Il razzismo spiegato a mia figlia

Di

Editore: Bompiani

3.7
(1265)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Catalano , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8845264777 | Isbn-13: 9788845264771 | Data di pubblicazione: 

Curatore: A. M. Lorusso , E. Volterrani

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    Lezione d'intelligenza

    Quella di Ben Jelloun non è una lezione di umanità, di buonismo, ma d'intelligenza. Le sue affermazioni sono dettate dal pensiero, dalla comprensione, cercando di allontanare il più possibile il polo ...continua

    Quella di Ben Jelloun non è una lezione di umanità, di buonismo, ma d'intelligenza. Le sue affermazioni sono dettate dal pensiero, dalla comprensione, cercando di allontanare il più possibile il polo opposto dell'istintività. Perché una delle tante cose che questo libro ci insegna, è ad accettare la paura, perché solo accettandola possiamo controllarla e placarla.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiaro, semplice... adatto ai ragazzi (e agli adulti).
    Mi è piaciuto molto.
    Consiglierei di comprarne un po' di copie e di regalarlo ai giovani che si conoscono.

    ha scritto il 

  • 4

    -Capisco. I razzisti hanno paura senza una ragione valida.
    -Hanno paura dello straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se lo straniero è più povero di loro. Il razzista è più portato a diff ...continua

    -Capisco. I razzisti hanno paura senza una ragione valida.
    -Hanno paura dello straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se lo straniero è più povero di loro. Il razzista è più portato a diffidare di un operaio africano che di un miliardario americano. Meglio ancora, se un emiro del Golfo viene a passare le sue vacanze in Costa Azzurra, viene accolto a bracci aperte, perché non è l'arabo che si riceve, ma il ricco che è venuto a spendere soldi.

    -Come fa uno a rimettersi in questione?
    -Si pone delle domande. Dubita. Dice a se stesso "può darsi che io abbia torto di pensare come penso".

    -Non sono le religioni che sono razziste, ma l'uso che ne fanno gli uomini.

    ha scritto il 

  • 5

    un libretto che prova a spiegare con semplicità un argomento complesso. penso che in un periodo come questo vale la pena ripensare e ragionare su questo tema. non si nasce razzisti, si scrive nel libr ...continua

    un libretto che prova a spiegare con semplicità un argomento complesso. penso che in un periodo come questo vale la pena ripensare e ragionare su questo tema. non si nasce razzisti, si scrive nel libro, ma lo si diventa..per paura..per ignoranza... per superficialità. allora, se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che non siamo tutti uguali: ognuno è unico e irripetibile ma siamo tutti esseri umani. (b.I)

    ha scritto il 

  • 2

    Il razzista è colui che dà infondate risposte imbarazzanti a domande che nessuna persona appena appena ragionevole andrebbe a porre a lui.

    In classe con la figlia di Tahar c’è una bambina che, a quanto pare, sta crescendo razzistella e non si vuole sedere affianco a un bambino nero. Ora, siccome come ben riconosce Tahar, nessun bambino n ...continua

    In classe con la figlia di Tahar c’è una bambina che, a quanto pare, sta crescendo razzistella e non si vuole sedere affianco a un bambino nero. Ora, siccome come ben riconosce Tahar, nessun bambino nasce razzista (così come non nasce di una religione né di una nazionalità, ci pensano poi gli adulti a fornirgli pochi amici, che non sono nemmeno amici, e un mondo di nemici, che non sono nemmeno nemici, ma meglio tanti nemici immaginari che una sola solitudine fin troppo reale), con ogni probabilità i genitori di questa amica di sua figlia sono dei razzisti e quindi si sono sentiti chiamare razzisti da Tahar nella sua sempre utile lezione sul razzismo. Come l’hanno presa codesti genitori? Come l’ha presa l’amica della figlia di Tahar quando è venuta a sapere che suo padre ha detto che i suoi genitori sono razzisti? Se le sono date? O se le sono date Tahar e il padre dell’amica di sua figlia? I genitori del bambino nero, in tutto questo?

    A nessuno piace sentirsi dare dal razzista, specie ai razzisti moderni, che tra sé e sé sperano sempre di essere qualcos’altro, e di avere ragione e non la solita paura fottuta di non saper che fare, a cui voler rimediare presumendo di saperlo, con chi andarsela a prendere. E ancora: quando di uno si sa che è razzista e che sul razzismo prova a fondare la sua carriera politico-economica, come certi capetti verdognoli in circolazione, che si fa coi suoi figli? Li si dà per spacciati o si incrociano le dita e si spera che abbiano degli insegnanti che possano fargliela scampare, ammesso il razzista non li abbia scientemente inviati in una di quelle scuole che piacciono a lui?

    Siccome sono gli adulti a insegnare il razzismo ai propri figli, o si portano via i figli ai razzisti o saremo sempre al punto di partenza, mappoi uno che porta via i figli a un razzista a causa delle sue professioni di razzismo, come lo si definisce? Fa più o meno o fa schifo uguale a un razzista?

    Non c’è che prendere biglietti low cost e mettersi in viaggio, tutti in viaggio, e a quel punto il razzismo appassirà naturalmente, se nessuno più lo innaffia con la sua piscia mentale da stanziale fifone.

    ha scritto il 

  • 3

    TEMPO DI TORNARE A RIFLETTERE SUL RAZZISMO

    LETTO IN EBOOK
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    In questi giorni appena successivi all’attentato alla rivista satirica francese “Charlie Hebdo”, mi è parso appropriato leggere il veloce manualetto scritto da un maroc ...continua

    LETTO IN EBOOK
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    In questi giorni appena successivi all’attentato alla rivista satirica francese “Charlie Hebdo”, mi è parso appropriato leggere il veloce manualetto scritto da un marocchino residente a Parigi, il giornalista (anche per “La Repubblica”) e scrittore (vincitore del Premio Goncourt) Tahar Ben Jelloun “Il razzismo spiegato a mia figlia”, scritto nel 1997.
    Il titolo è quanto mai esplicito nell’indicare il target di lettori: ragazzini attorno ai dieci anni di età e quindi non dobbiamo meravigliarci della grande semplicità e dell’ovvietà dei concetti espressi in questo testo. Lo consiglierei dunque soprattutto a loro, anche perché come scrive Jelloun, non si nasce razzisti ma lo si diventa per effetto di una cattiva educazione ed è bene cominciare presto a dotarsi dei necessari antidoti.
    Eppure, se è vero, come anche qui si dice, che il razzismo nasce, tra le altre cose, dall’ignoranza, a giudicare dalle reazioni di tanta gente nei confronti di tutti gli immigrati e di quelli di religione islamica in particolare a seguito dell’attacco terroristico perpetrato da un gruppetto di estremisti jiaidisti, sembrerebbe proprio che le idee essenziali di questo volumetto siano ignorate (o dimenticate) da molti di noi e che sarebbe bene cercare di ripassarle con spirito critico e riflessivo, così come approfondire la conoscenza del mondo islamico, che non è certo un blocco compatto, ma diviso in diversissimi orientamenti religiosi e approcci alla fede e al modo di viverla.
    Occorre dunque, in momenti simili, sempre interrogarci quanto le nostre reazioni siano razionali o emotive e quanto siano motivate da sentimenti umanitari o razzisti, perché il razzismo nasce, come dicevamo, dall’ignoranza, ma è alimentato dalla paura dell’altro e dalla violenza e si nutre di dogmi e certezze.

    ha scritto il 

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