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Il re muore

Di

Editore: Einaudi

4.4
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 76 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000039100 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Gian Renzo Morteo

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Al suo apparire sulle scene parigine nel dicembre 1962, Il Re muore (Le Roi se meurt) fu salutato da una larga parte della critica come il vertice più alto raggiunto dalla creazione drammatica di Ionesco; taluni, anzi, non hanno esitato a inserire l'opera tra quelle più significative del teatro contemporaneo. A proposito di questo testo, il critico e studioso inglese Martin Esslin ha scritto: "La commedia di Ionesco non è un'allegoria; come la maggior parte delle commedie del Teatro dell'Assurdo, è un'immagine poetica della condizione umana, forse più semplice, più avanzata delle prime opere dello scrittore, ma anche più potente, più controllata, più classica nella forma. Si direbbe che Ionesco abbia assorbito alcune linearità formali di Beckett e alcune ritualità di Genet. Una commedia profonda e bellissima... Un capolavoro della letteratura drammatica moderna".
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  • 5

    Ciascuno è il primo a morire. (p. 37)

    "Vedo me stesso. Dietro tutte le cose, ci sono io. Soltanto io dappertutto. Sono la terra, sono il cielo, sono il vento, sono il fuoco. Sono in tutti gli specchi, oppure sono lo specchio di tutto?" ...continua

    "Vedo me stesso. Dietro tutte le cose, ci sono io. Soltanto io dappertutto. Sono la terra, sono il cielo, sono il vento, sono il fuoco. Sono in tutti gli specchi, oppure sono lo specchio di tutto?" (p. 70)

    ha scritto il 

  • 5

    Una delle opere che mi ha trasmesso un'inquietudine e un'angoscia davvero palpabile. In alcuni passaggi mi sono accorto di trattenere il respiro dall'oppressione che trasuda da certi ...continua

    Una delle opere che mi ha trasmesso un'inquietudine e un'angoscia davvero palpabile. In alcuni passaggi mi sono accorto di trattenere il respiro dall'oppressione che trasuda da certi dialoghi.

    Veramente eccezionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni cosa deve essere fatta nel momento in cui deve essere fatta. Rimandare non serve a nulla perché ci si trova sempre di fronte i propri fantasmi. E poi, per quante scappatoie e allori si possano ...continua

    Ogni cosa deve essere fatta nel momento in cui deve essere fatta. Rimandare non serve a nulla perché ci si trova sempre di fronte i propri fantasmi. E poi, per quante scappatoie e allori si possano trovare, arriva sempre il punto in cui non ci si può più sottrarre al proprio dovere. Bello o brutto che sia, quello che si deve fare si deve fare. La realtà è che non si scappa mai. Ci si illude di poter evitare decisioni scomodo... ... ma è la paura che ci fa indugiare al destino inevitabile. In questo libro inevitabile è la morte del Re. Nella realtà, spesso, inevitabile non è solo la morte ma centinaia e migliaia di piccole e grandi decisioni, azioni o quant'altro che rimandiamo, illudendoci che scansandole non diano fastidio, non influenzino la nostra vita, la nostra abitudinaria routine. Per il Re, morire, era inconcepibile. Continuava a rimandare e rimandare. Ma forse, morire, era la cosa giusta da fare perché il tempo suo era scaduto da un pezzo.. E poi bisogna ricordare che cambiare una situazione (vita/morte, in questo caso) mette in moto una nuova situazione. Sicuramente migliore a quella precedente o, comunque, mossa dalle migliori intenzioni. Quello che bisogna ricordare, è di non rimandare troppo quello che sappiamo di dover fare. Per stare meglio. Per migliorare. Perché è giusto che sia così.

    In conclusione: inutile illudersi e rimandare. Certo, non bisogna neanche anticipare i tempi. Ma quando si è consapevoli che il momento giusto per fare/dire qualcosa è arrivato, senza indugi agire perché rimandare allunga solo l'agonia.

    ha scritto il 

  • 4

    Sire, si muore.

    RE _ I re dovrebbero essere immortali. MARGHERITA _ Hanno un'immortalità provvisoria. RE _ Mi avevan promesso che non sarei morto se non quando l'avessi deciso io stesso. MARGHERITA _ Perché ...continua

    RE _ I re dovrebbero essere immortali. MARGHERITA _ Hanno un'immortalità provvisoria. RE _ Mi avevan promesso che non sarei morto se non quando l'avessi deciso io stesso. MARGHERITA _ Perché pensavamo che ti decidessi prima. Tu hai preso gusto al potere, bisogna farti decidere per forza. Ti sei impantanato nel fango tiepido dei vivi. Adesso gelerai.

    ha scritto il 

  • 5

    Per evidenziare le frasi, o i passaggi, che in un testo mi colpiscono particolarmente, uso delle pecette colorate. In questo caso, in un libricino di poco più di 70 pagine, non riesco a distinguere ...continua

    Per evidenziare le frasi, o i passaggi, che in un testo mi colpiscono particolarmente, uso delle pecette colorate. In questo caso, in un libricino di poco più di 70 pagine, non riesco a distinguere dove ne comincia una e ne finisce un'altra. Semplicemente grandioso: la semplicità dell'allegoria non può far altro che catarizzarla e portarla all'atroce massimo della sua capacità espressiva.

    ha scritto il 

  • 4

    Il re muore

    L'uomo, ma anche l'Uomo, posto di fronte alla morte e alla responsabilità. La fine di un ciclo di vita e potenza non è mai non-traumatica per chi la subisce... così anche Noi dobbiamo prima o poi ...continua

    L'uomo, ma anche l'Uomo, posto di fronte alla morte e alla responsabilità. La fine di un ciclo di vita e potenza non è mai non-traumatica per chi la subisce... così anche Noi dobbiamo prima o poi fare i conti col nostro essere, destinato, dalla nascita, a non essere... e sarebbe meglio farli prima che poi, questi conti... Il "Re" ha fallito... e nel suo mondo la prima cosa a sparire è la speranza...

    Bel dramma. Fa pensare... e forse anche crescere...

    ha scritto il 

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