Il richiamo della foresta

Di

Editore: Rizzoli

4.1
(4270)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Galego , Catalano , Spagnolo , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Portoghese , Norvegese , Svedese

Isbn-10: 8817130575 | Isbn-13: 9788817130578 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Animali , Viaggi

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Descrizione del libro
La vita di Buck, cane di razza abituato al clima mite e alla tranquillitàdegli Stati Uniti del Sud, ha un'improvvisa svolta quando, per una scommessapersa, è venduto e spedito al Nord, come cane da slitta. Piegato all'obbedienza da un esperto allevatore, riesce a far fronte alle nuove esigenze e a sopravvivere alle privazioni e al clima inclemente. Ma qualcosa è cambiato inlui: nel suo comportamento riaffiorano istinti sopiti. Buck sente crescere,sempre più forte, il contrasto tra natura e educazione, tra amore per il padrone e slancio incontenibile verso la libertà.di tutte le città occidentali del nostro secolo.tata del potere, un invito alla disubbidienza, un inno alla libertà.
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  • 4

    Perché l'ho letto solo ora?

    Il mio rammarico è quello di essermi privato, nell'adolescenza, di un'emozione profonda e unica, come quella che oggi ho avvertito leggendo per la prima volta questo capolavoro.
    L'unicità di questo ro ...continua

    Il mio rammarico è quello di essermi privato, nell'adolescenza, di un'emozione profonda e unica, come quella che oggi ho avvertito leggendo per la prima volta questo capolavoro.
    L'unicità di questo romanzo perfetto emerge da due o tre qualità singolari, difficilmente riscontrabili di regola: la capacità di appassionare e commuovere senza ricorrere a sentimentalismi o artifici, è la prima. Più si irrigidisce, più coinvolge, con assoluta economia di mezzi.
    La seconda è la focalizzazione d'autore sul personaggio-cane, su ciò che prova Buck, senza che questa scelta letteraria faccia scadere l'inevitabile antropomorfismo in maniera o in gratuita melensaggine. Anzi diremmo che la psicologia degli umani è elementare, quella dei cani è assai complessa: c'è un ribaltamento.
    Poi ancora, la capacità di London di unire atavismo, darwinismo, naturalismo e misticismo in un impasto stilistico straordinario, in cui la cura cinematografica del dettaglio (ricordo la scena straordinaria della scommessa sulle capacità di traino di Buck…) si sposa con la rappresentazione di un mondo di nostalgia, di passato lontanissimo, di spazi immemorabili, di distese infinite...

    ha scritto il 

  • 4

    Il dominatore della foresta

    E' un libro avvincente che narra le avventure vissute da Buck, un cane coraggioso e vigoroso, in una terra selvaggia popolata da uomini avidi.
    Il protagonista si rivela piuttosto in gamba nei boschi s ...continua

    E' un libro avvincente che narra le avventure vissute da Buck, un cane coraggioso e vigoroso, in una terra selvaggia popolata da uomini avidi.
    Il protagonista si rivela piuttosto in gamba nei boschi selvaggi e in tante situazioni pericolose, è legato a il suo ultimo padrone da una profonda amicizia.
    Mario.

    ha scritto il 

  • 5

    " Antiche nostalgie vagano raminghe logorando la catena dell'abitudine e dal suo sonno invernale si risveglia la stirpe ferina " *

    Cominciamo dall’inizio. Dal mio amore per Jack London. Un autore con cui ho cavalcato l’adolescenza ma che non mi ha mai più abbandonato perché uno che scrive ( non in questo libro, ma altrove ): “ E ...continua

    Cominciamo dall’inizio. Dal mio amore per Jack London. Un autore con cui ho cavalcato l’adolescenza ma che non mi ha mai più abbandonato perché uno che scrive ( non in questo libro, ma altrove ): “ E’ bello cavalcare la tempesta e sentirsi divino. Oso affermare che per una particella finita di gelatina pulsante sentirsi divini è un sentimento di gran lunga più glorioso che sentirsi divino per un dio “, non lo si abbandona mai più; non si può! E’ questo un pensiero che mi ha accompagnato a lungo e al quale attingo spesso, soprattutto nei momenti più bui: ha una forza che mi costringe sempre a cavalcare l’onda e a ricordarmi di quei momenti, sempre troppo rari, ahimè, di gioiosa vittoria o di pienezza d’essere, in cui si riesce a percepire chiaramente la forza selvaggia e unica della vita. Ad avvertire e respirare il sapore salmastro del mare, la forza del vento, l’indomabilità dell’onda, come se ancora tutto fosse da scoprire e da vivere per la prima volta, come se mettessimo piede sulla verginità della terra, ancora ardente e non addomesticata, nella forza degli elementi ancora tutti da scoprire e da comprendere. Così, esattamente così, con quel preciso piacere di cui parla Jack London ne “ La crociera dello Snark “ : “ Ecco l’ambiente feroce, ed il difficile adattamento, la cui realizzazione è un piacere per la piccola vanità tremante che sono io.

    Lessi “ the Call of the Wild “ sicuramente quando ero molto giovane e da qualche parte dovrei ancora conservare quella copia per adolescenti, credo illustrata. Poi ricomprai il libro, dopo molti anni , mi pare nell’86, perché avevo voglia e bisogno di rileggerlo, e lo trovai , per Einaudi, nella traduzione di Gianni Celati, che per lungo tempo è rimasta l’ultima, fino a che non sono arrivati quel rompiscatole di Mari e la casa editrice Bompiani con il desiderio di volergli restituire una nuova veste grafica e una nuova traduzione. Che fare, ordunque? Come resistere a Michael Seas e a tutta la sua lunga disquisizione iniziale ( bellissima!!!) sulla traduzione italiana del titolo di questo libro? Impossibile. E non senza l’aiuto di una tempesta ormonale ( per Michael, sia chiaro ), ho aperto il libro e mi sono perdutamente, pazzamente innamorata di Buck…

    Ma prima di parlare di Buck, ascoltiamo le due voci di due grandi scrittori e traduttori, e vediamo come si sono giocati la partita.

    “ Buck non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo quale guaio stava bollendo in pentola, non per lui soltanto, ma per tutti i cani d’una certa mole con forte muscolatura e un caldo e lungo pelo, dallo stretto di Puget fino a San Diego. “ ( Gianni Celati )

    Poi arriva the voice e cosi traduce :

    Buck non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo che stavano arrivando grossi guai, non solo per lui, ma per qualsiasi cane muscoloso avvezzo all’acqua e coperto di un lungo caldo pelo vivesse fra lo Stretto di Puget e San Diego. ( Michele Mari )

    Ora non starò qui a disquisire sulla mia preferenza, e su altre quisquiglie, però mi piace ricordare l’amore che Michele Mari ha sempre provato per la scrittura di Jack London, amore che si percepisce in ogni parola, punto e virgola, di questo libro. “ Un altro autore di racconti per me fondativi e indimenticabili è Jack London, quei racconti brevi di cani e di slitte , di solitudini disperate ed eroiche , di regressioni ataviche “, ha risposto Mari ad un intervistatore che gli chiedeva quali fossero i suoi scrittori di riferimento, quelli per lui fondamentali.

    Ed ora veniamo finalmente a Buck, figlio di un enorme cane San Berardo, Elmo, il padre , e di Shep, la madre, un pastore scozzese. Viveva fin da cucciolo nella splendida casa del giudice Miller nella soleggiata Valle di Santa Clara, quella fertile vallata che si estende a sud di San Francisco. Una vita tranquilla e beata, allietata dalla compagnia dalle figlie piccole del giudice, Alice e Mollie . Una vita fin troppo tranquilla e noiosa a dire il vero, per un cane della sua stazza e del suo carattere, che però non sarebbe affatto cambiata se , in quegli anni, correva l’anno 1897 quando incontriamo Buck per la prima volta, non ci fosse stata la scoperta dei giacimenti del Klondike, e non fosse scoppiata la corsa all’oro, contemporaneamente spesso anche alla malvagità umana. Per questo Buck fu rubato e quindi venduto di nascosto e privato della sua famiglia e delle calde terre del Sud, per essere trasferito, in condizioni disagevoli, forzate e brutali, negli inospitali ghiacciai dell’Alaska e trasformato in un cane da slitta. Lui era un cane bellissimo e audace, che avrebbe saputo resistere a quel clima e a quella natura forte, pericolosa e impossibile. Buck aveva in sé quella astuzia selvaggia necessaria per non soccombere e l’intuizione innata per capire quelle poche ma essenziali parole per sopravvivere : “ Una volta caduto a terra, eri finito. “...

    Beh, la storia la conosciamo più o meno tutti, e invidio molto chi ancora non ha letto il libro perché si ritroverà davanti (per la potenza delle immagini ) e dentro ( perché non possiamo esimerci dal viverlo in prima persona ) un magnifico racconto, e quindi non svelerò altro della trama, né dei pensieri- emozioni di Buck, che sono quelli di cui ci siamo innamorati pazzamente noi che lo abbiamo letto e saranno anche quelli di cui vi innamorerete pazzamente anche voi, che ancora non lo avete letto” : saranno i medesimi, gli stessi pensieri, validi per tutti e per sempre. Sono quelli che ci parlano, quelli che giungono da quel cuore palpitante dell’esistenza, da quel suo cuore selvaggio, primordiale, che esiste da sempre e che ci riporta nel ventre del Tempo, “ nel genuino insorgere della vita, nella marea dell’essere, nella perfetta esultanza di ogni singolo muscolo, nervo o tendine…”. Nessuno ne potrà più ignorare la forza , la sua forma limpida di accecante bellezza, quell’estasi che indica il culmine della vita, quello oltre il quale la vita non può ergersi. Quest’estasi, questo oblio di essere, come scrive magnificamente Jack London, ho i brividi mentre scrivo, “ quest’estasi, questo oblio di essere vivi visitano l’artista, rapito a se stesso da una cortina di fiamme “. Sembrerebbe da quello che ho descritto precedentemente, l’inizio per Buck di una perdita, la perdita dell’amore e di una sorta di paradiso terrestre, per quello strappo improvviso e forzato dalla sua casa, dalla sua “ famiglia “. Ma in realtà, inizierà per lui, come giustamente dice Mari nella prefazione, una sorta di iniziazione à rebours, un ritorno alle sue vere origini, al proprio dimenticato coraggio. Un animale traboccante di vigore e di fierezza, a tu per tu con le memorie del proprio retaggio e con i mormorii incomprensibili della foresta che diverranno sempre più chiari, fino a contenere un unico, impellente, irrinunciabile messaggio. Atavismo, eredità, primordi, sangue, antenati. C’è in realtà una breve frase che riassume splendidamente tutto questo mio lungo ed inutile discorso. E’ una frase apparentemente semplice, che diviene però gigantesca , cresce a dismisura mentre la leggiamo, e ci abbaglia con la sua bellezza. Mentre la scrivo, e la trascrivo a penna su un mio quaderno , la sento vibrare, la sento vivere , la sento respirare. Ogni volta che la rileggo mi emoziono: c’è tutto. Non serve altro. C’è tutto Buck, c’è tutto Jack London, c’è ognuno di noi.

    “ Era stato improvvisamente strappato al cuore della civiltà e scagliato nel cuore delle cose primordiali “

    *: John Myers O'Hara

    ha scritto il 

  • 5

    Buck, dalla vita domestica alla foresta.

    Entriamo nella pelle (e nel pelo) di Buck, un grosso cane che vive beato nella bella casa dei suoi padroni. Ci entriamo agevolmente, perché London sa scrivere molto bene ed è qui la chiave della belle ...continua

    Entriamo nella pelle (e nel pelo) di Buck, un grosso cane che vive beato nella bella casa dei suoi padroni. Ci entriamo agevolmente, perché London sa scrivere molto bene ed è qui la chiave della bellezza e potenza di questo libro. La capacità di vedere con gli occhi di Buck, il suo fidarsi dell'uomo e la disperazione dovuta alla perdita di questa profonda e illimitata fiducia, lo scontro con gli altri cani, lo scoprire una realtà ben più selvaggia ed infine il richiamo della foresta. Vale la pena di leggerlo almeno una volta nella vita. Fantastico.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultima volta l'avevo letto moltissimi anni fa, non ricordo con precisione quando fu, ma ricordo che lo lessi un giorno di influenza in pieno inverno e davanti al camino acceso. Ovviamente andavo anc ...continua

    L'ultima volta l'avevo letto moltissimi anni fa, non ricordo con precisione quando fu, ma ricordo che lo lessi un giorno di influenza in pieno inverno e davanti al camino acceso. Ovviamente andavo ancora a scuola ma non ricordo a che livello della scuola, se elementari o medie.
    E mi ricordo che mi sorpresi a piangere di commozione e rabbia nella scena finale, l'avevo già letto il romanzo e mi era piaciuto molto, ma quella volta mi commosse sino alle midolla.
    *
    Questa volta ho scoperto, a distanza di due decenni circa, un romanzo molto più "profondo" per alcuni versi, e molto più "grezzo" per altri. Ho molto gradito la nota finale di Gianni Celati e mi chiedo perché i traduttori non si impongano sempre di scriverci qualcosa su come è stato tradurre il libro e come hanno notato la lingua di partenza. Ho pure scoperto (grazie Gianni) che la crassa imbecillità degli USA impone la "moda" (o non so come chiamarla) di "modernizzare" il testo di London al punto che le differenze tra l'edizione del 1903 e quelle che oggi comprano gli utenti odierni degli USA sono notevoli.
    Per la serie, non solo siamo ignoranti come delle manguste etiliste, ma ci teniamo pure a peggiorare la nostra scarsa cultura!

    ha scritto il 

  • 4

    Il richiamo della Storia

    La Storia, insegna Jack London in questo libro, è un filo lunghissimo, rosso e inseguibile, fin alle origini; dalla matassa prima che si è dipanata, all'alba dei tempi, srotolandosi fino a noi, che ne ...continua

    La Storia, insegna Jack London in questo libro, è un filo lunghissimo, rosso e inseguibile, fin alle origini; dalla matassa prima che si è dipanata, all'alba dei tempi, srotolandosi fino a noi, che ne stringiamo il capo e presto saremo costretti a passarlo alle nuove generazioni e ad aiutare lo svolgimento - della matassa appunto.
    Prima che una storia di cani, è un libro sull'imponenza della Storia, sulla tortuosità dei suoi percorsi, sulla miscelazione continua, sulle curve e sui perigli che l'animo umano attraversa per trovare (o ri-trovare) sè stesso - o finendo fatalmente per perdersi in un crepaccio, vittima della propria demiurgica vanità.

    A mio parere, la Storia, in questo libro, è iconograficamente rappresentata da una serie di personaggi che influiscono diversamente sull'animo del protagonista. La Storia PRESENTE, è l'uomo col maglione rosso che, nel secondo capitolo, ammansisce la rabbia di Buck e lo doma al comando dell'uomo: è la vita nella quale ci troviamo, senza possibilità di scelta, che con crudele dirigismo ci impone un luogo e le sue leggi.
    La sopravvivenza, come si vedrà per i tre quarti del libro, non è ubbidirvi ciecamente, non è sottostarvi, MA farle proprie; seguirle per distorcerle al proprio ISTINTO (l'unico richiamo al quale Buck non mancherà mai d'obbedire).
    Ed è proprio l'istinto a farsi Storia nel vero senso della parola, come risultante del tempo, degli incroci, dell'inconoscibile bagaglio che il passato, colle sue ombre e le sue soluzioni, allestisce e regala alle generazioni future - ma lo seppellisce, profondamente, nel sangue, nelle combinazioni peptidiche, e il suo richiamo è docile, quasi una impressione.
    Per questo Buck deve prima riuscire a comprendere e dominare il presente, conoscere i suoi rischi, rafforzare la propria decisione, il proprio coraggio, la propria saggezza - la consapevolezza del presente,si fa crudele a volte, spietata, ma anche caritatevole, fondamentalmente, nell'immaginario di London, è la GIUSTIZIA che agisce, spesso, nel ristabilire l'ordine, tirando con sè anche degli innocenti.
    Ma, si diceva, conosciuto il presente, l'orecchio e l'udito si affinano, e sentono il richiamo, è L'URLO a sconvolgerlo: come nei romanzi d'Elsa Morante, l'urlo (qui un ululato) squarcia la notte imprimendo col suo sconvolgente potere, uno sgomento e una inquietudine universali.
    Ed è come se la storia riavvolgesse la matassa, e noi, col capo fra le dita, stretti nella presa, regredissimo all'originale di noi stessi.

    Questo è ciò che ristagna ne "il richiamo della foresta, al di là dell'intreccio molto bello e molto ben strutturato, veloce e crudo, come la vita del suo autore; vagabondo e ieratico, forastico ma anche dolce nel proprio rigido affetto. Un libro stratificato, più profondo di quanto si possa pensare alla prima impressione.

    ha scritto il 

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