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Il racconto del Vajont

Di ,

Editore: Garzanti

4.6
(605)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811620309 | Isbn-13: 9788811620303 | Data di pubblicazione:  | Edizione Terza edizione (terza ristampa)

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
"Il racconto del Vajont" aiuta a capire un "disastro naturale" che non è statoaffatto naturale, ma provocato dall'uomo. Aiuta anche a capire una tragediatipicamente "italiana", con le grandi e piccole ingiustizie, con i cittadiniche si trovano scorretti ad affrontare uno "Stato nello Stato"(è il giudiziodi un democristiano sulla società costruttrice della diga nel 1961). Eillumina le trasformazioni che hanno attraversato il nostro paese daldopoguerra a oggi.
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  • 4

    Quanto fa l'acqua?

    Non ci sono numeri per una risposta a una domanda così.
    Ah. E allora quanto fa la paura?
    Interrogazione del 9 -10 -1963 ore 22.39
    260 milioni di metri cubi, risponde la montagna.
    50 milioni di metri c ...continua

    Non ci sono numeri per una risposta a una domanda così.
    Ah. E allora quanto fa la paura?
    Interrogazione del 9 -10 -1963 ore 22.39
    260 milioni di metri cubi, risponde la montagna.
    50 milioni di metri cubi, risponde l’acqua.
    250 metri, risponde la colonna d’acqua seduta davanti alla montagna che alza la mano per prima.
    No, 25 metri, risponde la colonna d’acqua che scavalca la diga perché ha il braccio più lungo.
    Ci sono le misure (che si possono prendere).
    La diga più alta del mondo: 260,61 metri
    Siamo i primi.
    Una capacità massima dell’invaso di 168 milioni di metri cubi
    Quota massima raggiunta 715 metri s.l.m.
    Ma siamo sicuri? Quanti invasi? E quanti collaudi?
    Non abbiate paura, le misure le abbiamo prese tutte, rispondono i tecnici, Siamo i primi.
    La seconda frana più grande del mondo, la prima è quella del Pamir.
    Ma allora siamo i secondi?
    Boh, bisogna ancora vedere quanti morti.
    Mi manca l’aria solo a pensarci.
    Già, l'aria. E quanto fa l’aria?
    2 volte quello che ha fatto a Hiroshima, risponde il vento.
    1910 morti.
    1000 bare con qualcosa dentro e altre mille senza niente. Mille e mille.
    Litigavano, per avere qualcosa da mettere dentro le bare.
    Sì, ma allora l’acqua quanto ha fatto?

    77 miliardi per i danni. Poche lire.
    perdita del coniuge: 2 milioni;
    perdita del figlio unico: 2 milioni;
    perdita di un figlio con altri due fratelli: 1 milione e 500 mila;
    perdita di un figlio con altri 3 fratelli: 1 milione;
    perdita di un genitore: 1 milione e 500 mila;
    perdita di un genitore di un figlio maggiorenne non convivente: 1 milione;
    perdita del fratello convivente: 800.000;
    perdita del fratello non convivente: 600.000;
    perdita di zii, nipoti, nonni anche se conviventi: nulla.

    E quanto costa una.. provocazione?

    La diga era ed è un capolavoro. [Dino Buzzati]

    Risposte:

    - La diga è lì no?, un meraviglioso esempio di costruzione ad arco a doppia curvatura.

    - Per una volta sono d’accordo con te. E io detesto essere d’accordo con Anto. La diga è lì perché la colonna d’acqua diretta a Longarone l’ha scavalcata.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è un romanzo, non è un saggio, non è un'opera teatrale...è tutto insieme!
    Si legge tutto d'un fiato e man mano che si prosegue con la lettura non si po' non restare indignati per come è nata quest ...continua

    Non è un romanzo, non è un saggio, non è un'opera teatrale...è tutto insieme!
    Si legge tutto d'un fiato e man mano che si prosegue con la lettura non si po' non restare indignati per come è nata questa tragedia tutta italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Che Iddio ce la mandi buona

    Un classico del teatro militante di Paolini.
    La rappresentazione arriva alla parte emotiva, la lettura del testo fa ragionare.
    Ci si interroga, e la risposta sembra essere quella di una situazione sfu ...continua

    Un classico del teatro militante di Paolini.
    La rappresentazione arriva alla parte emotiva, la lettura del testo fa ragionare.
    Ci si interroga, e la risposta sembra essere quella di una situazione sfuggita di mano: leggi della fisica strane e paradossali, reazioni di forze contrapposte, inspiegabilmente ignorate dalle migliori menti ingegneristiche; e intanto c’erano l’avidità, l’esaltazione, il delirio di onnipotenza, la fretta (bisognava arrivare a finire tutto, prima che intervenisse la nazionalizzazione). La montagna rombava, gli edifici si lesionavano, gli alberi si muovevano, la popolazione era fatalista e in qualcuno si insinuava il dubbio.
    La parte documentale è quella più sconvolgente, perché contrappone il linguaggio tecnico giuridico burocratico alla tragedia che si stava preparando. È un frenetico succedersi di telegrammi, relazioni tecniche reticenti, allerta diffusi ai sindaci, interpellanze, ordinanze di sgombero, revoche delle ordinanze, inchieste giornalistiche; e qualche scambio di lettere in cui ci si confessa che si tratta di qualcosa di troppo grande, che oramai non ha più soluzione, per cui non resta che sperare: Che Iddio ce la mandi buona, scriverà l’ingegnere responsabile del collaudo -che con tanta leggerezza e negligenza aveva svolto fino a quel momento il suo incarico-, al suo collega capo cantiere, in ferie in America.

    ha scritto il 

  • 5

    Per cercare di comprendere....

    Libro tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Marco Paolini è un ibrido fra un romanzo, un saggio e, appunto, un'opera teatrale.

    Lo stile di Paolini rende la lettura leggera e scorrevole, i fatti s ...continua

    Libro tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Marco Paolini è un ibrido fra un romanzo, un saggio e, appunto, un'opera teatrale.

    Lo stile di Paolini rende la lettura leggera e scorrevole, i fatti sono magari presentati con un po di contorno ma comunque ben documentati.

    da leggere assolutamente per capire come certe tragedie possano nascere dalla cattiva politica, amministrazione e, perché no,anche dalla malafede...

    ha scritto il 

  • 5

    E' uno dei pochi spettacoli (orazioni civili?) di Paolini che non ho mai visto dal vivo. L'ho visto però in televisione il 9 ottobre 1997. E poi l'ho visto, ancora e ancora in vhs, in dvd e ho sempre ...continua

    E' uno dei pochi spettacoli (orazioni civili?) di Paolini che non ho mai visto dal vivo. L'ho visto però in televisione il 9 ottobre 1997. E poi l'ho visto, ancora e ancora in vhs, in dvd e ho sempre provato un'emozione fortissima ad ascoltare il racconto di quella tragedia annunciata. Non ero nemmeno nata quando accadde a poco più di 100 km da dove vivo, ma ha lasciato un segno indelebile in chi, in quei luoghi, è passato per trascorrere le vacanze in montagna ed ha visto la devastazione che quei milioni di litri d'acqua sono riusciti a compiere.
    Paolini è bravo a raccontare, a coinvolgere chi lo guarda e lo ascolta. E io, ogni volta (nonostante tutte le volte che l'ho visto), arrivo immancabilmente alla fine del Racconto del Vajont senza fiato e con le lacrime che scendono senza quasi che me ne accorga, tanto riesce ad essere realistico nel descrivere la sofferenza di chi, prima di essere investito dalla forza devastante di milioni di metri cubi d'acqua, si è sentito strappare la pelle e le carni dallo spostamento d'aria che la tracimazione della diga aveva provocato in tutta la valle sottostante. La beffa è che la diga è ancora lì, integra e perfetta. Un capolavoro dell'ingegneria.

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto del Vajont è forse il migliore spettacolo teatrale di Marco Paolini. Questa trasposizione non toglie nulla al valore e alla rabbia della sua grande narrazione orale; leggere i dati della t ...continua

    Il racconto del Vajont è forse il migliore spettacolo teatrale di Marco Paolini. Questa trasposizione non toglie nulla al valore e alla rabbia della sua grande narrazione orale; leggere i dati della tragedia impressi su una pagina rafforza l'indignazione per una delle peggiori tragedie italiane.

    ha scritto il 

  • 5

    Paolini sembra che scriva per i bambini di quinta elementare, facendo esempi di vita quotidiana, usando parole semplici, ironiche e leggere (malgrado la drammaticità della trama) e in questo caso, lo ...continua

    Paolini sembra che scriva per i bambini di quinta elementare, facendo esempi di vita quotidiana, usando parole semplici, ironiche e leggere (malgrado la drammaticità della trama) e in questo caso, lo stile narrativo semplice è un valore aggiunto, perchè in questo modo riesce a far arrivare il reale messaggio ai più, anche a quei contadini di certe zone che avevano un linguaggio terra terra, un parlare gretto ma che in fondo in fondo per 7 anni stavano dicendo "ohivoi, l'acqua ci cadrà in testa" ipse dixit!!!!
    Paolini riesce a eviscerare una storia rimasta insabbiata e infangata come la strage che l'ha provocata, riesce a dar voce e dignità ai 2000 morti causati dall'ingordigia umana, poichè a distanza di quasi 50 anni, una tragedia del genere non può categoricamente scivolare nell'oblio, ma deve necessariamente essere sempre viva, fresca come l'acqua.....

    ha scritto il