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Il progetto Lazarus

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.7
(125)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 305 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8806194240 | Isbn-13: 9788806194246 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Lazarus Averbuch ha diciannove anni e nient'altro che una busta in mano quando una mattina di marzo bussa alla porta del capo della polizia di Chicago. Lazarus è solo uno dei tanti immigrati che provano a tirare avanti nell'America del 1908, un ebreo fortunosamente sopravvissuto ai pogrom dell'Europa orientale e un fratello affettuoso per Olga. Non c'è nulla di minaccioso in lui, vuole solo consegnare quella lettera: ma quando il capo della polizia lo vede - spaventato dalla «fisionomia straniera» del ragazzo - afferra la pistola e lo uccide. Immediatamente le autorità costruiscono il caso del sanguinoso anarchico che voleva attentare alla vita del poliziotto: una motivazione più che sufficiente per dare il via a misure ulteriormente repressive nei confronti degli immigrati.
Quando un secolo dopo, ai giorni nostri, l'aspirante scrittore Vladimir Brik si imbatte nella vicenda di Lazarus, capisce che deve raccontarla: anche lui è un immigrato - è arrivato da Sarajevo poco prima dello scoppio della guerra nei Balcani - e solo riportando in vita il «suo» Lazzaro, strappandolo «alla nebbia della storia e del dolore», riuscirà a placare i fantasmi che lo tormentano. Insieme all'amico Rora - fotografo di guerra, giocatore d'azzardo, gigolò e straordinario bugiardo - si mette sulle tracce di Lazarus in un viaggio che li porterà, come due improbabili cavalieri erranti, ad attraversare l'Europa, dall'Ucraina alla Moldavia, da Bucarest a Sarajevo, in un crescendo di avventure (ma soprattutto disavventure) in cui la frontiera più attraversata è quella tra la realtà e l'immaginazione letteraria.
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  • 5

    vai ad est

    Questo libro ha fatto crescere ancora di più il mio amore, più che altro curiosità, per l'Europa dell'est, dove si mischiano un passato terribile e un'incredibile tentativo, non sempre riuscito, di rialzarsi. Per chi, come il protagonista, cerca di considerare casa l'America, non è però più sempl ...continua

    Questo libro ha fatto crescere ancora di più il mio amore, più che altro curiosità, per l'Europa dell'est, dove si mischiano un passato terribile e un'incredibile tentativo, non sempre riuscito, di rialzarsi. Per chi, come il protagonista, cerca di considerare casa l'America, non è però più semplice. Convive con l'eterno dilemma di appartenere o meno ad un popolo, ad una storia e mi ha commosso questo umorismo bosniaco che sotto un immediato sorriso porta un po' di amarezza.
    Ho scoperto questo libro e Hemon grazie alla pagina introduttiva di "Questo bacio vada la mondo intero" di McCann, ed ho trovato un diario di viaggio, un'autobiografia, una biografia di un popolo e una cartina della mia amata Europa dell'Est.

    ha scritto il 

  • 3

    1/2

    Ogni tanto mi capita, con un libro, di avere l'impressione di esserne rimasta fuori, di non essere riuscita a farlo mio.
    Due storie di immigrazione a Chicago, in due tempi diversi e in due momenti storici drammatici, i pogrom dell'Europa orientale e la guerra in Bosnia.
    E la sensazion ...continua

    Ogni tanto mi capita, con un libro, di avere l'impressione di esserne rimasta fuori, di non essere riuscita a farlo mio.
    Due storie di immigrazione a Chicago, in due tempi diversi e in due momenti storici drammatici, i pogrom dell'Europa orientale e la guerra in Bosnia.
    E la sensazione di ogni immigrato di non appartenere davvero a nessun luogo e di vivere più vite, una dopo l'altra.

    "Mi capita di continuo: m'imbatto in persone che conoscevo nella mia vita precedente, a Sarajevo. Cacciamo un grido di sorpresa; ci baciamo o ci diamo una pacca sulla spalla; ci scambiamo qualche banale informazione o pettegolezzo su questa o quella conoscenza comune; ci promettiamo fermamente di vederci presto o tenerci in contatto. Dopodiché sono sempre travolto da un'ondata di tristezza devastante, perché a un tratto mi rendo conto che qualunque cosa ci unisse ora è praticamente scomparsa; facciamo semplici gesti, insceniamo il rituale del riconoscimento, e fingiamo di esserci persi di vista per mera negligenza. Esposto alla luce di una nuova vita, il vecchio film del passato comune si disintegra."
    "Un volto umano si compone di altri volti - quelli che abbiamo ereditato o raccolto strada facendo, e quelli che ci siamo semplicemente costruiti -, disposti gli uni sugli altri in una sovrapposizione caotica. Quando insegnavo inglese agli stranieri, avevo degli alunni che ogni giorno venivano a lezione con una faccia diversa; mi ci voleva del tempo per ricordarne i nomi. Alla fine, da una certa angolazione, riuscivo a scorgere ciò che era sepolto sotto le loro smorfie fugaci, distinguevo i volti reconditi dietro il loro, impegnato a interpretare la persona che credevano di essere. Talvolta facevano balenare il loro nuovo volto americano.
    I miei volti reconditi Mary non poteva vederli, perché non sapeva com'era stata la mia vita in Bosnia, che cosa mi aveva costruito, da cosa venivo; lei riusciva solo a vedere il mio volto americano, acquisito abdicando alla persona che volevo essere."

    Insomma, questo è un bel libro, forse non tutto ugualmente riuscito, ma bello e in certe parti molto toccante. Ma io in qualche modo non sono riuscita a entrarci, l'ho osservato da fuori.

    ha scritto il 

  • 2

    boh

    A quanto pare questo è osannato solo perché è bravo a scrivere in una lingua che non è la sua, boh. Si becca due solo perché ci so' un paio di barzellette se no 1 tutta la vita

    ha scritto il 

  • 2

    L'anima delle cose

    So di essere profondamente ingiusta nel mio giudizio, sono arrivata a 3/4 del libro facendo un grande sforzo di volontà, ripetendo a me stessa che era un libro scritto in uno stile eccellente, brillante, irreprensibile. La storia del giovane Lazarus mi ha indubbiamente intrigato, ed è sicuramente ...continua

    So di essere profondamente ingiusta nel mio giudizio, sono arrivata a 3/4 del libro facendo un grande sforzo di volontà, ripetendo a me stessa che era un libro scritto in uno stile eccellente, brillante, irreprensibile. La storia del giovane Lazarus mi ha indubbiamente intrigato, ed è sicuramente la parte migliore del libro, le foto sono bellissime. Ma, mio Dio!, non ce l'ho proprio fatta, ci sono generi e autori di cui riconosco il valore ma che non riesco ad emozionarmi in nessun modo. C'è una forzatura nell'umorismo della scrittura, e un'incapacità di parlare con verità di certe situazioni. Ho molti amici serbo-croati, e conosco molto bene la realtà della guerra in ex Jugoslavia, nonché la realtà dell'immigrazione, anche negli States. Sono belle parole prive di contenuto, e Rora, con i suoi fantasmatici racconti è il personaggio più reale. Non c'è sentimento profondo in quello che viene scritto. Il sentimento traspare solo nella parte che paradossalmente è lontana nel tempo, la parte che riguarda la vicenda di Lazarus e di sua sorella Olga. Uno scrittore che non espone se stesso se non attraverso mille filtri non mi convincerà mai. Credo anche di aver capito perché la parte "contemporanea" mi ha quasi disgustato, perché è la brutta copia di un'avventura on the road, e io ho sempre detestato quel genere di letteratura così tipicamente americana. Perché è questo che accade, l'autore vuole criticare l'america, da straniero trapiantato, ma finisce per utilizzare le metodologie compositive e i parametri stilistici di buona parte della letteratura americana più celebre. E non convince, non convince me, per lo meno, che non mi sento toccata da quel genere di scrittura.
    Ho letto sulla retro della copertina che qualcuno ha osato paragonarlo a Nabokov, ma credo chi conosca questo autore non possa essere d'accordo neanche per un istante con una simile affermazione. Perché nello scrittore di Lolita vi è l'anima delle cose al di là della forma, un'anima che qui compare a spizzichi e bocconi, in modo frammentario e incoerente. Per quanto riconosca che Hemon scrive molto bene, sarà il primo e ultimo libro di lui che prenderò in mano.
    Il mio Lazzaro avrebbe preferito restare in pace, nella sua bara.

    ha scritto il 

  • 3

    Il quesito è interessante: che fine ha fatto Lazzaro? Insomma lui se ne stava tranquillo nella sua sistemazione di edilizia definitiva, che magari non era neanche male, forse solo un po' umida.
    Arriva Gesù e gli dice le famose paroline "alzati e cammina" e lui, che è una personcina ammodo, ...continua

    Il quesito è interessante: che fine ha fatto Lazzaro? Insomma lui se ne stava tranquillo nella sua sistemazione di edilizia definitiva, che magari non era neanche male, forse solo un po' umida.
    Arriva Gesù e gli dice le famose paroline "alzati e cammina" e lui, che è una personcina ammodo, si alza e cammina.
    E dove è andato? Che ne è stato di lui? Poi è rimorto o chi resuscita non rimuore?
    Insomma Lazzaro, se ci sei batti un colpo!

    ha scritto il 

  • 3

    Non è il tipo di scrittura che mi affascina. I due piani narrativi non mi hanno coinvolto e, nonostante il soggetto forte, sono rimasto alquanto freddo alle elucubrazioni del narratore.

    ha scritto il 

  • 4

    A volte andare via sembra il modo migliore per realizzare i propri sogni.
    A volte paesi che sembrano offrire grandi opportunità e indubbie possibilità di successo si rivelano la tomba dei propri sogni, dei propri desideri e anche di se stessi.
    Un viaggio verso la propria patria per sc ...continua

    A volte andare via sembra il modo migliore per realizzare i propri sogni.
    A volte paesi che sembrano offrire grandi opportunità e indubbie possibilità di successo si rivelano la tomba dei propri sogni, dei propri desideri e anche di se stessi.
    Un viaggio verso la propria patria per scoprire le origini di un efferato omicidio avvenuto oltre-oceano, in quello che molti chiamano il "paese delle opportunità", diventa il modo per conoscere meglio se stessi e quello che si e' diventati.
    E quello stesso omicidio permette di conoscere meglio le origini dell'odio e della paura. Una storia "vecchia": il potere che difende se stesso a spese della povera gente, cercando mille scuse e mille modi per nascondere la verità.
    Un aspirante scrittore che a distanza di cento anni cerca di scoprire questa verità, e per far questo si vede "costretto" a tornare nella sua terra d'origine, la Bosnia da cui era scappato poco prima della guerra, ed a rivedere e ripensare la sua stessa vita.
    Indubbiamente un bel libro che merita la lettura, nonostante l'amaro che ti rimane in bocca una volta girata l'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 5

    El proyecto Lázaro es toda una sorpresa. Tiene grandes dosis de humor, está impecablemente escrito y la historia es muy entretenida. La narración intercala dos épocas y personajes muy distintos pero tienen en común la intranquilidad del sentirse diferente y extranjero, así como el deseo de cualqu ...continua

    El proyecto Lázaro es toda una sorpresa. Tiene grandes dosis de humor, está impecablemente escrito y la historia es muy entretenida. La narración intercala dos épocas y personajes muy distintos pero tienen en común la intranquilidad del sentirse diferente y extranjero, así como el deseo de cualquier humano de encajar y sentirse aceptado.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho apprezzato la struttura a piani temporali paralleli, con le due storie (quella del povero Lazarus e, soprattutto, di sua sorella Olga, da un lato, quella della voce narrante e del suo amico fotografo alla ricerca a ritroso della storia pre-sbarco-in-America di Lazarus) che prima si dipanano au ...continua

    Ho apprezzato la struttura a piani temporali paralleli, con le due storie (quella del povero Lazarus e, soprattutto, di sua sorella Olga, da un lato, quella della voce narrante e del suo amico fotografo alla ricerca a ritroso della storia pre-sbarco-in-America di Lazarus) che prima si dipanano autonomamente, poi si incontrano e infine si confondono. Ho apprezzato il senso di questa trovata - dar spessore alle emozioni, rendendole (come dire) colorate, quindi vivide, ripulite dalla catarsi del tempo e della dimenticanza. E ho apprezzato la lingua e le immagini del racconto - una lingua cinica, improntata ad un humor ora macabro, ora nero, ora semplicemente funzionale a quell'amarezza che è il leit motif che accompagna per dichiarazione esplicita dell'attore-narratore, tutta la vicenda. Infine, ho apprezzato l'idea di accompagnare con foto anticate la narrazione - foto anticate che hanno il merito di capovolgere temporalmente i fatti, quasi a volerci ricordare che l'odio cieco appartiene ad un "allora" che si chiama "oggi"...
    Detto ciò, "Progetto Lazarus" non mi ha convinto fino in fondo. Cosa, a mio giudizio, gli impedisce di apparirmi un capolavoro? In primis, l'immoderata rabbia che lo domina. L'autore maneggia materiale caldo, emotivamente rovente: la violenza patita dagli innocenti, i mostri generati dall'odio raziale e religioso, la guerra, l'incomunicabilità del dolore provato a gente che, paga del suo benessere, guarda al resto dell'umanità con un misto di incredulità e sufficienza, la fatica ad integrarsi dentro una cultura che comprende solo se stessa ed i propri valori (quella americana, ma più latamente, quella dell'occidente sedicente democratico e liberale). E forse proprio per questo non riesce a non scottarsi. L'episodio del pestaggio al moldavo che si dà alla tratta delle bionde è la bocca eruttiva di un vulcano che ha covato troppo a lungo per non esplodere. Però l'esplosione finisce a coprire di cenere tutto il racconto; lo sfoga, ma al contempo lo imbratta, e gli impedisce sia di concludersi con una catarsi, sia di mantenersi denuncia. Insomma, avrei preferito che il racconto non si concludesse giustificando la reazione violenta come risposta adeguata all'ingiustizia: la dolente ed universale riflessione sulle sciagure umane che mi sarei aspettato a suggello del racconto è rimandata al prossimo libro di Hemon.

    ha scritto il 

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