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Il re bianco

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.8
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806191284 | Isbn-13: 9788806191283 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Ventavoli

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Metà degli anni Ottanta in un'imprecisata città romena: tornando a casa da scuola, l'undicenne Dzsátá fa appena in tempo a salutare il padre scienziato che sta partendo per un lavoro urgente fuori città. All'inizio arriva qualche cartolina, poi le notizie si diradano, tendono a scomparire del tutto. E un giorno Dzsátá scopre, nel più brutale dei modi, che il padre non sta lavorando in una stazione di ricerca in riva al mare ma alla costruzione del Canale Danubio - Mar Nero, uno dei faraonici progetti di Ceausescu, che per realizzarlo utilizzò migliaia di prigionieri politici, molti dei quali morirono. Dzsátá cerca di alleviare il dolore e la solitudine della madre. La protegge come può, sino dove gli è possibile, dalla realtà in cui lui stesso si trova a vivere: che se da un lato è quella di tutti i ragazzini di questo mondo, dall'altro è però anche lo specchio di un paese che sembra ormai essere privo di qualsiasi legge morale, dominato com'è dalla meschineria, dalla crudeltà, da una violenza politica e privata che ha permeato anche la lingua. Cosa pensare dell'allenatore che costringe i ragazzi a giocare a pallone nonostante la nube radioattiva di Cernobyl, degli operai che crudelmente deridono Dzsátá dopo avergli fatto credere che il padre lavora li con loro, del nonno "compagno segretario" che gli regala una vecchia Luger e lo esorta a esercitarsi sui gatti del giardino, dei compagni abbrutiti e violenti, sempre pronti a estrarre il coltello, a massacrare di botte i "nemici"?
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  • 4

    Gli scrittori delle quarte di copertina

    In altri commenti me la sono presa con gli scrittori dei risvolti delle copertine. Ma perchè hanno sempre bisogno di paragoni? In questo libro c'entrano i bambini? E via di Huck Finn, Oliver Twist e ...continua

    In altri commenti me la sono presa con gli scrittori dei risvolti delle copertine. Ma perchè hanno sempre bisogno di paragoni? In questo libro c'entrano i bambini? E via di Huck Finn, Oliver Twist e la Via Pal. Fortuna che non s'è ricordato di Cuore, se no mi appioppava anche quello. Dragoman è un giovane autore che scrive un libro bellissimo in cui racconta un regime totalitario, quello della Romania di Ceausescu, visto dal di dentro della sua parte più tenera: l'infanzia. Un racconto duro, tenerissimo, senza appello. Troviamo un lavoro per gli scrittori dei risvolti.

    ha scritto il 

  • 0

    Il Re Bianco, di György Dragomán

    http://www.meloleggo.it/il-re-bianco-di-gyorgy-dragoman_140/

    Il Re Bianco è il libro che ha fatto conoscere in Italia il giovane scrittore rumeno-ungherese György Dragomán. Si tratta di un romanzo ...continua

    http://www.meloleggo.it/il-re-bianco-di-gyorgy-dragoman_140/

    Il Re Bianco è il libro che ha fatto conoscere in Italia il giovane scrittore rumeno-ungherese György Dragomán. Si tratta di un romanzo di formazione. Ricorda Oliver Twist, Le avventure di Huckleberry Finn, o I ragazzi della via Pál, in chiave slava però. Narra le avventure di Dzsata, un ragazzino di undici anni il cui padre è st... [continua a leggere su www.MeLoLeggo.it]

    ha scritto il 

  • 5

    volevo leggerlo da un fiato ma non sono riuscita, mi sembrava troppo crudele, un mondo pieno di crudeltà gratuita. Poi ho ripreso la lettura leggendo un capitolo al giorno e cosi si mi è piaciuto ...continua

    volevo leggerlo da un fiato ma non sono riuscita, mi sembrava troppo crudele, un mondo pieno di crudeltà gratuita. Poi ho ripreso la lettura leggendo un capitolo al giorno e cosi si mi è piaciuto tanto. Mi è piaciuto sopratutto come anche in quel mondo cosi falso i bambini riescono scoprire con le avventure, i miracoli attorno a loro (quando approffitanto da un black-out entrano in una sala segreta del cinema, quando vanno a scoprire l'oro in una miniera). Il mondo dell'infanzia non può essere distrutta da una dittatura. Mi hanno impresionato i due capitoli dove sembra che il fantastico, magico si confonde con la realta: il capitolo Il re bianco, e il capitolo il patto, dove lo stregone sfigurato aiuta il bimbo di vedere nello specchio il suo padre e di rivederlo ma con un prezzo che il bambino lo fa diventare troppo grande

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo da prendere a piccole dosi, perché può diventare insopportabile. Nella Romania di Ceausescu la brutalità è la norma: e non solo nei rapporti del potere con i cittadini, ma in qualunque ...continua

    Un romanzo da prendere a piccole dosi, perché può diventare insopportabile. Nella Romania di Ceausescu la brutalità è la norma: e non solo nei rapporti del potere con i cittadini, ma in qualunque situazione ci sia un più forte e un più debole. E più deboli di tutti sono i bambini, compreso Dzsàtà, il protagonista dodicenne di queste storie, che aspetterà per tutto il libro il ritorno del padre dal campo di lavoro dove è stato spedito.

    Molti autori hanno scelto di filtrare un dramma attraverso gli occhi di un bambino, da Zavattini a Truffaut e Kusturica, dal Lazarillo de Tormes al Calvino del Sentiero dei nidi di ragno. Come tanti illustri predecessori, anche Dszàtà fa il possibile per non capire ciò che gli sta succedendo, per continuare a giocare, sia pure giochi invariabilmente pericolosi e spesso violenti. Ma le mazzate della vita lo riportano alla realtà, con regolarità addirittura eccessiva, tanto che ci si trova a sperare che uno, almeno uno dei capitoli vada a finir bene. E questo è forse l'appunto che si può muovere alla storia: un elemento di prevedibilità che, man mano si va avanti, diventa sempre più marcato. La narrazione si dipana in lunghe frasi frenetiche, ansanti, interrotte solo da virgole. Viene in mente Bohumil Hrabal, ma Dragoman è più disperato (e monocorde).

    ha scritto il 

  • 0

    Per me che amo il tema delle grandi solitudini e della sopravvivenza questo libro è un classico. Asciutto fino all'osso, esce dal genere apocalittico nel quale sarebbe sbagliato includerlo. Più che ...continua

    Per me che amo il tema delle grandi solitudini e della sopravvivenza questo libro è un classico. Asciutto fino all'osso, esce dal genere apocalittico nel quale sarebbe sbagliato includerlo. Più che un'accusaq alla società, è una fortissima rivalutazione del sentimento. L'amore come unica fiammella che ci mantiene umani lì dove l'umanità tende a scomparire sopraffatta da egoismo, violenza, perdita di sè.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Se innumerevoli sono le testimonianze letterarie disponibili su come si viveva nel totalitarismo sovietico ( e più che alla penna di Solgenitsin penso allo sguardo dissacrante di Viktor Pelevin, di ...continua

    Se innumerevoli sono le testimonianze letterarie disponibili su come si viveva nel totalitarismo sovietico ( e più che alla penna di Solgenitsin penso allo sguardo dissacrante di Viktor Pelevin, di cui è doveroso leggere lo splendido "Omon Ra"), ben più difficile è avere testimonianze su come si viveva negli stati satelliti di quell'impero, ed in particolare in quello dominato dal delirante Ceasescu (nel quale, ripensandoci oggi, dobbiamo riconoscere innumerevoli e inquietanti tratti preberlusconiani: dal culto della personalità alla volontà di controllo totale del pensiero e della vita dei governati, dal mito delle "new town" - con conseguente deportazione forzata dalle campagne - all'insofferenza per qualsiasi tipo di critica). Vi consiglio la lettura, a questo proposito, di "Il Re Bianco", di Gyorgy Dragoman: è il suo primo romanzo pubblicato in Italia (da Einaudi). Nato nel 1973 in Romania, esponente della minoranza ungherese perseguitata dal regime, Dragoman vive in Ungheria dal 1988. La vicenda si svolge in una città imprecisata della Romania, e la presenza di un episodio in cui si parla dell'incidente di Chernobyl la colloca temporalmente nella seconda metà degli anni Ottanta. Dzsata ha undici anni, quando gli agenti della Securitate, sotto le vesti di compagni di lavoro, portano via da casa suo padre. Il ritorno del padre, previsto entro una settimana, subisce ritardi sempre più ingiustificabili, fino a quando diventa chiaro che non si trattava di "lavoro", ma di "lavori forzati": per aver firmato un manifesto contro il regime, è stato mandato a scavare il Canale tra il Danubio ed il Mar Nero, soprannominato il "Canale dei Morti" a causa del sacrificio di migliaia di prigionieri politici morti a causa delle massacranti condizioni di lavoro. La madre di Dzsata è ebrea, ed è odiata dal suocero che - a causa della "sovversione" del figlio, che considerano istigata da lei - perde repentinamente la condizione di potente elemento della nomenklatura cittadina del Partito: la vita di tutti si fa difficile, ma Dzsata tenta di proteggere la madre, di non darle altri pensieri oltre a quelli -devastanti - legati alla scomparsa del marito. Anche lo stesso Dzsata, in quanto figlio di un elemento politicamente inaffidabile, vive la sua esclusione ufficiale dalle strutture giovanili previste dal Partito, salvo esservi ammesso clandestinamente quando le sue qualità sportive diventano utili. Dzsata vive la sua vita di ragazzino in una società dominata dalla crudeltà e dalla violenza, figlie dell'oppressione e di una società che ha perso il proprio senso morale. I suoi amici ed i suoi coetanei usano il coltello con disinvoltura: picchiano duro, rubano e terrorizzano.Eppure Dzsata conserva la sua innocenza di bambino: sogna, gioca, spera, si indigna, resiste. Gode di quel che riesce a strappare ad un mondo cupo, con il cuore limpido ed uno sguardo solare che attraversa il fango ed il degrado senza contaminarsi, nonostante i ruoli terrificanti rappresentati dagli adulti: i professori che mentono e spaccano le ossa, gli allenatori sadici, il nonno ormai prossimo alla follia causata dall'esclusione sociale. Scopre la bellezza e l'umanità negli esclusi (l'operaio col volto devastato dal vaiolo), la riconosce, se ne nutre per sfuggire al disastro. Memorabile il lungo capitolo finale dedicato al funerale del nonno, che il Partito celebra nel segno della menzogna: denso di colpi di scena, di emozioni, di momenti comici e grotteschi. Libro utile per comprendere cos'era uno stato totalitario in cui le persone avevano abdicato al pensiero ed all'umanità: per capire, anche, cosa stiamo rischiando di diventare. E, al contempo, per mantenere la speranza in chi è puro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che mi ha divertita e commossa al tempo stesso. Un nuovo Ragazzi della via Pal, ma molto piu' vicino a noi e forse per questo piu' comprensibile alla mente e al cuore. L'autore riesce a ...continua

    Un libro che mi ha divertita e commossa al tempo stesso. Un nuovo Ragazzi della via Pal, ma molto piu' vicino a noi e forse per questo piu' comprensibile alla mente e al cuore. L'autore riesce a rendere molto bene l'abisso di dolore di un bambino a cui portano via il padre, ma contemporaneamente la spensieratezza e la voglia di vivere della sua eta', malgrado un contesto sociale violento e decisamente poco "bambinocentrico". Bello!

    ha scritto il 

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