Il racconto dell'ancella

Di

Editore: TEA (TEAdue)

4.1
(1285)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Polacco , Olandese , Ceco , Rumeno

Isbn-10: 8850211325 | Isbn-13: 9788850211326 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Camillo Pennati

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Galaad, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Difred tenta in tutti i modi di non lasciarsi stritolare dalla pazzia che la circonda rifiutando ogni coinvolgimento emotivo e cercando di dimenticare il suo passato e la società precedente. Apparentemente rassegnata al suo destino, prega di restare incinta, unica speranza di salvezza, ma non ha del tutto perso il ricordo delle emozioni di prima...
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  • 4

    Questo libro del 1985, letto nell'aprile 2017 dell'era del tizio arancione, è parecchio inquietante. Sto ancora elaborando i pensieri, mettendo in discussione cose che credevo scontate.

    ha scritto il 

  • 4

    Margaret Atwood

    Romanzo del 1985, Il racconto dell’ancella è una distopia ambientata in un mondo simile al nostro, in cui però un colpo di stato ha trasformato gli USA in una teocrazia puritana dove le donne non hann ...continua

    Romanzo del 1985, Il racconto dell’ancella è una distopia ambientata in un mondo simile al nostro, in cui però un colpo di stato ha trasformato gli USA in una teocrazia puritana dove le donne non hanno più diritti civili e vengono sfruttate per la riproduzione.

    È un libro angosciante, raccontato dalla voce narrante dell’Ancella del titolo, che è finita nel gruppo di quelle destinate alla procreazione della classe dirigente. La sua vita si divide tra il Centro, dove lei e le colleghe sono vessate dalle Zie, kapò della situazione, e la casa dell’ufficiale attualmente proprietario del suo corpo.

    Il racconto alterna il presente a flashback del passato pre-dittatura, con un meccanismo molto simile a quello di un’altra distopia di Atwood, L’ultimo degli uomini. L’Ancella senza (più) nome rievoca il passato e la sua identità di un tempo come se appartenessero a un mondo parallelo, immaginario. La sua voce è quella di un personaggio schiacciato dal presente allucinante, da una condizione studiata apposta per annullare volontà, pensiero e identità. Suona distante, soprattutto quando descrive i tempi andati, ma c’è una nota di partecipazione emotiva nel suo presente, che vibra sotto la pelle del personaggio.

    Lo scollamento tra l’identità passata della protagonista e quella attuale, prossima all’annullamento, si traduce nella struttura del libro. Il racconto del passato fotografa la società sull’orlo del passaggio, ed è così scioccante proprio perché descrive un mondo realistico, il nostro, mentre sterza bruscamente verso qualcosa di ancora più orrendo (non a caso il romanzo viene spesso chiamato in causa riguardo all’elezione di Trump). Il racconto del presente svela lentamente tutte le regole di questo nuovo mondo, e fino alle ultime pagine scopriamo cose nuove e terrificanti.

    La protagonista rimane passiva in molte delle situazioni, più vittima degli eventi che loro fautrice. Non è un personaggio eroico, ma una persona comune che cerca di adattarsi e sopravvivere. Questo modo di essere rende il romanzo ancora più angosciante e frustrante di quanto non sia già seguire l’alternarsi di passato e presente. I momenti di azione vera e propria legati alla trama del presente non sono molti, e questo elimina quel senso della progressione che aiuterebbe il lettore ad affezionarsi di più alla vicenda raccontata.

    ha scritto il 

  • 5

    Narrato al tempo presente in prima persona, offre così in presa diretta the daily life in an all-controlling sociey, regressed to the strictest puritanism, born of an un told civil strife (SF readers ...continua

    Narrato al tempo presente in prima persona, offre così in presa diretta the daily life in an all-controlling sociey, regressed to the strictest puritanism, born of an un told civil strife (SF readers will recognize a setting similar to the one in The lovers by PJFarmer). Flashback by flashback, the narrating I tells us of her daughter’s abduction (just three years before, when she was 5), and constantly of her training as a handmaid.
    Handmaiden are a sort of fertile concubines for the Commanders, the ruling class, whose wives have not proved able to beget.
    The story is female and feminist, centered as it is on meaningful details of daily routine, the petty disputes (which might become anyway fatal) between the women in the household (the Wife, the Handmaid, the laborious Marthas); the longing for the past; suppressed desire.
    Tellingly, nothing is told us directly of her relation with the Commander, whom she can’t neither love nor hate; nor about what actually led to this state of things.
    With double-edged sarcasm more than irony, she recalls the times when women’s lives were dangerous, because they were not protected. Violence is ubiquitous, but subdued from her point of view: Doctors practising abortions are hanged; Handmaiden not conceiving are eventually taken “elsewhere”, maybe “to the Colonies, or with the Unwomen”; even a condiscipule who wets herself during lessons is taken elsewhere, punished and then will spend the night moaning in her army cot, but her roommates will not know what was inflicted to her.
    Comparison with 1984 is correct, in that we are shown a society where control is capillar: everybody could be an Eye. Though small-scale corruption is often present, and the protagonist wonders what did they trade for those cigarettes..
    This society is modeled after Biblical tenets, though warped (the Beatitudes are mentioned, but the narrator acknowledges that “those who are silent” is an addition; elsewhere she suspects alterations, though cannot be sure); references are quite sophisticated, i.e. the grotesque ceremonies of making love and giving birth, where the Handmaid is “replicated” by the Wife, are inspired by the story of Jacob, Rachel and her maid in the Genesis: not by the far better known episode of Abraham, Sara and her maid Agar.

    ha scritto il 

  • 5

    Wow...

    wow è ciò che ho pronunciato finita di leggere l’ultima pagina. E’ un libro intenso, potente, scomodo. Non riesco a descrivere la storia, perché è stato un piacere scoprirla poco a poco, leggendo il r ...continua

    wow è ciò che ho pronunciato finita di leggere l’ultima pagina. E’ un libro intenso, potente, scomodo. Non riesco a descrivere la storia, perché è stato un piacere scoprirla poco a poco, leggendo il racconto dell’ancella, e comprendere le regole della società trasformata in cui si ritrova a vivere. E’ una società agghiacciante, sopratutto perché, se pur immaginaria, capiamo che in fondo non è troppo lontana dalla nostra, e che tutto può sempre trasformarsi, come la storia ricorda come sia già successo in passato.
    Dedicato alle donne…

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo distopico molto inquietante, che descrive un mondo arido, moralista e maschilista, trasformato dal collasso del pianeta e del sistema in una nuova società in cui la popolazione femminile è d ...continua

    Romanzo distopico molto inquietante, che descrive un mondo arido, moralista e maschilista, trasformato dal collasso del pianeta e del sistema in una nuova società in cui la popolazione femminile è divisa in caste, tra cui quella delle poche donne ancora fertili, ridotte a gusci vuoti da colmare e private di libertà, di identità, di illusioni. La protagonista Difred (= di Fred), con un andamento lento e rassegnato, racconta la sua storia, ma il finale riserva sorprese.
    Ottima, puntuale e molto ben controllata la scrittura dell'autrice canadese.

    ha scritto il 

  • 4

    Gran bel romanzo della Atwood

    Prima opera che leggo dell'autrice canadese Margaret Atwood. Il futuro che ella ci descrive è spaventoso a dir poco: forse dopo un incidente nucleare-atomico la fertilità è venuta a mancare e le poche ...continua

    Prima opera che leggo dell'autrice canadese Margaret Atwood. Il futuro che ella ci descrive è spaventoso a dir poco: forse dopo un incidente nucleare-atomico la fertilità è venuta a mancare e le poche donne che posso ancora essere in grado di generare figli vengono "assunte" come ancelle, ovvero come delle suore che in realtà non praticano la castità ma il contrario: sono usate dai ricchi per fare figli, visto che le mogli dei ricchi sono sterili (che poi è una pratica antica fatta risalire all'Antico Testamento, vedi storia della schiava di Abramo, Agar, nei capitoli 16 e 21 di Genesi: siccome Sara non ha figli ma vuole procurare una discendenza a suo marito Abramo gli offre la propria schiava; da questa unione nasce Ismaele. In seguito quando Sara da alla luce il figlio Isacco scoppia nella donna una profonda gelosia nei confronti della giovane serva, al punto che Abramo è costretto ad allontanare Agar e suo figlio Ismaele). La storia ci viene narrata dal punto di vista dell'ancella, che scrive delle memorie del suo passato. Spiazzante il finale.

    Lo stile dell'autrice è straordinario (io ho adorato i flashback), una donna certamente colta e di classe. Si toccano varie tematiche, dal rischio ecologico alla deriva del fanatismo religioso, alla donna come oggetto e il tema della maternità e della morte dell'amore. Ho provato le stesse sensazioni della protagonista, rese vivide e reali dall'autrice (altra sua grande dote). La ricerca della protagonista di una briciola di umanità in tutti i rapporti che intesse, soprattutto con la sua amica che poi sparirà (e sapremo il perché). Alla fine della lettura resta tanta amarezza e tristezza, e tanta rabbia perché tutto quello che ci viene presentato e narrato, purtroppo, potrebbe accadere davvero. Diciamo che l'autrice ci ha lanciato un forte monito: ecco cosa potrebbe succedere se l'umanità continua a comportarsi in questo modo e quando smetterà di amare.

    ha scritto il 

  • 3

    Abbastanza angosciante. "Solito" futuro distopico con regime d'ordinanza, ma qui non c'è nessun tentativo di fuga, nessuna ribellione, solo l'oppressione e il disgusto. Il fatto che sia una sorta di d ...continua

    Abbastanza angosciante. "Solito" futuro distopico con regime d'ordinanza, ma qui non c'è nessun tentativo di fuga, nessuna ribellione, solo l'oppressione e il disgusto. Il fatto che sia una sorta di diario, quasi tutto discorso indiretto e pochi dialoghi reali rende il tutto ulteriormente pesante. Complessivamente una bella lettura, ma abbastanza opprimente.

    ha scritto il 

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