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Il racconto dell'Ancella

By Margaret Atwood

(104)

| Hardcover | 9788804288008

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156 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    La mia recensione qui: http://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com/2014/01/03/il-racconto-dellancella-margaret-atwood/

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    Ilaria Goffredo said on Jun 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Eccellente romanzo distopico.

    In un futuro prossimo gli Stati Uniti, devastati da atti terroristici concentrici portati da organizzazioni nazionali ed internazionali si smembrano in una serie di staterelli indipendenti.
    In uno di questi, Galaad, sono ambientate le vicende narrate ...(continue)

    In un futuro prossimo gli Stati Uniti, devastati da atti terroristici concentrici portati da organizzazioni nazionali ed internazionali si smembrano in una serie di staterelli indipendenti.
    In uno di questi, Galaad, sono ambientate le vicende narrate nel romanzo.
    Galaad è una teocrazia di stampo patriarcale dove le donne, persi tutti i diritti civili sono regredite allo stadio servile.
    In più per fronteggiare un drastico calo delle nascite, dovuto alla contaminazione radioattiva proveniente dalle centrali nucleari danneggiate dai terroristi; le poche donne ancora in grado di procreare, chiamate Ancelle, vengono obbligate a mettere a disposizione il loro corpo per permettere alla nomenclatura dominante di avere una discendenza.
    Il libro segue la storia di una di loro, Difred.
    Scritto con stile esemplare, Il Racconto dell'Ancella è un romanzo che non abbonda di azione, anzi è decisamente intimista, eppure cattura dalla prima all'ultima pagina; a mio giudizio è un opera degna di stare al fianco di altri grandi romanzi distopici come 1984 o Fahreneith 451. Consigliato.

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    Fedmahn Kassad said on Jun 24, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Sarebbe stato un bel romanzo a patto però di sospendere il giudizio riguardo le condizioni a contorno che costituiscono l’ambientazione presentata dalla Atwood. Purtroppo non è un romanzo che si possa leggere così acriticamente e più andavo avanti pi ...(continue)

    Sarebbe stato un bel romanzo a patto però di sospendere il giudizio riguardo le condizioni a contorno che costituiscono l’ambientazione presentata dalla Atwood. Purtroppo non è un romanzo che si possa leggere così acriticamente e più andavo avanti più restavo basita.

    In un futuro non molto distante dai nostri giorni, il governo degli Stati Uniti viene rovesciato da un gruppo di fanatici religiosi che instaurano un regime teocratico nell’arco di brevissimo tempo.
    Che si tratti di un futuro postatomico lo apprendo dalla descrizione del libro e non dal racconto stesso e questo già non mi piace. Comunque, a causa delle radiazioni, la fertilità delle donne è compromessa, di conseguenza la natalità è ridotta all’osso e l’umanità rischia di estinguersi.
    Così il nuovo governo decide che tutte le donne in età fertile non sposate, o sposate in seconde nozze, vengano private dei loro diritti civili e della loro identità, relegandole a ruolo di madri surrogato, meri uteri con due gambe di proprietà di un Comandante, che svolge il ruolo di “inseminatore” nel caso la Moglie legittima non sia stata in grado di concepire. E il loro status di donna dipende dalla loro capacità di procreare: nel caso in cui non riuscisse a concepire un figlio sano finché è fertile, tale donna è destinata ad essere declassata a NonDonna e deportata in un luogo dove la morte è certa.
    Il nuovo governo non sottomette soltanto le donne ma limita i diritti anche dei maschi: essi vengono definiti secondo il loro grado militare, solo quelli di grado più elevato possono sposarsi (tra l’altro i matrimoni sono combinati), il sesso libero è un tabù, e quelli che una volta erano medici abortisti o professano una religione diversa da quella “ufficiale” vengono condannati come dissidenti al regime ed impiccati.

    Al di là della causa (il calo della natalità) che giustifichi un drastico cambio di rotta nei rapporti interpersonali, quello che mi lascia più interdetta è il lasso di tempo in cui questi cambiamenti avvengono (troppo breve) nonché la quasi totale assenza di reazione da parte della gente comune. Lo trovo troppo assurdo per essere quanto meno verosimile. Il romanzo non è ambientato nel paese dei talebani ma nei democraticissimi Stati Uniti, un paese che vanta una lunga storia per la conquista dei diritti civili, oltre che una popolazione culturalmente progredita.
    Di conseguenza mi sarei aspettata quanto meno una reazione violenta, una guerra civile, che ostacolasse il regime e allungasse i tempi di transizione… invece niente, tutto si è concretizzato in poco tempo complice la passività delle donne (dopo tutta la fatica che hanno fatto per guadagnarseli quei diritti se li fanno togliere così?) e l’indifferenza degli uomini che si adeguano istantaneamente al cambio di politica, nonostante li divida in uomini di serie A e uomini di serie B.

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    Veronique said on May 12, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Andrebbe tutto bene se non mancasse un pezzo.
    No, non parlo del finale, parlo del costruire un edificio in aria: non siamo mica ne Gli uccelli di Aristofane, ché possiamo permetterci queste cose.
    Le cose sono due:
    - o Difred è completamente fu ...(continue)

    Andrebbe tutto bene se non mancasse un pezzo.
    No, non parlo del finale, parlo del costruire un edificio in aria: non siamo mica ne Gli uccelli di Aristofane, ché possiamo permetterci queste cose.
    Le cose sono due:
    - o Difred è completamente fuori dal mondo e si vede precipitare addosso eventi dal nulla, senza accorgersi delle sue più profonde cause.
    - oppure queste mancano per davvero.

    Preambolo di dovere. Repubblica di Gilead: siamo negli Stati Uniti in un indeterminato futuro, non troppo lontano se Difred ha vissuto sia il nostro tempo che questo. Siamo in un regime totalitario molto patriarcale: non si sa perché, un po' perché le famiglie hanno smesso di figliare a go-go come prima e la prole si è diradata, un po' per delle radiazioni atomiche (non ce lo spiega nessuno chiaramente perché, il tasso di natalità mi sembra abbastanza improponibile); le donne sono divenute generalmente sterili, tranne per un gruppo di eccezione che è quello delle ancelle. Le ancelle sono in ancora in grado di avere figli, motivo per cui vengono sfruttate quasi come macchine generatrici. Ognuna di loro viene accolta nella casa di una famiglia sterile per farsi inseminare dal capofamiglia e dare un figlio alla povera moglie impotente. Sono trattate alla stregua di una comune donna di servizio, con la particolarità che non posso intrattenere alcun rapporto affettivo con i loro "inseminatori", in questo caso per Difred il Comandante.
    Il setting è talmente minuzioso da poter essere un mosaico di rifinitura pregiata, io direi che proprio tutto l'"agghindamento" della storia è eccellente, ma è in alcuni particolari contenuti che precipita senza freno.

    Primo, appunto, le <u>fondamenta</u>. Il primo passo, il background, il motivo per cui Difred si ritrova in un regime così diverso dalla vita di prima e non gradualmente, ma nel giro di due-tre giorni.
    La Atwood pensa bene che una minima spiegazione ce la deve fare, non avendo scelto a differenza di Orwell - ad esempio - di ambientarlo in un futuro lontano, anzi, questo tempo è ravvicinatissimo al nostro presente. Le spiegazioni sono di dovere, e queste in parte non vengono date affatto (alone di mistero voluto? sì di certo, ma così non mi piace) e in parte sì, ma con fatti assurdi.
    Difred racconta nel capitolo dedicato proprio a questo passaggio che da un giorno all'altro tutte le carte di credito delle donne statunitensi sono state bloccate, il giorno dopo sono state licenziate dai loro posti di lavoro così, di punto in bianco le casalinghe sono disperatamente pullulate.
    Perché giustamente i grandi cambiamenti escono fuori dal nulla e si fanno nel giro di due giorni: logico.
    Le cause sono troppo scarse: cosa significa che ciò è riconducibile al fatto che in famiglia il numero di figli diminuisce di continuo? Una punizione così drastica mi sembra fuori dal mondo (io dico, se proprio dobbiamo guardare a episodi analoghi nella storia di solito si fanno incentivi per le famiglie con un numero maggiore di figli, non mi ricordo di provvedimenti analoghi a quelli nel libro).
    La scusa pronta per la Atwood sarebbe quella del punto di vista del personaggio che a tratti dà incertezze su quanto si possa fare affidamento su di lei. Fa molte ellissi nella seconda parte, a volte afferma una cosa e poi si contraddice, a volte dice di star raccontando una storia e a volte dice esattamente il contrario. La nostra Difred è un problema per chi è rigoroso. Inoltre non si può sapere quanto fosse conscia della sua realtà quando è accaduto tutto questo, ma dato che mi è sempre sembrata abbastanza intelligente, stento a credere che non possa afferrare perché è avvenuto tutto questo e così in fretta.
    Ciò non toglie che l'autrice si dia la seconda possibilità: come epilogo c'è una sorta di resoconto universitario sul testo appena letto, preso come un documento storico. Troppo improponibile che nessuno di loro sappia dare un contesto storico di cause-effetto finalmente più ragionevole, non dico dettagliato, ma almeno essenziale. Ciò che è mancato durante la narrazione. Occasione persa che sfuma di nuovo con inconcludenza.
    Non posso dilungarmi granché perché rovinerei il resoconto finale ad altri, ma ci sono anche dei motivi addotti che in ogni caso non vanno a giustificare ciò che avanzo io.

    Secondo punto deludente in via personale sono appunto le continue <u>ellissi</u> nella seconda parte. Il libro oscilla continuamente tra i flashback del passato e il presente, ma fino a circa metà o poco più c'era una certa continuità nella narrazione del presente, i fatti concatenati e dispiegati come piace a me (non so quante volte ho detto che odio la narrazione frammentaria, è più forte di me), ma ecco che proprio quel secondo tipo di approccio si presenta nella seconda, ci si ritrova davanti a fatti che sembrano quasi essere accaduti mentre si era di spalle, nuovi status da ingerire quasi a pillole e questa frustrante distanza tra un capitolo e l'altro.

    Non nego che tolti questi due punti il libro sia non leggibile ma di più: lo stile è ancora più minuzioso e descrittivo che in Occhio di gatto, e devo ammettere che dopo un certo numero di pagine o mi fermavo o mi si annebbiava il cervello (specie durante la prima parte che è così densa), però per quel tempo investito non mi ha contrariata affatto. La vicenda era interessante, non ci si annoia di certo, però questi due punti, ah, mi bruciano abbastanza.

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    universe. said on May 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ma dai. Come sempre mi trovo a pensare che chi scrive distopici abbia ottime idee che non sa mettere in atto. Questo libro è un'ottima idea che non sta in piedi. O almeno traballa. È chiaramente sghemba. Fino a metà libro si è vagato in una foschia p ...(continue)

    Ma dai. Come sempre mi trovo a pensare che chi scrive distopici abbia ottime idee che non sa mettere in atto. Questo libro è un'ottima idea che non sta in piedi. O almeno traballa. È chiaramente sghemba. Fino a metà libro si è vagato in una foschia piena di esasperazione. Ok, capisco, deve essere così, ma è terribilmente irritante. Io non voglio la spiegazione carina, anzi, adoro le incertezze, i dubbi, ma in questo caso è quasi tirata per le lunghe, cercando di costruire una sottospecie di suspense che non ci dovrebbe essere, non ci vuole essere, ma quasi c'è. Da metà libro in poi la situazione migliora, ma con altri strascichi di noncuranza, noia, intorpidimento. E ripeto, capisco la volontà di rendere la situazione (l'oppressione, il disagio, la speranza affievolita), ma è semplicemente irritante. Un irritante che non irrita. Tre stelline per l'idea mal sviluppata e per una scrittura comunque piacevole.

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    mementomihi said on Apr 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tanto inquietante quanto ben scritto.
    E, francamente, per certi aspetti non è neanche poi tanto diverso da alcune realtà del nostro mondo attuale.
    Forse è anche questo che lo rende particolarmente angosciante.

    A mio modesto parere, andrebbe fatto le ...(continue)

    Tanto inquietante quanto ben scritto.
    E, francamente, per certi aspetti non è neanche poi tanto diverso da alcune realtà del nostro mondo attuale.
    Forse è anche questo che lo rende particolarmente angosciante.

    A mio modesto parere, andrebbe fatto leggere nei licei a fianco di 1984. Peccato, però, che io abbia penato anche solo per trovarlo in una biblioteca, nelle librerie non se ne parla proprio! Ingiustizia. E' un'opera lucidissima, oserei dire un piccolo grande capolavoro. Da non perdere.

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    Smoothie said on Mar 25, 2014 | Add your feedback

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