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Il quartiere

Di

Editore: Mondadori

3.9
(1184)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804134798 | Isbn-13: 9788804134794 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Disponibile anche come: Audiocassetta , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    La nascita della periferia

    "Il quartiere" è innanzitutto un romanzo che parla di appartenenza ed identità, i suoi protagonisti non sarebbe tali se non collocati nel rione di Santa Croce a Firenze, senza tale luogo essi si sfilaccerebbero.
    Proprio il quartiere dà loro la possibilità di maturare e formarsi come adulti, ...continua

    "Il quartiere" è innanzitutto un romanzo che parla di appartenenza ed identità, i suoi protagonisti non sarebbe tali se non collocati nel rione di Santa Croce a Firenze, senza tale luogo essi si sfilaccerebbero.
    Proprio il quartiere dà loro la possibilità di maturare e formarsi come adulti, nel bene e nel male.
    Le avventure di questa sgangherata comitiva di ragazzi, identica a quelle di oggi, sono crudelmente delineate dall'autore che rifugge da una visione idillica e stereotipata della giovinezza.
    Valerio è il narratore interno sebbene delle volte lo stesso Pratolini si sostituisca, utilizzando il "noi" proprio come se fosse l'intero quartiere a parlare e non uno dei suoi abitanti.
    La dittatura fascista e la guerra in Abissinia si insinuano prepotentemente nella narrazione che vede il gruppo originario dividersi e prendere strade diverse.
    Il finale è drammatico: Marisa e Valerio finalmente si riuniscono ma il quartiere non esiste più, perché è stato sventrato dai piani regolatori di una modernità incombente. Viene meno in questo modo un intero mondo basato su precise corrispondenze affettive e si ha una visione dell'Italia di Pratolini resa ormai irriconoscibile da uno sviluppo che non tiene conto del tessuto sociale, il mondo che vede da un lato metropoli e dall'altro periferie stagnanti, terreno fertile per il malcostume e l'alienazione.

    ha scritto il 

  • 5

    La botte minore dà il vino migliore

    Nell'immaginario collettivo del lettore ordinario, presso cui mi colloco, fatico da oggi a capire perché Pratolini risalti universalmente per "Le ragazze" anziché per "Il quartiere"...E' un po' come celebrare il grande Napoli con l'immagine di Bagni, dimenticandosi di Maradona...O mangiare la sch ...continua

    Nell'immaginario collettivo del lettore ordinario, presso cui mi colloco, fatico da oggi a capire perché Pratolini risalti universalmente per "Le ragazze" anziché per "Il quartiere"...E' un po' come celebrare il grande Napoli con l'immagine di Bagni, dimenticandosi di Maradona...O mangiare la schiacciata con la mortadella, parlando dei pistacchi..."Il quartiere" è una perla assoluta...Che merita l'oro...Senza il minimo dei dubbi...Per me è stata una casuale scoperta rivelatrice...E come ogni inaspettata e autentica grandezza non ha certo tardato molto a scalzare dallo scranno della superiorità altre concorrenti chissà perché più popolari ma d'immensità indubbiamente più contenuta...Il quartiere è ventre di chioccia e prigione...Limite e sicurezza...Gabbia di raccoglimento dalla quale dispiegarsi a catapulta verso il futuro...Vi si cresce in povertà e poesia...Poveri ma belli...Nella consapevolezza (nostalgica e dubbiosa?) del "si stava meglio quando si stava peggio"...Pratolini insegna qua come si possa parlare di metrica anche nella prosa romanzesca...Pittore diverso di versi di olio di gomito su tela prosaica...Gli voglio tanto bene: "...Una scialbatura di efelidi agli zigomi trascolorava sull'avorio vivo della pelle..."...Così nella descrizione di Olga..."...Inoltre c'è il dialogo intimo e patito fra Valerio e il padre, in occasione dell'inattesa dipartita di lei...Uno tra i passaggi più sensibili, potenti e didattici che abbia mai personalmente incontrato nella letteratura letta...Gemme fra le gemme...Non perderò altro tempo né spenderò altre parole a macchiare il lirismo imperdibile di questo miracolo letterario popolare...Che ogni altra scoperta collegata sia semplicemente oggetto del palato di chi son riuscito a incuriosire con questi pochi ingredienti sparsi...Lascerò che i lettori toscani vi si ritrovino orgogliosi e che tutti gli altri vi si riconoscano comunque almeno un po'...Poiché la superiorità di ogni vivida lezione di vita e la vera poesia sono di tutti e devono travalicare ogni termine territoriale...E ogni quartiere.

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero bello...
    Uno spaccato di vita "il quartiere".
    La povertà che unisce in un legame indissolubile..Le speranze che si portano dietro i personaggi,le attese,le rinunce e i sacrifici.Il loro è mondo semplice ma ricco di sentimenti e gioie vere.
    Ed io mai come adesso in questa ...continua

    Davvero bello...
    Uno spaccato di vita "il quartiere".
    La povertà che unisce in un legame indissolubile..Le speranze che si portano dietro i personaggi,le attese,le rinunce e i sacrifici.Il loro è mondo semplice ma ricco di sentimenti e gioie vere.
    Ed io mai come adesso in questa società alienata vorrei vivere in un quartiere come questo dove la vera discriminante è la ricchezza che gli individui cercano ogni giorno affannosamente anche a costo di sopraffare,sfruttare e approfittare degli altri.
    Credo che di Pratolini leggerò anche cronache di poveri amanti.

    ha scritto il 

  • 5

    il protagonista del romanzo è un luogo: tracciato in un solco toponomastico nell'incipit, come i tempi di romolo e remo, è difficile superare i suoi confini per la protezione che ti da il suo interno, ma anche con il sapore ambiguo della costrizione come una prigione. così si erge lungo il tracci ...continua

    il protagonista del romanzo è un luogo: tracciato in un solco toponomastico nell'incipit, come i tempi di romolo e remo, è difficile superare i suoi confini per la protezione che ti da il suo interno, ma anche con il sapore ambiguo della costrizione come una prigione. così si erge lungo il tracciato un muro di stracci, fango e povertà che rende uguali tutti i componenti e vigliacco maledetto chi vuole fuggire. l'interno del Quartiere allegoricamente, nell'uguaglianza della condizione, coralmente unisce anche se spesso diverso è il sentimento con cui si affrontano le vicende della crescita, cioè quel giorno in cui è permesso allungare i pantaloni oltre il ginocchio o alzare i tacchi delle scarpe o scegliere il colore del rossetto. è un romanzo di formazione, ma tenacemente mantiene un forte sottofondo politico-sociale non dimenticando che, se anche ambientato nella metà degli anni trenta, fu concepito durante gli anni della resistenza quando il totalitarismo ormai da tempo soffocava qualsiasi forma di espressione. per questo il Quartiere è protettivo anche se aleggia sempre la speranza di una vita diversa, di un altrove benestante, di un qualcosa che abbia una puzza diversa dalle stalle, dal vino guasto delle osterie, dalle notti di meretricio e di fame. eppure la speranza in quest'ambiente sembra generare sentimenti sani e solidi, improbabili nell'altrove, insicuri fuori di queste mura. lo testimonia la vicenda di gino e la sua straordinaria lettera di confessione come un'icaro dalle ali di cera. così fu carlo col suo corpo coperto da una croce di guerra nonostante i consigli antimilitaristi di giorgio (un'ettore a difesa delle mura di troia) e, poi, fra tutti e meno di tutti, valerio, l'io scrittore, il dante dantesco di questa fiorentinità che tarda a crescere, a prendersi le sue responsabilità, a legarsi a se stessa per paura di perdersi. la speranza è l'ancora di salvezza da questo fascismo che pratolini sa bene che è morto, ma senza dirlo ai suoi personaggi, perché possano trovare la loro via d'uscita prima che la storia butti giù con le sue ruspe queste mura che ormai difendono solo i discorsi di osteria, bestemmiando dio e la malasorte. non sono disertori i partigiani che verranno oltre quelle mura come non saranno madonne da processione marisa, maria, luciana, olga che nel romanzo sono figlie, mogli, madri, vedove in un solo momento, in un tutt'uno atemporale.
    è un romanzo splendido, accattivante, arguto, semplice nel linguaggio anche se complesso. in una parola: malinconicamente crepuscolare; teatrale sul palcoscenico scomparso dei dintorni di santa croce. raccontarlo non si può poiché ricco di sensibilità e tralasciare qualcosa significa intaccarne la coralità, staccare un mattone può significare far crollare il muro o, peggio, attraversare quel solco di solidale impunità. finale di valerio: “anche l’aria e il sole sono cose da conquistarsi dietro le barricate”.

    “Eppure possiamo leggere dentro il cuore l'uno con l'altro, seguire in ogni strada o piazza e fra le mura delle nostre case di Quartiere. I nostri sogni sono stati così uguali che per formare diverse le nostre storie abbiamo dovuto dividere le occasioni, come da fanciulli si prendeva ciascuno una qualità diversa di gelato per assaggiarle tutte” (pag. 72)

    ha scritto il 

  • 4

    Il quartiere come covo della gioventù. Laboratorio di coscienza e di rimpianti.

    Pratolini, con “Il quartiere”, riesce a fare un salto qualitativo ed esistenziale in confronto dei suoiprimi lavori. Il populismo di “via de' Magazzini” o de “ Le amiche”, quel memorialismo pieno di suggestioni ermetiche e di lirismo, lasciano il posto alla maturità artistica, già in odore di ne ...continua

    Pratolini, con “Il quartiere”, riesce a fare un salto qualitativo ed esistenziale in confronto dei suoiprimi lavori. Il populismo di “via de' Magazzini” o de “ Le amiche”, quel memorialismo pieno di suggestioni ermetiche e di lirismo, lasciano il posto alla maturità artistica, già in odore di neorealismo o comunque di qualcosa di nuovo. Il piacere dei primi capitoli infatti, sono frutto dell'abilità descrittiva dell'autore,il quale riesce a raccontare e a descrivere, in questo intreccio di esistenze, di amori, e di dolori, il vivere quotidiano di un quartiere popolare. Un romanzo quindi sul passaggio squassante, come direbbe Nizan, tra l'adolescenza e la giovinezza.
    Emerge così l'elemento popolare, più che populistico, dello scrittore e il suo interesse per gli aspetti corali e le prese di coscienza in un contesto storico come quello del 1943-1945, l'anno delle scelte per tutta una generazione.
    Voce narrante è Valerio, il “cronista” nella visione pratoliniana, l'osservatore privilegiato che descriverà gli infiniti cambiamenti amorosi e di vita di un gruppo affiatato proprio perchè dello stesso quartiere.
    Pratolini, nell'implicita ideologia dell'opera, trasforma un groviglio di vie, in una complessa moltitudine, una massa in continua trasformazione, in continuo fermento, e qui tornano alla mente le tele più esplicite di Carrà o di Severini sullastrada, la manifestazione, che si fa protagonista e arriva alle case, alla gente. Se c'è rassegnazione, è il quartiere con la sua anima libertaria e spontanea che rovescia gli spiriti e gli umori
    di un “popolino” addomesticato da quasi vent'anni di dittatura.
    L'elemento politico infatti, non si rappresenta solo con Giorgio o Berto, le figure più politicizzate, ma è presente nel sentimento così radicato di una presa di coscienza dove il massimo credo è la speranza; un qualcosa tra la fede messianica e
    la rivoluzione. Un sentimento fervido quanto da troppo tempo inappagato, per nulla dispersivo ma concentrato su semplici concetti: la solidarietà, l'amore, l'amicizia ,il coraggio e così via. Per questo il libro ad una lettura superficiale può sembrare univoco e troppo sentimentale....Il motivo centrale però, la speranza, è chiaramente circondato dal bene e dal male, in una tensione che supera la soggettività per un analisi oggettiva, dove l'oscurità delle case, i tragici destini di alcuni , l'infelicità senza “guarigone” di altri, fanno da contraltare ai canti di ragazze, ai giochi di bambini , ai giardini delle vecchie, affinchè la povertà prenda i suoi colori vivi e naturali.
    I brevi capitoli inoltre,sono in qualche modo la rappresentazione del gruppo di giovani: veloci, focosi, agitati, fondendo tra loro emozioni e sentimenti in una struttura narrativa che si fa complessa sia per l'impianto ideologico sia nei pensieri del cronista, quel Valerio della compagnia ma gia malinconicamente distante, consapevole che i suoi studi, il suo sapere lo porteranno sempre più lontano dal semplice sentimento del suo quartiere. Il cambio di stagione, il paesaggio urbano e quello dei limiti campestri, le voci femminili con quelle maschili, sono tutti opposti che si fondono in una corale e vivida voce. Pratolini riesce così a ricomporre un mosaico, quello della spontaneità popolare, quello che anni dopo Pasolini andrà a riprendere come esempio di un patrimonio per sempre perduto.
    Ed è proprio questa sottile indagine de "Il Quartiere", che Pratolini ci lascia la sua opera come metro di misura,nelle sue contraddizioni come nelle fresche parole giovanili di un branco “ Dove fu bella giovinezza col suo miele di fanciulle e di fame”.

    ha scritto il 

  • 4

    Se vi parlo di bontà, fede e affetti vissuti fino all'ineffabile, voi che dite? Impariamo a capire di doverci bastare da noi stessi, di dover meditare il mondo sui nostri volti che sono la sola cosa che ci sia possibile decifrare, e riconoscere. Il nostro cuore è sopravvissuto ma intatto. In esso ...continua

    Se vi parlo di bontà, fede e affetti vissuti fino all'ineffabile, voi che dite? Impariamo a capire di doverci bastare da noi stessi, di dover meditare il mondo sui nostri volti che sono la sola cosa che ci sia possibile decifrare, e riconoscere. Il nostro cuore è sopravvissuto ma intatto. In esso sensazioni e gesti hanno un peso che si incide al vivo. Siamo una creta che da millenni attende di liberarsi in figure. Tocco su tocco bastiamo alle nostre povere sembianze.

    ha scritto il 

  • 3

    Sfida al tempo che è passato

    Storia di formazione bellissima e assai moderna, per costruzione e temi. Linguaggio e scrittura che, forse inevitabilmente, risentono un po' del tempo. Pratolini da leggere, in ogni caso.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggendo il quartiere ho avuto tanta tanta nostalgia di quel periodo velocissimo della vita in cui le estati sono fatte di lunghissime magiche giornate di giochi, nostalgia dell’ora della merenda e dei lunghi pomeriggi assolati, delle sere trascorse a giocare nel cortile….
    Nostalgia di quel ...continua

    Leggendo il quartiere ho avuto tanta tanta nostalgia di quel periodo velocissimo della vita in cui le estati sono fatte di lunghissime magiche giornate di giochi, nostalgia dell’ora della merenda e dei lunghi pomeriggi assolati, delle sere trascorse a giocare nel cortile….
    Nostalgia di quella frazione di vita di passaggio dall’infanzia all’adolescenza in cui tutto è assoluto.
    Tutto questo ho provato leggendo il quartiere. Adoro Pratolini. E avrei tanto voluto conoscere un mondo in cui la tua famiglia era tutto “il quartiere”. Ma io sono nata troppo tardi. Forse agli sgoccioli di quell’epoca in cui ancora si giocava in cortile. Non conosco il mondo che Pratolini racconta. Come fa a mancarmi un mondo che non ho mai nemmeno conosciuto?

    ha scritto il 

  • 3

    "Hai trovato diverso il Quartiere. Ma la gente c'è ancora tutta, lo sai. Si è ammassata nelle case rimaste in piedi come se si fosse voluta barricare. Quei pochi che sono andati ad abitare alla periferia, dove c'è l'aria aperta e il sole, nel Quartiere li considerano quasi dei disertori"
    "I ...continua

    "Hai trovato diverso il Quartiere. Ma la gente c'è ancora tutta, lo sai. Si è ammassata nelle case rimaste in piedi come se si fosse voluta barricare. Quei pochi che sono andati ad abitare alla periferia, dove c'è l'aria aperta e il sole, nel Quartiere li considerano quasi dei disertori"
    "Infatti" le risposi "Anche l'aria e il sole sono cosa da conquistare dietro le barricate".

    ha scritto il 

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