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Il richiamo della foresta

Di

Editore: Piemme Scuola

4.1
(3813)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Galego , Catalano , Spagnolo , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Portoghese , Norvegese , Svedese

Isbn-10: 8851950075 | Isbn-13: 9788851950071 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Fiction & Literature , Pets , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Davvero buona l'idea di Feltrinelli di pubblicare "Il richiamo della foresta" assieme ad altri due gioielli come "Batard" e "Preparare un fuoco", affidando il tutto a Davide Sapienza, in questo momento forse la persona più adatta a tradurre e a curare le opere di Jack London. Il volume, tra l'alt ...continua

    Davvero buona l'idea di Feltrinelli di pubblicare "Il richiamo della foresta" assieme ad altri due gioielli come "Batard" e "Preparare un fuoco", affidando il tutto a Davide Sapienza, in questo momento forse la persona più adatta a tradurre e a curare le opere di Jack London. Il volume, tra l'altro davvero economico, oltre a essere ben tradotto, ha un apparato di note talvolta chiarificatrici, e si presenta come una lettura imprescindibile per gli amanti dell'autore e della narrativa a stelle e strisce in generale.
    "Il richiamo della foresta" dev'essere finalmente ripulito dalla patina di libro per ragazzi. Cosa che in effetti è, ma come ogni grande volume per ragazzi, sa essere ancor più efficace e spietato con chi ragazzo non è più. E quindi dovrebbe essere letto ad ogni età. Soprattutto per ricordarci che nella prosa di London vivono già autori come Hemingway e McCarthy, tanto per dirne due che sicuramente l'avranno letto e riletto a più riprese.
    Potrei anche sbagliarmi, ma ne sono quasi sicuro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Nel cuore della foresta risuonava un richiamo emozionante, misterioso e attraente e tutte le volte che lo udiva si sentiva costretto a voltare le spalle al fuoco e alla terra battuta che lo circondava..."

    La storia di Buck rimane un piccolo, grande classico, rappresentazione della ricerca di amore e libertà; portato via con l'inganno ai suoi padroni, venduto e trasformato in un cane da slitta, "il demonio dagli occhi rossi", come viene spesso chiamato, si adatta e combatte per sopravvivere, conosc ...continua

    La storia di Buck rimane un piccolo, grande classico, rappresentazione della ricerca di amore e libertà; portato via con l'inganno ai suoi padroni, venduto e trasformato in un cane da slitta, "il demonio dagli occhi rossi", come viene spesso chiamato, si adatta e combatte per sopravvivere, conoscerà l'amore per un uomo, John Thornton e ascolterà quel richiamo affascinante che pian piano lo trascinerà nel cuore della foresta, dai suoi simili.
    Breve, ma molto denso.

    ha scritto il 

  • 4

    'scopriva gli abissi della propria natura, la parte più profonda dei suoi istinti, risalendo fino al grembo del tempo. lo dominava l'impeto della vita, la marea dell'essere, la gioia perfetta di ogni muscolo, di ogni giuntura, di ogni tendine, poiché questo era il contrario della morte, era ardor ...continua

    'scopriva gli abissi della propria natura, la parte più profonda dei suoi istinti, risalendo fino al grembo del tempo. lo dominava l'impeto della vita, la marea dell'essere, la gioia perfetta di ogni muscolo, di ogni giuntura, di ogni tendine, poiché questo era il contrario della morte, era ardore e violenza, si esprimeva nel movimento, nello sfrecciare esultante sotto le stelle e sopra le cose morte e immobili.'

    un racconto epico che sviscera con l'incantevole prosa di jack london i rapporti uomo-animale, istinto-obbedienza, animale-natura selvaggia.

    ha scritto il 

  • 5

    Appassionante, spesso molto triste e struggente, scritto a mio parere anche con un certo coinvolgimento emotivo da parte dell'autore stesso. Raramente un libro mi lascia emozioni che mi porto nel cuore per anni ma credetemi, ho letto il Richiamo della Foresta ormai vent'anni fa e quello che ho pr ...continua

    Appassionante, spesso molto triste e struggente, scritto a mio parere anche con un certo coinvolgimento emotivo da parte dell'autore stesso. Raramente un libro mi lascia emozioni che mi porto nel cuore per anni ma credetemi, ho letto il Richiamo della Foresta ormai vent'anni fa e quello che ho provato allora è vivo ancora oggi.
    Questo è quello che fanno le grandi storie e i grandi autori. Poco importa che usino linguaggi ricercati o semplici, situazioni intricate o lineari: l'importante è quello che riescono a trasmettere, e quello che riescono a lasciare dentro.
    E questo, per quel che mi riguarda, è un esempio di una Grande Storia raccontata da un Grande Autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Onestamente, non credo possa essere un libro adatto a bambini "da 9 anni".
    E credo che pochi possano leggerlo, senza accusare una fitta al cuore, per le continue descrizioni di crudeltà, botte e animali uccisi.
    Storia non proprio leggerissima e poco "romantica".
    Ero indeciso tra ...continua

    Onestamente, non credo possa essere un libro adatto a bambini "da 9 anni".
    E credo che pochi possano leggerlo, senza accusare una fitta al cuore, per le continue descrizioni di crudeltà, botte e animali uccisi.
    Storia non proprio leggerissima e poco "romantica".
    Ero indeciso tra due e tre stelle, opto per tre anche se non lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 5

    "Così, esempio di come siamo marionette in balia della vita, l'antico canto riaffiorava in lui ed egli ritornò alle origini:

    ritornò alle origini perché gli uomini avevano trovato un metallo giallo nel Nord e perché Manuel era un aiuto giardiniere il cui salario non bastava a mantenere sua moglie e molte piccole copie di se stesso"


    Questa lettura è per me ogni volta un richiamo... E ogni volta resto aff ...continua

    ritornò alle origini perché gli uomini avevano trovato un metallo giallo nel Nord e perché Manuel era un aiuto giardiniere il cui salario non bastava a mantenere sua moglie e molte piccole copie di se stesso"

    Questa lettura è per me ogni volta un richiamo... E ogni volta resto affascinata dal racconto di Buck, cane del Sud, abituato a una vita agiata tra i giardini del giudice Miller, che improvvisamente si ritrova ad affrontare il freddo dell'Alaska, a dover sopravvivere a qualsiasi forma di avversità. Un viaggio alla scoperta della sua natura selvaggia, verso quel richiamo che si fa sempre più urgente fino a diventare necessità.

    Si possono fare tutte le critiche di questo mondo a Jack London, alla sua vita così sregolata, a quel suo attribuire un pensiero e un agire fin troppo "umano" a un cane, un cane troppo vicino ad un lupo per essere reale, ma il suo stile affascina attira cattura e infine ti ritrovi a custodire anche tu un pezzetto di quella foresta.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggeva i segni e suoni come un uomo può leggere un libro. Cercava la fonte del richiamo misterioso

    «Se vi va di leggere qualcosa mentre siete qui, leggete quel suo libro, Il richiamo della foresta. Lo conoscete, no? Ce l'abbiamo in biblioteca, se vi interessa. Parla di un animale che è mezzo lupo e mezzo cane. Fine della predica»
    (Da dove sto chiamando - Raymond Carver)

    Ok Ray. Ve ...continua

    «Se vi va di leggere qualcosa mentre siete qui, leggete quel suo libro, Il richiamo della foresta. Lo conoscete, no? Ce l'abbiamo in biblioteca, se vi interessa. Parla di un animale che è mezzo lupo e mezzo cane. Fine della predica»
    (Da dove sto chiamando - Raymond Carver)

    Ok Ray. Vent'anni fa ho abbandonato questo libro, è venuto il momento di tirarlo giù dallo scaffale. Da qualsiasi posto tu stia chiamando, il tuo messaggio mi è arrivato.

    Come potei abbandonarlo? Il libro parla di un cane strappato ai suoi affetti. Non era forse la stessa sorte che era toccata a me? Non importa se nel suo caso il colpevole fosse un losco giardiniere col vizio del gioco e nel mio, lo Stato, grazie ad una cartolina precetto. Entrambi da un certo punto in poi, eravamo stati sbattuti in una realtà diversa da quella che conoscevamo. E la muta dei cani da slitta alla quale Buck era stato assegnato, non assomigliava forse al plotone di cui ero diventato recluta? E i vari Sol-leks, Dave, Pike, Dub, Spitz non erano come i commilitoni, compagni di av(s)ventura?
    Forse non esistono libri brutti, esistono solo momenti brutti. Davanti a quella caserma, durante le interminabili attese, o in quei dieci minuti la sera, prima che spegnessero le luci, ebbi la sfortuna di avere con me questo libro. Lo abbandonai e oggi ho capito che la stessa sorte sarebbe toccata a qualsiasi altra opera avessi avuto fra la mani. Il libro è un'allegoria, Jack London descrive la vita canina di Buck, ma ammicca a quella umana.
    Nell'interessante nota introduttiva, viene raccontato che Jack London a causa dei suoi libri sui cani ebbe una diatriba con l'appassionato cacciatore Theodore Roosevelt (niente meno che il presidente americano), che le sue teorie animaliste furono in seguito sconfessate da Lorenz e che il libro è stato erroneamente catalogato come un libro per ragazzi.
    Leggete il richiamo della foresta, o meglio, appuntatevi sempre i libri a cui fanno cenno gli autori che vi piacciono. Prima di Anobii era il modo più efficace con il quale mi procuravo i libri. Oggi ci sono centinaia di utenti che fanno il lavoro sporco (io con loro), ma l'antico metodo continua a premiare.

    -Rilettura all'interno dell'e-book Newton
    London I grandi romanzi e i racconti.
    La nota introduttiva si trova lì, insieme alla Bonus Track

    Bonus Track
    To Build a Fire

    «Jack London aveva una grande casa dall'altra parte della valle. Proprio laggiù, dietro quella grande collina verde davanti ai vostri occhi. Ma s'è fatto ammazzare dall'alcol. Vi serva da lezione. Era un uomo migliore di tutti noi. Ma neanche lui era capace di tenere quella roba sotto controllo»...
    ..Cerco di ricordarmi se ho mai letto un libro di Jack London. Mica me lo ricordo. Però al liceo, in effetti, ho letto un suo racconto. «Accendere un fuoco»
    (Da dove sto chiamando - Raymond Carver)

    Fra gli altri racconti, tutti notevoli, c’è uno dei vertici dell’arte di London: Farsi un fuoco, il racconto di London più spesso riprodotto nelle antologie (soltanto per l’inglese una quarantina di volte). Nei suoi Ricordi della guerra rivoluzionaria, Ernesto Guevara ricorda uno dei più drammatici momenti della sua vita: il 5 settembre 1956, quando era ferito e circondato dalle truppe del dittatore Batista:
    Mi misi a pensare al modo migliore di morire in quel momento in cui tutto sembrava perduto. Mi tornò in mente un vecchio racconto di Jack London...
    (MARIO PICCHI)

    Il racconto è molto bello, particolare, a mio modo di vedere allegorico anch'esso. Odio il freddo e sopporto a stento i cani. Eppure sia ne “Il richiamo della foresta” che in “Farsi un fuoco”, i cani e il freddo sono gli elementi di spicco. Per non guastarvi il gusto di leggerlo, ho sfumato sulle considerazioni ulteriori del “Che”. Leggetelo con i vostri occhi, apritelo con la vostra chiave

    ha scritto il 

  • 5

    Il richiamo all'essere.

    Non mi dilungo in una recensione. Per queste poche pagine ci sarebbe troppo da dire. Ma i temi londoniani sono ben vivi e potenti. La bellezza mozzafiato delle atmosfere dei paesaggi del Nord. Tutto è condensato nell'antica ricerca al significato di noi stessi, nella naturalità e nella selvatiche ...continua

    Non mi dilungo in una recensione. Per queste poche pagine ci sarebbe troppo da dire. Ma i temi londoniani sono ben vivi e potenti. La bellezza mozzafiato delle atmosfere dei paesaggi del Nord. Tutto è condensato nell'antica ricerca al significato di noi stessi, nella naturalità e nella selvatichezza. Un solo passo, grande metafora di vita:

    «Nonostante ciò, Buck andava avanti alla testa del tiro come in un incubo. Tirava quando poteva, quando non ci riusciva più cadeva e rimaneva a terra finché i colpi della frusta o della mazza lo obbligavano a rialzarsi. [...] I suoi compagni erano come lui: degli scheletri ambulanti. Erano rimasti in sette, Buck compreso. Nella loro grandissima sofferenza erano divenuti insensibili ai morsi dei colpi di frusta e alle ammaccature prodotte dalla mazza. Il dolore delle bastonate era sordo e lontano, come tutto ciò che i loro occhi vedevano e le orecchie sentivano sembrava lontano e offuscato. Essi erano vivi per metà e neppure per un quarto, erano semplicemente dei sacchi di ossa nei quali un barlume di vita palpitava debolmente. Ad ogni fermata si accasciavano sulla pista come cani morti e il barlume si affievoliva, impallidiva e sembrava spegnersi. Quando la frusta o la mazza calavano su di loro, il barlume di vita si vivificava sempre debolmente ed essi si rimettevano in piedi barcollando e andando avanti.»

    E se uno dei capisaldi della letteratura americana è un romanzo su una balena, non vedo perché non possa esserlo anche questo capolavoro.

    ha scritto il 

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