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Il regno animale

Di

Editore: A. Mondadori (Strade blu)

3.1
(302)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804591196 | Isbn-13: 9788804591191 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Musica

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Descrizione del libro
Alberto è arrivato a Milano dalla provincia toscana, attirato da un lavoro precario. Vorrebbe fare lo scrittore, o almeno il giornalista fighetto. E ha dei problemi di erezione. Susi è bella e magra,vorrebbe volare via da quel puzzo di piscio, hashish, benzina, cocaina bruciata e Chanel numero 5 e i milioni di essenze del piano terra della Rinascente. Nel frattempo si taglia il corpo con una lametta. Sandro da bambino pescava le rane con Alberto. Lui è rimasto in provincia, è molto ingrassato, è in cassa integrazione e sta ubriaco di Fernet al bancone del bar. Francesco, cantante di una band indie di successo, è l’unica vittima di un attentato in una festa alla moda nella quale si sentiva pure un po’ a disagio. Le loro vite sprecate si toccano in una Milano che ha i colori di tutte le sfumature delle piume dei piccioni, in un mondo in cui sembra perduta ogni speranza di purezza. Lirico, spietato, immaginifico e sfacciatamente contemporaneo. Francesco Bianconi, leader del gruppo musicale dei Baustelle e acclamato poeta del rock, ha confermato le aspettative che il mondo cult ha su di lui e ha scritto un romanzo di forza e spessore. Con note a piè di pagina che diventano racconti struggenti, e una capacità rara di penetrare lo spirito del tempo, questa Vita agra cinquant’anni dopo sembra perfetta per diventare l’inno letterario di una generazione.
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  • 4

    Sapevo che il frontman della band italiana che amo di più aveva scritto un romanzo, ma non mi ero ancora deciso a leggerlo - perché un conto sono i testi in versi delle canzoni, un altro un intero, lungo, testo in prosa. Poi per varie ragioni me ne ero anche dimenticato e quindi non ci ho nemmeno ...continua

    Sapevo che il frontman della band italiana che amo di più aveva scritto un romanzo, ma non mi ero ancora deciso a leggerlo - perché un conto sono i testi in versi delle canzoni, un altro un intero, lungo, testo in prosa. Poi per varie ragioni me ne ero anche dimenticato e quindi non ci ho nemmeno più pensato, finché un pomeriggio, bighellonando tra gli scaffali della biblioteca, non l'ho trovato per puro caso. Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma Francesco di solito non delude e allora me lo sono portato a casa, e devo dire che ho fatto benissimo. Ci vuole poco a capire che dietro il protagonista si cela in grandissima parte Bianconi stesso, ma questo non fa che aumentare il legame affettivo col personaggio. Bianconi in queste pagine parla principalmente della provincia, del distacco da essa e di Milano, sembra quasi che abbia riscritto molte delle sue canzoni in prosa (il capitolo Le rane altro non è che la versione narrativa dell'omonima canzone), ma in realtà ci offre altre prospettive sulla sua visione della realtà, quella passata, quella presente, quella eventualmente futura. E' sorprendente come sappia districarsi in più stili diversi, sa far distogliere lo sguardo dalle pagine con descrizioni ai limiti dello splatter, sa far commuovere con episodi e riflessioni di pura poesia e sa anche far ridere col suo sarcasmo e il suo senso dell'umorismo sempre un po' snob, ma anche con una grande (forse insospettabile, a volte) autoironia (inserisce addirittura se stesso nel racconto come se stesse parlando di un personaggio alla stregua di tutti gli altri e parla di sé in maniera assolutamente ironica e bonaria). Non do cinque stelline solo perché è il suo primo romanzo e ha deciso di parlare di cose che conosce bene, che probabilmente ha vissuto e che vede tutti i giorni, però Il regno animale è bello e quindi bravo, Francesco.

    ha scritto il 

  • 1

    deludente

    Anche se, secondo me, Bianconi è uno dei più bravi cantautori attuali, il suo libro invece sembra scritto da un adolescente precoce. Ingenuo, vuole fare critica sociale e viene fuori una lamentela scocciata. Credo che ce la farà a crescere come scrittore, ma questa volta è andata male.

    ha scritto il 

  • 3

    Da Bianconi che apprezzo molto per come scrive canzoni mi sarei aspettato qualcosa di più. Sicuramente la sua è una scrittura piacevole ma il libro nella sua totalità non mi ha convinto.

    ha scritto il 

  • 4

    Non c'è solo Barbara D'urso

    Tanto per cominciare, e ve lo dico subito, io quando vedo nelle vetrine, libri di Vip, cantanti, attorucoli eccetera, volto la faccia sdegnosamente. No, bugia, in realtà se è una di quelle giornate in cui mi sono svegliata col piede ludico, simulo pure il conato col dito in bocca, e do manate sul ...continua

    Tanto per cominciare, e ve lo dico subito, io quando vedo nelle vetrine, libri di Vip, cantanti, attorucoli eccetera, volto la faccia sdegnosamente. No, bugia, in realtà se è una di quelle giornate in cui mi sono svegliata col piede ludico, simulo pure il conato col dito in bocca, e do manate sul vetro per attirare l’attenzione del libraio scandalizzato. Quindi, per dire, a Bianconi 17 euro per il suo libro, non glieli avrei mai passati. Né volente, né nolente, né crepante. Poi Bianconi, parliamone. L’ombroso Francesco, è il leader dei Baustelle, e a me i Baustelle piacciono, pure tanto. Quindi, di darmi la zappa sui piedi, comprando un libro che m’avrebbe fatto passar la voglia di ascoltare le loro canzoni per i successivi vent’anni, ecco, proprio non me la sarei mai sentita.

    Ma com’è, come non è, questo libro l’ho vinto. Un bel po’ di tempo fa, avevo partecipato a un concorsino risibile della Mondadori , dove più che l’intelligenza e i contenuti delle risposte, veniva premiato chi riusciva a scrivere una frase senza errori di ortografia, e insomma e indeed, ho vinto, LO HO vinto. Mi è arrivato a casa, bellino bellino, con la sua copertina “famosa” (Ryan McGinley ha del talento ragazzi!) e dopo.. puf, perso di vista. Sepolto da letture inequivocabilmente a mio parere più intelligenti, l’ho relegato in fondo alla pila dei sopravvissuti di fianco al comodino (sopravvissuti alla polvere, alle annusate del cane, ai calci durante il rifacimento dell’alcova, ai colpi di moccio, ecc).

    Sennonché, circa un mese fa, in uno di quei pomeriggi tipicamente pre-estivi, in cui rimpiangi di non avere la vita sociale di Paris Hilton, mentre pensavo a “Cosa ho fatto per meritarmi questo! Quanti interminabili meriggi ancora dovranno passare, a che io possa…” insomma mentre pensavo a cose di spessore elevato, mi cade lo sguardo sulla costa de Il regno animale.

    Credo di averlo aperto e letto le prime righe con la stesso entusiasmo di quando si leggono gli ingredienti dello shampoo per stimolare l’istinto lassativo. Ma com’è, come non è, in un paio di giorni l’avevo terminato.

    Ora, ragionando obiettivamente, e spogliandomi anche della mia preannunciata simpatia per il gruppo toscano, veramente non capisco la durezza di quelle recensioni viste in giro, che gli hanno attribuito una valutazione tan fea. Ok, non sarà la Pietra Angolare della letteratura, ma il Bianconi che parte svantaggiatissimo, grazie alla mediocrità dei colleghi scribacchini, la sua sfida personale col pubblico l’ha vinta eccome. Anzi, scrive molto meglio di certi “scrittori per mestiere”. Non indago sulla possibilità sempre latente, del ghost writer costretto alla scrivania da una pesantissima catena in ferro, che scrive al posto del Vip, che nel frattempo partecipa indolente a qualche festino, e in tono lamentevole racconta quanto sforzo e fatica gli stia costando l’impresa letteraria, ecco, su questa cosa proprio soprassediamo, perché altrimenti si entra nel circolo vizioso del cane che si morde la coda; quello che volevo dirvi è che se io scrivessi perlomeno così, non mi imbarazzerebbe per niente bussare alle porte degli editori in cerca di consensi.

    Quanto alla trama poi: non ci girerò attorno, la trama non esiste, ma non trovo necessario condannarlo per questo. In fondo il Bianconi ha ragionato da cantante, e come in un cd trovi quelle dieci tracce, che probabilmente hanno anche dietro un filo conduttore che il cantante spera tu colga, ma se non lo cogli fa niente, l’importante è che le canzoni ti piacciano, così ne Il regno animale, non è tanto la trama che deve rimanerti impressa, verso il quale l’autore stesso, mostra di non dedicare troppa attenzione, quanto i racconti-immagine (alcuni un po’ acerbi è vero, ma altri, oltre che sufficientemente sviluppati, persino notevoli) che compongono il mosaico finale; chi se n’è importa se alla fine è un po’ cubista e non sai da che parte metterlo per guardarlo. I tasselli ci sono, ben definiti, compiuti, gestiti con padronanza, e dai colori netti. E questo, mi basta per poter dire che si è fatto un buon lavoro.

    Perciò Francè, vedi di abbassare il prezzo del prossimo libro, perché è vero che questo m’è piaciuto, ma 17 euro e 50 per un libro della Collana Strade Blu della Mondadori, notoriamente scadente in quanto a estetica della rilegatura e impaginazione, non li sborso manco se mi paghi tu.

    P.S. A onor del vero, la valutazione in stelle è approssimativa. Non è un libro da quattro stelle piene, ma di sicuro manco da tre.

    Sta in mezzo, come i cantautori stanno tra i cantanti e gli autori.

    ha scritto il