci si abbracciava e si litigava invece si scambiarsi emoticons, quando si telefonava a casa degli amici e si parlava coi loro familiari perché la persona che cercavamo non era in casa…

    Non possiamo permettere che un grande patrimonio umano si perda, conclude Lynch. E avverrà se non lo si riscopre oggi, perché tra poco saremo sempre di meno a ricordare quei tempi, e sempre di più i nativi digitali avranno difficoltà a immaginare case senza computer, persone senza telefonino, luoghi senza wi-fi, lo studio senza internet.

    ha scritto il 

  • 4

    “Il Profumo dei Limoni – Tecnologia e Rapporti Umani nell’Era di Facebook ”, di Jonah Lynch, editrice Lindau, ISBN: 978-88-7180-922-9.
    L’Autore nella sua qualità di sacerdote cattolico, educatore ed e ...continua

    “Il Profumo dei Limoni – Tecnologia e Rapporti Umani nell’Era di Facebook ”, di Jonah Lynch, editrice Lindau, ISBN: 978-88-7180-922-9.
    L’Autore nella sua qualità di sacerdote cattolico, educatore ed esperto informatico cerca di approfondire alcuni degli effetti che, tramite l’uso esteso della tecnologia tendono a influenzare l’evoluzione dei rapporti umani. Ne viene fuori un saggio scorrevole e interessante, che cerca di instradare a un uso intelligente ed equilibrato delle nuove opportunità di comunicazione offerte dall’evoluzione tecnologica, senza però omettere di illustrare alcuni dei potenziali pericoli che, un po’ fatalmente, si accompagnano alla rivoluzione digitale.
    L’Autore, da una parte si pone come un tecno-entusiasta che sembra saper come cogliere le grandi possibilità in termini di comunicazione, informazione e svago offerte dalla televisione, dai social networks, da internet, da Skype, dall’email e dal cellulare, dall’altro ci mette in guardia contro i rischi di omologazione, di violazione della privacy, della dipendenza e persino della progressiva deprivazione sensoriale che possono scaturire da un uso eccessivo e improprio di questi medium. Interessanti i riferimenti agli studi delle neuroscienze che dimostrano come questi strumenti non siano per niente neutrali rispetto all’individuo che ne fa uso e anzi tendono essi stessi a modificare fisicamente i legami neurali del nostro sistema nervoso, i comportamenti, i contenuti e la nostra stessa percezione della realtà. Appaiono poi molto saggi gli ammonimenti che ci invitano a “staccare”ogni tanto, a crearci spazi di quiete, di meditazione, d’irreperibilità e soprattutto che ci spingono a godere pienamente e non solo virtualmente della realtà e dei rapporti umani avvalendoci di tutti i cinque sensi. Riguardo a questo, “il profumo dei limoni” è un’immagine che possiede una grandissima forza evocativa …... almeno per quelli che l’hanno sentito almeno una volta.

    ha scritto il 

  • 4

    cosa mi resta, se sto disconnesso?

    Bel libretto, molto semplice e discorsivo, e per nulla bacchettone. Lo scrittore-sacerdote è cresciuto a base di tecnologie avanzate e non ne ha alcuna remora all'uso, per la vita normale. Ma... con q ...continua

    Bel libretto, molto semplice e discorsivo, e per nulla bacchettone. Lo scrittore-sacerdote è cresciuto a base di tecnologie avanzate e non ne ha alcuna remora all'uso, per la vita normale. Ma... con qualche accortezza, per restare padroni di sé e di ciò che più conta per la propria vita (e non vi sono ricette magiche uguali per tutti).

    Aldo Cazzullo dice giustamente, in un'ottima introduzione, che quelle di questo libro sono pagine "stranamente laiche".

    Qualche indicazione su punti interessanti:
    (pag. 21 e ss) racconta della sua crescita coi computer e simili ("vita di un nerd"... lui appunto), dell'"ottimizzazione dei tempi" (23), dell'essere anti-windows e pro-iMac (spassosi i cenni sulla sua sua conversione al Mac), del cercare di ottimizzare i tempi anche nella lettura della Bibbia...(25)
    (29) il rischio d'errore nel dire che "il mezzo in sé non è né buono né cattivo..."
    (29) la dipendenza da e-mail
    (59) i mezzi appunto non sono "neutrali": "tutto dipende da quali aspetti della vita sono facilitati e quali ostacolati"
    (127 e ss.) interessanti considerazioni del Papa a proposito dei mezzi di comunicazione

    Segnalo un lungo stralcio del libro, da questo sito-blog (che non conosco ma googlato facilmente)

    http://www.cyberteologia.it/2011/05/jonah-lynch-facebook-e-il-profumo-dei-limoni/

    ha scritto il 

  • 3

    Poco innovativo

    Niente che si aggiunga ad una riflessione consapevole e cristiana sulle nuove tecnologie e il web 2.0. Anche il rimedio educativo al delirio tecnologico in cui siamo immersi, ossia il digiuno, non è p ...continua

    Niente che si aggiunga ad una riflessione consapevole e cristiana sulle nuove tecnologie e il web 2.0. Anche il rimedio educativo al delirio tecnologico in cui siamo immersi, ossia il digiuno, non è poi cosa nuova. Quasi impossibile da praticare se non sotto un'autorità paterna, anzi fraterna, come quella del seminario sacerdotale di Lynch.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo libro per chi usa quotidianamente la tecnologia informatica. Serve ad aiutarti a staccare la spina! In effetti la seconda parte avrebbe potuto essere un po' più approfondita: l'avrebbe reso bel ...continua

    Ottimo libro per chi usa quotidianamente la tecnologia informatica. Serve ad aiutarti a staccare la spina! In effetti la seconda parte avrebbe potuto essere un po' più approfondita: l'avrebbe reso bellissimo! Consigliato!

    ha scritto il