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Il quinto angolo

Di

Editore: Einaudi

4.1
(72)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806129430 | Isbn-13: 9788806129439 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Anna Raffetto

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Novella della memoria e della colpa, Il quinto angolo fu scritto più di vent'anni fa, ma è stato pubblicato solo all'inizio dell'89 per ragioni di opportunità politica: in uno stile densamente lirico, che alterna ironia a commozione, l'autore rievoca la travagliata esistenza di un "uomo superfluo", destinato da un particolare modo di essere e di sentire a un ruolo marginale nella società in cui vive. La narrazione frammentaria prende lo spunto da uno scambio epistolare con una sconosciuta di Samarcanda per rievocare momenti diversi, ma tutti egualmente significativi, nell'esistenza di chi, in un mondo improntato a valori collettivistici, ha sempre preteso di essere considerato una "persona", unica e irripetibile.
Attraverso le fasi alterne di appuntamenti mancati con il destino emergono - quasi per naturale lievitazione della verità storica - fatti, situazioni, atmosfere di cinquant'anni di vita sovietica: le vicende di una modesta famiglia ebrea nella Char'kov degli anni Venti; la realtà sociale delle lontane provincie degli Urali; il paradigma delle persecuzioni staliniane nella vita e morte del professor Golovanov; la vertiginosa ascesa dell'attore Astachov che in teatro interpreta il ruolo di Stalin; l'ordinaria esistenza di Kesa Valdaev, funzionario dell'Nkvd, immagine della banalità del male.
Leit-motiv della storia, come pure di tutta la giovinezza del protagonista, è l'amore per Katja, figlia di un celebre medico della nomenklatura. Eroina caparbia volubile aasoluta, che si inserisce di diritto nella galleria di donne memorabili della letteratura russa, da Dostoevskij a Pasternak, Katja continuerà a concedersi e a negarsi nel lungo arco degli anni, per poi morire, forse suicida, in un carcere della Lubjanka: ed è apputo dai feroci metodi inquisitivi di cui sarà vittima che il romanzo prende il titolo, alludendo anche, però, al destino del protagonista e alle dure regole che ne hanno dettato l'esistenza.
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  • 5

    "L'uomo non conosce i suoi limiti né per l'eroismo né per la viltà"

    “Il quinto angolo” è la storia di un uomo che ha creduto nella rivoluzione russa e che vede il mondo diventare un inferno a causa dei metodi del nuovo regime. Un romanzo sulla delusione e sulla tragedia comunista, ma anche e soprattutto una grande storia d’amore.


    “È impossibile ricreare ne ...continua

    “Il quinto angolo” è la storia di un uomo che ha creduto nella rivoluzione russa e che vede il mondo diventare un inferno a causa dei metodi del nuovo regime. Un romanzo sulla delusione e sulla tragedia comunista, ma anche e soprattutto una grande storia d’amore.

    “È impossibile ricreare nella memoria i sentimenti precisi ispirati da un grande amore, così come è impossibile ricordare uno scoppio, la sensazione di un volo in sogno, la febbre alta”

    Il protagonista insegue per tutta la vita il suo grande amore Katja. I due si incontrano e si lasciano in continuazione, ma non smettono mai di amarsi. È stupenda la scena in cui, quando si rivedono dopo un lungo periodo, fanno l’amore.

    “Il tempo esplose e smise di esistere. Scomparve lo spazio, eccetto quello che le mie mani rendevano tangibile. Tutto il senso della mia vita trovava posto nella stretta branda di un sanatorio. Non c’era niente prima di questo e non ci sarà niente dopo. Ora solo questo esisteva. Stordito, soffocato, lì morivo e di nuovo nascevo”

    Le descrizioni del regime sono terribili: punizioni degli ebrei, dei vecchi, dei giovani, degli intellettuali. Metter si domanda: come ha fatto una intera generazione ad accettare lo stalinismo ed i suoi metodi?
    Nemmeno Katja si salverà. Morirà in carcere in seguito alle torture delle guardie, che la spingono a cercare il quinto angolo in una stanza quadrata. Il protagonista invece viene spinto nella quinta classe sociale, quella che non può accedere a diplomi e a riconoscimenti di nessun tipo. Diventerà così uno strano ma bravo insegnante di matematica anche senza terminare gli studi, uno scrittore non accettato perché ebreo, perché non allineato, perché pensante.

    “L’unica salvezza è non smettere mai di stupirsi di quello che avviene intorno a noi. Finché continuerò a meravigliarmi, forse rimarrò un uomo. Nell’abiezione degli uomini la cosa più terribile non è l’abiezione stessa, ma l’abitudine a convivere con essa”

    Un libro molto, molto profondo. Bello anche perché le scene descritte non sono mai urlate. E sono per questo ancora più terribili.

    ha scritto il 

  • 5

    Assaggi di memoria

    Katja, il grande amore
    "Il tempo esplose e smise di esistere. Scomparve lo spazio, eccetto quello che le mie mani rendevano tangibile. Tutto il senso della mia vita trovava posto nella stretta branda di un sanatorio. Non c'era niente prima di questo e non ci sarà niente dopo. Ora solo qu ...continua

    Katja, il grande amore
    "Il tempo esplose e smise di esistere. Scomparve lo spazio, eccetto quello che le mie mani rendevano tangibile. Tutto il senso della mia vita trovava posto nella stretta branda di un sanatorio. Non c'era niente prima di questo e non ci sarà niente dopo. Ora solo questo esisteva. Stordito, soffocato, lì morivo e di nuovo nascevo"

    Valja, che ama non corrisposta
    "Sei la mia mutilazione"

    Il regime
    "Non avevamo il diritto di piangere. Non avevamo il diritto di sedere con il volto impietrito. Dovevamo applaudire. La diffidenza degli uni verso gli altri penetrava nel cervello, esponeva i geni all'azione dei raggi, cambiano il loro codice, ormai diventava ereditaria" [...]
    "Questo periodo dimostrò che l'uomo non conosce i limiti delle sue possibilità - nè per quanto riguarda l'eroismo, nè per quanto riguardaa la viltà"

    Mamma
    "Per te invece io ero l'unico. Ti rigrazio di non avermi educato. Sei semplicemente estita, e questo mi basta per sempre"

    La salvezza
    "L'unica salvezza è non smettere mai di stupirsi di quello che avviene attorno a noi. Finchè continuerò a meravigliarmi, forse rimarrò un uomo. Nell'abiezione degli uomini la cosa più terribile non è l'abiezione stessa, ma l'abitudine a convivere con essa"

    Il Quinto angolo
    "Tanto firmerai lo stesso, cagna. Su, ragazzi mostrate a questa sgualdrina dove sta in questa stanza il quinto angolo"

    Ricordo e denuncia.
    Senza strida, senza grida.
    Un romanzo molto particolare, molto molto triste, molto molto bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Stupore e tremore.

    Stupita dallo scoprire di non aver mai conosciuto l’esistenza di questo libro, per più di trent’anni. Un libro uscito dalla gabbia dello stalinismo che ce ne descrive l’atmosfera nei momenti in cui nasce, nel pieno delle persecuzioni e negli anni successivi, altrettanto oscuri. Metter non scrive ...continua

    Stupita dallo scoprire di non aver mai conosciuto l’esistenza di questo libro, per più di trent’anni. Un libro uscito dalla gabbia dello stalinismo che ce ne descrive l’atmosfera nei momenti in cui nasce, nel pieno delle persecuzioni e negli anni successivi, altrettanto oscuri. Metter non scrive un romanzo lineare, spezzetta il suo testo in tanti direzioni diverse: parte come una lettera scritta ad una donna ancora sconosciuta che incontreremo nel finale (e niente a che vedere con lo Zweig della lettera ad una sconosciuta, proprio niente), però sembra quasi dimenticarsene o non curarsene troppo nei molti passaggi narrati come autobiografia, come memoria, con passaggi scivolati tra infanzia, vita adulta e vecchiaia. Nonostante nella intervista riportata alla fine del testo, Metter stesso dichiari che il suo libro è soprattutto un romanzo d’amore /A diciassette anni divenni cieco e sordo per amore/ non è proprio soltanto questo, anzi.
    Siamo spinti nel “quinto angolo”, quello che non esiste e viene sadicamente evocato dagli aguzzini ai torturati che cercano di rifugiarsi negli angoli delle celle, un angolo di dolore fisico quindi, ma anche di evasione; un ordine, “il quinto”, che è evocato sin dall’inizio anche per connotare la classe sociale alla quale appartiene lo scrittore: la quinta classe, l’ultima, quella che non potrà mai accedere a diplomi, a funzioni, a riconoscimenti. Così Metter sarà un fantasioso insegnante di matematica che non ha potuto terminare i propri studi, uno scrittore non riconosciuto, un corpo estraneo alla propria società, in quanto scrittore, in quanto ebreo, in quanto non allineato.
    Lo stupore è nell’assistere, siderati, a quello che fa ammutolire un popolo intero: vedere la follia assunta a modello, la stupidità a regno, e pensare che questo accade, continuamente, assistere, muti, alla distorsione della verità, alla dissociazione tra realtà e discorso. Accade ad ogni pagina del libro ed il risultato è irreversibile:“ La diffidenza degli uni verso gli altri penetrava nel cervello, esponeva i geni all’azione dei raggi, cambiano il loro codice, e ormai diventava ereditaria.” Ed il tremore è nel leggere del veleno che deforma la mente, al punto da non accorgercene – capita anche a noi, vero? – “La gente arrivava al punto da credere sinceramente che fosse giusta la follia corrente: il fanatismo è sempre più comprensibile di quanto non lo sia un atteggiamento razionale nei confronti della realtà”.
    Analista della propria storia, osservatore di quella degli altri, Metter scrive elettricamente, come uno dei suoi personaggi stessi, appena velato da un altro nome: “Nel diario non scendeva nei particolari. Scriveva i suoi pensieri. Passi tratti da libri di grandi pensatori, nudi come i fili dell’alta tensione, provocavano nel cervello di Posmys un corto circuito e bruciavano, senza illuminare la coscienza. Gli davano una scossa e sparivano nella terra.” Il pensatore Metter, quello dei passaggi brevi, luminosi e taglienti come lampi è colui che riflette su gioventù e vecchiaia e ridà la purezza originaria al momento iniziale /La cosa più difficile, ricordando la gioventù, è pulirsi i piedi sulla sua soglia, entrarvi spogliati dell’esperienza odierna e dei pensieri attuali./

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che ho nel cuore

    Meravigliosa storia di amore che nasconde uno dei più spietati libri di condanna del regime.
    Non è di facile lettura, ma è bellissimo anche per questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il maestro e l'amore al tempo di Stalin

    Vita di un maestro e storia di un amore che si protrae per decenni. Sullo sfondo, a tratti con ironia e spesso con amarezza, lo stalinismo nei suoi effetti devastanti.
    Un libro insolito, ben scritto, che raccomando.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ci sono affezionato lentamente a questo racconto della memoria frammentato e disomogeneo, che presuppone una lettura altrettanto frammentata, una pagina per volta, una riga per volta.

    ha scritto il 

  • 3

    "Finché continuerò a meravigliarmi, forse rimarrò un uomo"

    Il periodo raccontato in questo romanzo coincide con una terribile parentesi temporale nella storia della nazione russa; il ritmo della narrazione è simile a quello ansioso e oppressivo con cui si provano a rievocare gli incubi mentre lo stile risulta a tratti sommesso, spesso malinconico o schiz ...continua

    Il periodo raccontato in questo romanzo coincide con una terribile parentesi temporale nella storia della nazione russa; il ritmo della narrazione è simile a quello ansioso e oppressivo con cui si provano a rievocare gli incubi mentre lo stile risulta a tratti sommesso, spesso malinconico o schizofrenico. Il punto verso il quale l'attenzione del protagonista/dell'autore e del lettore immancabilmente convergono è una donna, dea imperfetta, oggetto e complice di un amore-ossessione; Katja, tiranna di seduzione ed inafferrabile fantasma, continuamente perduta e ritrovata, è il buco nero che assorbe le forze del protagonista e, lentamente, lo consuma e l'annienta. L'operazione che Metter fa in questo particolarissimo romanzo (il quale venne pubblicato soltanto trent'anni dopo la sua stesura) è raffinata e inusuale: non è più la Storia che accade e travolge/sconvolge, bensì il racconto di determinate vergogne della storia umana (qui, nello specifico, i terribili metodi inquisitivi di cui erano vittime dissidenti o presunti tali, il clima di irrespirabile sospetto nel quale molte persone si trovavano a vivere) che conquistano il diritto d'essere menzionate soltanto per il fatto che toccano e, fatalmente, terminano la vita di Katja. "Il quinto angolo" è un puzzle della memoria di un "uomo fuori", fuori dalla società, dai rapporti umani, dalla vita, ricomposto con pazienza e passione da un autore interessante.

    ha scritto il 

  • 5

    E’ una storia bellissima, dalle potenti parole del cuore e con la forza di un sentimento così totalizzante da poter bastare a se stesso e da non lasciare spazio ad altro.
    E’ una storia fatta con le parole della saggezza -quelle che si imparano percorrendo la vita faticosamente, avendo come ...continua

    E’ una storia bellissima, dalle potenti parole del cuore e con la forza di un sentimento così totalizzante da poter bastare a se stesso e da non lasciare spazio ad altro.
    E’ una storia fatta con le parole della saggezza -quelle che si imparano percorrendo la vita faticosamente, avendo come unica proprietà la sofferenza inestinguibile- e narrata con i pensieri e i ricordi di una mente lucida che sa vedere, leggere, comprendere tutto ciò che è dentro l’uomo e ciò che accade intorno a lui.
    Ha in sè anche il respiro dolce e intenso della poesia -una carezza lieve che fa bene all'anima- questa storia struggente e disperata… La storia di un uomo che cerca se stesso, che non vuole rinunciare al proprio essere individuo -e, in quanto tale, unico e irripetibile-, che non vende la propria dignità in nome di idee estranee e imposte con la forza, che vede la propria voce e la voce della letteratura come possibilità di essere libero…
    E’ una storia fatta -soprattutto- del valore dell'uomo e passa attraverso i molti luoghi, le molte persone e gli avvenimenti di un'intera vita.
    Il cortile dell’infanzia, che ha una mitragliatrice rivolta verso il portone di casa e il manicomio dove i matti vivono una vita tranquilla, appartati nella follia che li isola all’interno di loro stessi, ad esempio…
    O la casa dell’amico Saša, lussuosa e dall’ordine perfetto, ma priva di serenità…
    La città di Char’kov, con il ponte gibboso su cui meditare il suicidio -nelle orecchie l’incessante rumore delle locomotive…
    I tetri edifici cadenti -pur ancora in costruzione- dell’Università in mezzo alla steppa e all’ululato del vento, negli Urali…
    E Batiliman, il luogo dove il tempo e lo spazio cessano di esistere e dove tutto il senso della vita trova posto nella stretta branda di un sanatorio, trovando lì lo stesso tempo e lo stesso luogo di Katja.
    Luoghi da cui il protagonista si allontana o a cui giunge, sperando di allontanare anche il fardello della vita o di poter ricominciare tutto da capo, ignorando l’amore divorante che ogni giorno rinnova il suo vivere di speranza e il suo morire di infelicità.
    L’amore per Katja. Sempre, e ancora. Nonostante quella prima moglie sposata nell’illusione di poter chiudere la ferita da cui sgorga ininterrottamente il suo amore… O l’altra, scelta programmando in modo logico la costruzione di un focolare domestico che illumini la solitudine.
    Una continua fuga per inseguire quella pace spirituale anelata fin dalla lontana giovinezza, tempo che ora sembra -nel ricordo- incompleto, ma pieno della capacità di decidere senza pensare troppo, fatto delle poche verità che si conoscevano, della fede in cui si credeva e della possibilità di respirare l’aria rarefatta del futuro, pur in un clima di povertà. Un futuro deviato da un questionario, da un documento… Così l’incertezza, la minaccia incombente e la precarietà dovute al nuovo assetto sociale diventano compagne di viaggio o coinquiline in ogni triste stanza abitata.
    La vita prende forma lentamente, ma rimane su due piani che non si incontrano mani: da una parte la mancanza di un luogo dove sentirsi a casa, dall’altra un lavoro da insegnante senza essere un vero insegnante: una provvisorietà non soltanto del fare ma dello stesso vivere. L’arte della delazione, del tradimento, della diffidenza, della calunnia come arte per colpire, privare dei diritti, o distruggere definitivamente. Un “io” che deve diventare “noi” per poter parlare solo a nome del popolo, poiché nessun “io” è più degno di fede e poiché è più facile non vedere nel popolo il dolore del singolo individuo…
    L’autore, nell’intervista riportata in appendice al libro, definisce questa sua opera “una storia di amore e formazione ambientata in un preciso sfondo storico”. Io l’ho trovata qualcosa di più.
    Una grande, grandissima lezione di vita.

    ha scritto il 

  • 5

    che Libro, che gran libro. L'ho colpevolmente ignorato per anni, L. 26.000 leggo sul retro della copertina, e non capisco il perchè: gran rimpianto! Ti scalda il cuore, ed emerge in tutta la sua magica potenza il potere salvifico della scrittura. "E le illusioni perdute? E tutto ciò in cui ho c ...continua

    che Libro, che gran libro. L'ho colpevolmente ignorato per anni, L. 26.000 leggo sul retro della copertina, e non capisco il perchè: gran rimpianto! Ti scalda il cuore, ed emerge in tutta la sua magica potenza il potere salvifico della scrittura. "E le illusioni perdute? E tutto ciò in cui ho creduto? E come giudicare me stesso -con quello che volevo dire e fare, e non ho detto e fatto? E non perchè me ne sia mancato il tempo. Il tempo per pensarci su l'ho avuto. Sono le conclusioni che mi hanno spaventato".
    Non un solo rigo, non una sola parola che non riveli qualcosa e non lasci il segno. La delicatezza, la levità, l'amore adulto con cui ricorda la madre -"l'unica salvezza -sei tu che me l'hai insegnato- è non smettere mai di stupirsi di quello che avviene intorno a noi. Finchè continuerò a meravigliarmi forse rimarrò un uomo... Ti ringrazio di non avermi educato. Sei semplicemente esistita, e questo mi basta per sempre".
    La naturale professionalità di Jakov Zacharovic, il sarto che gli confeziona il primo e migliore vestito: "mi appoggiò le sue mani lievi sulle spalle con una pressione appena percettibile delle dita, come se volesse trarre dalla mia persona la melodia, udibile solo a lui, della mia giacca futura. Non si trattava di ciarlataneria. Davanti a me c'era un artista. In quei brevi momenti io ero il suo tema preferito".
    Ed altro, ed altro, ed altro ancora.
    Leggetelo, per favore!

    ha scritto il 

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