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Il ragazzo sbagliato

Di

Editore: Rizzoli

4.1
(126)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 501 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817870579 | Isbn-13: 9788817870573 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , Musica , Teens

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Descrizione del libro
Raymond Marks è un ragazzo normale, che proviene da una famiglia normale (o normalmente disastrata), in una normale cittadina dell'Inghilterra settentrionale. Ma un malaugurato incidente durante la ricreazione scolastica - nel corso di un gioco lungo il canale con la partecipazione di quindici ragazzi, un imprecisato numero di mosche e altri insetti, e una parte intima dell'anatomia maschile - lo trasforma all'improvviso in Ragazzo Cattivo, pericoloso asociale, caso clinico. E così Raymond viene indotto, dall'ottusità e dal rifiuto di coloro che lo circondano, a considerarsi un "ragazzo sbagliato", condannato a lunghi anni di scuole speciali, ospedali psichiatrici, emarginazione. E proprio questo libro - costituito dalle lettere che Raymond scrive a Morrissey, il cantante degli Smiths - diventerà lo strumento per tornare alla vita. Sull'amara vicenda di Raymond Willy Russell ha scritto un romanzo di travolgente comicità, una comicità tanto più ricca e universale proprio perché segnata da una vena di profonda tristezza e consapevole delle intollerabili ingiustizie che colpiscono i più deboli, i più fragili, i "ragazzi sbagliati". E l'imprevedibile lieto fine che regala al suo personaggio è un benefico segno di speranza.
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  • 5

    Le disavventure di un ragazzo incompreso, emarginato a causa di un grottesco equivoco. La storia narrata si alterna alle pagine di un diario/lettera che il protagonista scrive a Morrissey.
    Lettura per appassionati, in quanto un diario del genere non si potrebbe rivolgere ad altri.


    Sull ...continua

    Le disavventure di un ragazzo incompreso, emarginato a causa di un grottesco equivoco. La storia narrata si alterna alle pagine di un diario/lettera che il protagonista scrive a Morrissey. Lettura per appassionati, in quanto un diario del genere non si potrebbe rivolgere ad altri.

    Sulla rilettura http://thequeenofmira.blogspot.it/2014/01/this-charming-man.html

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente

    Ho comprato questo libro seguendo il consiglio di Matteo Bordone di G'Day. Gli ho dato 5 stelle perchè mi ha travolto: una storia bellissima ed un protagonista in cui mi sono spesso immedesimato.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro. O Raymond Marks.

    Leggendo questo libro mi è venuta voglia di ascoltare musica. Non tutta. Non in generale. Solo The Smiths. Perché Raymond Marks è un fan di Morrissey.


    Leggendo questo libro mi è venuta voglia di scrivere. Di scrivere per me. A penna. Sulla carta. Perché Raymond Marks si porta dietro ...continua

    Leggendo questo libro mi è venuta voglia di ascoltare musica. Non tutta. Non in generale. Solo The Smiths. Perché Raymond Marks è un fan di Morrissey.

    Leggendo questo libro mi è venuta voglia di scrivere. Di scrivere per me. A penna. Sulla carta. Perché Raymond Marks si porta dietro questo quaderno. Perché lo tiene stretto come la cosa più importante del mondo. Perché ci scrive canzoni. Perché ci scrive la sua vita.

    Questo libro è Raymond Marks. Raymond Marks è il ragazzo sbagliato. Ed è formidabile questa cosa del ragazzo sbagliato. Perché è un'immagine. Uno vede un'immagine e così, in un attimo, conosce tante cose. Ché non sono scritte, sono proprio nell'immagine. Con la scrittura mica sempre è così. A volte devi leggere e leggere e leggere. Però. In alcuni casi, sono sufficienti due parole che è come se avessero al loro interno mille altre parole, mille altre parole diverse per ciascuno che legge. E in questo caso, in questo libro, si tratta del ragazzo sbagliato.

    E a me sembra che ci siano momenti in cui ci si sente il ragazzo sbagliato. In cui siamo Raymond Marks. O quasi. Per questo a volte questo libro non è semplice. Ed è triste.

    A volte. Perché poi fa sorridere.

    E forse perché l'autore è un commediografo - o forse no - ma ci sono delle parti che sono monologhi che vorrei vedere sul palcoscenico. Come quando la nonna di Raymond si rivolge a sua figlia Shelagh:

    Ma non lasciarti incantare da queste cose! Dalla civiltà! Perché la civiltà è solo una maschera, Shelagh. Dietro i carrelli del supermercato ci sono ancora molti stupidi barbari. Si portano via i loro vasi di piante e il loro caprifoglio, ma i sadici che bazzicano i centri per il giardinaggio sono ancora molti. Non continuare ad avere tanta fiducia nella cosiddetta civiltà, Shelagh; se solo la legge concedesse una mezza possibilità di farlo, presto nei parcheggi dei vari Asda e Tesco e Sainsbury's si vedrebbero regolarmente impiccagioni, flagellazioni e anche il rogo di qualche strega. E quelli ci sarebbero tutti, nei loro completi Armani e con le loro capigliature a prova di pioggia e di forfora, con i vasi di piante e l'acqua Perrier e il tonno mediterraneo marinato pronto per essere sbattuto sul barbecue e gustato fuori dalla serra dopo un sabato mattina di sole passato al parcheggio del KwikSave per una decapitazione.

    E allora già che ci sono, già che ne ho parlato come se fosse teatro, se invece fosse un film, ci sarebbe un attore non protagonista da ricordare. Ché il personaggio del papà di Raymond è uno dei personaggi più buoni che abbia mai incontrato nelle mie letture. E quel personaggio è una carezza sul cuore.

    Basta.

    Ho voglia di ascoltare questa canzone: http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=yRYpd3_roHg

    ha scritto il 

  • 4

    Chi decide cos'è giusto e cosa è sbagliato? Chi decide cos'è normale e cosa non lo è? Che cos'è la normalità? Leggendo questo libro certamente non lo si scopre ma si continua a riflettere sulla possibilità che ciò che è giusto o "normale" per me può essere assolutamente sbagliato, scorretto, anom ...continua

    Chi decide cos'è giusto e cosa è sbagliato? Chi decide cos'è normale e cosa non lo è? Che cos'è la normalità? Leggendo questo libro certamente non lo si scopre ma si continua a riflettere sulla possibilità che ciò che è giusto o "normale" per me può essere assolutamente sbagliato, scorretto, anomalo per qualcun altro.

    ha scritto il 

  • 3

    in realtà sarebbero 3 e 1/2...

    Una delle mancanze di Anobii è l'impossibilità di dare il mezzo voto, si passa dal "così così" al "bello".
    A questo libro avrei volentieri dato 3 stelle e mezzo, perchè non mi è dispiaciuto, ma non è, a mio modesto parere, un libro da 4 stelle.
    La storia è accattivante, infatti si legge in breve ...continua

    Una delle mancanze di Anobii è l'impossibilità di dare il mezzo voto, si passa dal "così così" al "bello". A questo libro avrei volentieri dato 3 stelle e mezzo, perchè non mi è dispiaciuto, ma non è, a mio modesto parere, un libro da 4 stelle. La storia è accattivante, infatti si legge in breve tempo, ma probabilmente l'autore si perde in alcuni viaggi mentali del protagonista, un adolescente inglese sulle tracce del suo mentore Morrisey. "ragazzo sbagliato" a seguiti di un gioco tra adolescenti, in cui uno dei compagni del nostro eroe viene a contatto (in una zona particolarmente sensibile...) con un insetto da lungo pungiglione. Da questo episodio prende forma un'avventura tra ospedali, stazioni ferroviarie, parenti stravaganti, dirigenti scolastici particolarmente severi e di mentalità "ristretta". Un libro che richiama moltissimo Nick Hornby, consigliato ai fan dello stesso autore, che vi ritroveranno la medesima capacità di raccontare la realtà britannica.

    ha scritto il 

  • 4

    "Wrong boys of the world unite"

    Questo romanzo (ormai fuori catalogo) narra la storia di un ragazzino che subisce una sfilza incredibile di sfighe, ingiustizie e decisioni errate da parte degli adulti.


    Pur avendo trascorso un'adolescenza piuttosto diversa dal protagonista, ho empatizzato molto con le sue disavventure, a ...continua

    Questo romanzo (ormai fuori catalogo) narra la storia di un ragazzino che subisce una sfilza incredibile di sfighe, ingiustizie e decisioni errate da parte degli adulti.

    Pur avendo trascorso un'adolescenza piuttosto diversa dal protagonista, ho empatizzato molto con le sue disavventure, avendo comunque in comune con lui più di un aspetto.

    Come il giovane Raymond Marks, sono cresciuto praticamente senza un padre. (ma non è così male come potreste credere) Ho amato come lui i "lagnosi" ma profondi e mai banali Smiths. E ho trascorso gli anni dalla terza elementare alla terza media in istituti lontano dalla famiglia. In compenso non mi sono mai tirato fuori il pisello insieme a 15 altri ragazzini sulla sponda di un fiume, nè ho mai giocato con una mosca e col miele sul suddetto pisello. Non sono mai stato allontanato da scuola,(anzi, sì, due volte) e una volta sono scappato dall'istituto insieme a un compagno per diversi giorni. Non sono mai stato accusato ingiustamente (e nemmeno giustamente!) di aver violentato una bambina. Però ho ricevuto punizioni ingiuste anche io, come tutti, forse. E anche io ho pensato di essere stato abbandonato dalla famiglia quando mi portarono in collegio, credendo non mi volessero più bene. (non è patetico affermarlo, è normale. Quando hai meno di 11 anni e ancora non ti sono scesi i testicoli e hai la voce bianca, ti manca la mamma e non la prendi bene se ti lascia in un collegio dove potrai vederla un pomeriggio al mese) Tutte queste cose accadono al povero Raymond, costretto ad abbandonare scuola e città insieme alla madre. Emarginato dai compagni e dagli amici. Preso in giro dai soliti bulli (ricordatevi che i bambini, seppur pietosi e fragili, sono anche crudeli e cattivi). Costretto a saltare le lezioni e ad inventarsi un amico immaginario per non far stare in pensiero la madre che lo vede solo e senza amici, mentre ingrassa davanti alla tv. Vittima degli adulti che travisano le sue azioni, che lo additano come una sorta di mostro, che tentano di "recuperarlo" facendogli più male che bene.

    E'un romanzo scorrevole, triste ma anche divertente, a volte. Articolato in 17 capitoli, che sono poi 17 lunghe lettere che Raymond scrive al suo idolo Morrissey (il leader degli Smiths) Racconta la storia di questo antieroe, dalla prima grande disavventura dei suoi 11 anni fino all'epilogo, che non vi anticipo.

    Fondamentalmente avevo cercato questo romanzo perchè avevo letto qui su anobii l'incipit, contenente la prima lettera a Morrissey. E sono riuscito poi ad avere il libro per merito della radiosa amica anobiana soltanto_claudia, che donandomelo mi scrisse di essere contenta di farlo leggere alla persona adatta.

    Devo ammettere, che pur non essendo esattamente ciò che mi aspettavo, questo libro mi ha lasciato qualcosa. Mi ha fatto riflettere sulle scelte che alcuni adulti hanno fatto per me quando ero un ragazzino. Di come hanno modificato il mio carattere. Mi sono domandato quanto, e se più oppure meno sarei diventato sensibile o aggressivo se alcune decisioni non fossero avvenute. Quanto chi ha deciso al posto mio abbia avuto influenza su ciò che sono diventato. Ma se pensavo di essere solo, mi sbagliavo.

    E alla fine, ciò che scrissi a chi mi ha fatto dono del romanzo, pur con un significato differente, vale lo stesso ora. Come consolazione e come speranza. E per dirlo anche al me stesso di un tempo. Dirgli che c'erano altri ragazzini nella stessa mia condizione. E che non era poi una grande tragedia. Che sarei cresciuto lo stesso più o meno bene. Avrei voluto dirmelo quando ero un ragazzino di undicianni che viaggiava scappando in treno da solo come un eroe disgraziato.

    Dirgli che dove prima c'era un solo ragazzo sbagliato, adesso saremmo stati due.

    ha scritto il 

  • 5

    The boy with a thorn in his side

    Come tutti gli anobiiani che hanno commentato questo romanzo, mi dispiace tantissimo che si tratti di un libro praticamente sconosciuto in Italia. Willy Russell non ha niente da invidiare a Doyle e Hornby, autori cui viene paragonato nella quarta di copertina. Anzi, personalmente, ho preferito qu ...continua

    Come tutti gli anobiiani che hanno commentato questo romanzo, mi dispiace tantissimo che si tratti di un libro praticamente sconosciuto in Italia. Willy Russell non ha niente da invidiare a Doyle e Hornby, autori cui viene paragonato nella quarta di copertina. Anzi, personalmente, ho preferito questo libro a "Paddy Clarke" e a "Un ragazzo". Tristissimo, ma esilarante in molti tratti, questo romanzo racconta le disavventure di un ragazzo, bollato dalla società come “sbagliato”, costretto a vivere e a comportarsi come malato, un pericoloso caso clinico. Devo ringraziare soltanto_Claudia, l’anobiiana che come me ha amato molto questo libro e mi ha ricordato, grazie al suo commento (e a un messaggio in bacheca :)), quanto sia importante far conoscere agli altri un gioiellino come questo, letto nel 2005 e mai commentato dalla sottoscritta. Ecco l’incipit: “Caro Morissey*, sono orribilmente depresso e giù di corda, Come un lampione senza lampadina o come un tacchino quando arriva Natale. Comunque sia, ho deciso di scrivere due righe a qualcuno che mi può capire. So che probabilmente non mi risponderai, non so neanche se riceverai la lettera. In ogni caso, anche se mi rispondessi, cosa alquanto improbabile, la tua lettera non mi arriverebbe mai, perché io non sarò più qui. L’indirizzo scritto sopra è solo una stazione di servizio dove mi sono fermato.” *Steven Patrick Morrisey, musicista, meglio conosciuto come cantante dei fantastici Smiths

    ha scritto il 

  • 4

    sorpresa

    Acquistato per la copertina particolare e per una quarta interessante, ho trovato questo libro davvero molto bello e godibile, una vera sorpresa. Strano che sia così poco conosciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Quanti "ragazzi sbagliati" ci sono in mezzo a noi? Riusciamo a capirli e ad aiutarli? Secondo Russell, famiglia, scuola e società nella maggior parte dei casi se ne lava le mani e li emargina. Come succede al protagonista di questo romanzo potente e commovente. Leggete la sua avventura, non potrà ...continua

    Quanti "ragazzi sbagliati" ci sono in mezzo a noi? Riusciamo a capirli e ad aiutarli? Secondo Russell, famiglia, scuola e società nella maggior parte dei casi se ne lava le mani e li emargina. Come succede al protagonista di questo romanzo potente e commovente. Leggete la sua avventura, non potrà farvi che bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Caro Morrissey...

    Sono pienamente d'accordo con chi pensa che sia un peccato che questo libro sia poco conosciuto. Io penso sia stato penalizzato dal titolo, che fa forse pensare ad un romanzetto sentimentale, quando invece è la storia di un ragazzino che cerca di cavarsela tra mille difficoltà dialogando con il ( ...continua

    Sono pienamente d'accordo con chi pensa che sia un peccato che questo libro sia poco conosciuto. Io penso sia stato penalizzato dal titolo, che fa forse pensare ad un romanzetto sentimentale, quando invece è la storia di un ragazzino che cerca di cavarsela tra mille difficoltà dialogando con il (non solo suo) mito: Morrissey. Un testo ben scritto, ricco di ironia, a volte cinico. Una lettura assolutamente piacevole.

    ha scritto il