Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il ragazzo mucca

Di

Editore: Feltrinelli

3.3
(287)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807815222 | Isbn-13: 9788807815225 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Genere: Fiction & Literature , Humor

Ti piace Il ragazzo mucca?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Antonio Lanteri è affetto da un duplice malessere, fisico e psichico, che nonsa e non vuole distinguere. Non digerisce più nulla, nè i cibi nè le persone,e vorrebbe tanto avere il triplo potente stomaco dei bovini. Non vuol piùsaperne del lavoro, dei dibattiti e della fama, preferisce starsene incompagnia di quaarantasei mucche. E si lascia andare alla sua malattia,sprofondando in una dimensione in cui tutto si mescola e si confonde: passatoe presente, i ricordi dell'infanzia in cui si intromette una giornalistapersecutrice, personaggi concreti e fantastici, il linguaggio maturo eprofessionale dell'eloquenza e le ataviche voci della natura.
Ordina per
  • 0

    ...solo un ricco poteva legittimamente "fare il comunista", perché nessuno avrebbe potuto sospettarlo di agire per necessità o invidia...


    ...secondo il Talmud "il solo denaro che davvero ti appartiene è quello che spendi"...


    ...perché la sola idea di uno scontro fisico mi suscitava ...continua

    ...solo un ricco poteva legittimamente "fare il comunista", perché nessuno avrebbe potuto sospettarlo di agire per necessità o invidia...

    ...secondo il Talmud "il solo denaro che davvero ti appartiene è quello che spendi"...

    ...perché la sola idea di uno scontro fisico mi suscitava una ripugnanza addirittura superiore alla paura...

    ...la gioventù, per la prima volta nella storia preservata da guerre e dal bisogno, non era più solo una precaria età della vita, ma una permanente e diffusa condizione sociale...era tutto tempo per pensare, tutto tempo per parlare...avevamo davanti, a milioni, in tutto il mondo, solo anni di scuola, con la non grave responsabilità di un lungo apprendistato culturale...molti dei nostri padri, alla stessa età, erano già in guerra o in campo di prigionia, scaraventati dentro alla vita quando ancora non avevano avuto il tempo di chiedersi nulla...quanto ai padri dei poveri, quasi nessuno di loro aveva potuto tirare la corda dell'infanzia fino alla giovinezza...

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa fai quando perdi la motivazione?
    Ognuno di noi, anche i super uomini e le super donne, possono ritrovarsi, in apparenza all'improvviso, senza desiderio, senza stimoli, senza direzione.
    Dapprima scontenti delle proprie decisioni lavorative, i cui effetti si fanno sentire poi nella ...continua

    Cosa fai quando perdi la motivazione?
    Ognuno di noi, anche i super uomini e le super donne, possono ritrovarsi, in apparenza all'improvviso, senza desiderio, senza stimoli, senza direzione.
    Dapprima scontenti delle proprie decisioni lavorative, i cui effetti si fanno sentire poi nella vita familiare e sulla salute fisica.
    E' la crisi dei 40, ma potresti essere anche più precoce o tardivo.
    Manca la spinta verso il fuori, compensata da una spinta alla colpevolizzazione verso dentro.
    Cosa fare?
    Se ti aspetti uno di quegli articoli che ti danno consigli facili da scrivere e altrettanto difficili da mettere in pratica, no, non è uno di quelli.
    Anzi non ti darò neanche consigli.
    Ma "semplicemente" un libro per l'estate.

    La Biblioterapia (per saperne di più) può aiutare nell'elaborare emozioni e raggiungere nuove consapevolezze, soluzioni, sviluppo di risorse e abilità.

    Un libro scritto bene potrà aiutarti a sorridere, ritrovarti nel personaggio, sentirti descrivere i suoi percorsi dando un senso, un nome ai tuoi.
    Facendoti sentire che non sei l'unico e il primo, senza però buscarsi lezioncine da primo della classe o da guru che vuole avere la ricetta perfetta anche per te.

    Una premessa.
    Dico di me che i libri li bevo, come alcune persone gli shottini di vodka, io mando giù pagine e pagine di carta, leggendo ovunque e in ogni momento possibile.

    Questo libro qui invece ho avuto l'impressione di mangiarlo, proprio come se avesse una consistenza da mordere, non da bere.
    Non credo sia per il nome, ma il come è scritto.

    Il ragazzo mucca, di Michele Serra, edito da Feltrinelli.
    Lui, l'autore siamo abituati a leggerlo su Repubblica, giusto per parlare di oggi, senza stare a ricordare "Cuore", il giornale satirico, non il libro di De Amicis.
    Ovvero Serra è quello che ci ha fatto ridere e non piangere.

    Ci riesce anche in questo libro, prendendo sul serio e non il protagonista, non scivolando mai nell'autocommiserazione, né nell'inutile evitamento di prendere atto che esistono momenti così:

    "Progetto, associazione ( e poi programma, riunione...) erano oramai alle mie orecchie suoni cavernosi, echi di voragini che mi si spalancano intorno con l'implicita conseguenza che proprio io ero stato incaricato di colmarle, che mi era capitata questa disgraziata sorte [...]"

    Non digerire più nel corpo e nella testa la propria realtà, prendere distanza e vicinanza da ciò che si credeva di essere, fino a qualche attimo prima, senza potersi riconoscere e comprendere cosa ci è mai successo.
    Risponde un personaggio speciale che non voglio svelare: " Tu non stai male, Antonio, perché hai fallito grandi obiettivi. Ma perché ti sei sfiancato per raggiungere obiettivi normali.
    Ti pare giusto importi altri sforzi, dopo quelli che hai già fatto?"

    A te scoprire la risposta, nel libro e per te.

    ha scritto il 

  • 5

    Dico sempre scherzando che ci sono pochi uomini per cui mi prenderei la briga di mettere le corna a mio marito, e che tra di loro c'è sicuramente Michele Serra.


    Non so, a me piace qualunque cosa dica o scriva quest'uomo, dalle sue amache su repubblica, ai suoi testi narrativi, alle ...continua

    Dico sempre scherzando che ci sono pochi uomini per cui mi prenderei la briga di mettere le corna a mio marito, e che tra di loro c'è sicuramente Michele Serra.

    Non so, a me piace qualunque cosa dica o scriva quest'uomo, dalle sue amache su repubblica, ai suoi testi narrativi, alle rare sue incursioni in tv, mi sembra riesca sempre a dire ciò che penso. Quando lo sento parlare o lo leggo, che si tratti di un intervento spiritoso o di un'opinione meditata su un importante fatto di cronaca, è come se fossi di fronte a una versione molto più intelligente, articolata e profonda dei miei stessi sentimenti, delle mie stesse opinioni.

    Mi piace questo suo riuscire ad unire sempre complessità del pensiero e fluida chiarezza dell'esposizione, quel suo tocco personalissimo che spesso è ironico e arguto, ma si fa a volte accorato e vibrante di passione senza mai essere patetico o retorico.

    Mi piace che abbia sempre delle idee sue, che si sente nascono proprio da lui, distillate dalla sua propria esperienza, trasformate dal suo vissuto e non semplicemente un rimasticamento di cose sentite altrove e parzialmente metabolizzate e fatte proprie.

    La copia di questo romanzo (che parla della crisi di un giornalista quarantenne che fatalmente assomiglia molto all'autore) porta le sottolineature mie e di mio marito, che da anni guarda a Michele Serra come a un mito.

    Ogni pagina è una pagina necessaria, assolutamente.
    Di quanti libri si può dire altrettanto?

    Quelle in cui il protagonista racconta, con tenerezza e direi quasi pietosa ironia, della propria prima esperienza sessuale, sono un assoluto capolavoro.

    La verità è che più che l'amante, se proprio fosse possibile, di Michele Serra io vorrei essere la figlia.

    ha scritto il 

  • 4

    Una sorpresa. Non conoscevo Serra scrittore e sono ben lieto di aver fatto la sua conoscenza.
    Il racconto di una crisi professionale e umana e di come se ne esce ritrovando il contatto concreto con la natura, la quotidianità e le proprie radici.
    Per ridare senso a un discorrere che no ...continua

    Una sorpresa. Non conoscevo Serra scrittore e sono ben lieto di aver fatto la sua conoscenza.
    Il racconto di una crisi professionale e umana e di come se ne esce ritrovando il contatto concreto con la natura, la quotidianità e le proprie radici.
    Per ridare senso a un discorrere che non ne aveva più.
    Per me assolutamente da leggere, specialmente se si è in crisi e con qualche problema digestivo :)

    ha scritto il 

  • 4

    non sapevo bene cosa avrei trovato, in questo romanzo di Serra. Ero un po' ingenuo; ci ho trovato tutto Serra, coi suoi numerosi pregi e anche i suoi difetti. Nel complesso, un libro che si legge con interesse, con qualche leggera fatica, data, più che da un linguaggio ricco e preciso ma rarament ...continua

    non sapevo bene cosa avrei trovato, in questo romanzo di Serra. Ero un po' ingenuo; ci ho trovato tutto Serra, coi suoi numerosi pregi e anche i suoi difetti. Nel complesso, un libro che si legge con interesse, con qualche leggera fatica, data, più che da un linguaggio ricco e preciso ma raramente elegante, da un impianto piuttosto cerebrale; non aiuta il carattere autobiografico, nel quale in particolare, forse, i continui riferimenti alla sinistra e ai rapporti del protagonista-io-narrante con essa non sono poi così cogenti con il racconto della crisi interiore del personaggio. Ma l'intelligenza che circola fra le pagine e la tenerezza dei rapporti fra i personaggi compensano ampiamente i vizi del libro.

    ha scritto il 

  • 1

    Il titolo del libro tradisce un po' il racconto, estremamente dispersivo, e del "ragazzo mucca" non c'è traccia se non in un insignificante passaggio nelle prime pagine, quando il protagonista parla ad una rupe-Dio dei suoi problemi di stomaco (e già l'idea di dover parlare con una rupe di nome O ...continua

    Il titolo del libro tradisce un po' il racconto, estremamente dispersivo, e del "ragazzo mucca" non c'è traccia se non in un insignificante passaggio nelle prime pagine, quando il protagonista parla ad una rupe-Dio dei suoi problemi di stomaco (e già l'idea di dover parlare con una rupe di nome Otorongo appare poco digeribile).
    Se l'obiettivo era quello di riempire il vuoto del proprio stomaco con una serie di ricordi del passato, facendo spesso ricorso a lunghissimi elenchi, costellando il discorso di frammenti adolescenziali ripassati in padella con coscienza senile e aggiungendo di tanto in tanto considerazioni piuttosto vaghe sul proprio "essere di sinistra", il risultato è a dir poco deludente.
    L'autore mescola troppi ingredienti, non approfondisce spunti interessanti e finisce con l'essere disordinato, più di quanto non lo sia il protagonista del libro stesso, personaggio parecchio difficile da apprezzare, mentre il resto della mini-saga che aleggia intorno non riesce a fornire alla trama il necessario spessore.

    ha scritto il