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Il racconto dell'ancella

Di

Editore: TEA (TEAdue)

4.2
(1050)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Polacco , Olandese , Ceco , Rumeno

Isbn-10: 8850211325 | Isbn-13: 9788850211326 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Camillo Pennati

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Galaad, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Difred tenta in tutti i modi di non lasciarsi stritolare dalla pazzia che la circonda rifiutando ogni coinvolgimento emotivo e cercando di dimenticare il suo passato e la società precedente. Apparentemente rassegnata al suo destino, prega di restare incinta, unica speranza di salvezza, ma non ha del tutto perso il ricordo delle emozioni di prima...
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  • 0

    Incipit

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse.....


    http://www.incipitmania.c ...continua

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/r/il-racconto-dellancella-margaret-atwood/

    ha scritto il 

  • 4

    e' possibile sperare in un cambiamento?

    Una storia angosciante, lontana e troppo vicina allo stesso tempo. Una prosa sublime, un racconto coinvolgente e in grado di strapparti dalla tua realta' per portarti in quella di Difred (la protagonista). Per quanto ci siano colori nominati nel racconto, ho immaginato tutto in bianco e nero (a p ...continua

    Una storia angosciante, lontana e troppo vicina allo stesso tempo. Una prosa sublime, un racconto coinvolgente e in grado di strapparti dalla tua realta' per portarti in quella di Difred (la protagonista). Per quanto ci siano colori nominati nel racconto, ho immaginato tutto in bianco e nero (a parte il vestito rosso delle Ancelle e l'azzurro delle mogli), perche' penso sia proprio quella l'emozione dominante l'intero racconto: rassegnazione, tristezza, malinconia. Una societa' cinica e dominatrice, in cui non si ha prospettiva di futuro, in cui le persone (e in particolare le donne) non hanno controllo sulla propria esistenza, in cui i sentimenti sono stati annientati, i rapporti umani definiti per legge, e' possibile sperare in un cambiamento? Questa e' la domanda che mi ha accompagnato per tutto il libro, e che ha continuato ad aleggare nella mia mente anche dopo averlo concluso.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho amato così tanto questa storia e il modo in cui è scritta che ho soprasseduto sui due punti che mi hanno convinto di meno (la velocità con cui si passi dalla normalità alla distopia, le note finali) e ho dato cinque stelline senza indugi.
    Dubito che la storia abbia bisogno di presentazio ...continua

    Ho amato così tanto questa storia e il modo in cui è scritta che ho soprasseduto sui due punti che mi hanno convinto di meno (la velocità con cui si passi dalla normalità alla distopia, le note finali) e ho dato cinque stelline senza indugi.
    Dubito che la storia abbia bisogno di presentazioni. Per lo stile, invece, anziché cercare di descriverlo con aggettivi a caso (magistrale! superbo! magnifico!), propongo un piccolo passo non molto lontano dall'inizio.
    La protagonista e l'amica Moira sono state scelte per diventare ancelle. Per parlare liberamente si incontrano in un bagno dell'ex liceo in cui ha luogo l'addestramento, ognuna in un cubicolo, "comunicanti" grazie a un buco all'altezza della vita sulla parete comune («In the wood there’s a small hole, at the back, next to the wall, about waist height, souvenir of some previous vandalism or legacy of an ancient voyeur»). Moira pianifica la fuga, la protagonista non vuole che se ne vada.

    «[...]
    Nothing much. I’ve got to get out of here, I’m going bats.
    I feel panic. No, no, Moira, I say, don’t try it. Not on your own.
    I’ll fake sick. They send an ambulance, I’ve seen it.
    You’ll only get as far as the hospital.
    At least it’ll be a change. I won’t have to listen to that old bitch.
    They’ll find you out.
    Not to worry, I’m good at it. When I was a kid in high school I cut out vitamin C, I got scurvy. In the early stages they can’t diagnose it. Then you just start it again and you’re fine. I’ll hide my vitamin pills.
    Moira, don’t.
    I couldn’t stand the thought of her not being here, with me. For me.
    They send two guys with you, in the ambulance. Think about it. They must be starved for it, shit, they aren’t even allowed to put their hands in their pockets, the possibilities are –
    You in there. Time’s up, said the voice of Aunt Elizabeth, from the doorway. I stood up, flushed the toilet. Two of Moira’s fingers appeared, through the hole in the wall. It was only large enough for two fingers. I touched my own fingers to them, quickly, held on. Let go.
    »

    Consigliatissimo. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo racconto mi ha molto coinvolto e sorpreso, un racconto coinvolgente e insieme inquietante di una società in cui la donna é privata di ogni diritto e sfruttata come involucro per la procreazione. La scrittura é piacevole e fluida, coinvolgente e appasionante. La protagonista, Difred, é una ...continua

    Questo racconto mi ha molto coinvolto e sorpreso, un racconto coinvolgente e insieme inquietante di una società in cui la donna é privata di ogni diritto e sfruttata come involucro per la procreazione. La scrittura é piacevole e fluida, coinvolgente e appasionante. La protagonista, Difred, é una donna privata di tutto ció che possiede, anche del proprio corpo, cui non puó disporre a piacimente ma il cui unico scopo é la generazione di figli. É una donna privata del proprio nome, del proprio ruolo di madre e moglie, della propria vanità e della propria libertà.
    "Un topo in un labirinto é libero di andare ovunque, purché resti nel labirinto"
    La Atwood descrive perfettamente una società dove la donna é considerata poco più che un oggetto e questa visione spaventa ma poco si discosta dalla realtà. È un libro che fa pensare e che consiglierei sicuramente.

    ha scritto il 

  • 4

    Distopia angosciante

    L'inizio del romanzo ti catapulta immediatamente nella realtà di Difred, l'ancella protagonista. I dettagli e soprattutto la storia pregressa emergono poco alla volta, come tessere di un mosaico che pian piano ti permettono di capire cos'è e come è organizzata questa repubblica di Galaad. Una teo ...continua

    L'inizio del romanzo ti catapulta immediatamente nella realtà di Difred, l'ancella protagonista. I dettagli e soprattutto la storia pregressa emergono poco alla volta, come tessere di un mosaico che pian piano ti permettono di capire cos'è e come è organizzata questa repubblica di Galaad. Una teocrazia che fa accapponare la pelle perchè la libertà è stata completamente azzerata e le donne servono solo per procreare.
    Alcuni dettagli su come si è arrivati all'instaurarsi di questa repubblica saranno spiegati solo alla fine, con un artificio letterario che apre uno scorcio sul futuro.
    Bel libro, anche se è da brividi. soprattutto sono rimasta colpita dal passaggio in cui Difred racconta che all'improvviso tutti i conti correnti intestati alle donne sono stati congelati e i bancomat non funzionavano più. Mi ha fatto riflettere su come in effetti, in una società in cui tutto ormai è informatizzato, basti semplicemente cliccare su un tasto per sottrarre gli averi di una persona. Da paranoia!
    Mi è piaciuto anche il finale aperto che permette di sperare che la storia di Difred sia finita bene o, almeno, a me piace pensarla così.

    ha scritto il 

  • 4

    La mujer de rojo

    Muy buena distopía. Cumple con creces el objetivo de este tipo de novelas. Se pasa un mal rato, con mucho agobio y desasosiego, la falta de libertad es asfixiante. Hace que el lector reflexione y provoca un rechazo absoluto a estos regimenes totalitarios tan repugnantes. Yo hubiera preferido que ...continua

    Muy buena distopía. Cumple con creces el objetivo de este tipo de novelas. Se pasa un mal rato, con mucho agobio y desasosiego, la falta de libertad es asfixiante. Hace que el lector reflexione y provoca un rechazo absoluto a estos regimenes totalitarios tan repugnantes. Yo hubiera preferido que transcurriera en un lugar y un tiempo indeterminados porque se hace muy difícil imaginar que esa situación pueda darse en Estados Unidos. Un retroceso tan grande y tan rápido en los derechos de las mujeres no me parece muy creible.

    ha scritto il 

  • 5

    Me faltan palabras para describir "El cuento de la criada" y la manera en la que mediante la narración en primera persona, sencilla como un monólogo o una confidencia, va adentrando al lector en el espeluznante mundo en que vive la protagonista y del que es obligada a ser parte, en un relato que ...continua

    Me faltan palabras para describir "El cuento de la criada" y la manera en la que mediante la narración en primera persona, sencilla como un monólogo o una confidencia, va adentrando al lector en el espeluznante mundo en que vive la protagonista y del que es obligada a ser parte, en un relato que podría resultar desorganizado pero que responde de manera escalofriante a la narración que haría alguien asustado; alguien que se está perdiendo a sí mismo, pero lucha de cualquier manera por recuperarse.

    Aunque no descarto la capacidad de empatía de los varones, que se están abriendo a nuevos horizontes en su sentir y vivirse como "hombres", debo decir que este libro es sin duda para mujeres, pues está lleno de los problemas a los que nos enfrentamos día a día y que despiertan no sólo la empatía, sino también el terror, el enojo, la angustia y diversas emociones que Defred, la protagonista, transmite con sus palabras.

    Este libro está lleno de preocupaciones de mujeres, que muchos podrían decir están "pasadas de moda", cuando en realidad siguen tan presentes entre nosotros como hace 100 años, si bien la forma en que se presentan ha cambiado, para ser más sutil y no por eso menos opresora. ¿Somos mujeres porque procreamos o procreamos porque somos mujeres? ¿Qué pasa cuando una mujer de nuestra época decide no ser madre? ¿No es acaso tachada de "antinatural"? "El cuento de la criada" trata con todas estas y muchas otras problemáticas que nos conciernen como mujeres, pero sobre todo como personas y las amplía, mostrándonos un mundo que podría llegar a realizarse si no luchamos por nuestros derechos, si no cambiamos, hombres y mujeres, la manera en la que hacemos las cosas.

    "El cuento de la criada" es una reflexión de las prácticas cotidianas a las que estamos sujetas y mediante las cuales sujetamos a las y los demás, desde cosas tan simples como un nombre "DeFred", como objeto de alguien más DE hasta violencias más sutiles como etiquetar y categorizar los cuerpos de las mujeres por su capacidad reproductiva, aun en estas épocas tan modernas.

    Lo recomiendo a todas las personas, sin importar su género, sexo biológico o identificación de cualquier tipo, pues es una muestra de lo que puede suceder (y está sucediendo) por escudarnos en prácticas violentas en apariencia normales, sin cuestionarlas siquiera, pero también es una novela atrayente, que va creciendo en complejidad y que atrae sin escapatoria alguna.

    ha scritto il 

  • 4

    Angoscia!
    E' la sensazione che più mi ha accompagnato leggendo questo libro.
    Uno di quei libri di cui non soppoirti la storia ma da cui non riesci a staccarti!
    Non svelerò il finale ma l'ho chiuso con rabbia.
    Non sto lì a raccontare la trama ma permettetemi uno sfogo.
    ...continua

    Angoscia!
    E' la sensazione che più mi ha accompagnato leggendo questo libro.
    Uno di quei libri di cui non soppoirti la storia ma da cui non riesci a staccarti!
    Non svelerò il finale ma l'ho chiuso con rabbia.
    Non sto lì a raccontare la trama ma permettetemi uno sfogo.
    Vanno di moda tutti sti libri che parlano di futuri distopici o post apocalittici, futuri di cui non viene per niente la voglia di farne parte.
    Per carità, magari sono quelli più vicini alla realtà, ma che tristezza!
    Che fine hanno fatto le macchine volanti, le cucine tutte automatizzate, la gente che viveva in città sopra le nuvole come si vedeva nei cartoni di Hanna e Barbera??

    ha scritto il 

  • 5

    Sono casi della vita, cantava (più o meno) uno che faceva innamorare le mie coetanee. Due giorni fa, scorrendo la lista dei 1001 libri da leggere, mi sono soffermato su Margaret Atwood. Poche ore dopo è comparso lo stesso nome mentre spulciavo le quotazioni dei candidati al Nobel.


    “Devi le ...continua

    Sono casi della vita, cantava (più o meno) uno che faceva innamorare le mie coetanee. Due giorni fa, scorrendo la lista dei 1001 libri da leggere, mi sono soffermato su Margaret Atwood. Poche ore dopo è comparso lo stesso nome mentre spulciavo le quotazioni dei candidati al Nobel.

    “Devi leggere la Atwood” mi ha detto una voce che vi prego di immaginare baritonale e autorevole. Mi son lanciato su “Il racconto della ancella” senza sapere esattamente cosa mi stesse aspettando.

    Caz..pita, mi aspettava un grande romanzo.

    In un futuro post apocalittico, dopo un attacco terroristico che ha annientato l’intera classe politica americana, si impone negli States un movimento che limita progressivamente tutte le libertà. Ben presto il bersaglio principale diventa la popolazione femminile, a cui viene prima di tutto tolto il lavoro e successivamente, in una follia crescente, ogni accenno di indipendenza.

    “Il racconto dell’ancella” è la narrazione, in prima persona, di questi eventi e della nuova società che ne è scaturita. La protagonista è infatti una delle donne reclutate a puri scopi riproduttivi che vengono assegnate ai dirigenti (non meglio precisati “Comandanti”): nella narrazione si incrociano i rapporti con le mogli legittime, con le altre destinate alla maternità, con ragazze non selezionate per questo compito che vivono le loro condizioni di semplici domestiche come avvilenti. E’ un intero groviglio di sensazioni e sentimenti, accompagnati dai flashback della vita “normale” della protagonista, che ha avuto la possibilità di esistere in una società più normale e la ricorda con brani che sono a metà tra lo struggente e l’indignante.

    Un romanzo dolorosissimo, che ti accompagna in una vera e propria discesa negli inferi della follia umana, tra paure, rassegnazioni, profonde solitudini, pochissimi raggi di speranza. Ed è un romanzo che cattura e fa riflettere, che sembra fantascientifico e forse – riflettendo anche su recenti scenari di crisi internazionale – non lo è troppo, che ha posto interrogativi profondi in me che sono un maschietto e che mi sento, naturale conseguenza, di consigliare ad ogni lettrice.

    Gran scoperta, la Atwood.

    Le citazioni:
    “Si avvicina all’acquaio, fa scorrere le mani sotto il rubinetto, se le asciuga con lo strofinaccio. Lo strofinaccio è bianco a strisce blu. Gli strofinacci sono gli stessi di sempre. Talvolta questi barlumi di normalità mi giungono di sorpresa, come imboscate.
    Le cose comuni, abituali, mi colpiscono come un richiamo violento, quasi un calcio.
    Guardo lo strofinaccio, avulso dal contesto, e trattengo il fiato.
    Per taluni, in qualche modo, le cose non sono poi tanto mutate.”
    “Mi dico che non è importante, un nome è come un numero di telefono,
    utile solo per altri; ma mi sbaglio, è importante. Tengo la coscienza di questo nome come qualcosa di nascosto, un tesoro che tornerò a scavare un giorno.
    È un nome sepolto, circondato di mistero come un amuleto, un amuleto sopravvissuto a un passato incredibilmente distante.
    La notte sto sdraiata sul letto, con gli occhi chiusi, e il mio nome è lì, sospeso dietro gli occhi, non del tutto a portata di mano, che brilla nel buio.”

    http://www.masedomani.com/2014/10/06/il-racconto-dellancella-di-margaret-atwood/

    ha scritto il 

  • 5

    Link recensione blog.

    Il mondo è devastato da radiazioni atomiche che hanno colpito la popolazione, creando una sterilità diffusa. La sopravvivenza della specie diventa una prerogativa necessaria per l'umanità, tanto da ideare una vera e propria ricostruzione della società guidata da un potere dittatoriale. Non così g ...continua

    Il mondo è devastato da radiazioni atomiche che hanno colpito la popolazione, creando una sterilità diffusa. La sopravvivenza della specie diventa una prerogativa necessaria per l'umanità, tanto da ideare una vera e propria ricostruzione della società guidata da un potere dittatoriale. Non così gradualmente, la vita come la conosciamo è stravolta: La Repubblica di Galaad rappresenta il perno di questa illuminazione che permetterà il ripopolamento della Terra, preservando i privilegi della casta, e si fonda su una riscoperta dei valori tradizionali, nonché su una interpretazione ferrea della Bibbia.
    Di contro a un'apparente normalità, si insinua la crudeltà più assoluta verso coloro che non si adattano al nuovo decorrere della routine quotidiana e il Muro cittadino ne diviene il simbolo:

    Leggi la recensione completa: http://francescast84.blogspot.it/2014/08/il-racconto-dellancella-di-margaret.html

    Veronica

    ha scritto il 

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