Il racconto del Vajont

Di ,

Editore: Garzanti

4.6
(622)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811620309 | Isbn-13: 9788811620303 | Data di pubblicazione:  | Edizione Terza edizione (terza ristampa)

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
"Il racconto del Vajont" aiuta a capire un "disastro naturale" che non è statoaffatto naturale, ma provocato dall'uomo. Aiuta anche a capire una tragediatipicamente "italiana", con le grandi e piccole ingiustizie, con i cittadiniche si trovano scorretti ad affrontare uno "Stato nello Stato"(è il giudiziodi un democristiano sulla società costruttrice della diga nel 1961). Eillumina le trasformazioni che hanno attraversato il nostro paese daldopoguerra a oggi.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Bastava consultare i Cimbri

    I Cimbri una popolazione germanica che intorno al 100 a.C. per scappare davanti ai Romani si stabilì in questa valle al confine tra Veneto e Friuli, scelse per i propri insediamenti, evidentemente e a ...continua

    I Cimbri una popolazione germanica che intorno al 100 a.C. per scappare davanti ai Romani si stabilì in questa valle al confine tra Veneto e Friuli, scelse per i propri insediamenti, evidentemente e a ragion veduta, il versante destro e non quello sinistro che invece era dominato dal Monte Toc che in dialetto veneto vuol dire pezzo (nomen omen?) e, per rafforzare i simbolismi lessicali, è da notare pure come dietro la parola Vajont “ruzzola giù" c’è un altro significato di drammatico presagio...
    Un po’ di cifre:
    Costo previsto 15 miliardi di lire
    Contributo governativo 4 miliardi e 805 milioni
    H diga 261m
    22 m di spessore alla base
    3,40 m spessore alla sommità
    360.000 metri cubi di calcestruzzo
    400.000 roccia asportata
    Quota al massimo invaso 715 s.m. fonti Sade Enel
    1917 morti

    Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia non si può dar della bestia a chi l’ha costruita, il bicchiere era fatto bene a regola d’arte
    E infatti la diga del Vajont, capolavoro dell’ingegneria della Sade la società idroelettrica che la progettò e costruì, con al suo attivo già numerose dighe in tutto il mondo, resisterà all’onda.

    Il progetto firmato dall’Ingegner Carlo Semenza è ambizioso ma comincia su premesse ballerine fornite dalla perizia geologica redatta da un eminente barone dell’Università di Padova già in quiescenza il Professor Dal Piaz , che sottovaluta la friabilità della roccia su cui poggia il Monte Toc.

    Nonostante, la Concessione all’autorizzazione a procedere dai Lavori Pubblici arriva nel 1948.
    I lavori fervono e sono veloci, non si risparmia né sui materiali da costruzione, né sulle maestranze.
    Diga eretta, c’è la prima prova d’invaso ufficiale: ma il serbatoio riempito e svuotato produce rumori strani, rimbrotti rutti della montagna che non trovano sfogo dice Paolini in una immagine così emblematica, bolle giallastre ribollono in superficie e un primo grosso pezzo di Toc, un toc del Toc, cade nel lago.

    Vengono montati due sismografi di monitoraggio i cui rapporti quoitidiani furono spesso occultati da Biadene l’ingegnere che nel frattempo è succeduto a Carlo Semenza.
    La seconda prova di invaso non è meno inquietante, le scosse si susseguono e un altro geologo (un genio) Carlo Caloi attribuisce le cause più alla sismicità dell’adiacente Friuli che alla presenza straordinaria della diga (oh oh).
    Ma c’è una perizia opposta e sottovalutata fornita dalla mente illuminata del geologo austriaco Muller che individua in maniera inequivocabile una frana di due Km sotto il monte Toc, è il primo a capire come stanno esattamente le cose e a parlare di un fronte sinistro della valle composto da roccia fratturata, ma le cose sono ormai andate troppo avanti e tornare indietro non si può più.
    Un altro esperto consultato parla invece di frana leggera, si preferisce dare seguito a questa versione decisamente più rassicurante.

    A marzo del 1963 a seguito del processo di nazionalizzazione, Enel compra la Sade con impianto considerato come già funzionante.
    La situazioni si aggrava, si comincia a correre ai ripari dinnanzi ad una montagna che nel frattempo se ne va a spasso di 22 mm al dì, ma togliere l’acqua sarebbe peggio perchè ora è proprio l’acqua che tiene su la montagna.
    Spinte e controspinte premono contro la montagna e nel serbatoio l’acqua entra ed esce come delle maree e la diga deve contenere queste maree, maree in alta montagna dice Marco Paolini, e l’acqua dove trova un punto debole si infiltra e il terreno comincia a bere finche diventa ubriaco e quando uno è ubriaco spesso rigetta e così farà il Monte Toc che, forse avrebbe potuto starsene buono e placido per altre migliaia di anni, se solo un enorme lago artificiale non fosse intervenuto a bagnarli le parti basse.
    La situazione precipita, viene acceso di notte un enorme faro e di notte come di giorno si possono vedere a occhio nudo i pini che si mettono a passeggiare.

    E poi, eccola, la notte del 9 ottobre del 1963.
    Preceduta da una giornata limpida di sole, una di quelle belle giornate che l’autunno in montagna a volte regala.
    Chi va a pensare che è l’ultimo giorno?
    Il paradiso prima dell’inferno.

    260 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal Monte Toc versante sinistro della valle, alla velocità di quasi 100 km/h, si solleva un’onda altissima di circa 50 milioni di metri cubi d’acqua, solo la metà scavalca la diga e impiega 4 l u n g h i s s i m i minuti prima di arrivare al piano, come un Niagara ciclopico
    Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l'altro!
    Quattro minuti per decidere come muori o come vivi... «Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri...». Via! Quelli che prendono la macchina, quelli che ciapa il motorin... «Aspettami, vigliacco...». Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, sono gli unici che si salvano. E trema tutto...

    Un’onda che spazza dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta Villanova e Faè con 1971 anime disperse, e bare rimaste piene di nulla.

    Questo testo è la trascrizione del racconto di teatro civile, minuziosamente documentato che il regista teatrale e autore Marco Paolini ha presentato prima in casa di amici, poi nelle scuole, nelle fabbriche, nei centri sociali, alla radio nei teatri in piazza e in Tv.
    Forse dalla sola lettura verrà meno il pathos dell’oralità e la voce stentorea di Paolini dal bell’accento veneto resterà silenziosa, ma si fagocita come fosse un giallo, di cui si conosce già l’assassino, con il fiato sospeso, con il cuore che si attorciglia, con la rabbia di fronte a quell’impasto di perizia tecnica, di interessi economici, di poteri politici, di inchieste giudiziarie, dove ognuno, come uno scomparto non comunicante o volutamente non comunicante ha guardato solo alla propria convenienza

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro di passione civile che tutti dovrebbero leggere, come Gomorra.
    Là il potere delle mafie che è oramai potere del denaro e del capitale imprenditoriale, colluso e oggetto di connivenze.
    Qui il ...continua

    Un libro di passione civile che tutti dovrebbero leggere, come Gomorra.
    Là il potere delle mafie che è oramai potere del denaro e del capitale imprenditoriale, colluso e oggetto di connivenze.
    Qui il potere ottuso, assassino, disumano.
    Che devasta, uccide, dopo aver taciuto la verità al di là di ogni ragionevole scrupolo di coscienza.

    ha scritto il 

  • 4

    kindle;

    Questo non è vento: è qualcosa che fa vento.
    E continua a soffiare fuori dalle gole, e insieme ti porta una polvere bagnata color caffelatte che cava l'aria, che mette un umido... Respiri male... Acqu ...continua

    Questo non è vento: è qualcosa che fa vento.
    E continua a soffiare fuori dalle gole, e insieme ti porta una polvere bagnata color caffelatte che cava l'aria, che mette un umido... Respiri male... Acqua, acqua, vaporizzata, polverizzata, uno schifo!... È un odore! Un odore da morto come se fosse una cantina scoperchiata e tutto il tanfo del mondo che vien fuori da quella gola! Ma cos'è? Ma neanche fosse un pistone infame, in fondo a quella gola, che spinge avanti tutta l'acqua marcia...
    La diga!
    Quattro minuti...
    «E casca la dig...».
    Quattro minuti da quando l'acqua salta la diga a quando arriva a Longarone... Corre a 80 all'ora dentro quella gola, l'acqua. Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l'altro!
    Quattro minuti per decidere come muori o come vivi... «Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri...». Via! Quelli che prendono la macchina, quelli che ciapa il motorin... «Aspettami, vigliacco...». Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, sono gli unici che si salvano. E trema tutto...
    «Aspetta, vigliacco!». E cominciano a volar i coppi. Cosa fai?... Quelli che vanno a casa...
    «Dove vai tu?».
    «Vado a svegliarli...».
    Chi svegli?
    Dove li metti?
    In cantina?
    In soffitta?
    Sei matto?
    E da chi vai?
    Dalla morosa... Dai genitori?
    Chi devi salvar per primo?
    E i genitori: quanti figli? Due a testa... «Via cari, via cari...». Insieme... «E la gatta?».
    «Va ti». «No, ti aspetto...». «No, vai tu che sei giovane!». «No, ti aspetto, sbrigati!».
    «Vai! Cristo!». «Non ce la faccio... Non ce la faccio... Vai tu, vai tu... Corri fuori...».
    E intanto s'intorbidisce l'aria... Comincia a tremar la terra, a volare travi, careghe, e spacca le antenne e spacca i rami... È tutto torbido, torbido, torbido... questo rumore...
    Vento che ti assorda e la terra che ti trema sotto i piedi... E lo capisci che sta arrivando acqua, perché c'è l'odor dell'acqua...
    «Da dove arriva che non capisco... Non capisco... più niente...».
    Come esser sulle rotaie quando arriva un treno... Ti sposti dalle rotaie quando arriva un treno? Lo senti che sta arrivando il treno, è vicinissimo, ma qua non ti puoi togliere... Comunque sei sulle rotaie... E quello che sta arrivando è molto grande...

    ha scritto il 

  • 5

    Non è un romanzo, non è un saggio, non è un'opera teatrale...è tutto insieme!
    Si legge tutto d'un fiato e man mano che si prosegue con la lettura non si po' non restare indignati per come è nata quest ...continua

    Non è un romanzo, non è un saggio, non è un'opera teatrale...è tutto insieme!
    Si legge tutto d'un fiato e man mano che si prosegue con la lettura non si po' non restare indignati per come è nata questa tragedia tutta italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Che Iddio ce la mandi buona

    Un classico del teatro militante di Paolini.
    La rappresentazione arriva alla parte emotiva, la lettura del testo fa ragionare.
    Ci si interroga, e la risposta sembra essere quella di una situazione sfu ...continua

    Un classico del teatro militante di Paolini.
    La rappresentazione arriva alla parte emotiva, la lettura del testo fa ragionare.
    Ci si interroga, e la risposta sembra essere quella di una situazione sfuggita di mano: leggi della fisica strane e paradossali, reazioni di forze contrapposte, inspiegabilmente ignorate dalle migliori menti ingegneristiche; e intanto c’erano l’avidità, l’esaltazione, il delirio di onnipotenza, la fretta (bisognava arrivare a finire tutto, prima che intervenisse la nazionalizzazione). La montagna rombava, gli edifici si lesionavano, gli alberi si muovevano, la popolazione era fatalista e in qualcuno si insinuava il dubbio.
    La parte documentale è quella più sconvolgente, perché contrappone il linguaggio tecnico giuridico burocratico alla tragedia che si stava preparando. È un frenetico succedersi di telegrammi, relazioni tecniche reticenti, allerta diffusi ai sindaci, interpellanze, ordinanze di sgombero, revoche delle ordinanze, inchieste giornalistiche; e qualche scambio di lettere in cui ci si confessa che si tratta di qualcosa di troppo grande, che oramai non ha più soluzione, per cui non resta che sperare: Che Iddio ce la mandi buona, scriverà l’ingegnere responsabile del collaudo -che con tanta leggerezza e negligenza aveva svolto fino a quel momento il suo incarico-, al suo collega capo cantiere, in ferie in America.

    ha scritto il 

  • 5

    Per cercare di comprendere....

    Libro tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Marco Paolini è un ibrido fra un romanzo, un saggio e, appunto, un'opera teatrale.

    Lo stile di Paolini rende la lettura leggera e scorrevole, i fatti s ...continua

    Libro tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Marco Paolini è un ibrido fra un romanzo, un saggio e, appunto, un'opera teatrale.

    Lo stile di Paolini rende la lettura leggera e scorrevole, i fatti sono magari presentati con un po di contorno ma comunque ben documentati.

    da leggere assolutamente per capire come certe tragedie possano nascere dalla cattiva politica, amministrazione e, perché no,anche dalla malafede...

    ha scritto il 

  • 5

    E' uno dei pochi spettacoli (orazioni civili?) di Paolini che non ho mai visto dal vivo. L'ho visto però in televisione il 9 ottobre 1997. E poi l'ho visto, ancora e ancora in vhs, in dvd e ho sempre ...continua

    E' uno dei pochi spettacoli (orazioni civili?) di Paolini che non ho mai visto dal vivo. L'ho visto però in televisione il 9 ottobre 1997. E poi l'ho visto, ancora e ancora in vhs, in dvd e ho sempre provato un'emozione fortissima ad ascoltare il racconto di quella tragedia annunciata. Non ero nemmeno nata quando accadde a poco più di 100 km da dove vivo, ma ha lasciato un segno indelebile in chi, in quei luoghi, è passato per trascorrere le vacanze in montagna ed ha visto la devastazione che quei milioni di litri d'acqua sono riusciti a compiere.
    Paolini è bravo a raccontare, a coinvolgere chi lo guarda e lo ascolta. E io, ogni volta (nonostante tutte le volte che l'ho visto), arrivo immancabilmente alla fine del Racconto del Vajont senza fiato e con le lacrime che scendono senza quasi che me ne accorga, tanto riesce ad essere realistico nel descrivere la sofferenza di chi, prima di essere investito dalla forza devastante di milioni di metri cubi d'acqua, si è sentito strappare la pelle e le carni dallo spostamento d'aria che la tracimazione della diga aveva provocato in tutta la valle sottostante. La beffa è che la diga è ancora lì, integra e perfetta. Un capolavoro dell'ingegneria.

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto del Vajont è forse il migliore spettacolo teatrale di Marco Paolini. Questa trasposizione non toglie nulla al valore e alla rabbia della sua grande narrazione orale; leggere i dati della t ...continua

    Il racconto del Vajont è forse il migliore spettacolo teatrale di Marco Paolini. Questa trasposizione non toglie nulla al valore e alla rabbia della sua grande narrazione orale; leggere i dati della tragedia impressi su una pagina rafforza l'indignazione per una delle peggiori tragedie italiane.

    ha scritto il