Il quartiere

Di

Editore: Mondadori

3.8
(1268)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804134798 | Isbn-13: 9788804134794 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Disponibile anche come: Audiocassetta , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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  • 4

    Santa Croce, Firenze.

    Mi sto convincendo che per i romanzieri italiani della prima metà del Novecento il romanzo di formazione sia quello che ai giorni nostri è il romanzo poliziesco: un efficace strumento per raccontare q ...continua

    Mi sto convincendo che per i romanzieri italiani della prima metà del Novecento il romanzo di formazione sia quello che ai giorni nostri è il romanzo poliziesco: un efficace strumento per raccontare qualcos’altro.
    In particolare questo “Il quartiere” di Vasco Pratolini fa il paio con “Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani: è analogo il tema di fondo; in entrambi i casi siamo alle soglie della seconda guerra mondiale, in entrambi i casi le passioni giovanili vengono vissute come un ricordo dolce amaro che si mescola al ricordo delle nostre città come erano un tempo, prima che la violenza fascista le deturpasse nello spirito e nell’aspetto ( non riesco a convincermi che sia una coincidenza il fatto che l’ architettura fascista abbia riempito le nostre città di odorose merde, in parallelismo alla merda più odorosa di tutte ovvero le leggi razziali). Firenze (come Ferrara nel caso bassaniano) appare tra queste pagine con un aspetto molto diverso da quello che siamo abituati a vedere: questione di tempo sicuramente ma anche di punti di vista. E’ la Firenze di chi è cresciuto sulle rive dell’ Arno, di chi pronuncia la parola “Santa Croce” pensando alla casa ed alla miseria, non certo alla basilica ed al monumento al Sommo che vi campeggia davanti.
    Io credo che “il quartiere” sia un gradino sotto rispetto a “Il giardino dei Finzi Contini”, soprattutto perchè laddove quest’ultimo riesce ad essere grande anche in quanto romanzo di formazione, il primo ci regala il suo meglio (e sono pagine immense) quando parla d’altro.
    Forse non c’è da sorprendersene pensando che è una storia scritta da un partigiano nel 1944, ma il dialogo tra il comunista clandestino Giorgio ed il fascista Carlo, amici d’infanzia e per questo ancor più diretti nelle loro parole, è il tentativo più riuscito di spiegare cosa sia stato il fascismo in Italia che io abbia mai letto.
    La struggente lettera che il protagonista narrante riceve dal carcere, da parte dell’amico Gino finito in prigione per omicidio dopo essere caduto nelle peggiori dissolutezze nel tentativo disperato di riscatto dalla miseria, andrebbe fatta leggere nelle scuole. Sono pagine di grande poesia, che narrano di come dietro un criminale si nasconda un bambino poco amato e cresciuto in realtà familiari distrutte, cresciuto con l’incapacità sociale che si nasconde nell’invidia, nel bullismo, nel vivere la normalità degli altri sempre come un’offesa.
    L’idea politica socialista viene esposta nel suo nucleo più profondo, in pagine peraltro scritte benissimo. Questi due brani meritano per “Il quartiere” lo status di classico e di libro obbligatorio; invece la parte più propriamente di genere mi è piaciuta meno.
    Una Firenze diversa, pulsante di vita nelle speranze e nelle disillusioni, nell’amore ma anche nell’invidia e nell’odio; una Firenze che si piega compiaciuta al facile veleno della propaganda fascista (ahi, quanto somigliante a quella della Lega di oggi!), ma che possiede in sé i mezzi per sollevarsi e superarla…
    Vasco Pratolini ci restituisce una delle nostre città più gloriose, insieme ad una intenso ritratto dei sentimenti che ci hanno condotto alla tragedia, ed insieme ad una bella esposizione dell’animo umano, in quella giovinezza che molti di noi stanno dimenticando.
    Grazie.

    ha scritto il 

  • 3

    tanta (troppa?) roba

    Il romanzo segue le vicende di alcuni ragazzi nel passaggio alla vita adulte nella Firenze fascista degli anni 30.
    Ci sono vari temi in questo libro: il crescere, la povertà, l'amicizia, l'amore, la m ...continua

    Il romanzo segue le vicende di alcuni ragazzi nel passaggio alla vita adulte nella Firenze fascista degli anni 30.
    Ci sono vari temi in questo libro: il crescere, la povertà, l'amicizia, l'amore, la morale, il patriarcato, la psicologia, il fascismo, la censura. Forse troppi.
    In alcune parti la scrittura è toccante e lirica, in altre sembra di leggere un romanzetto sentimentale. La coralità della storia rende difficile identificarsi in un protagonista, e mi è anche poco piaciuta la fine che narra tanti fatti solamente attraverso le lettere dei protagonisti, sembra che l'autore voleva chiudere in fretta dopo essersi prima tanto (a volte troppo) dilungato.
    E' comunque un libro che mi ha preso, l'ho letto con interesse e finito in poco tempo perchè le vicende sono interessanti e narrate bene.

    ha scritto il 

  • 4

    realismo e nostalgia

    riletto dopo tanti anni non ha perso niente della freschezza (e sapienza narrativa), ora anche più amato dopo aver vissuto per qualche anno nel quartiere.

    ha scritto il 

  • 3

    Letto e piaciuto nei miei verdi anni. Riletto in questi giorni, a distanza di parecchi lustri. Sarà forse perchè è un'opera giovanile, ma mi è sembrata più scialba e meno fresca rispetto ad altre dell ...continua

    Letto e piaciuto nei miei verdi anni. Riletto in questi giorni, a distanza di parecchi lustri. Sarà forse perchè è un'opera giovanile, ma mi è sembrata più scialba e meno fresca rispetto ad altre dello stesso autore. Forse dipende dal fatto che... sono meno fresco io.

    ha scritto il 

  • 5

    La vita è straripante e imprevedibile anche in uno spazio ristretto come quello di un quartiere, di un condominio, di una stanza.
    Le luci della notte e della guerra, le speranze e le promesse di una g ...continua

    La vita è straripante e imprevedibile anche in uno spazio ristretto come quello di un quartiere, di un condominio, di una stanza.
    Le luci della notte e della guerra, le speranze e le promesse di una gioventù che è già matura a 15 anni ci sorprendono, ci regalano nostalgia e ci fanno domandare: tutta la libertà che abbiamo oggi corrisponde a felicità?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    La nascita della periferia

    "Il quartiere" è innanzitutto un romanzo che parla di appartenenza ed identità, i suoi protagonisti non sarebbe tali se non collocati nel rione di Santa Croce a Firenze, senza tale luogo essi si sfila ...continua

    "Il quartiere" è innanzitutto un romanzo che parla di appartenenza ed identità, i suoi protagonisti non sarebbe tali se non collocati nel rione di Santa Croce a Firenze, senza tale luogo essi si sfilaccerebbero.
    Proprio il quartiere dà loro la possibilità di maturare e formarsi come adulti, nel bene e nel male.
    Le avventure di questa sgangherata comitiva di ragazzi, identica a quelle di oggi, sono crudelmente delineate dall'autore che rifugge da una visione idillica e stereotipata della giovinezza.
    Valerio è il narratore interno sebbene delle volte lo stesso Pratolini si sostituisca, utilizzando il "noi" proprio come se fosse l'intero quartiere a parlare e non uno dei suoi abitanti.
    La dittatura fascista e la guerra in Abissinia si insinuano prepotentemente nella narrazione che vede il gruppo originario dividersi e prendere strade diverse.
    Il finale è drammatico: Marisa e Valerio finalmente si riuniscono ma il quartiere non esiste più, perché è stato sventrato dai piani regolatori di una modernità incombente. Viene meno in questo modo un intero mondo basato su precise corrispondenze affettive e si ha una visione dell'Italia di Pratolini resa ormai irriconoscibile da uno sviluppo che non tiene conto del tessuto sociale, il mondo che vede da un lato metropoli e dall'altro periferie stagnanti, terreno fertile per il malcostume e l'alienazione.

    ha scritto il 

  • 5

    La botte minore dà il vino migliore

    Nell'immaginario collettivo del lettore ordinario, presso cui mi colloco, fatico da oggi a capire perché Pratolini risalti universalmente per "Le ragazze" anziché per "Il quartiere"...E' un po' come c ...continua

    Nell'immaginario collettivo del lettore ordinario, presso cui mi colloco, fatico da oggi a capire perché Pratolini risalti universalmente per "Le ragazze" anziché per "Il quartiere"...E' un po' come celebrare il grande Napoli con l'immagine di Bagni, dimenticandosi di Maradona...O mangiare la schiacciata con la mortadella, parlando dei pistacchi..."Il quartiere" è una perla assoluta...Che merita l'oro...Senza il minimo dei dubbi...Per me è stata una casuale scoperta rivelatrice...E come ogni inaspettata e autentica grandezza non ha certo tardato molto a scalzare dallo scranno della superiorità altre concorrenti chissà perché più popolari ma d'immensità indubbiamente più contenuta...Il quartiere è ventre di chioccia e prigione...Limite e sicurezza...Gabbia di raccoglimento dalla quale dispiegarsi a catapulta verso il futuro...Vi si cresce in povertà e poesia...Poveri ma belli...Nella consapevolezza (nostalgica e dubbiosa?) del "si stava meglio quando si stava peggio"...Pratolini insegna qua come si possa parlare di metrica anche nella prosa romanzesca...Pittore diverso di versi di olio di gomito su tela prosaica...Gli voglio tanto bene: "...Una scialbatura di efelidi agli zigomi trascolorava sull'avorio vivo della pelle..."...Così nella descrizione di Olga..."...Inoltre c'è il dialogo intimo e patito fra Valerio e il padre, in occasione dell'inattesa dipartita di lei...Uno tra i passaggi più sensibili, potenti e didattici che abbia mai personalmente incontrato nella letteratura letta...Gemme fra le gemme...Non perderò altro tempo né spenderò altre parole a macchiare il lirismo imperdibile di questo miracolo letterario popolare...Che ogni altra scoperta collegata sia semplicemente oggetto del palato di chi son riuscito a incuriosire con questi pochi ingredienti sparsi...Lascerò che i lettori toscani vi si ritrovino orgogliosi e che tutti gli altri vi si riconoscano comunque almeno un po'...Poiché la superiorità di ogni vivida lezione di vita e la vera poesia sono di tutti e devono travalicare ogni termine territoriale...E ogni quartiere.

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero bello...
    Uno spaccato di vita "il quartiere".
    La povertà che unisce in un legame indissolubile..Le speranze che si portano dietro i personaggi,le attese,le rinunce e i sacrifici.Il loro è mond ...continua

    Davvero bello...
    Uno spaccato di vita "il quartiere".
    La povertà che unisce in un legame indissolubile..Le speranze che si portano dietro i personaggi,le attese,le rinunce e i sacrifici.Il loro è mondo semplice ma ricco di sentimenti e gioie vere.
    Ed io mai come adesso in questa società alienata vorrei vivere in un quartiere come questo dove la vera discriminante è la ricchezza che gli individui cercano ogni giorno affannosamente anche a costo di sopraffare,sfruttare e approfittare degli altri.
    Credo che di Pratolini leggerò anche cronache di poveri amanti.

    ha scritto il 

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