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Il razzismo spiegato a mia figlia

Di

Editore: Bompiani

3.7
(1227)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 62 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Catalano , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: A000148105 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Egi Volterrani

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
Ed. speciale Bompiani per United Colors of Benetton
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  • 4

    -Capisco. I razzisti hanno paura senza una ragione valida.
    -Hanno paura dello straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se lo straniero è più povero di loro. Il razzista è più portato a diff ...continua

    -Capisco. I razzisti hanno paura senza una ragione valida.
    -Hanno paura dello straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se lo straniero è più povero di loro. Il razzista è più portato a diffidare di un operaio africano che di un miliardario americano. Meglio ancora, se un emiro del Golfo viene a passare le sue vacanze in Costa Azzurra, viene accolto a bracci aperte, perché non è l'arabo che si riceve, ma il ricco che è venuto a spendere soldi.

    -Come fa uno a rimettersi in questione?
    -Si pone delle domande. Dubita. Dice a se stesso "può darsi che io abbia torto di pensare come penso".

    -Non sono le religioni che sono razziste, ma l'uso che ne fanno gli uomini.

    ha scritto il 

  • 5

    un libretto che prova a spiegare con semplicità un argomento complesso. penso che in un periodo come questo vale la pena ripensare e ragionare su questo tema. non si nasce razzisti, si scrive nel libr ...continua

    un libretto che prova a spiegare con semplicità un argomento complesso. penso che in un periodo come questo vale la pena ripensare e ragionare su questo tema. non si nasce razzisti, si scrive nel libro, ma lo si diventa..per paura..per ignoranza... per superficialità. allora, se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che non siamo tutti uguali: ognuno è unico e irripetibile ma siamo tutti esseri umani. (b.I)

    ha scritto il 

  • 2

    Il razzista è colui che dà infondate risposte imbarazzanti a domande che nessuna persona appena appena ragionevole andrebbe a porre a lui.

    In classe con la figlia di Tahar c’è una bambina che, a quanto pare, sta crescendo razzistella e non si vuole sedere affianco a un bambino nero. Ora, siccome come ben riconosce Tahar, nessun bambino n ...continua

    In classe con la figlia di Tahar c’è una bambina che, a quanto pare, sta crescendo razzistella e non si vuole sedere affianco a un bambino nero. Ora, siccome come ben riconosce Tahar, nessun bambino nasce razzista (così come non nasce di una religione né di una nazionalità, ci pensano poi gli adulti a fornirgli pochi amici, che non sono nemmeno amici, e un mondo di nemici, che non sono nemmeno nemici, ma meglio tanti nemici immaginari che una sola solitudine fin troppo reale), con ogni probabilità i genitori di questa amica di sua figlia sono dei razzisti e quindi si sono sentiti chiamare razzisti da Tahar nella sua sempre utile lezione sul razzismo. Come l’hanno presa codesti genitori? Come l’ha presa l’amica della figlia di Tahar quando è venuta a sapere che suo padre ha detto che i suoi genitori sono razzisti? Se le sono date? O se le sono date Tahar e il padre dell’amica di sua figlia? I genitori del bambino nero, in tutto questo?

    A nessuno piace sentirsi dare dal razzista, specie ai razzisti moderni, che tra sé e sé sperano sempre di essere qualcos’altro, e di avere ragione e non la solita paura fottuta di non saper che fare, a cui voler rimediare presumendo di saperlo, con chi andarsela a prendere. E ancora: quando di uno si sa che è razzista e che sul razzismo prova a fondare la sua carriera politico-economica, come certi capetti verdognoli in circolazione, che si fa coi suoi figli? Li si dà per spacciati o si incrociano le dita e si spera che abbiano degli insegnanti che possano fargliela scampare, ammesso il razzista non li abbia scientemente inviati in una di quelle scuole che piacciono a lui?

    Siccome sono gli adulti a insegnare il razzismo ai propri figli, o si portano via i figli ai razzisti o saremo sempre al punto di partenza, mappoi uno che porta via i figli a un razzista a causa delle sue professioni di razzismo, come lo si definisce? Fa più o meno o fa schifo uguale a un razzista?

    Non c’è che prendere biglietti low cost e mettersi in viaggio, tutti in viaggio, e a quel punto il razzismo appassirà naturalmente, se nessuno più lo innaffia con la sua piscia mentale da stanziale fifone.

    ha scritto il 

  • 3

    TEMPO DI TORNARE A RIFLETTERE SUL RAZZISMO

    LETTO IN EBOOK
    ________________
    In questi giorni appena successivi all’attentato alla rivista satirica francese “Charlie Hebdo”, mi è parso appropriato leggere il veloce manualetto scritto da un maroc ...continua

    LETTO IN EBOOK
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    In questi giorni appena successivi all’attentato alla rivista satirica francese “Charlie Hebdo”, mi è parso appropriato leggere il veloce manualetto scritto da un marocchino residente a Parigi, il giornalista (anche per “La Repubblica”) e scrittore (vincitore del Premio Goncourt) Tahar Ben Jelloun “Il razzismo spiegato a mia figlia”, scritto nel 1997.
    Il titolo è quanto mai esplicito nell’indicare il target di lettori: ragazzini attorno ai dieci anni di età e quindi non dobbiamo meravigliarci della grande semplicità e dell’ovvietà dei concetti espressi in questo testo. Lo consiglierei dunque soprattutto a loro, anche perché come scrive Jelloun, non si nasce razzisti ma lo si diventa per effetto di una cattiva educazione ed è bene cominciare presto a dotarsi dei necessari antidoti.
    Eppure, se è vero, come anche qui si dice, che il razzismo nasce, tra le altre cose, dall’ignoranza, a giudicare dalle reazioni di tanta gente nei confronti di tutti gli immigrati e di quelli di religione islamica in particolare a seguito dell’attacco terroristico perpetrato da un gruppetto di estremisti jiaidisti, sembrerebbe proprio che le idee essenziali di questo volumetto siano ignorate (o dimenticate) da molti di noi e che sarebbe bene cercare di ripassarle con spirito critico e riflessivo, così come approfondire la conoscenza del mondo islamico, che non è certo un blocco compatto, ma diviso in diversissimi orientamenti religiosi e approcci alla fede e al modo di viverla.
    Occorre dunque, in momenti simili, sempre interrogarci quanto le nostre reazioni siano razionali o emotive e quanto siano motivate da sentimenti umanitari o razzisti, perché il razzismo nasce, come dicevamo, dall’ignoranza, ma è alimentato dalla paura dell’altro e dalla violenza e si nutre di dogmi e certezze.

    ha scritto il 

  • 4

    Breve, semplice; con poche parole un padre è riuscito a rendere cos'è il razzismo e come combatterlo. Bei concetti che andrebbero messi in pratica e che fanno capire quanto il razzismo sia infimo e de ...continua

    Breve, semplice; con poche parole un padre è riuscito a rendere cos'è il razzismo e come combatterlo. Bei concetti che andrebbero messi in pratica e che fanno capire quanto il razzismo sia infimo e degradante per chi lo subisce, ma anche per chi lo "fa".

    ha scritto il 

  • 4

    In questa edizione la famosa conversazione tra il papà e la bambina è accompagnata da tutta una serie di reportage, aggiornamenti sulla situazione sociale e politica relativa all'immigrazione in diver ...continua

    In questa edizione la famosa conversazione tra il papà e la bambina è accompagnata da tutta una serie di reportage, aggiornamenti sulla situazione sociale e politica relativa all'immigrazione in diversi Paesi europei (principalmente Francia, Italia e Spagna), articoli e riflessioni varie.
    È interessante, perché solleva un'infinità di questioni, espone ragionamenti che portano a porsi nuovi interrogativi, a cercare risposte, a riflettere su questioni complesse e non facili da affrontare.
    Non sempre il pensiero di Tahar Ben Jelloun mi è risultato facile da accettare; lo comprendo, lo rispetto, per certi versi lo ammiro e ne riconosco l'ampiezza di vedute, ma la sua è la visione di chi vien da fuori, per me, cittadina europea dalla nascita, è più difficile rassegnarmi e accettare il grande cambiamento che sta avvenendo intorno a me. Mi riconosco in molte delle paure e delle resistenze che lui attribuisce agli europei, e l'aver letto questo libro e averci riflettuto a lungo, per quanto mi abbia resa consapevole di cose di cui prima non mi rendevo conto, non mi ha cambiata. Credo che ci vorrà molto tempo, ma questo vale un po' per tutti. Il cambiamento è troppo repentino, e questo non è un aspetto da sottovalutare.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ il secondo libro che leggo di questo autore, dopo lo stupendo “Creature di sabbia” ho voluto leggere qualcosa di diverso. Questo libro nasce in un soggiorno in Francia che l’autore ha con la figlia ...continua

    E’ il secondo libro che leggo di questo autore, dopo lo stupendo “Creature di sabbia” ho voluto leggere qualcosa di diverso. Questo libro nasce in un soggiorno in Francia che l’autore ha con la figlia, per la manifestazione contro il progetto di legge Debré sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri in Francia. Il libro è scritto in maniera molto chiara, si svolge diciamo con una sorta di dialogo/comunicazione che l’autore ha con la figlia, attraverso domande, curiosità, perplessità e spiegazioni: «La parola straniero ha la stessa radice di estraneo e di strano, che indica ciò che è “di fuori, esterno, diverso”. Designa colui che non è della famiglia, che non appartiene né al clan né alla tribù. E’qualcuno che viene da un altro paese, sia esso vicino o lontano, qualche volta da un’altra città o villaggio. Da ciò è nato il concetto di xenofobia, che significa ostilità verso gli stranieri, e ciò che viene dall’estero. Oggi però la parola strano designa qualcosa di straordinario, di molto diverso da quanto si ha l’abitudine di vedere, è sinonimo di strambo».Un libro consigliato ai bambini, ma per me servirebbe anche per tanti adulti che nel loro trasmettere educazione riescono a far passare sentimento di propria non accettazione del diverso – è da qui che nasce il razzismo tramite la trasmissione -. “Stammi bene a sentire, figlia mia: le razze umane non esistono. Esiste un genere umano nel quale ci sono uomini e donne, persone di colore, di alta statura o di statura bassa, con attitudini differenti e variate. E poi ci sono molte razze animali. La parola razza non ha una base scientifica, è stata usata per mettere in evidenza gli effetti di diversità apparenti, cioè di fisionomia, che non devono creare divisioni tra gli uomini. Non si ha diritto di basarsi su tali differenze fisiche – il colore della pelle, la statura, i tratti del viso – per dividere l’umanità in modo gerarchico. In altre parole, non si ha il diritto di credere che per il fatto di essere di pelle bianca uno abbia delle qualità in più rispetto a una persona di colore. Ti propongo di non utilizzare più la parola “razza”, è stata a tal punto strumentalizzata da gente malintenzionata che è meglio sostituirla con l’espressione “genere umano”.

    ha scritto il 

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