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Il racconto dell'ancella

Di

Editore: TEA (TEAdue)

4.2
(1073)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Polacco , Olandese , Ceco , Rumeno

Isbn-10: 8850211325 | Isbn-13: 9788850211326 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Camillo Pennati

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Galaad, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Difred tenta in tutti i modi di non lasciarsi stritolare dalla pazzia che la circonda rifiutando ogni coinvolgimento emotivo e cercando di dimenticare il suo passato e la società precedente. Apparentemente rassegnata al suo destino, prega di restare incinta, unica speranza di salvezza, ma non ha del tutto perso il ricordo delle emozioni di prima...
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  • 4

    看完The handmaid's tale 後接著看東野圭吾的解憂雜貨店,兩本都分別在文壇(一個國外的一個日本的)讚譽有加的作品,我卻深刻地感覺到,水準怎麼差這麼多?!!

    ha scritto il 

  • 3

    6/10

    Se cercate una distopia ben costruita e intrigante, vi conviene cercare da un'altra parte: in questo romanzo l'elemento distopico, come anche un po' tutto il resto della storia, è inserito solo per gi ...continua

    Se cercate una distopia ben costruita e intrigante, vi conviene cercare da un'altra parte: in questo romanzo l'elemento distopico, come anche un po' tutto il resto della storia, è inserito solo per giustificare una situazione che per la Atwood non è interessante di per sé, ma solo come metafora della nostra società. Questo non è un romanzo distopico; è un romanzo introspettivo, e a tratti un saggio per la chiarezza con cui l'autrice cerca di vendere la sua idea più che di raccontarci una storia.
    Con delle premesse del genere Il racconto dell'ancella avrebbe dovuto volare fuori dalla mia finestra a pagina uno, eppure - e stranamente - l'ho letto con piacere fino alla fine. Credo che questo sia dovuto un po' al fatto che condivido il suo punto di vista, e credo che a molte persone farebbe bene una lettura di questo romanzo a prescindere dal fatto che le idee dell'autrice siano "giuste" o "sbagliate", giusto per ampliare un po' i propri orizzonti; un po' al fatto che IMO la Atwood maneggia molto bene la narrazione in prima persona, ha un buon occhio per i dettagli e in generale riesce a rendere coinvolgente e toccante la vicenda di Difred, anche a dispetto del fatto che le sue vicende si svolgano su uno sfondo che ha la solidità del cartoncino bagnato. Di qui il voto in stelle e in decimi, che mi rendo conto essere esagerato rispetto al valore narrativo del libro in sé, ma che vuole essere un invito alla lettura di un libro che credo possa suggerire diversi spunti di riflessione interessanti al lettore medio.

    ha scritto il 

  • 3

    Rispetto ad altre distopie in cui l'utopia negativa è distribuita in maniera uniforme sull'intera struttura sociale, qui è principalmente la donna l'oggetto di un metodico sistema di annullamento dell ...continua

    Rispetto ad altre distopie in cui l'utopia negativa è distribuita in maniera uniforme sull'intera struttura sociale, qui è principalmente la donna l'oggetto di un metodico sistema di annullamento della personalità, stritolata da un regime totalitario dai tratti tribali e bigotti ispirati ad un ipocrita fanatismo religioso. Alle donne è vietato leggere e scrivere, possedere abiti e accessori, usare trucco e acconciature, una divisa indica per colore l'appartenenza allo strato sociale e quelle in grado di procreare, le "ancelle", sono isolate e rieducate, asservite come incubatrici viventi ai "comandanti" della nomenclatura e imprigionate in un abito monacale tinto di rosso. Le ancelle sono costrette alla castità quando non assegnate, sono suore "inzuppate nel sangue", ridotte a simulacri di fertilità, non hanno più un nome, solo un patronimico che ne definisce la proprietà.
    L'ancella Difred racconta il suo destino, il progressivo dissociarsi dal corpo, l'annichilimento delle passioni, l'illusione della ribellione e il sogno di un'improbabile salvezza. La scrittura della Atwood è penetrante e angosciosa, ha un'andatura ritmica in cui risuona lo sforzo di strappare i ricordi alla memoria prima che si perdano in un presente distorto ma il romanzo nonostante l'originalità della concezione e la scrittura ragguardevole soffre di alcuni buchi narrativi che rendono l'insieme poco convincente mentre rimangono notevoli le parti di cui è composto. Il risultato è un racconto interessante che invita alla riflessione non solo sul fallimento implicito dei regimi totalitari ma soprattutto sul bisogno di un intero sistema sociale di controllare e mortificare il corpo e l'anima femminile, un tema che sembra ricorrente nella storia e che più che distopico definirei primordiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto di un mondo distopico, coinvolgente e inquietante, scritto con uno stile asciutto e trascinante. Una società futura in cui ogni libertà è soppressa, soprattutto per le donne, il cui unico ...continua

    Il racconto di un mondo distopico, coinvolgente e inquietante, scritto con uno stile asciutto e trascinante. Una società futura in cui ogni libertà è soppressa, soprattutto per le donne, il cui unico compito e valore è quello di procreare. Come si è arrivati a questo ce lo svela un po' alla volta la protagonista con il suo racconto. Il finale rimane aperto, quasi a voler far penetrare un briciolo di speranza in questa atmosfera cupa. Bravissima l'autrice che fino ad ora non conoscevo.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket e ...continua

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/r/il-racconto-dellancella-margaret-atwood/

    ha scritto il 

  • 4

    e' possibile sperare in un cambiamento?

    Una storia angosciante, lontana e troppo vicina allo stesso tempo. Una prosa sublime, un racconto coinvolgente e in grado di strapparti dalla tua realta' per portarti in quella di Difred (la protagoni ...continua

    Una storia angosciante, lontana e troppo vicina allo stesso tempo. Una prosa sublime, un racconto coinvolgente e in grado di strapparti dalla tua realta' per portarti in quella di Difred (la protagonista). Per quanto ci siano colori nominati nel racconto, ho immaginato tutto in bianco e nero (a parte il vestito rosso delle Ancelle e l'azzurro delle mogli), perche' penso sia proprio quella l'emozione dominante l'intero racconto: rassegnazione, tristezza, malinconia. Una societa' cinica e dominatrice, in cui non si ha prospettiva di futuro, in cui le persone (e in particolare le donne) non hanno controllo sulla propria esistenza, in cui i sentimenti sono stati annientati, i rapporti umani definiti per legge, e' possibile sperare in un cambiamento? Questa e' la domanda che mi ha accompagnato per tutto il libro, e che ha continuato ad aleggare nella mia mente anche dopo averlo concluso.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho amato così tanto questa storia e il modo in cui è scritta che ho soprasseduto sui due punti che mi hanno convinto di meno (la velocità con cui si passi dalla normalità alla distopia, le note finali ...continua

    Ho amato così tanto questa storia e il modo in cui è scritta che ho soprasseduto sui due punti che mi hanno convinto di meno (la velocità con cui si passi dalla normalità alla distopia, le note finali) e ho dato cinque stelline senza indugi.
    Dubito che la storia abbia bisogno di presentazioni. Per lo stile, invece, anziché cercare di descriverlo con aggettivi a caso (magistrale! superbo! magnifico!), propongo un piccolo passo non molto lontano dall'inizio.
    La protagonista e l'amica Moira sono state scelte per diventare ancelle. Per parlare liberamente si incontrano in un bagno dell'ex liceo in cui ha luogo l'addestramento, ognuna in un cubicolo, "comunicanti" grazie a un buco all'altezza della vita sulla parete comune («In the wood there’s a small hole, at the back, next to the wall, about waist height, souvenir of some previous vandalism or legacy of an ancient voyeur»). Moira pianifica la fuga, la protagonista non vuole che se ne vada.

    «[...]
    Nothing much. I’ve got to get out of here, I’m going bats.
    I feel panic. No, no, Moira, I say, don’t try it. Not on your own.
    I’ll fake sick. They send an ambulance, I’ve seen it.
    You’ll only get as far as the hospital.
    At least it’ll be a change. I won’t have to listen to that old bitch.
    They’ll find you out.
    Not to worry, I’m good at it. When I was a kid in high school I cut out vitamin C, I got scurvy. In the early stages they can’t diagnose it. Then you just start it again and you’re fine. I’ll hide my vitamin pills.
    Moira, don’t.
    I couldn’t stand the thought of her not being here, with me. For me.
    They send two guys with you, in the ambulance. Think about it. They must be starved for it, shit, they aren’t even allowed to put their hands in their pockets, the possibilities are –
    You in there. Time’s up, said the voice of Aunt Elizabeth, from the doorway. I stood up, flushed the toilet. Two of Moira’s fingers appeared, through the hole in the wall. It was only large enough for two fingers. I touched my own fingers to them, quickly, held on. Let go.
    »

    Consigliatissimo. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo racconto mi ha molto coinvolto e sorpreso, un racconto coinvolgente e insieme inquietante di una società in cui la donna é privata di ogni diritto e sfruttata come involucro per la procreazione ...continua

    Questo racconto mi ha molto coinvolto e sorpreso, un racconto coinvolgente e insieme inquietante di una società in cui la donna é privata di ogni diritto e sfruttata come involucro per la procreazione. La scrittura é piacevole e fluida, coinvolgente e appasionante. La protagonista, Difred, é una donna privata di tutto ció che possiede, anche del proprio corpo, cui non puó disporre a piacimente ma il cui unico scopo é la generazione di figli. É una donna privata del proprio nome, del proprio ruolo di madre e moglie, della propria vanità e della propria libertà.
    "Un topo in un labirinto é libero di andare ovunque, purché resti nel labirinto"
    La Atwood descrive perfettamente una società dove la donna é considerata poco più che un oggetto e questa visione spaventa ma poco si discosta dalla realtà. È un libro che fa pensare e che consiglierei sicuramente.

    ha scritto il 

  • 4

    Distopia angosciante

    L'inizio del romanzo ti catapulta immediatamente nella realtà di Difred, l'ancella protagonista. I dettagli e soprattutto la storia pregressa emergono poco alla volta, come tessere di un mosaico che p ...continua

    L'inizio del romanzo ti catapulta immediatamente nella realtà di Difred, l'ancella protagonista. I dettagli e soprattutto la storia pregressa emergono poco alla volta, come tessere di un mosaico che pian piano ti permettono di capire cos'è e come è organizzata questa repubblica di Galaad. Una teocrazia che fa accapponare la pelle perchè la libertà è stata completamente azzerata e le donne servono solo per procreare.
    Alcuni dettagli su come si è arrivati all'instaurarsi di questa repubblica saranno spiegati solo alla fine, con un artificio letterario che apre uno scorcio sul futuro.
    Bel libro, anche se è da brividi. soprattutto sono rimasta colpita dal passaggio in cui Difred racconta che all'improvviso tutti i conti correnti intestati alle donne sono stati congelati e i bancomat non funzionavano più. Mi ha fatto riflettere su come in effetti, in una società in cui tutto ormai è informatizzato, basti semplicemente cliccare su un tasto per sottrarre gli averi di una persona. Da paranoia!
    Mi è piaciuto anche il finale aperto che permette di sperare che la storia di Difred sia finita bene o, almeno, a me piace pensarla così.

    ha scritto il 

  • 4

    La mujer de rojo

    Muy buena distopía. Cumple con creces el objetivo de este tipo de novelas. Se pasa un mal rato, con mucho agobio y desasosiego, la falta de libertad es asfixiante. Hace que el lector reflexione y prov ...continua

    Muy buena distopía. Cumple con creces el objetivo de este tipo de novelas. Se pasa un mal rato, con mucho agobio y desasosiego, la falta de libertad es asfixiante. Hace que el lector reflexione y provoca un rechazo absoluto a estos regimenes totalitarios tan repugnantes. Yo hubiera preferido que transcurriera en un lugar y un tiempo indeterminados porque se hace muy difícil imaginar que esa situación pueda darse en Estados Unidos. Un retroceso tan grande y tan rápido en los derechos de las mujeres no me parece muy creible.

    ha scritto il 

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