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Il racconto dell'Ancella

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.2
(1105)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Polacco , Olandese , Ceco , Rumeno

Isbn-10: 8804288000 | Isbn-13: 9788804288008 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Camillo Pennati

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Romanzo distopico

    Non mi soffermo sulla trama, voglio analizzare altri aspetti.
    Prima di tutto, la Atwood scrive benissimo. Davvero. Coinvolgente, perfezionista, immedesimante, insomma è bravissima. Solo che mi son sen ...continua

    Non mi soffermo sulla trama, voglio analizzare altri aspetti.
    Prima di tutto, la Atwood scrive benissimo. Davvero. Coinvolgente, perfezionista, immedesimante, insomma è bravissima. Solo che mi son sentito un pò "solo" durante la lettura. Mi spiego meglio: se fossi una donna probabilmente l'avrei recepito di più il messaggio che la scrittrice vuole darmi.
    Siamo in un futuro pessimo, governato da totalitarismo e fanatici religiosi dove la donna è seriamente trattata male, malissimo. Un mondo angosciante che sembra non lasciare adito a nessuna libertà.
    Altra cosa, finale spiazzante ma un pò "tirato" , mi ha sorpreso ma l'avrei sviluppato diversamente.
    La vera "pecca" del romanzo è l'approfondimento dell'azione lungo lo sviluppo della trama. In pratica non succede quasi mai niente, spesso abbiamo periodi un pò troppo riflessivi e nonostante sia un romanzo bel diverso dai mostri sacri della distopia (1984 di Orwell) qualcosina mi aspettavo, tutti ce lo aspettiamo in un mondo sostanzialmente brutto e ingiusto come quello in cui vive Difred.
    Lo consiglierei, ma solo a un pubblico femminile

    ha scritto il 

  • 4

    Racconto, dunque tu esisti

    Che cosa offre al panorama distopico, sin troppo vasto di recente, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood?

    Una prospettiva nuova. Quella di una donna. Classici quali 1984, Il mondo nuovo e Noi ha ...continua

    Che cosa offre al panorama distopico, sin troppo vasto di recente, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood?

    Una prospettiva nuova. Quella di una donna. Classici quali 1984, Il mondo nuovo e Noi hanno come protagonisti degli uomini. Difred non ha carta e penna ma tenta ugualmente di raccontare la propria storia. La società che descrive è molto diversa da quella che ricorda con nostalgia. A mancarle sono quei momenti banali che intervallano le giornate dagli impegni più vari. La veloce puntata in lavanderia, i silenzi furenti che seguono una discussione con il marito. Nostalgia di cui si trova traccia anche nel diario del protagonista di 1984.
    Ora è un’ancella, il cui unico compito è procreare. Tutto è iniziato da qui, dall’inizio di tutto. È buffo. La necessità di colmare dei ventri vuoti, la continuazione della specie prevale sulla vita stessa. Ad angosciarla non sono tanto i corpi che penzolano dal muro ma la noia: non le è permesso di fare altro che non sia mangiare, andare a fare la spesa, guardare dalla finestra. Il giorno della cerimonia è dedicato al suo compito: avviene l’incontro con l’uomo a cui appartiene. Incontro carnale a cui è tolto qualsiasi erotismo, funzionale al solo scopo di inseminarla.

    Non che non ci fossero altri modi. L’inseminazione artificiale, ad esempio. Qui si nota una prima differenza con i distopici classici citati prima. Galaad, la società descritta da Difred, è fondata su principi religiosi. Le donne non vengono assistite durante il parto dai dottori né tantomeno vengono loro somministrati medicinali.
    Uno Stato totalitario volge i suoi sforzi a distruggere l’identità degli individui, a cancellare l’Io, anche la religione contribuisce alla formazione della personalità individuale. L’obiettivo può dirsi raggiunto in Noi di Zamjatin, dove le persone non hanno nome e i palazzi sono di vetro e ne Il mondo nuovo di Huxley in cui le si nasce in provetta e l’idea della famiglia è una barzelletta. Lo stesso non si può dire in 1984 e in questo romanzo della Atwood: in entrambi i casi si tratta di stati totalitari embrionali. Si stanno formando e levigando. Difred sa bene che le ancelle della generazione successiva non avranno nulla da rimpiangere poiché non conosceranno un mondo diverso da quello in cui vivono.

    La donna ne Il racconto dell’ancella è sottomessa all’uomo: con un semplice click è stato possibile bloccare i loro conto correnti (ormai nessuno usava più le banconote). E da lì, la strada è stata tutta in discesa. Questo nuovo Stato cattolico negando alle donne i diritti che riconosce agli uomini ha di riflesso condizionato anche questi ultimi privandoli del calore umano.
    Il quid pluris del libro sta nella conclusione, il suo offrire un ulteriore punto di vista, cambiando la percezione stessa che ho avuto del racconto. Mi duole non poter approfondire con voi, ne parlerò subito qui sotto con chi ha già letto il libro o non ha intenzione di farlo ma è curioso. Siete avvisati.

    SPOILER

    Nel lontano 2195 a un convegno l’argomento è proprio il romanzo che ho appena letto. Il racconto dell’ancella, Difred, viene rinvenuto in un baule. La donna lo ha inciso su un nastro. Ecco che ho cominciato a vedere il tutto sotto una luce diversa: il romanzo diviene improvvisamente un reperto storico. A colpirmi è stato il distacco di questi esperti di fronte agli orrori vissuti in quella lontana epoca a Galaad. E poi ho pensato alle lezioni di storia a scuola. Non sono certo balzata su scandalizzata scoperto le varie teste mozzate da Enrico VIII. Né è successo guardando qualche episodio di The Tudors. Sarebbe lo stesso, però, se si trattasse di una serie tv dedicata a Hitler e agli intrighi amorosi dei nazisti? No. Sarei inorridita. Forse sto divagando. Non voglio dire che essendo un “documento storico” sia meno grave quanto accade ma quella nota finale rappresenti la speranza. Se negli altri distopici di cui sopra non ci è dato sperare che le cose possano effettivamente cambiare ne Il racconto dell’ancella ne abbiamo la certezza. Il mondo è cambiato, è andato avanti. L’importante è non dimenticare.

    ha scritto il 

  • 2

    Atwood me pone de los nervios. Sus protagonistas vomitan sobre el lector sus angustias y desvelos de manera muy íntima. Son preocupaciones introspectivas, que yo no puedo dejar de imaginar como autént ...continua

    Atwood me pone de los nervios. Sus protagonistas vomitan sobre el lector sus angustias y desvelos de manera muy íntima. Son preocupaciones introspectivas, que yo no puedo dejar de imaginar como auténticos recuerdos de Atwood que escoje y adapta al tema del libro en cuestión.

    En cuanto a la parte distópica: me parece más fantasía que ciencia ficción. Esa sociedad es insostenible y el modo de llegar a ella, también. Me parece más una fábula sobre un patriarcado extremo. La religión es una herramienta para la crítica: ninguno de los personajes cree realmente en ella. Y los Comandantes sólo creen en la supremacía del macho. Ni tan siquiera la excusa de la fertilidad me vale. El libro se escribió en 1985 y ya por entonces se conocía de la reproducción asistida.

    En fin, que no me ha gustado.

    ha scritto il 

  • 4

    No, cinque stelline no, non gliele do.
    No perché 5 stelline significano che è bellissimo e hai voglia di rileggerlo, che ti ha fatto ridere, provare affetto, sognare.
    Il Racconto dell'Ancella non fa n ...continua

    No, cinque stelline no, non gliele do.
    No perché 5 stelline significano che è bellissimo e hai voglia di rileggerlo, che ti ha fatto ridere, provare affetto, sognare.
    Il Racconto dell'Ancella non fa niente di tutto questo.
    Ti angoscia, ti fa provare repulsione (non tanto per la protagonista, quanto per il suo mondo), non è sogno, ma incubo.

    La Atwood è stata più volte candidata al Nobel.
    Nessuno scrittore simil-fantasy lo è mai stato prima, dal momento che questo è considerato un "sottogenere" letterario e non un genere degno di considerazione, quindi la sua ripetuta candidatura segna comunque una svolta.
    Ci si chiede perché. Che cos'ha, questa donna, da cambiare tanto una mentalità?
    Beh, potrei dire che sa usare i congiuntivi, ma a volte il traduttore li sa usare meno di lei e inciucca le quote.
    Poi sa usare il punto e virgola.
    Non è da tutti saper usare il punto e virgola, anzi.
    Quindi, questo è un punto a suo favore.
    Sa usare le parole per creare un incanto. Magari brutto e terrificante, ma sempre incanto.
    Usa metafore e immagini dure,a volte dolci, quasi sognanti, più spesso addirittura violente, ma riesce ad ottenere esattamente l'effetto che vuole...altro punto a favore.
    Il suo linguaggio è colto, ricercato, a volte arcaico, ma il racconto si snoda lento, pigro, quasi distratto, intimista.

    Può essere noiosa, in un mondo veloce, abituato ad una letteratura illetterata, dai punti ogni due parole, poche virgole, niente punto e virgola (come dicevamo), telegrafica e d'azione, frasette spoglie, rapide, essenziali, perfino scarne, che usano sempre le stesse parole, molte volte incuranti delle ripetizioni delle medesime, tanto è uguale.
    Lei non è così.
    Se ripete lo fa perché vuole farlo, rendere musicale il periodo,
    anche se di una musica angosciante.
    E' martellante, nel cambiare continuamente e oniricamente l'immagine, il tempo, la situazione in un narrare che l'Ancella fa sia ad un ipotetico "qualcuno", ma più ancora a se stessa, come gettandosi un salvagente, per non perdersi, per aggrapparsi alla vita, che esiste al di là del non-mondo che la circonda, che DEVE esistere, ancora, da qualche parte.
    E' il finale a lasciare un sapore dolce amaro: soprendente, aperto, pieno di dubbi sulla sua storia, ma, soprattutto, il finale vero, l'epilogo: dopo Difred qualcosa è cambiato.
    Forse ci sono voluti anni, forse il suo racconto non è stato determinante, ma ci sono stati molti mayday, molti rivoluzionari silenti e determinati.
    Mentre nel mondo orrorifico di Orwell i protagonisti falliscono totalmente, ripiegandosi nel loro tradimento di essi stessi, lasciando il regime immutato ed immutabile forse all'infinito, qui non succede.
    Forse Difred non avrà un figlio, ma genera qualcosa comunque.
    Sale nel buio.
    O nella luce.
    Cosa succeda non lo sappiamo esattamente, ma ciò che le cronache storiche ci riportano è che qualcosa è cambiato.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo romanzo distopico che racconta la traumatica esperienza di una donna che, in una società totalitaria su base biblica, diventa, suo malgrado, un'Ancella, viene, cioè, affidata ad un Comandan ...continua

    Bellissimo romanzo distopico che racconta la traumatica esperienza di una donna che, in una società totalitaria su base biblica, diventa, suo malgrado, un'Ancella, viene, cioè, affidata ad un Comandante, alta personalità del governo, a meri scopi riproduttivi.

    Il romanzo è una raccolta di memorie della protagonista, di cui non è noto il nome, se non che viene denominata da tutti Difred, ossia "proprietà di Fred".

    Lei, come la maggior parte delle donne, non possiede più nulla, deve indossare una divisa con colori codificati in base al proprio ruolo sociale (le Ancelle in rosso, le Mogli in azzurro etc), non le è neanche permesso di leggere.

    Ha, però, il ricordo della vita "vecchia", quella in cui c'era libertà, aveva un lavoro, viveva con un uomo divorziato da cui ha avuto una figlia, la vita che tutti noi reputiamo "normale".

    Le rimane il ricordo, solo il ricordo, mentre cerca faticosamente di adattarsi alla nuova vita, perché in fondo ci si abitua a tutto, anche ciò che all'inizio appare strano o sbagliato, con il tempo sembrerà normale.

    Affascinante, duro e a tratti angosciante, forse perché realistico e plausibile, il romanzo, scritto con grande maestria, è degno dei grandi capolavori della distopia come 1984 e Fahrenheit 451.

    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    看完The handmaid's tale 後接著看東野圭吾的解憂雜貨店,兩本都分別在文壇(一個國外的一個日本的)讚譽有加的作品,我卻深刻地感覺到,水準怎麼差這麼多?!!

    ha scritto il 

  • 3

    6/10

    Se cercate una distopia ben costruita e intrigante, vi conviene cercare da un'altra parte: in questo romanzo l'elemento distopico, come anche un po' tutto il resto della storia, è inserito solo per gi ...continua

    Se cercate una distopia ben costruita e intrigante, vi conviene cercare da un'altra parte: in questo romanzo l'elemento distopico, come anche un po' tutto il resto della storia, è inserito solo per giustificare una situazione che per la Atwood non è interessante di per sé, ma solo come metafora della nostra società. Questo non è un romanzo distopico; è un romanzo introspettivo, e a tratti un saggio per la chiarezza con cui l'autrice cerca di vendere la sua idea più che di raccontarci una storia.
    Con delle premesse del genere Il racconto dell'ancella avrebbe dovuto volare fuori dalla mia finestra a pagina uno, eppure - e stranamente - l'ho letto con piacere fino alla fine. Credo che questo sia dovuto un po' al fatto che condivido il suo punto di vista, e credo che a molte persone farebbe bene una lettura di questo romanzo a prescindere dal fatto che le idee dell'autrice siano "giuste" o "sbagliate", giusto per ampliare un po' i propri orizzonti; un po' al fatto che IMO la Atwood maneggia molto bene la narrazione in prima persona, ha un buon occhio per i dettagli e in generale riesce a rendere coinvolgente e toccante la vicenda di Difred, anche a dispetto del fatto che le sue vicende si svolgano su uno sfondo che ha la solidità del cartoncino bagnato. Di qui il voto in stelle e in decimi, che mi rendo conto essere esagerato rispetto al valore narrativo del libro in sé, ma che vuole essere un invito alla lettura di un libro che credo possa suggerire diversi spunti di riflessione interessanti al lettore medio.

    ha scritto il 

  • 3

    Rispetto ad altre distopie in cui l'utopia negativa è distribuita in maniera uniforme sull'intera struttura sociale, qui è principalmente la donna l'oggetto di un metodico sistema di annullamento dell ...continua

    Rispetto ad altre distopie in cui l'utopia negativa è distribuita in maniera uniforme sull'intera struttura sociale, qui è principalmente la donna l'oggetto di un metodico sistema di annullamento della personalità, stritolata da un regime totalitario dai tratti tribali e bigotti ispirati ad un ipocrita fanatismo religioso. Alle donne è vietato leggere e scrivere, possedere abiti e accessori, usare trucco e acconciature, una divisa indica per colore l'appartenenza allo strato sociale e quelle in grado di procreare, le "ancelle", sono isolate e rieducate, asservite come incubatrici viventi ai "comandanti" della nomenclatura e imprigionate in un abito monacale tinto di rosso. Le ancelle sono costrette alla castità quando non assegnate, sono suore "inzuppate nel sangue", ridotte a simulacri di fertilità, non hanno più un nome, solo un patronimico che ne definisce la proprietà.
    L'ancella Difred racconta il suo destino, il progressivo dissociarsi dal corpo, l'annichilimento delle passioni, l'illusione della ribellione e il sogno di un'improbabile salvezza. La scrittura della Atwood è penetrante e angosciosa, ha un'andatura ritmica in cui risuona lo sforzo di strappare i ricordi alla memoria prima che si perdano in un presente distorto ma il romanzo nonostante l'originalità della concezione e la scrittura ragguardevole soffre di alcuni buchi narrativi che rendono l'insieme poco convincente mentre rimangono notevoli le parti di cui è composto. Il risultato è un racconto interessante che invita alla riflessione non solo sul fallimento implicito dei regimi totalitari ma soprattutto sul bisogno di un intero sistema sociale di controllare e mortificare il corpo e l'anima femminile, un tema che sembra ricorrente nella storia e che più che distopico definirei primordiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto di un mondo distopico, coinvolgente e inquietante, scritto con uno stile asciutto e trascinante. Una società futura in cui ogni libertà è soppressa, soprattutto per le donne, il cui unico ...continua

    Il racconto di un mondo distopico, coinvolgente e inquietante, scritto con uno stile asciutto e trascinante. Una società futura in cui ogni libertà è soppressa, soprattutto per le donne, il cui unico compito e valore è quello di procreare. Come si è arrivati a questo ce lo svela un po' alla volta la protagonista con il suo racconto. Il finale rimane aperto, quasi a voler far penetrare un briciolo di speranza in questa atmosfera cupa. Bravissima l'autrice che fino ad ora non conoscevo.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket e ...continua

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/r/il-racconto-dellancella-margaret-atwood/

    ha scritto il 

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